Ritratto fotografico realistico di una persona anziana sorridente seduta a una scrivania, che guarda pensierosa fuori da una finestra. Sullo sfondo, una libreria sfocata. Luce naturale morbida. Obiettivo prime 35mm, profondità di campo, toni caldi.

Demenza in Europa: E Se la Chiave Fosse Nascosta nei Banchi di Scuola?

Sapete, quando si parla di demenza, spesso pensiamo a una condizione legata all’invecchiamento, quasi un destino ineluttabile per alcuni. Ma se vi dicessi che la situazione in Europa è molto più complessa e, per certi versi, sorprendente di quanto immaginassimo? E se aggiungessi che una delle chiavi per capire queste differenze potrebbe risiedere proprio negli anni della nostra infanzia, tra i banchi di scuola? Sembra incredibile, vero? Eppure, è proprio quello che suggerisce una nuova, importantissima ricerca basata sui dati del sondaggio SHARE (Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe).

Per anni, cercare di avere un quadro chiaro della diffusione della demenza e del decadimento cognitivo lieve (MCI – Mild Cognitive Impairment, una sorta di anticamera della demenza) in Europa è stato un po’ come cercare di mettere insieme un puzzle con pezzi provenienti da scatole diverse. Studi diversi, metodi diversi, popolazioni diverse… un vero rompicapo che rendeva difficile fare confronti affidabili tra paesi e capire davvero cosa stesse succedendo. Questo non è solo un problema accademico, capite? Avere dati solidi e comparabili è fondamentale per capire le sfide sanitarie, scovare le falle nei sistemi di assistenza e, soprattutto, progettare strategie di prevenzione efficaci.

Una Mappa della Demenza Inaspettata in Europa

Ed ecco che arriva la novità. Utilizzando i dati più recenti (del 2022) dello studio SHARE, che coinvolge quasi 48.000 persone over 65 in 27 paesi europei più Israele, i ricercatori hanno potuto stimare la prevalenza di MCI e demenza in modo armonizzato, cioè usando gli stessi strumenti e metodi per tutti. Ma la vera chicca, il passo avanti significativo, è che queste stime sono state *validate*. Come? Grazie a un protocollo chiamato HCAP (Harmonized Cognitive Assessment Protocol), una batteria di test cognitivi molto approfondita e un colloquio con un familiare o amico della persona intervistata. Immaginatelo come un “controllo di qualità” super rigoroso che ci dà molta più fiducia nei risultati.

E i risultati, beh, sono stati piuttosto scioccanti. Preparatevi: la diffusione della demenza varia *enormemente* da un paese all’altro. Si va da un relativamente basso 4.5% in Svizzera a un impressionante 22.7% in Spagna! Avete letto bene, quasi 1 persona su 4 sopra i 65 anni in Spagna, secondo queste stime. In media, nei 28 paesi analizzati, la prevalenza della demenza è dell’11%. Ma la cosa che salta all’occhio è che i tassi sono particolarmente alti nei paesi del Mediterraneo e del Sud-Est Europa, molto più alti di quanto si pensasse finora. Anche per l’MCI, le differenze sono notevoli: dal 17.2% in Svezia al 31.1% in Portogallo. In media, quasi una persona su quattro (24%) in Europa e Israele convive con un decadimento cognitivo lieve.

Questi numeri ridisegnano la mappa della salute cognitiva in Europa e ci dicono una cosa importante: in molti paesi, il rischio di demenza potrebbe essere stato seriamente sottostimato. E questo, capite bene, ha implicazioni enormi per la pianificazione sanitaria e le strategie di prevenzione.

Fotografia realistica di una mappa stilizzata dell'Europa con diverse tonalità di colore che indicano tassi di prevalenza della demenza variabili, più scuri nel Sud e Sud-Est. Luce soffusa, focus selettivo sulla regione mediterranea. Obiettivo 35mm, profondità di campo.

