Vaccini per Tutti? Viaggio nelle Disuguaglianze Globali che Non Ti Aspetti!
Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio un po’ spinoso, ma super importante: quello delle disuguaglianze globali nel mondo dei vaccini. Sì, perché se da un lato celebriamo la scienza che ci ha dato strumenti potentissimi per combattere le malattie, dall’altro dobbiamo fare i conti con una realtà fatta di disparità che lasciano indietro intere fette di popolazione. E non parlo solo di accesso fisico ai vaccini, ma anche di forniture e, udite udite, di fiducia!
Partiamo da un presupposto: gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), adottati nel 2015, avevano tra i loro scopi principali quello di ridurre le disuguaglianze e garantire una copertura sanitaria universale, inclusi i vaccini essenziali per tutti. Bello, no? Ma come siamo messi davvero? Ho spulciato un po’ di dati recenti (provenienti da colossi come OMS, Vaccine Confidence Project™, Banca Mondiale e UNDP) e quello che emerge è un quadro complesso, con luci e ombre.
Copertura Vaccinale: Un’Altalena Globale
Pensate che la vaccinazione è una delle armi più efficaci ed economiche che abbiamo in sanità pubblica. Dal 1980, la copertura globale dei vaccini di routine è aumentata parecchio. Nel 2023, circa l’84% dei bambini nel mondo ha ricevuto tre dosi del vaccino contro difterite-tetano-pertosse (DTP3). Un buon numero, direte voi. E lo è, ma nasconde disparità enormi tra paesi ricchi e paesi a basso reddito. Questi ultimi, purtroppo, arrancano ancora.
La buona notizia è che, tra il 2015 e il 2019, le disuguaglianze nella copertura vaccinale (per vaccini come DTP1, DTP3, MCV1 per il morbillo e POL3 per la polio), legate al reddito e all’istruzione dei paesi, sembravano in calo. Un sospiro di sollievo, l’SDG stava funzionando! Poi, però, è arrivato il COVID-19. Come un uragano, ha scombussolato i servizi di immunizzazione di routine in tutto il mondo. Così, nel 2020 le disuguaglianze sono tornate a crescere, raggiungendo un picco nel 2021. Immaginatevi la scena: mentre alcuni paesi avevano risorse per riorganizzarsi, altri si sono trovati in ginocchio.
Fortunatamente, dal 2022 la situazione ha iniziato a migliorare di nuovo, con una ripresa della copertura e una riduzione delle disuguaglianze. Ma attenzione, non ovunque! Nella Regione delle Americhe, per esempio, le disuguaglianze hanno continuato ad aumentare costantemente. Un vero campanello d’allarme.
La copertura globale per i quattro vaccini chiave che ho menzionato (DTP1, DTP3, MCV1, POL3) ha mostrato un leggero aumento dal 2015 al 2019. Poi il crollo nel 2021, ai minimi dal 2015. Nel 2022 c’è stata una ripresa, ma nel 2023, mentre DTP1, DTP3 e MCV1 sono rimasti stabili, la copertura POL3 è leggermente calata. È un continuo saliscendi che ci dice quanto sia fragile l’equilibrio.
Il Problema delle Scorte: Quando i Vaccini Mancano all’Appello
Avere i soldi per i vaccini è una cosa, averli fisicamente disponibili è un’altra. Le interruzioni di scorte (o stock-out, come li chiamano gli esperti) sono un problema serissimo. Tra il 2015 e il 2022, pensate, ben 94 paesi o territori hanno segnalato almeno un’interruzione a livello nazionale delle scorte di vaccini contenenti DTP. Per il vaccino contro il morbillo (MCV) sono stati 76, e per quello della polio inattivato (IPV) 87. Non sono numeri da poco!
Alcuni paesi, come Austria, Brasile, Dominica e Romania, hanno avuto problemi con le scorte di DTP per più di cinque degli otto anni considerati. E non si tratta solo di vaccini: 83 paesi su 154 hanno segnalato carenze anche dei libretti vaccinali personali, quelli che servono per tenere traccia delle vaccinazioni. Sembra un dettaglio, ma è fondamentale.
Curiosamente, prima del 2020, i paesi a medio e alto reddito sembravano più colpiti da queste carenze rispetto a quelli a basso reddito. Una possibile spiegazione? I paesi a basso reddito, spesso supportati da Gavi (l’Alleanza per i Vaccini), hanno meccanismi di approvvigionamento e monitoraggio più strutturati, mentre gli altri devono arrangiarsi da soli e a volte le risorse finanziarie scarseggiano. Con il COVID-19, però, la situazione si è ribaltata, e i paesi a basso reddito, più dipendenti da finanziamenti esterni e vulnerabili alle interruzioni della catena di approvvigionamento, hanno sofferto di più.

