Primo piano dinamico di un ciclista sprinter in piena azione su una pista da velodromo e un corridore sprinter che scatta sulla linea di partenza, catturati con teleobiettivo zoom 200mm, fast shutter speed, movement tracking, con un leggero effetto motion blur sullo sfondo per enfatizzare la velocità.

Muscoli da Campioni: Le Sorprendenti Differenze tra Sprinter e Ciclisti nell’Uso dell’Anca

Amici sportivi e curiosi del corpo umano, siete pronti per un viaggio affascinante nel mondo dei muscoli? Oggi voglio parlarvi di una scoperta che mi ha davvero incuriosito e che getta nuova luce su come i nostri corpi si adattano in maniera incredibilmente specifica agli sport che pratichiamo. Parliamo di sprinter, quei fulmini della pista, e di ciclisti sprinter, i missili su due ruote. Entrambi spingono al massimo, entrambi usano le gambe in movimenti che, a prima vista, potrebbero sembrare simili, soprattutto nel piano sagittale (cioè avanti e indietro). Ma, come spesso accade, il diavolo si nasconde nei dettagli, o meglio, nei muscoli!

Atleti a Confronto: Sprinter vs Ciclisti, una Sfida Muscolare

Mi sono imbattuto in uno studio recente che ha messo a confronto proprio questi due tipi di atleti, focalizzandosi sui muscoli estensori dell’anca. Parliamo principalmente del grande gluteo (GM), del bicipite femorale capo lungo (BFlh) e del semitendinoso (ST). Questi muscoli sono i veri motori quando si tratta di spingere la gamba indietro, un movimento cruciale sia nella corsa veloce che nella pedalata potente.

L’idea di base è semplice ma geniale: il nostro corpo è una macchina adattiva. Se un movimento specifico favorisce chi ha muscoli con certe caratteristiche, è anche vero che l’allenamento costante per quel movimento porta a cambiamenti specifici nella morfologia e nella funzione di quei muscoli. Quindi, studiare le differenze tra atleti di discipline diverse, ma con gesti apparentemente simili, può svelarci molto su questi adattamenti.

Nello studio, hanno preso dieci sprinter di atletica (specialisti dei 100, 200 e 400 metri) e dieci ciclisti sprinter su pista (specialisti del chilometro da fermo). Atleti di livello nazionale, gente che sa cosa vuol dire spingere al limite! La durata delle loro competizioni è simile, intorno ai 50-60 secondi, il che implica sistemi energetici paragonabili. La grande differenza? L’angolo dell’anca in cui generano la massima forza. I ciclisti tendono a lavorare con un’anca molto più flessa rispetto ai corridori.

Cosa Abbiamo Misurato? Un’Indagine Approfondita

Per capire queste differenze, i ricercatori hanno fatto le cose per bene. Hanno misurato:

  • La forza massima di estensione dell’anca (tecnicamente, la coppia di contrazione volontaria massima isometrica, o MVC) a sei diversi angoli di flessione dell’anca (da 45° a 120°). Immaginate gli atleti seduti su uno speciale dinamometro, spingendo con tutta la loro forza.
  • L’attività elettrica dei muscoli (EMG) del grande gluteo, del bicipite femorale capo lungo e del semitendinoso durante questi test di forza. Questo ci dice quanto “lavorano” i singoli muscoli.
  • I volumi muscolari tramite risonanza magnetica (MRI) dei glutei e delle cosce. Una vera e propria “scansione” per vedere quanto sono sviluppati questi muscoli.

L’ipotesi di partenza era duplice: primo, che i ciclisti, lavorando cronicamente in posizioni più flesse, avessero volumi muscolari degli estensori dell’anca maggiori. Secondo, che mostrassero una coppia di forza e un’attivazione muscolare superiori nelle posizioni più flesse rispetto ai corridori.

Fotografia sportiva di un ciclista sprinter su velodromo e un corridore sprinter su pista di atletica, fianco a fianco in posa dinamica, teleobiettivo zoom 150mm, fast shutter speed, movement tracking, luce intensa e contrastata tipica di una competizione indoor.

Risultati Sorprendenti: Chi Ha la Meglio e Come?

E qui arrivano le scoperte interessanti! Partiamo dalla forza. Quando la forza è stata normalizzata per il volume muscolare, i ciclisti hanno mostrato una coppia di forza significativamente maggiore dei corridori quando l’anca era molto flessa, a 120 gradi. Non solo: l’attività EMG del loro grande gluteo (GM) era decisamente più alta a 105° e 120° di flessione dell’anca. Questo significa che, in posizione flessa, i ciclisti non solo sono più “efficienti” in termini di forza per volume muscolare, ma attivano di più il loro principale estensore dell’anca.

