Semi carbonizzati di grano, orzo e legumi scoperti in un vaso di terracotta rotto durante scavi archeologici a Old Dongola, Sudan. Macro lens, 90mm, high detail, precise focusing, controlled lighting, che evidenzia la texture dei semi antichi e della ceramica.

Spesa nel Deserto: Cosa Mangiavano nel Regno di Dongola Secoli Fa?

Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante, non nello spazio, ma nel tempo e nel cuore dell’Africa, precisamente nell’antico sito di Old Dongola, nel Sudan settentrionale. Immaginate di poter aprire una finestra su un passato lontano, tra il XIV e il XVIII secolo d.C., e sbirciare direttamente nella dispensa di chi viveva lì. Sembra incredibile, vero? Eppure, è proprio quello che recenti scoperte archeobotaniche ci hanno permesso di fare!

Una Scoperta Eccezionale: Semi dal Passato

Durante gli scavi condotti dal team del progetto ERC-UMMA (guidato da Artur Obłuski dell’Università di Varsavia), ci siamo imbattuti in qualcosa di veramente speciale in due case risalenti al XV e XVI secolo, nel pieno periodo del Regno di Dongola e agli inizi del periodo Funj. Non si tratta di oro o gioielli, ma di un tesoro forse ancora più prezioso per capire la vita quotidiana: raccolti conservati! Semi, chicchi, legumi, rimasti lì, *in situ*, dentro vasi e cesti, per secoli. Alcuni erano carbonizzati, probabilmente a causa di un incendio che sigillò una delle dispense (la stanza U192) a metà del XVI secolo, preservando tutto come in una capsula del tempo. Altri, come un lotto di sorgo trovato in un cortile (U228) dentro una pentola riutilizzata come contenitore, si sono conservati per essiccazione grazie al clima arido.

Questa scoperta è unica perché raramente troviamo prove così dirette di cosa e come le persone conservassero il cibo per il consumo quotidiano. Di solito, troviamo resti sparsi, ma qui avevamo intere “scorte” che ci parlano chiaramente delle abitudini alimentari e dell’economia domestica di quel tempo.

Il Menù Nubiano: Un Mix Affascinante

Ma cosa abbiamo trovato esattamente in queste antiche dispense? Un mix davvero interessante che riflette la posizione di Old Dongola come crocevia di culture:

  • Sorgo (Sorghum bicolor): La star indiscussa, rappresentando una buona parte dei ritrovamenti. Originario dell’Africa, il sorgo era (ed è tuttora) fondamentale nella dieta sudanese. Probabilmente veniva usato per fare il *kisra*, una sorta di pane piatto e fermentato cotto su piastre di terracotta chiamate *doka* (ne abbiamo trovate tantissime!), o l’*asida*, una specie di porridge denso. La sua resistenza alla siccità lo rendeva perfetto per il clima locale.
  • Grano tenero (Triticum aestivum) e Orzo vestito (Hordeum vulgare): Questi cereali provengono dal Vicino Oriente e rappresentano l’influenza mediterranea. Erano coltivati soprattutto in inverno. Curiosamente, nonostante la presenza di grano, nel periodo Funj sembrano sparire i forni a cupola tipici del periodo precedente (Makuriano), sostituiti dalle *doka*. Questo suggerisce che forse anche grano e orzo venissero usati per fare focacce tipo *gurassa* o *fateer*, o porridge come la *madida*, adattandosi alle tecniche di cottura locali.
  • Fagiolo dall’occhio (Vigna unguiculata): Un altro pilastro della dieta africana, originario dell’Africa occidentale. Ricco di proteine, era un’alternativa importante alla carne. Ancora oggi in Sudan è un legume popolare (*lubia helu*), consumato bollito (*belila*) o arrostito.
  • Cicerchia (Lathyrus sativus): Un legume antico, coltivato fin dal Neolitico. È nutriente e resistente, ma attenzione: un consumo eccessivo può causare una malattia chiamata latirismo. Probabilmente veniva usato sia per l’alimentazione umana (magari dopo lunga bollitura per ridurne la tossicità) sia come foraggio per animali. Oggi in Sudan (*gilban*) è coltivato su piccola scala.
  • Semi di Ravanello (Raphanus raphanistrum subsp. sativus): Questa è stata una sorpresa! Trovare semi di ravanello conservati in quantità in un cesto suggerisce che non fossero solo un contorno occasionale. Forse venivano conservati per essere riseminati la stagione successiva, indicando una coltivazione locale importante, o magari per estrarne olio.

Questo “menù” ci racconta di una dieta basata principalmente sui carboidrati forniti da questi cereali e legumi, integrata – come sappiamo da altri studi (zooarcheologia) – da carne (manzo, montone, capra, cammello, selvaggina) e pesce del Nilo.

Scavi archeologici a Old Dongola, Sudan. Macro lens, 80mm, high detail, controlled lighting, che mostra semi carbonizzati in situ all'interno di frammenti di ceramica in un contesto domestico del periodo Funj.

