Immagine divisa verticalmente: a sinistra, una giovane donna sorridente in toga e tocco di laurea guarda fiduciosa al futuro; a destra, la stessa donna, qualche anno dopo, appare stressata mentre cerca di lavorare al computer con un bambino piccolo in braccio. L'immagine utilizza un effetto duotone, magari blu e grigio, per enfatizzare il contrasto emotivo e tematico. Obiettivo 35mm, profondità di campo ridotta sulla parte destra per accentuare la difficoltà.

Genitorialità e Stipendio nel Regno Unito: Perché le Nuove Generazioni di Donne Laureate Sono Penalizzate?

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi ha fatto davvero riflettere, un tema che tocca le vite di tantissimi di noi, specialmente delle donne: il divario salariale di genere legato alla genitorialità. Sì, parliamo di quella fastidiosa differenza di stipendio che spesso emerge quando si diventa genitori, e di come stia cambiando (o forse no?) per le nuove generazioni nel Regno Unito. Mi sono imbattuto in una ricerca affascinante che usa un approccio un po’ diverso dal solito per svelare dinamiche nascoste, e quello che emerge è… beh, diciamo che non è esattamente rose e fiori, soprattutto per chi è nato dagli anni ’80 in poi.

Il Contesto: Progressi Apparenti e Sfide Nascoste

Partiamo da un dato: nel 2023, il divario salariale di genere nel Regno Unito si attestava intorno al 14,3%. Certo, negli ultimi vent’anni ci sono stati miglioramenti notevoli, e uno dei motivi spesso citati è l’aumento del livello di istruzione femminile. Pensateci: la percentuale di donne iscritte all’università è passata da un quarto alla fine degli anni ’60 a più della metà nel 2007, superando addirittura gli uomini! Sembrerebbe una gran bella notizia, no?

Eppure, c’è un “ma”. Per le generazioni più recenti, quelle nate dal 1980 in poi, questa conquista educativa ha avuto un prezzo, letteralmente. L’introduzione delle tasse universitarie nel 1998 ha significato dire addio all’istruzione superiore gratuita finanziata dallo stato, un beneficio di cui le generazioni precedenti avevano goduto. Quindi, da un lato più istruzione, dall’altro un pesante fardello finanziario fin dall’inizio della carriera.

Aggiungiamoci pure che, nonostante i progressi, persiste uno squilibrio di genere notevole in alcune facoltà: le donne sono ancora una minoranza in ingegneria, edilizia e, soprattutto, nelle materie informatiche (solo il 21%!). Questa divisione si riflette poi nel mercato del lavoro, contribuendo alla segregazione occupazionale e a stipendi mediamente più bassi nei settori “femminilizzati”. Insomma, avere una laurea oggi non significa solo aver pagato di più per ottenerla, ma anche affrontare una competizione più agguerrita per lavori di qualità, spesso in campi dove la parità è ancora lontana.

L’Impatto della Genitorialità: Un Ostacolo Persistente

E poi arriva il momento, per molti, di formare una famiglia. Qui le cose si complicano ulteriormente, specialmente per le donne. Nonostante leggi sulla parità salariale (Equal Pay Act, Equality Act…), nel Regno Unito il supporto pubblico per l’infanzia è piuttosto limitato. Il risultato? Oltre il 40% delle donne sceglie (o è costretta a scegliere) il lavoro part-time per riuscire a conciliare impiego e cura dei figli non retribuita. Questo, inevitabilmente, ha un impatto sulla progressione di carriera e sullo stipendio.

Fotografia stile reportage che mostra una giovane madre professionista, sui 30 anni, seduta alla scrivania del suo ufficio moderno e luminoso, mentre controlla delle email sul laptop. Accanto a lei, un seggiolone con un bambino piccolo che gioca. L'illuminazione è naturale, proveniente da una grande finestra. L'espressione della donna è concentrata ma leggermente stanca, a simboleggiare la difficoltà di bilanciare lavoro e famiglia. Obiettivo 35mm, profondità di campo media per mantenere a fuoco sia la donna che il bambino.

