Display Pubblici Intelligenti: Carta o Viso? La Sfida del Login Perfetto per un’Esperienza Utente Top!
Amici appassionati di tecnologia e vita moderna, scommetto che anche voi vi siete trovati mille volte davanti a quei tabelloni informativi nelle stazioni, negli aeroporti o magari nelle università. Utili, certo, ma spesso un po’ generici, non trovate? E se vi dicessi che il futuro è già qui, con i Smart Public Displays (SMPD), capaci di fornirci informazioni su misura, proprio quelle che servono a noi? Figo, eh! Ma c’è un “ma”: come facciamo ad accedere a queste informazioni personalizzate in modo semplice, veloce e, soprattutto, sentendoci a nostro agio?
Proprio di questo vi voglio parlare oggi. Mi sono imbattuto in uno studio super interessante che ha messo a confronto due modi per “loggarsi” a questi display intelligenti, pensati per darci dritte sul trasporto pubblico locale. Da una parte, la classica (ma non per questo meno efficace) carta con tecnologia RFID (tipo quelle che usiamo per i pagamenti contactless o per timbrare il cartellino, per intenderci). Dall’altra, il futuristico (ma forse un po’ inquietante per alcuni?) riconoscimento facciale. L’obiettivo? Capire quale dei due metodi ci convince di più, quale troviamo più facile da usare e quale ci regala un’esperienza complessivamente migliore. E non è finita qui: i ricercatori hanno anche considerato se la presenza di una persona sconosciuta più o meno vicina a noi mentre usiamo il display possa influenzare le nostre percezioni. Curiosi di sapere com’è andata a finire? Continuate a leggere!
Perché tutto questo interesse per i display intelligenti?
Prima di tuffarci nei risultati, facciamo un passo indietro. L’idea di base è nobile: ridurre le barriere che ci tengono lontani dall’usare i mezzi pubblici. Se trovare l’informazione giusta al momento giusto diventa un’impresa, è facile scoraggiarsi e preferire l’auto privata. Gli SMPD, adattando le informazioni al contesto e all’utente, potrebbero essere una svolta. Immaginate di arrivare davanti a un display e vedere subito gli orari del vostro autobus preferito, o le alternative in caso di ritardi, senza dover spulciare tra mille altre informazioni che non vi riguardano. Sembra un sogno, vero?
Studi precedenti hanno già dimostrato che le informazioni personalizzate sui display pubblici sono non solo fattibili, ma anche molto apprezzate dagli utenti. Pensate, ad esempio, a un sistema che vi suggerisce come impiegare il tempo di attesa in base ai vostri interessi! Il problema, però, sorge quando si tratta di accedere a questi contenuti “privati” in un luogo pubblico. Come ci identifichiamo? E come proteggiamo la nostra privacy dal cosiddetto “shoulder surfing”, ovvero dagli sguardi indiscreti di chi ci sta accanto?
Carta contro Riconoscimento Facciale: la sfida del login
Lo studio che vi racconto ha messo in campo due prototipi di SMPD in un contesto universitario, coinvolgendo studenti e personale. Lo scenario era semplice: uno studente si avvicina al display per ottenere informazioni personalizzate sui trasporti pubblici.
- Login con carta RFID: lo studente avvicina la sua carta (già usata in università per altri servizi, come pagare in mensa o prendere libri in prestito) a un lettore. Veloce, familiare, affidabile.
- Login con riconoscimento facciale: lo studente viene identificato automaticamente da una telecamera non appena si avvicina all’area personale del display. Nessuna carta da tirare fuori, un passaggio in meno. Comodo, no? Forse.
I ricercatori hanno voluto capire come questi due metodi di login influenzassero tre aspetti fondamentali:
- Accettazione della tecnologia: quanto siamo disposti a usare questa tecnologia?
- Usabilità: quanto è facile da usare?
- Esperienza utente (User Experience): come ci sentiamo globalmente usando il sistema?
Inoltre, come vi accennavo, hanno variato la distanza di una persona “spiona” (simulata con un video su un altro schermo per garantire condizioni identiche per tutti) per vedere se questo fattore, il temuto shoulder surfing, avesse un impatto. Le distanze erano due: una “sociale” (circa 130 cm) e una “pubblica” (circa 370 cm).

I risultati: e il vincitore è…
Ebbene sì, c’è un vincitore netto, e forse non così sorprendente per chi ha un po’ di familiarità con le reazioni delle persone alle nuove tecnologie, specialmente quelle che toccano la privacy. Tenetevi forte: la carta RFID ha stravinto!
