Primo piano fotorealistico di un ratto Wistar maschio in un ambiente di laboratorio, con focus sulla regione lombare dove sono impiantati elettrodi EMG sottocutanei. Illuminazione da laboratorio controllata, obiettivo macro 85mm, alta definizione, profondità di campo ridotta per isolare il soggetto.

Mal di Schiena e Movimento: Cosa Succede Davvero? Uno Sguardo Dentro i Muscoli (nei Ratti!)

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che, ahimè, molti di noi conoscono fin troppo bene: il mal di schiena. Ma non voglio tediarvi con i soliti consigli posturali. Voglio portarvi dietro le quinte della ricerca scientifica per capire cosa succede davvero al nostro corpo, in particolare ai nostri muscoli e al modo in cui controlliamo il tronco, quando sentiamo quel fastidioso dolore lombare.

Il problema è che studiare il dolore “puro” negli esseri umani è complicato. Quando abbiamo mal di schiena, entrano in gioco tanti fattori: la paura di muoversi, l’ansia, esperienze passate… tutto questo influenza come ci muoviamo e come i nostri muscoli lavorano. Come fare, allora, a isolare l’effetto diretto del segnale doloroso (che i ricercatori chiamano nocicezione) sul controllo motorio?

L’Idea: Usare un Modello Animale

Qui entrano in gioco i nostri piccoli amici roditori. In questo studio, abbiamo deciso di usare i ratti come modello per indagare proprio questo aspetto. L’obiettivo era semplice ma cruciale: vedere come una nocicezione lombare acuta, indotta sperimentalmente, modificasse il movimento del tronco e l’attività dei muscoli della schiena durante un’attività fondamentale come la camminata (o meglio, la “trottata” nel caso dei ratti).

Come Abbiamo Fatto? L’Esperimento in Breve

La faccio breve: abbiamo preso dei ratti maschi adulti (scelti perché ci sono differenze tra maschi e femmine nella risposta al dolore) e, dopo averli addestrati a correre su un tapis roulant, abbiamo impiantato dei piccoli elettrodi (per l’elettromiografia, o EMG) in due muscoli chiave della schiena: il multifido (MF), un muscolo profondo importante per la stabilità, e il lunghissimo mediale (ML), più superficiale. Questi elettrodi ci permettono di “ascoltare” l’attività elettrica dei muscoli mentre lavorano.

Abbiamo misurato la loro camminata e l’attività muscolare prima di fare qualsiasi cosa (questa è la nostra baseline). Poi, abbiamo indotto una nocicezione localizzata iniettando una piccola quantità di soluzione salina ipertonica (un po’ più salata del normale, il che stimola i recettori del dolore senza danneggiare i tessuti) direttamente nel muscolo multifido di un lato. Subito dopo, abbiamo rimisurato tutto: come camminavano e come lavoravano i loro muscoli della schiena. Abbiamo usato anche dei marcatori e una telecamera ad alta velocità per tracciare con precisione i movimenti della colonna vertebrale e del bacino.

Fotografia macro di un ratto Wistar su un tapis roulant in un laboratorio scientifico, con elettrodi EMG visibili collegati alla testa e marcatori riflettenti sulla schiena. Obiettivo macro 100mm, alta definizione, illuminazione controllata da laboratorio, messa a fuoco precisa sul dorso del ratto.

Risultati Sorprendenti: Il Movimento Rimane Stabile

E qui arriva la parte interessante. Cosa ci aspettavamo? Forse un cambiamento nel modo di camminare, una sorta di rigidità protettiva, un’alterazione del ritmo… E invece? Niente di tutto ciò! I parametri della camminata (durata del passo, angoli di movimento del bacino, della zona lombare e della colonna in generale, variabilità del movimento, asimmetria) sono rimasti praticamente invariati dopo l’iniezione. I ratti continuavano a trotterellare sul tapis roulant come se nulla fosse, almeno dal punto di vista cinematico. Questo risultato è in linea con alcuni studi sull’uomo dove un dolore simile, indotto sperimentalmente, non alterava la cinematica del tronco durante la camminata.

E i Muscoli? Qualcosa Cambia, ma in Modo Sottile

Se il movimento generale non cambiava, cosa succedeva ai muscoli che stavamo monitorando? Anche qui, le alterazioni sono state minime. I pattern generali di attivazione muscolare sono rimasti gli stessi:

  • I muscoli multifidi (MF) destro e sinistro continuavano ad attivarsi in modo sincronizzato, con due picchi di attività per ogni ciclo del passo, probabilmente per stabilizzare la colonna.
  • I muscoli lunghissimi (ML) destro e sinistro continuavano ad attivarsi in modo alternato, probabilmente contribuendo ai movimenti laterali della colonna durante la camminata.

Tuttavia, un paio di differenze significative le abbiamo trovate:

  • L’ampiezza del picco di attivazione del muscolo multifido sinistro (ricordate, l’iniezione era fatta o a destra o a sinistra, ma qui analizziamo l’effetto medio) è leggermente diminuita.
  • La variabilità dell’attività EMG nel muscolo lunghissimo destro è diminuita. Meno variabilità potrebbe indicare una strategia di controllo più “rigida” o stereotipata per quel muscolo specifico.

Per tutti gli altri parametri misurati (attività media, attività minima) e negli altri muscoli, non abbiamo visto cambiamenti significativi.

Cosa Significa Tutto Questo? Una Risposta Locale

Insomma, nonostante l’induzione di un segnale doloroso nella zona lombare, il sistema motorio dei ratti sembra essere incredibilmente resiliente durante la locomozione. I piccoli cambiamenti che abbiamo osservato nell’attività EMG sembrano riflettere una risposta neuromuscolare localizzata alla nocicezione, piuttosto che un’alterazione globale della strategia di controllo del movimento. È come se il sistema nervoso centrale dicesse: “Ok, c’è un segnale di allarme lì, facciamo qualche piccolo aggiustamento locale (forse inibendo un po’ il muscolo vicino al ‘problema’, come il MF), ma continuiamo a camminare come al solito perché è importante”.

Questa leggera diminuzione dell’attività del multifido potrebbe essere legata a quell’inibizione dei muscoli profondi che a volte si osserva anche nelle persone con mal di schiena cronico. La ridotta variabilità nell’altro muscolo (ML) potrebbe essere un tentativo di stabilizzare ulteriormente il movimento in risposta allo stimolo nocicettivo.

Limiti e Conclusioni

Certo, questo studio ha i suoi limiti. Non sappiamo esattamente quanto dolore provassero i ratti, e l’effetto della soluzione salina è temporaneo. Inoltre, abbiamo guardato solo due paia di muscoli della schiena, senza considerare, ad esempio, gli addominali.

Tuttavia, i risultati sono affascinanti: suggeriscono che un episodio acuto di nocicezione lombare potrebbe non essere sufficiente, da solo, a stravolgere il modo in cui ci muoviamo durante un compito automatico come la camminata. Le alterazioni motorie più marcate che vediamo nelle persone con mal di schiena cronico potrebbero dipendere da altri fattori che si sommano nel tempo, come la durata del dolore, fattori psicologici, o modifiche plastiche nel sistema nervoso.

Questo studio ci ricorda quanto sia complesso il rapporto tra dolore e movimento e sottolinea l’importanza di capire come la nocicezione influenzi il controllo motorio in modo specifico per ogni muscolo e contesto.

Fonte: Springer

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