Ci si aspetterebbe che un livello di istruzione più alto, secondo la teoria del capitale umano, porti a maggiori guadagni grazie a formazione ed esperienza. Ma entrano in gioco altri fattori. La “teoria della svalutazione” suggerisce che il lavoro svolto prevalentemente dalle donne sia, di fatto, sottovalutato. Inoltre, la “teoria degli stati di aspettativa” spiega come le credenze culturali sul genere influenzino le percezioni: i datori di lavoro tendono ad attribuire uno status inferiore alle donne con figli rispetto alle loro controparti senza figli o agli uomini con figli. E siccome le credenze culturali cambiano lentamente, questa “penalità della genitorialità” colpisce anche le generazioni più giovani e istruite.

Viviamo in un’epoca definita da alcuni studiosi come caratterizzata dalle “4 F”: Femminilizzazione (più donne lavorano), Flessibilizzazione (contratti meno stabili), Frammentazione (più outsourcing) e Finanziarizzazione (focus sul valore finanziario). Nonostante le donne più giovani abbiano un potenziale di guadagno individuale più alto grazie all’istruzione, queste dinamiche strutturali sembrano remare contro.

Una Lente d’Ingrandimento sulle Generazioni: Cosa Ci Dice la Ricerca?

La domanda chiave diventa: fino a che punto l’aumento del livello di istruzione delle coorti recenti riesce a “moderare”, cioè a ridurre, l’impatto negativo della genitorialità sul divario salariale nel corso della vita? Capirlo non è semplice, perché bisognerebbe aspettare che le giovani generazioni “maturino” per osservare le loro traiettorie di guadagno a lungo termine dopo aver avuto figli.

Qui entra in gioco l’approccio innovativo dello studio che sto esplorando: l’accelerated cohort sequential design applicato a modelli di curva di crescita multilivello. Detta così sembra complicatissimo, lo so! In pratica, è un modo intelligente per “accelerare il tempo” e stimare le traiettorie di guadagno a lungo termine di diverse coorti (gruppi di persone nate nello stesso periodo) usando dati raccolti in un arco temporale più breve (in questo caso, 2010-2015, usando i dati del UK Household Longitudinal Study). Questo permette di isolare l’effetto specifico dell’essere nati in una certa epoca (l’effetto coorte) dagli effetti legati all’età o al periodo storico generale.

I Risultati: Sorprese Amare

Ebbene, cosa salta fuori da questa analisi? Preparatevi, perché non sono tutte buone notizie.

  • Il divario generale: Durante il periodo 2010-2015, il divario salariale di genere cresceva con l’età, passando da un modesto 3,5% a 20 anni fino a un pesante 24,5% a 60 anni. Questo suggerisce un effetto cumulativo negativo nel corso della vita lavorativa delle donne.
  • L’effetto genitorialità: Avere figli allarga significativamente il divario salariale tra uomini e donne. Lo studio stima che la genitorialità aumenti questo divario di circa il 6,1% per ogni anno di età, tenendo conto di tanti altri fattori.
  • Il ruolo (mancato) dell’istruzione: E qui arriva la doccia fredda. Ci si aspetterebbe che un’istruzione più elevata aiuti a mitigare questa penalità. Invece, i risultati mostrano il contrario! Per le donne con una laurea o un titolo superiore, la penalità legata alla genitorialità non solo non diminuisce, ma aumenta. Addirittura, il divario salariale di genere dovuto alla genitorialità cresce del 46,6% per le laureate! Al contrario, per chi ha livelli di istruzione inferiori (come il GCSE, l’equivalente della nostra licenza media), la penalità si riduce notevolmente. Sembra quasi un paradosso: più studi, più sei penalizzata se diventi madre.

Grafico a barre stilizzato e fotorealistico che mostra il divario salariale di genere legato alla genitorialità per diversi livelli di istruzione. La barra per 'Laurea o superiore' è significativamente più alta delle altre, evidenziando la maggiore penalità. Luci da studio controllate, sfondo neutro grigio chiaro, alta definizione dei dettagli del grafico. Obiettivo macro 90mm per catturare i dettagli.

Questo risultato è in linea con altre ricerche che parlano di una “rivoluzione in stallo”: i progressi nell’istruzione femminile non si sono tradotti in una reale parità sul lavoro, specialmente dopo la maternità. I datori di lavoro, forse inconsciamente, continuano ad associare le madri a un minore impegno o potenziale, e la laurea non sembra fare da scudo.

Confronto tra Generazioni: Le Giovani Stanno Peggio?