Dispense Domestiche: Segreti di Conservazione

Come conservavano questi preziosi alimenti? Le prove indicano pratiche su piccola scala e a livello domestico. Le dimensioni dei contenitori (giare di terracotta, localmente note come *gossi* o *gossiba*, e cesti) suggeriscono che ogni famiglia gestisse le proprie scorte per il fabbisogno quotidiano o a breve termine. Abbiamo trovato questi contenitori proprio all’interno delle aree abitative, spesso in spazi dedicati dietro le stanze principali o nelle cucine.

Questo non esclude che esistessero anche forme di conservazione più grandi o comunitarie (come i silos sotterranei chiamati *matmura* – ne abbiamo trovato uno, purtroppo vuoto, nel cortile U73), ma le nostre scoperte illuminano specificamente la gestione giornaliera delle risorse alimentari a livello familiare. È affascinante pensare a come ogni nucleo familiare organizzasse la raccolta, la processazione (abbiamo trovato anche macine!) e la conservazione dei propri raccolti.

L’analisi dei campioni, usando anche sistemi come la classificazione ABCD di Hillman per capire possibili contaminazioni o mescolamenti, ci ha aiutato a distinguere tra scorte primarie e “intrusioni” accidentali, confermando che si trattava in gran parte di prodotti conservati intenzionalmente. Ad esempio, nel vaso con il sorgo essiccato (U228), abbiamo trovato anche qualche chicco d’orzo e semi di anguria e colocinto, probabilmente residui di usi precedenti del vaso o contaminazioni ambientali successive, data la posizione in un cortile aperto. Nella dispensa U192, sigillata dal fuoco, i diversi tipi di semi carbonizzati trovati insieme suggeriscono che fossero conservati vicini, magari mescolandosi un po’ durante l’uso quotidiano prima dell’incendio.

Una selezione di semi antichi recuperati a Old Dongola: sorgo essiccato, orzo carbonizzato, e fagioli dall'occhio carbonizzati. Macro lens, 100mm, high detail, precise focusing, controlled lighting, disposti su un fondo neutro da laboratorio.

Agricoltura e Adattamento sul Nilo

La presenza sia di colture estive (sorgo, fagiolo dall’occhio) sia invernali (grano, orzo, cicerchia) indica un’agricoltura ben organizzata e probabilmente attiva tutto l’anno. La vicinanza di Old Dongola al fertile Bacino di Letti e l’uso di tecniche di irrigazione come la *saqiya* (la noria azionata da animali) devono aver giocato un ruolo cruciale nel permettere questa diversità e abbondanza agricola, anche in un ambiente tendenzialmente arido.

È interessante notare come, nel corso del tempo, ci sia stato un probabile spostamento verso colture più resistenti alla siccità come il sorgo (pianta C4), come suggerito anche da analisi isotopiche su resti umani e animali di periodi successivi. Questo indica una grande capacità di adattamento delle popolazioni locali ai cambiamenti ambientali e climatici. Anche la diminuzione dell’importanza del grano, forse coltivato solo per usi domestici o cerimoniali nel tardo periodo Funj (come suggerito da tradizioni orali), potrebbe riflettere queste pressioni ambientali.

Ricostruzione di una scena di preparazione del cibo nel periodo Funj a Old Dongola. Una donna Nubiana macina del grano su una macina di pietra (quern) vicino a un focolare con una piastra doka in ceramica. Prime lens, 35mm, depth of field, luce naturale calda.

Cosa Ci Insegna Questa Finestra sul Passato?

Queste scoperte a Old Dongola sono fondamentali. Ci offrono uno sguardo diretto e dettagliato sulla dieta e sulle pratiche di conservazione alimentare durante un periodo cruciale ma ancora poco compreso della storia sudanese, quello del Regno di Dongola e del primo periodo Funj.

Vediamo una società capace di integrare influenze diverse (africane e mediterranee) nella propria cucina, di adattare le tecniche agricole e di cottura alle risorse disponibili e alle condizioni ambientali, e di organizzare la propria sussistenza a livello familiare. La centralità del sorgo è confermata, ma scopriamo anche l’importanza (forse sottovalutata finora) di legumi come il fagiolo dall’occhio e la cicerchia, e persino del ravanello, probabilmente coltivato localmente.

Interno ricostruito di una casa del periodo Funj a Old Dongola, che mostra giare di terracotta (gossi) di varie dimensioni usate per la conservazione dei cereali, appoggiate contro un muro di mattoni di fango. Wide-angle lens, 20mm, sharp focus, illuminazione ambientale interna.

Capire cosa mangiavano e come gestivano il cibo ci aiuta a ricostruire non solo la loro dieta, ma anche aspetti della loro economia, della loro organizzazione sociale e della loro resilienza. È come aggiungere un pezzo importante al grande puzzle della storia della Valle del Nilo. E chissà quali altri segreti Old Dongola custodisce ancora!

Fonte: Springer

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