Macro fotografia di larve di ostrica perliera (Pinctada imbricata radiata) in una vasca di laboratorio, illuminate da luce controllata. Si vedono le piccole larve traslucide sospese nell'acqua leggermente verdastra a causa delle microalghe. Obiettivo macro 100mm, alta definizione, messa a fuoco precisa sulle larve.

Il Segreto nella Pappa: Cosa Mangiano le Piccole Ostriche Perlifere per Crescere Forti?

Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante nel mondo sottomarino, alla scoperta dei segreti delle ostriche perlifere, quelle creature magiche che ci regalano le perle. Nello specifico, parleremo di una fase delicatissima della loro vita: quella larvale. Immaginate dei puntini quasi invisibili che fluttuano nell’acqua… come fanno a diventare le splendide ostriche che conosciamo? La risposta, come spesso accade in natura, sta nel cibo! Ma qual è la “pappa” giusta per queste piccoline? È proprio quello che abbiamo cercato di scoprire con il nostro studio sulla Pinctada imbricata radiata, un’ostrica perliera che vive anche nelle nostre acque del Mediterraneo e dell’Egeo.

Perché è importante studiare la dieta delle larve?

L’allevamento di ostriche perlifere, o perl H4icoltura, è un’industria importante, ma anche complessa. Uno dei passaggi chiave, e spesso più critici, è proprio la produzione delle larve. A volte si possono raccogliere le giovani ostriche (spat) direttamente in mare, ma non è sempre facile o possibile a causa di fattori ambientali, predatori o problemi logistici. Ecco perché allevare le larve in ambienti controllati, come i nostri laboratori di acquacoltura, diventa fondamentale. Ci permette di avere una “scorta” affidabile di giovani ostriche, di selezionare le migliori e di ottimizzare le condizioni per farle crescere sane e robuste. Ma per farlo bene, dobbiamo sapere esattamente cosa dare loro da mangiare! Dopo lo stadio iniziale (trocofora), le larve iniziano a nutrirsi filtrando l’acqua, e la loro dieta principale è costituita da microalghe.

Gli “ingredienti” del nostro esperimento: le microalghe

Le microalghe sono organismi unicellulari vegetali, una sorta di “superfood” del mare. Sono ricchissime di nutrienti essenziali: proteine, acidi grassi importantissimi come EPA e DHA (sì, proprio quelli famosi degli integratori!), vitamine, carboidrati, pigmenti… tutto ciò che serve a una piccola larva per crescere. Pensate che le ostriche adulte accumulano queste sostanze per prepararsi alla riproduzione!
Nel nostro studio, abbiamo selezionato sei specie di microalghe diverse, tutte comunemente usate in acquacoltura, ognuna con le sue caratteristiche:

  • Isochrysis galbana (Ig)
  • Pavlova lutheri (Pl)
  • Tetraselmis suecica (Ts)
  • Porphyridium cruentum (Pc)
  • Nannochloropsis oculata (Nc)
  • Chlorella vulgaris (Cv)

Queste microalghe le abbiamo coltivate con cura nel nostro laboratorio, assicurandoci che fossero nelle condizioni ottimali di luce, temperatura e nutrienti, pronte per diventare il banchetto delle nostre larve.

Fotografia macro di diverse colture di microalghe marine in beute di vetro illuminate in laboratorio. Colori intensi dal verde al marrone rossiccio. Obiettivo macro 60mm, illuminazione controllata, alta definizione dei dettagli cellulari visibili attraverso il vetro.

Mettere alla prova: Monoalgale vs. Mix

La domanda era: è meglio dare alle larve una sola specie di alga (dieta monoalgale) o un mix di più specie (dieta mista)? E quanta alga bisogna dare? Per rispondere, abbiamo preparato diversi “menu”. Abbiamo testato ciascuna delle sei alghe da sola. Poi abbiamo creato due mix:

  • Mix1: Un mix equilibrato di I. galbana, T. suecica e P. lutheri (in parti uguali 1:1:1).
  • Mix2: Un mix composto da P. cruentum, N. oculata e C. vulgaris (sempre in parti uguali 1:1:1).

Inoltre, per ogni tipo di dieta (le 6 singole + i 2 mix), abbiamo provato due diverse concentrazioni: una più bassa (5000 cellule di alga per millilitro d’acqua) e una più alta (10.000 cellule/mL). Ovviamente, avevamo anche un gruppo di controllo, poverine, che non riceveva cibo, per poter confrontare i risultati.
Abbiamo preso delle larve appena nate (allo stadio “D”, quando iniziano a mangiare), le abbiamo messe in vasche sperimentali (15 larve per millilitro) e per 26 giorni abbiamo monitorato attentamente la loro crescita (misurando la loro lunghezza) e la loro sopravvivenza.

I risultati: chi vince la gara della crescita?