Un altro dato che mi ha colpito è la carenza di monitoraggio delle scorte nei paesi ad alto reddito. In oltre il 20% di questi paesi, i dati sugli stock-out non erano disponibili. Sembra quasi che non ci sia un sistema centralizzato per tracciare queste mancanze. Al contrario, nei paesi a basso reddito, oltre il 90% ha riportato costantemente dati sulle scorte di DTPCV e MCV, probabilmente grazie al supporto di Gavi.
Fiducia nei Vaccini: Un Paradosso Socioeconomico
E veniamo al tasto forse più sorprendente: la fiducia nei vaccini. Uno si aspetterebbe che nei paesi più ricchi e con maggiore istruzione la fiducia sia alle stelle. E invece, i dati globali dicono il contrario! Paesi con un PIL pro capite più alto o con più anni medi di scolarizzazione tendono ad avere una minore fiducia nei vaccini. Sì, avete letto bene.
A livello globale, circa il 77% degli individui intervistati nel 2018 (i dati sulla fiducia si riferiscono principalmente a quell’anno) mostrava alta fiducia nei vaccini. La percentuale più alta si registrava nella regione del Sud-Est Asiatico, la più bassa in Europa. E tra i gruppi di reddito, i paesi a basso reddito mostravano la fiducia più alta, quelli ad alto reddito la più bassa.
Ma la cosa si fa ancora più intricata se guardiamo all’interno dei singoli paesi. Nei paesi ad alto reddito, le persone con istruzione superiore o reddito familiare più elevato tendono ad avere una fiducia maggiore. Al contrario, nei paesi a basso, medio-basso e medio-alto reddito, la fiducia è più alta tra chi ha livelli di istruzione e redditi più bassi. Un vero rompicapo!
Come si spiega? Gli esperti suggeriscono che le differenze derivino da come le persone con diverse caratteristiche socio-demografiche reagiscono alla disinformazione. Nei paesi ricchi, chi proviene da contesti socio-economici svantaggiati potrebbe essere più scettico verso le istituzioni, inclusa la sanità. Nei paesi più poveri, invece, le persone più abbienti hanno spesso accesso a una gamma più ampia di informazioni, incluse le campagne anti-vaccino sui social media, che potrebbero minare la loro fiducia.
Cosa Significa Tutto Questo?
Mettendo insieme i pezzi, emerge un quadro affascinante. Le disuguaglianze nella copertura vaccinale, dopo un periodo di miglioramento pre-pandemia, hanno subito un duro colpo con il COVID-19, per poi mostrare segni di ripresa. Tuttavia, regioni come le Americhe rimangono un osservato speciale.
Le interruzioni delle scorte sono un problema diffuso, che tocca paesi di ogni livello di reddito, sebbene con dinamiche diverse e impatti variabili, specialmente durante la pandemia.
La fiducia nei vaccini, poi, ci regala questo paradosso: a livello globale, più ricchezza e istruzione sembrano correlarsi con meno fiducia, ma all’interno dei paesi ricchi la tendenza si inverte per i gruppi più abbienti e istruiti. Questo suggerisce che la fiducia, sebbene cruciale, potrebbe non essere il motore principale delle disuguaglianze nella copertura dei vaccini essenziali, almeno per ora. Fattori strutturali, come l’accesso fisico, i costi e la disponibilità delle forniture, sembrano pesare di più.

Pensate anche al contesto: in alcuni paesi ad alto reddito, come gli Stati Uniti, le vaccinazioni infantili sono spesso obbligatorie per l’iscrizione scolastica. Questo può mantenere alta la copertura, indebolendo il legame tra copertura e fiducia. Tuttavia, non possiamo abbassare la guardia sulla fiducia, specialmente dopo il calo osservato post-pandemia. A lungo termine, una ridotta fiducia può minare il successo dei programmi di immunizzazione.
Certo, questo studio ha i suoi limiti: la dipendenza dalla completezza dei dati, l’incertezza nelle stime di copertura, i dati sugli stock-out auto-riferiti e quelli sulla fiducia un po’ datati (2018). Inoltre, analizzare le disuguaglianze solo tra paesi non ci dà il quadro completo di cosa succede all’interno di ogni nazione.
Nonostante ciò, il messaggio è chiaro: abbiamo fatto progressi verso l’equità vaccinale sognata dagli SDG, ma la strada è ancora lunga. La pandemia ha evidenziato le nostre vulnerabilità. Dobbiamo continuare a lavorare per colmare questi divari, affrontare il problema delle scorte e capire meglio cosa guida la fiducia (o la sfiducia) nei vaccini. Solo così potremo realizzare la visione di “un mondo in cui tutti, ovunque, a ogni età, beneficino pienamente dei vaccini per una buona salute e benessere”, come recita l’Agenda Immunization 2030. E io, nel mio piccolo, spero di avervi dato qualche spunto di riflessione in più!
Fonte: Springer