Il Fattore Sorprendente: L’Istruzione Infantile

Ma perché queste differenze così marcate? Certo, l’età è un fattore (il rischio aumenta con gli anni, come ci si aspetta), e anche alcune malattie croniche giocano un ruolo. Ma la spiegazione più potente che emerge da questo studio riguarda qualcosa che è successo decenni fa: il livello di istruzione ricevuto da giovani.

Sembra quasi controintuitivo, eppure i dati parlano chiaro: gran parte di questa enorme variazione nella prevalenza di demenza e MCI tra i paesi europei può essere spiegata dalle differenze nei livelli di istruzione che le persone intervistate avevano da giovani. Più alto è il livello di istruzione (classificato secondo standard internazionali, l’ISCED), minore è il rischio di sviluppare demenza o MCI in età avanzata.

Pensateci un attimo: l’istruzione ricevuta da bambini e ragazzi non determina solo quante cose sappiamo. Influenza il tipo di lavoro che faremo, le nostre condizioni economiche, il nostro stile di vita, le nostre abitudini… tutti fattori che, a loro volta, possono avere un impatto sulla salute del nostro cervello nel corso degli anni. L’istruzione costruisce quella che viene chiamata “riserva cognitiva”, una sorta di “scudo” che ci rende più resilienti ai danni cerebrali che possono portare alla demenza.

Per farvi capire quanto sia forte questo legame, i ricercatori hanno fatto una simulazione: cosa succederebbe alla prevalenza della demenza se, per magia, tutti i paesi avessero avuto lo stesso livello medio di istruzione? Il risultato è impressionante: la variazione tra i paesi si ridurrebbe drasticamente! Questo non significa che l’istruzione sia l’unica causa o l’unica soluzione, ovviamente. La relazione è complessa e probabilmente non diretta al 100% (l’istruzione apre porte a stili di vita più sani, lavori più stimolanti, ecc.). Ma indica chiaramente che investire nell’istruzione, soprattutto nelle prime fasi della vita, potrebbe essere una potentissima strategia di prevenzione a lungo termine contro la demenza.

Interessante anche notare che le donne mostrano un rischio leggermente più alto di MCI rispetto agli uomini (a parità di età), ma non di demenza conclamata. Questo potrebbe riflettere, in parte, differenze storiche nell’accesso all’istruzione tra i sessi, specialmente in alcune regioni d’Europa.

Primo piano fotorealistico di un banco di scuola vintage in legno con sopra un quaderno aperto e una matita. Luce calda che entra da una finestra laterale, creando ombre lunghe. Macro lens 60mm, high detail, controlled lighting.

Come Hanno Fatto? La Validazione HCAP

Forse vi state chiedendo come abbiano fatto a ottenere stime così diverse da quelle precedenti e ad essere così sicuri del legame con l’istruzione. Come accennavo, il “segreto” sta nella metodologia e, in particolare, nella validazione tramite HCAP.

In pratica, hanno preso un sottogruppo di partecipanti allo studio SHARE da 5 paesi rappresentativi (Repubblica Ceca, Francia, Germania, Danimarca, Italia) e li hanno sottoposti a questa batteria di test HCAP molto più dettagliata. Questa batteria include test che valutano diverse aree cognitive (memoria, funzioni esecutive, linguaggio, orientamento, abilità visuo-spaziali) e raccoglie anche informazioni da un familiare o amico (“informant report”) sulla funzionalità quotidiana della persona.

Basandosi su criteri diagnostici standard internazionali (simili a quelli usati negli studi clinici), hanno classificato i partecipanti di questo sottogruppo come “normali”, con “MCI” o con “demenza”. Questa classificazione, ottenuta con metodi molto rigorosi, è diventata la loro “base di validazione”.