In pratica, la relazione tra angolo dell’anca e forza espressa è diversa tra i due gruppi. I ciclisti sembrano adattati per generare una grande forza di estensione quando l’anca è molto piegata, aumentando l’attivazione del grande gluteo. I corridori, invece, non mostravano questo incremento di forza con angoli di flessione superiori ai 60°. Questo ha senso se pensiamo alla biomeccanica dei due sport: i ciclisti raggiungono la massima coppia di estensione dell’anca quando la pedivella è circa a 90° e l’angolo dell’anca è intorno ai 100°, una posizione ben più flessa di quella in cui i corridori spingono, che avviene tra i 20° e i 70° di flessione dell’anca dalla fase tardiva di oscillazione a metà appoggio.

Il Semitendinoso: La Vera Star dei Corridori?

Ma c’è un altro dato che salta all’occhio e che, in un certo senso, smentisce la prima ipotesi (quella sui volumi muscolari maggiori nei ciclisti). Non ci sono state differenze significative nei volumi della maggior parte dei muscoli estensori dell’anca tra i due gruppi, tranne uno: il muscolo semitendinoso (ST). I corridori avevano un volume del semitendinoso, sia assoluto che normalizzato, significativamente maggiore rispetto ai ciclisti!

Perché questa differenza proprio nel semitendinoso? Questo muscolo ha un’architettura fusiforme, ideale per azioni muscolari rapide. I corridori devono eseguire movimenti di estensione-flessione dell’anca ad altissima velocità (pensate che la frequenza del passo può arrivare a circa 4.12 Hz in una gara di 400m!). I ciclisti, pur essendo sprinter, hanno una frequenza di pedalata inferiore (circa 2.1 Hz in un evento di 1000m). Inoltre, durante la seconda metà della fase di volo nella corsa sprint, il semitendinoso lavora in contrazione eccentrica (cioè si allunga mentre si contrae per frenare il movimento), e sappiamo che questo tipo di contrazione è un potente stimolo per l’ipertrofia muscolare. Quindi, la specificità del gesto atletico della corsa, con le sue alte frequenze e le contrazioni eccentriche, potrebbe spiegare questo sviluppo “speciale” del semitendinoso nei corridori.

È affascinante pensare che, sebbene lo studio si sia concentrato su test di forza isometrica (cioè statica), questa differenza nel volume del semitendinoso potrebbe essere ancora più rilevante in condizioni dinamiche, come quelle delle contrazioni eccentriche e concentriche tipiche della corsa.

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Adattamento Specifico: Il Segreto della Performance

Quindi, cosa ci portiamo a casa da tutto questo? Che i muscoli degli sprinter e dei ciclisti si adattano in modo incredibilmente specifico alle richieste del loro sport. Non è solo una questione di “muscoli grossi”, ma di come questi muscoli sono strutturati e come vengono attivati.
I ciclisti sembrano aver ottimizzato la loro capacità di generare forza con l’anca molto flessa, potenziando l’attivazione del grande gluteo in queste posizioni. Questo è cruciale per la pedalata potente, specialmente nelle fasi di massima spinta.
I corridori, d’altro canto, mostrano uno sviluppo particolare del semitendinoso, probabilmente legato alla necessità di movimenti rapidissimi e al lavoro eccentrico di questo muscolo durante la corsa ad alta velocità.

Questi risultati si aggiungono a studi precedenti che avevano già evidenziato come, ad esempio, i muscoli estensori del ginocchio mostrino adattamenti specifici in diversi tipi di atleti. Ora sappiamo che qualcosa di simile accade anche per i potentissimi estensori dell’anca.

Piccole Precisazioni: I Limiti dello Studio

Come ogni ricerca scientifica, anche questa ha le sue limitazioni, ed è giusto menzionarle. Per esempio, l’attività EMG è stata misurata in un punto specifico del muscolo, e sappiamo che l’attivazione può variare in diverse regioni muscolari. Inoltre, i test di forza erano isometrici, mentre corsa e ciclismo sono attività dinamiche. Misurare la forza in condizioni dinamiche (relazione forza-velocità o coppia-velocità angolare) potrebbe darci un quadro ancora più completo. Infine, non sono stati misurati i “bracci di leva” dei muscoli, che influenzano la capacità di generare momento torcente, e le forze esterne applicate ai piedi sono diverse tra corsa e ciclismo, il che può influenzare l’ipertrofia.

In Conclusione: Un Inno alla Specializzazione Muscolare

Nonostante queste piccole note, lo studio ci offre una visione davvero chiara: la morfologia e la funzione dei muscoli estensori dell’anca si adattano, o sono particolarmente idonee, ai compiti specifici richiesti dalla corsa sprint e dal ciclismo sprint. I ciclisti eccellono nel generare forza in flessione profonda grazie a un maggior reclutamento del grande gluteo, mentre i corridori sfoggiano un semitendinoso più sviluppato, probabilmente per le esigenze di velocità e controllo eccentrico.
È la bellezza del corpo umano e della sua capacità di specializzarsi! Ogni volta che vedrò uno sprinter scattare dai blocchi o un ciclista sfrecciare sul velodromo, penserò a questa incredibile sinfonia di adattamenti muscolari che rende possibili le loro imprese. E voi? Non trovate che sia tremendamente affascinante?

Fonte: Springer

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