L’accettazione della tecnologia, l’usabilità percepita e l’esperienza utente sono risultate significativamente migliori quando il login avveniva tramite la carta. Questo vale anche per aspetti più specifici come la curiosità verso la tecnologia, l’utilità percepita e l’accessibilità. Al contrario, lo scetticismo era decisamente più alto con il riconoscimento facciale.
Interessante notare che la distanza della persona “spiona” non ha avuto un impatto significativo sull’intenzione di utilizzare il display. Sembra che, almeno in questo studio, il metodo di login in sé sia stato il fattore determinante, più della potenziale minaccia alla privacy da parte di terzi.
Perché la carta batte il volto (per ora)?
Cerchiamo di capire il perché di questi risultati.
- Familiarità e Abitudine: La carta RFID, nel contesto universitario dello studio, era già uno strumento conosciuto e utilizzato quotidianamente. Questo “effetto abitudine” abbassa le barriere all’uso. È una tecnologia percepita come affidabile e veloce.
- Scetticismo verso il Riconoscimento Facciale: Sebbene il riconoscimento facciale sia sempre più diffuso (pensiamo allo sblocco dello smartphone), la sua applicazione in spazi pubblici per accedere a dati personali solleva ancora parecchie perplessità. La paura per la privacy, la mancanza di controllo su come i dati biometrici vengono usati e conservati, e forse anche una certa “inquietudine” nel sentirsi costantemente “osservati” e identificati, giocano un ruolo cruciale. I partecipanti allo studio hanno percepito il sistema con riconoscimento facciale come meno utile e meno accessibile, mostrando un notevole scetticismo.
- Usabilità e Esperienza Utente: L’usabilità del sistema con login via carta è stata valutata come “buona”, mentre quella con riconoscimento facciale solo “marginalmente accettabile”. Anche l’esperienza utente complessiva è stata “positiva” con la carta e solo “neutrale” con il riconoscimento facciale. Questo suggerisce che, nonostante il riconoscimento facciale possa sembrare più “immediato” (nessuna azione fisica richiesta se non essere presenti), le preoccupazioni e la mancanza di familiarità in quel contesto specifico hanno pesato negativamente.
I ricercatori ipotizzano che il riconoscimento facciale possa aver “spaventato” i partecipanti al punto da influenzare negativamente la loro intenzione di usare il display, aumentando le barriere invece di ridurle. È un po’ come dire: “Bello il servizio personalizzato, ma se per averlo devo farmi scannerizzare la faccia in pubblico… anche no, grazie!”.
Cosa ci portiamo a casa da questo studio?
Questo studio, seppur con i suoi limiti (è stato condotto in un ambiente controllato, non nel caos della vita reale, e il contesto universitario è specifico), ci dà degli spunti molto importanti.
Innanzitutto, ci dice che quando si progettano sistemi interattivi pubblici che richiedono un’identificazione, non si può prescindere dalla percezione e dalla fiducia degli utenti. La tecnologia più “avanzata” non è automaticamente la migliore se le persone non si sentono a proprio agio nell’utilizzarla.
Per gli sviluppatori di Smart Public Displays, il messaggio sembra chiaro: al momento, le carte RFID rappresentano una scelta più sicura e gradita per l’accesso ad aree personalizzate. Sono una tecnologia matura, diffusa (pensiamo alle carte di credito contactless, agli abbonamenti dei trasporti) e che gode di una buona accettazione.
Questo non significa bocciare il riconoscimento facciale per sempre. Tuttavia, c’è un lavoro importante da fare per aumentarne l’accettazione e la fiducia, specialmente in contesti pubblici. Servirebbe più trasparenza su come i dati vengono trattati, garanzie sulla sicurezza e, forse, una maggiore “educazione” all’uso di queste tecnologie.
In definitiva, l’obiettivo di rendere i trasporti pubblici più attraenti grazie a informazioni personalizzate è validissimo. Ma la strada per arrivarci passa anche dalla scelta del giusto “portone d’ingresso” tecnologico: uno che sia non solo efficiente, ma anche capace di farci sentire sicuri e rispettati.
E voi, cosa ne pensate? Preferireste usare una carta o il vostro volto per accedere a informazioni personalizzate su un display pubblico? Fatemelo sapere!
Fonte: Springer