Poi, hanno usato tecniche statistiche (regressioni, per i più tecnici) per capire come i test cognitivi più semplici, disponibili per *tutti* i 47.000 partecipanti allo studio SHARE principale, si relazionassero a questa classificazione “validata”. In questo modo, hanno potuto “pesare” adeguatamente i test più semplici e predire, per ogni partecipante dello studio principale, la probabilità di essere normale, avere MCI o demenza. Hanno anche tenuto conto di chi non poteva rispondere direttamente (usando le informazioni fornite dai proxy, cioè familiari o amici).

Questo approccio è un grande passo avanti perché:

  • Usa dati armonizzati fin dall’inizio (lo studio SHARE).
  • Valida le stime con un protocollo (HCAP) riconosciuto a livello internazionale e usato in studi simili in tutto il mondo (come negli USA).
  • Rende i risultati più comparabili con quelli degli studi clinici ed epidemiologici.
  • Permette di stimare meglio anche l’MCI, una fase cruciale per la prevenzione.

Non Solo Istruzione: Conferme e Altri Fattori di Rischio

Ovviamente, l’istruzione non è l’unico pezzo del puzzle. Lo studio conferma, come ci si aspetterebbe, l’importanza di altri fattori:

  • Età: Il rischio di demenza aumenta significativamente ogni 5 anni.
  • Comorbidità: Aver avuto un ictus aumenta la probabilità di demenza del 7.2%. Anche la depressione (diagnosticata con la scala EURO-D) e il diabete mostrano un’associazione significativa. Curiosamente, l’ipertensione e il colesterolo alto, pur essendo fattori di rischio cardiovascolare, non mostravano un legame diretto con la demenza in questo studio, una volta considerati gli altri fattori.
  • Stili di vita: L’attività fisica regolare sembra protettiva, mentre il fumo aumenta il rischio. L’associazione con l’uso eccessivo di alcol non è risultata significativa in questa specifica ondata dello studio.

Queste associazioni “plausibili” con fattori di rischio noti danno ulteriore validità ai risultati complessivi dello studio.

Immagine fotorealistica astratta che rappresenta la complessità del cervello con nodi luminosi interconnessi. Alcuni nodi sono più deboli o scoloriti, a simboleggiare l'impatto di fattori di rischio come diabete o ictus. Sfondo scuro, illuminazione drammatica. Obiettivo prime 50mm, profondità di campo.

Cosa Significa Tutto Questo per Noi?

Questi risultati sono più di semplici numeri. Ci lanciano un messaggio forte e chiaro. Primo: la demenza è probabilmente un problema più grande e diffuso in alcune parti d’Europa di quanto pensassimo. Questo richiede un ripensamento delle risorse sanitarie e dei piani di assistenza. Secondo: il legame con l’istruzione infantile è potentissimo. Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo certamente agire sul futuro. Investire nell’istruzione di qualità per tutti, fin da piccoli, potrebbe essere una delle strategie di sanità pubblica più efficaci per ridurre il carico della demenza nelle generazioni future. Questo vale per l’Europa, ma probabilmente anche per altre parti del mondo dove esistono forti disuguaglianze educative.

Qualche Cautela (Doverosa)

Come ogni studio scientifico, anche questo ha i suoi presupposti e limiti. I ricercatori stessi sottolineano che si assume che i 5 paesi usati per la validazione HCAP siano rappresentativi dell’intera Europa (sarebbe utile estendere HCAP ad altri paesi in futuro). Si assume anche che i criteri di classificazione usati vadano bene per tutti i contesti culturali europei. Inoltre, c’è sempre il rischio che le persone con demenza più grave partecipino meno agli studi (anche se SHARE fa molti sforzi per includerle, intervistando familiari o seguendo le persone nelle case di riposo).

Nonostante queste cautele, la robustezza del metodo e la dimensione del campione rendono questi risultati estremamente importanti. Ci offrono uno sguardo nuovo e, per certi versi, preoccupante sulla salute cognitiva in Europa, ma ci indicano anche una strada promettente per la prevenzione, radicata nell’importanza dell’educazione e dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita. Una strada che merita sicuramente di essere esplorata a fondo.

Fonte: Springer

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