Dieta a Base Vegetale e Rischio di Cancro al Seno: Non Tutta l’Erba è un Fascio!
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che mi sta molto a cuore e che, ne sono certo, interessa tante di noi: l’alimentazione e la prevenzione del cancro al seno. Sappiamo bene quanto questa malattia sia diffusa, è il tumore più comune tra le donne a livello globale, e anche qui in Italia i numeri sono significativi (si stima circa il 23.6% dei tumori femminili). Se da un lato ci sono fattori di rischio che non possiamo modificare (come la genetica, l’età), dall’altro ce ne sono molti su cui possiamo intervenire: fumo, alcol, peso corporeo e, appunto, la nostra dieta. Pensate che si stima che modificando lo stile di vita, soprattutto l’alimentazione, potremmo ridurre di un terzo la morbilità e mortalità legate al cancro al seno! Forte, no?
Il Dilemma della Dieta: Cosa Funziona Davvero?
Il problema è che, quando si cerca di capire *quali* cibi o nutrienti specifici siano protettivi o dannosi, gli studi spesso danno risultati contrastanti. Un giorno leggi che un alimento fa benissimo, il giorno dopo che forse non è così efficace. Questo succede perché il cibo è complesso, i nutrienti interagiscono tra loro in modi che ancora non comprendiamo appieno. Ecco perché, negli ultimi anni, la ricerca si è concentrata sempre di più sui *modelli alimentari* complessivi, piuttosto che sui singoli alimenti. Abbiamo sentito parlare della dieta Mediterranea o della DASH come potenzialmente protettive, mentre la dieta “occidentale” (ricca di grassi, zuccheri e carne processata) sembra aumentare il rischio.
Dieta Vegetale: Sì, Ma Quale?
Ultimamente si parla tantissimo di diete a base vegetale. Osservando le popolazioni asiatiche, che consumano molti più alimenti vegetali rispetto a noi occidentali e hanno una minore incidenza di cancro al seno, è nata l’ipotesi che una dieta “verde” possa essere protettiva. Ma qui arriva il punto cruciale che mi ha spinto a leggere con attenzione uno studio recente condotto su donne iraniane. Il problema dei vecchi studi sulle diete vegetali è che spesso non distinguevano la *qualità* degli alimenti vegetali. Perché, diciamocelo, mangiare patatine fritte e bere bibite zuccherate è tecnicamente “a base vegetale”, ma siamo sicuri che faccia bene come mangiare verdura, frutta, legumi e cereali integrali? Ovviamente no!
Per ovviare a questo, i ricercatori hanno introdotto degli indici specifici:
- PDI (Plant-based Diet Index): misura l’aderenza generale a una dieta a base vegetale.
- hPDI (Healthful Plant-based Diet Index): misura l’aderenza a una dieta ricca di alimenti vegetali *sani* (frutta, verdura, cereali integrali, legumi, noci, oli vegetali, tè/caffè).
- uPDI (Unhealthy Plant-based Diet Index): misura l’aderenza a una dieta ricca di alimenti vegetali *meno sani* (cereali raffinati come pane bianco e riso bianco, patate, succhi di frutta, bevande zuccherate, dolci).
Lo studio che ho analizzato ha coinvolto 133 donne iraniane con diagnosi recente di cancro al seno e 265 donne sane come gruppo di controllo, tutte tra i 30 e i 65 anni. Perché proprio in Iran? Perché la loro dieta è spesso a base vegetale, ma una parte significativa dell’energia proviene da cereali raffinati, rendendole un gruppo interessante per distinguere gli effetti delle diete vegetali sane da quelle meno sane.
I Risultati: La Qualità Conta Eccome!
E qui arrivano le scoperte interessanti. Analizzando i dati e tenendo conto di altri fattori confondenti (come età, BMI, storia familiare, attività fisica, fumo, ecc.), è emerso un quadro chiaro.
La buona notizia: le donne che seguivano più fedelmente una dieta vegetale *sana* (cioè con un punteggio hPDI più alto) avevano un rischio significativamente più basso di sviluppare cancro al seno. Parliamo di una riduzione del rischio di circa il 50% (OR = 0.495) per chi era nel gruppo con il consumo più alto di vegetali sani rispetto a chi ne consumava meno! Questo effetto protettivo era particolarmente evidente nelle donne in post-menopausa. In questo gruppo, il rischio si riduceva ancora di più, arrivando fino a circa il 74% in meno (OR = 0.262) per chi seguiva la dieta hPDI più rigorosa. Wow!

