Dieta Planetaria: Un’Alleata Sorprendente Contro la Perdita Muscolare nei Pazienti Renali?
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che mi sta particolarmente a cuore e che, ne sono certo, incuriosirà molti di voi: il legame tra ciò che mangiamo, la salute del nostro pianeta e, udite udite, come tutto questo possa influire su una condizione delicata come la malattia renale cronica (MRC). In particolare, ci tufferemo in uno studio recentissimo che ha esplorato come un modello alimentare chiamato Planetary Health Diet Index (PHDI) possa giocare un ruolo nella prevenzione di due brutte bestie per chi soffre di MRC: la sarcopenia (la perdita di massa e forza muscolare) e il protein-energy wasting (PEW), ovvero un deperimento legato alla malnutrizione proteico-energetica. Pronti a scoprire cosa bolle in pentola?
Cos’è questa Dieta Planetaria e perché dovrebbe interessarci?
Partiamo dalle basi. La Planetary Health Diet, proposta dalla commissione EAT-Lancet, non è la solita dieta passeggera. È un approccio alimentare pensato per fare bene sia a noi che al nostro pianeta. L’idea è semplice ma rivoluzionaria: privilegiare cibi di origine vegetale come cereali integrali, frutta, verdura, legumi e frutta secca, e ridurre drasticamente il consumo di carni rosse, zuccheri aggiunti e grassi animali. Il PHDI è, in pratica, un punteggio che misura quanto ci atteniamo a queste linee guida. Più alto è il punteggio, più la nostra alimentazione è “amica” del pianeta e, si spera, della nostra salute.
Ora, la domanda sorge spontanea: cosa c’entra tutto questo con i pazienti affetti da malattia renale cronica? Beh, la MRC è una patologia tosta, spesso legata a ipertensione e diabete, che purtroppo non ha cura e può portare a complicazioni serie. Tra queste, la sarcopenia e il PEW sono particolarmente insidiose perché minano la qualità di vita e aumentano i rischi.
Lo studio: un’indagine in Iran
Dei ricercatori iraniani si sono chiesti se seguire i principi della Dieta Planetaria potesse fare la differenza per questi pazienti. Hanno quindi condotto uno studio trasversale (cioè una fotografia di un momento specifico) coinvolgendo 109 pazienti con MRC, reclutati tra gennaio e ottobre 2022. Hanno valutato la loro adesione alla PHDI, la presenza di sarcopenia (usando le linee guida dell’Asian Working Group for Sarcopenia) e di PEW (secondo i criteri dell’International Society of Renal Nutrition and Metabolism).
Per farla breve, hanno raccolto dati su cosa mangiavano i pazienti, sulla loro massa muscolare, forza, funzione fisica e su alcuni parametri biochimici nel sangue. L’obiettivo era capire se ci fosse un’associazione tra un punteggio PHDI più alto e un minor rischio di sviluppare sarcopenia o PEW.
I risultati: luci e qualche ombra
E qui arriva il bello! Analizzando i dati, è emerso qualcosa di molto interessante. Inizialmente, guardando a piccole variazioni nel punteggio PHDI, non sembrava esserci un legame significativo né con la sarcopenia né con il PEW. Ma quando i ricercatori hanno confrontato i pazienti con un punteggio PHDI superiore alla media con quelli che avevano un punteggio inferiore, la musica è cambiata, almeno per la sarcopenia.
Dopo aver “aggiustato” i risultati per tenere conto di fattori come età, sesso, fumo, e apporto di grassi ed energia (per essere sicuri che fossero proprio le caratteristiche della dieta a fare la differenza), è venuto fuori che i pazienti con un’alta aderenza alla Dieta Planetaria avevano un rischio significativamente più basso di sarcopenia (pensate, un odds ratio di 0.249, il che significa una riduzione del rischio di circa il 75%!). Una notizia davvero incoraggiante!
Per quanto riguarda il PEW, invece, lo studio non ha trovato un’associazione significativa. Sembra che, per questa specifica complicazione, la Dieta Planetaria non abbia mostrato un impatto decisivo, né positivo né negativo.

Perché questa differenza tra sarcopenia e PEW?
Cerchiamo di capire il perché di questi risultati. La sarcopenia nei pazienti con MRC è spesso legata a infiammazione sistemica e acidosi metabolica (un eccesso di acidi nel corpo). Le diete a base vegetale, come la Dieta Planetaria, sono ricche di fibre e antiossidanti, che possono aiutare a ridurre l’infiammazione. Pensate che un maggior apporto di fibre è stato associato a livelli più alti di adiponectina (una molecola anti-infiammatoria) e a un minor assorbimento di tossine batteriche intestinali. Inoltre, una dieta più vegetale tende a produrre meno acidi, aiutando a contrastare l’acidosi metabolica, un altro fattore che contribuisce alla perdita muscolare.
E per il PEW? Qui la faccenda si complica. I pazienti con MRC e PEW hanno esigenze nutrizionali particolari, soprattutto per quanto riguarda l’apporto energetico e proteico. Le raccomandazioni proteiche (circa 0.6-0.8 g/kg di peso corporeo ideale al giorno) si basano spesso su proteine animali di alta qualità. Le proteine vegetali, pur essendo preziose, possono avere un valore biologico inferiore e contenere quantità limitate di alcuni amminoacidi essenziali, come lisina, metionina e gli amminoacidi a catena ramificata (leucina, isoleucina, valina), cruciali per la sintesi proteica muscolare.
In più, le diete vegetali possono avere una densità energetica inferiore. L’elevato contenuto di fibre, pur benefico per tanti aspetti, può portare a una fermentazione intestinale che produce acidi grassi a catena corta (come l’acetato) noti per sopprimere l’appetito. Questo potrebbe portare a un ridotto apporto calorico totale. È come se i benefici (migliore salute intestinale, minor carico acido) e i potenziali svantaggi (minor apporto energetico o di alcuni amminoacidi specifici) si bilanciassero, spiegando perché la Dieta Planetaria non abbia mostrato un impatto significativo sul PEW in questo studio.
Cosa ci portiamo a casa?
Questo studio è il primo a esplorare il legame tra PHDI, sarcopenia e PEW nei pazienti con MRC, e i risultati sulla sarcopenia sono decisamente promettenti. Certo, come ogni ricerca, ha i suoi limiti: il campione non era enorme e il disegno trasversale non permette di stabilire un rapporto di causa-effetto. Serviranno sicuramente altri studi per confermare questi dati e capire meglio i meccanismi in gioco.
Tuttavia, l’idea che una dieta buona per il pianeta possa anche aiutare a proteggere i muscoli di chi soffre di una malattia renale è affascinante e apre nuove prospettive. Non significa che questa dieta sia la panacea per tutti, soprattutto quando si parla di PEW, dove le esigenze nutrizionali sono molto specifiche e richiedono un’attenta personalizzazione. Ma è un passo avanti importante che ci ricorda quanto l’alimentazione sia un pilastro fondamentale della nostra salute, a 360 gradi. E chissà, magari un giorno la “ricetta” per stare meglio includerà sempre più spesso ingredienti che fanno bene a noi e al nostro meraviglioso pianeta!
Fonte: Springer