E qui viene il bello! I risultati sono stati davvero interessanti.
Quando abbiamo dato la concentrazione più bassa (5000 cellule/mL), la dieta che ha funzionato meglio in assoluto è stata la Mix1. Le larve nutrite con questo cocktail di I. galbana, T. suecica e P. lutheri hanno mostrato il tasso di crescita specifico (SGR) più alto e, cosa importantissima, il tasso di mortalità più basso (solo il 13,33%!). Questo conferma l’idea che un mix bilanciato di alghe spesso fornisce una nutrizione più completa. Anche Pavlova lutheri (Pl) da sola ha dato ottimi risultati a questa concentrazione, quasi pari al Mix1.
Al contrario, le larve nutrite con Chlorella vulgaris (Cv) sono cresciute pochissimo (appena meglio del gruppo a digiuno) e anche quelle nutrite con il Mix2 (che conteneva C. vulgaris e P. cruentum) non se la sono cavata bene, con tassi di mortalità elevati. Perché? Si pensa che Chlorella sia difficile da digerire per le larve a causa della sua parete cellulare spessa, e forse produce anche sostanze non gradite. Porphyridium cruentum (Pc), invece, tende a formare aggregati per via dei polisaccaridi che produce, e questo potrebbe aver creato problemi alle larve. Il gruppo a digiuno, come previsto, ha avuto la crescita minore e la mortalità più alta (oltre l’86%).

Primo piano di larve di ostrica perliera (Pinctada imbricata radiata) osservate al microscopio stereo in una piastra Petri. Si vedono le piccole conchiglie a forma di D. Obiettivo macro 100mm, alta definizione, illuminazione da laboratorio.

Concentrazione: conta quanto mangiano?

E passando alla concentrazione più alta (10.000 cellule/mL)? Qui la star è stata Pavlova lutheri (Pl) data da sola! Le larve nutrite con questa alga hanno mostrato una crescita notevole, raggiungendo dimensioni simili a quelle del gruppo Mix1 a 5000 cellule/mL, e hanno avuto il tasso di mortalità più basso di tutto l’esperimento (solo il 6,66%!). Anche Isochrysis galbana (Ig) e il Mix1 hanno dato buoni risultati a questa concentrazione più alta.
Ancora una volta, Chlorella vulgaris (Cv) e il gruppo a digiuno sono stati i fanalini di coda per la crescita. La mortalità più alta a questa concentrazione si è vista con Porphyridium cruentum (Pc), seguita da Mix2, dal gruppo a digiuno e da C. vulgaris.
Curiosamente, analizzando i dati complessivi, la differenza di concentrazione (5000 vs 10.000 cellule/mL) non ha avuto un effetto statisticamente significativo sulla crescita *in generale*, ma è chiaro che alcune diete funzionano meglio a una concentrazione piuttosto che all’altra. Ad esempio, Mix1 eccelle a 5000, mentre P. lutheri dà il suo meglio a 10.000.

Cosa abbiamo imparato (e perché è utile)?

Questo studio ci ha insegnato tanto sulla “pappa” preferita dalle piccole Pinctada imbricata radiata.
Primo: i mix di alghe sono spesso una buona idea, perché offrono un profilo nutrizionale più vario e bilanciato. Il nostro Mix1 (I. galbana + T. suecica + P. lutheri) si è dimostrato eccellente, soprattutto a concentrazioni più basse (5000 cellule/mL). Questo è importante anche per l’efficienza dei costi negli allevamenti: usare meno alghe ottenendo ottimi risultati è un vantaggio!
Secondo: non tutte le alghe sono uguali! Pavlova lutheri si è rivelata una campionessa, specialmente a concentrazioni più alte (10.000 cellule/mL). Probabilmente il suo segreto sta nel suo ricco contenuto di acidi grassi essenziali (EPA e DHA) e forse in altri composti che la rendono particolarmente nutriente e digeribile per queste larve. È un risultato che conferma studi precedenti e suggerisce che P. lutheri potrebbe essere una scelta vincente per la dieta monoalgale.
Terzo: alcune alghe, come Chlorella vulgaris e Porphyridium cruentum, non sono adatte, almeno per questa specie e in queste condizioni, causando scarsa crescita e alta mortalità. È fondamentale scegliere le specie giuste!
Quarto: la concentrazione conta, ma in modo specifico per ogni dieta. Trovare il giusto equilibrio tra tipo di alga e quantità è cruciale per massimizzare la crescita e la sopravvivenza, ottimizzando anche i costi di produzione delle alghe, che rappresentano una spesa significativa per gli allevamenti.

In sintesi, il nostro lavoro fornisce indicazioni preziose per migliorare i protocolli di allevamento larvale della Pinctada imbricata radiata. Scegliere la dieta giusta, come il Mix1 a 5000 cellule/mL o P. lutheri a 10.000 cellule/mL, può fare una differenza enorme nel successo della produzione di giovani ostriche perlifere, contribuendo a rendere la perl H4icoltura più efficiente e sostenibile. E chissà, magari la prossima perla che ammirerete sarà nata grazie a una “pappa” a base di queste super microalghe!

Macro fotografia di una piccola perla luminosa ancora all'interno di un'ostrica perliera aperta. Dettaglio della madreperla iridescente. Obiettivo macro 100mm, illuminazione controllata per esaltare la lucentezza, alta definizione.

Fonte: Springer

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