Questo conferma l’idea che una dieta ricca di frutta, verdura, cereali integrali, legumi e noci – tutti alimenti pieni di fibre, antiossidanti, vitamine e fitocomposti – possa avere effetti benefici importanti, forse agendo contro l’infiammazione, proteggendo il DNA e migliorando la regolazione cellulare.
Attenzione ai Falsi Amici “Vegetali”
Ma attenzione: lo studio ha rivelato anche l’altra faccia della medaglia. Non è emersa una relazione significativa tra l’indice generale PDI (che non distingue la qualità) e il rischio di cancro. E, cosa ancora più importante, è emersa una relazione *diretta* tra l’indice uPDI (dieta vegetale *non sana*) e il rischio di cancro al seno, ma specificamente nelle donne in pre-menopausa. In pratica, le donne non ancora in menopausa che consumavano più cereali raffinati, bevande zuccherate, dolci e patate avevano un rischio più che doppio (OR = 2.546) di ammalarsi rispetto a quelle che ne consumavano meno. Questo ci dice che riempirsi di cibi vegetali processati e ricchi di zuccheri semplici non solo non protegge, ma potrebbe addirittura essere dannoso, soprattutto in età fertile.
E il Peso Corporeo?
Un altro dato interessante riguarda il peso. Nelle donne con un Indice di Massa Corporea (BMI) inferiore a 25 (quindi normopeso), seguire una dieta vegetale sana (hPDI alto) era associato a un rischio ancora più basso di cancro al seno (quasi l’89% in meno, OR = 0.113!). Questo suggerisce che mantenere un peso sano e mangiare vegetali di qualità vada di pari passo nella prevenzione. Probabilmente perché una dieta hPDI aiuta a controllare il peso e fornisce nutrienti protettivi.

Cosa Portiamo a Casa?
Insomma, questo studio, pur con i suoi limiti (è uno studio caso-controllo, quindi basato sui ricordi delle partecipanti, e non considera il tipo specifico di tumore al seno), ci dà un messaggio forte e chiaro: quando parliamo di dieta a base vegetale per la prevenzione del cancro al seno, la qualità è fondamentale.
Non basta eliminare la carne, bisogna scegliere attivamente alimenti vegetali nutrienti:
- Tanta frutta e verdura colorata
- Cereali integrali (pane integrale, pasta integrale, riso integrale, farro, orzo…)
- Legumi (fagioli, ceci, lenticchie, piselli…)
- Noci e semi
- Oli vegetali sani (come l’olio extravergine d’oliva)
E, allo stesso tempo, limitare il più possibile i “falsi amici” vegetali:
- Cereali raffinati (pane bianco, riso bianco, prodotti da forno industriali)
- Bevande zuccherate e succhi di frutta
- Dolci e dessert industriali
- Patate (soprattutto fritte)

Soprattutto per noi donne dopo la menopausa, puntare su una dieta vegetale di alta qualità sembra essere una strategia davvero promettente. Per le più giovani, invece, è cruciale fare attenzione a non cadere nella trappola dei cibi vegetali ultra-processati e zuccherati.
Ovviamente, servono ulteriori studi, magari prospettici (che seguono le persone nel tempo) e che tengano conto anche dello stato dei recettori ormonali del tumore, per confermare questi risultati. Ma intanto, il messaggio mi sembra abbastanza chiaro: scegliamo “verde”, ma scegliamo “verde” di qualità! La nostra salute ci ringrazierà.
Fonte: Springer