Ma non è finita. Lo studio ha confrontato specificamente una coorte più “vecchia” (nata nel 1976, entrata all’università prima delle tasse) con una più recente (nata nel 1988, che ha pagato le tasse universitarie). Il risultato? Tra gli uomini laureati, non ci sono differenze significative di stipendio tra le due coorti. Ma tra le donne laureate, la coorte più giovane (1988) guadagna in media il 4% in meno rispetto alla coorte più vecchia (1976), soprattutto dopo essere diventate madri.

Quindi, le donne laureate più giovani si trovano di fronte a una “doppia fregatura”: non solo affrontano un mercato del lavoro più competitivo e potenzialmente meno remunerativo a causa dell'”inflazione delle credenziali” (troppe lauree svalutano il titolo), ma subiscono anche una penalità maggiore legata alla genitorialità rispetto alle loro colleghe più anziane.

Immagine concettuale in stile fotorealistico: due percorsi di carriera affiancati. Uno, maschile, sale dritto e luminoso. L'altro, femminile, dopo un inizio simile, devia verso il basso e diventa più accidentato dopo un simbolo che rappresenta la nascita di un figlio (una cicogna stilizzata o un passeggino). L'immagine usa toni freddi, blu e grigi duotone, con una profondità di campo che sfoca lo sfondo per concentrarsi sui percorsi. Obiettivo 24mm per una visione ampia.

Cosa Significa Tutto Questo?

Questi risultati sono un campanello d’allarme. Ci dicono che, nonostante i progressi nell’istruzione femminile e un generale (ma lento) miglioramento del divario salariale, le strutture profonde del mercato del lavoro e le politiche sociali (o la loro mancanza) continuano a penalizzare pesantemente le donne, specialmente quando diventano madri. E, cosa ancora più preoccupante, le generazioni più giovani e istruite sembrano essere quelle che pagano il prezzo più alto.

Le politiche neoliberiste degli ultimi decenni, con l’aumento dei costi dell’istruzione e i tagli alla spesa pubblica (incluso il supporto all’infanzia, molto limitato nel Regno Unito rispetto ad altri paesi come la Svezia), hanno scaricato sempre più responsabilità sugli individui. Il risultato è che le donne, ancora viste come le principali responsabili della cura, si trovano a dover fare scelte difficili tra carriera e famiglia, spesso optando per lavori part-time o interrompendo la carriera, con conseguenze durature sul loro stipendio.

Le famose “4 F” (Femminilizzazione, Flessibilizzazione, Frammentazione, Finanziarizzazione) descrivono bene un mercato del lavoro che, pur cambiando, non sembra diventare più equo per le donne con figli. Anzi, la flessibilità tanto decantata spesso si traduce in precarietà e salari più bassi, e la pressione a lavorare molte ore o la cultura del “presenzialismo” rendono difficile conciliare vita e lavoro.

Guardando al Futuro: C’è Speranza?

Cosa possiamo fare? La ricerca suggerisce che non basta puntare solo sull’istruzione. Servono cambiamenti strutturali:

  • Maggiori investimenti pubblici nel supporto all’infanzia, soprattutto per i bambini sotto i 3 anni.
  • Rendere il lavoro flessibile una realtà accessibile e non penalizzante, con tutele reali contro la perdita di salario o di opportunità di carriera.
  • Promuovere una maggiore trasparenza salariale.
  • Combattere la segregazione occupazionale, incoraggiando le donne a intraprendere percorsi STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica) e garantendo pari opportunità in tutti i settori.
  • Cambiare la cultura aziendale, superando gli stereotipi legati alla genitorialità e promuovendo una reale condivisione delle responsabilità familiari.

Questo studio, con il suo approccio metodologico innovativo, ci offre uno sguardo lucido sulla realtà del divario salariale di genere nel XXI secolo. Ci ricorda che i progressi non sono lineari e che le conquiste in un campo (come l’istruzione) possono essere vanificate da ostacoli in altri ambiti. Il miglioramento generale del gender pay gap negli ultimi decenni rischia di mascherare le difficoltà crescenti per le nuove generazioni. Se non si interviene seriamente sulle cause profonde di questa disuguaglianza, le giovani donne di oggi rischiano di trovarsi in una posizione peggiore rispetto alle loro madri. E questo, lasciatemelo dire, non è progresso.

Fonte: Springer

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