Una rete neurale digitale luminosa e complessa sovrapposta a un'immagine aerea di una catena di approvvigionamento globale con navi portacontainer, camion su autostrade e magazzini logistici, obiettivo grandangolare 24mm, alta definizione, luce del tardo pomeriggio, simboleggia l'intelligenza artificiale e le tecnologie digitali che ottimizzano e rendono trasparenti le supply chain sostenibili.

Dati sul Carbonio Senza Confini: Verso Supply Chain Sostenibili e Automatizzate

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un tema che mi sta particolarmente a cuore e che, credetemi, sta diventando sempre più cruciale: come gestiamo e condividiamo i dati sulle emissioni di carbonio, specialmente lungo quelle complesse ragnatele che chiamiamo catene di approvvigionamento (o supply chain, se preferite l’inglese). Sembra un argomento tecnico, vero? Ma aspettate, perché c’è molto di più sotto la superficie, e riguarda tutti noi e il futuro del nostro pianeta.

Il Grande Scoglio: Capire Davvero le Emissioni

Partiamo da un fatto: la contabilizzazione delle emissioni di gas serra (GHG), quella che in gergo chiamiamo “carbon accounting” (CA), è fondamentale se vogliamo davvero combattere il cambiamento climatico. Avere numeri precisi ci permette di capire dove si annida il problema, identificare dove possiamo tagliare le emissioni e prendere decisioni più intelligenti, sia come aziende che come consumatori finali. E qui entra in gioco la tecnologia digitale: può darci una mano enorme a rendere questa contabilità più efficiente, accurata e, soprattutto, a condividere questi dati lungo tutta la filiera.

Il problema? Finora, abbiamo usato la tecnologia digitale principalmente *all’interno* delle singole aziende. Ma il grosso delle emissioni, spesso, non viene da quello che facciamo direttamente noi, ma da quello che succede *prima* che un prodotto arrivi da noi (i fornitori dei nostri fornitori, e così via) o *dopo* (l’uso e lo smaltimento del prodotto). Parliamo delle famigerate emissioni di Scope 3. Pensate che per molte industrie manifatturiere, le emissioni di Scope 3 “a monte” (quelle legate ai fornitori) possono rappresentare fino all’80% dell’impronta di carbonio totale! Un’enormità.

Oggi c’è un buco nero in questa contabilità dello Scope 3. Perché? Perché condividere dati tra aziende diverse è complicato. C’è la paura di rivelare informazioni sensibili, la mancanza di incentivi, la preoccupazione per la reputazione, le normative sulla privacy… insomma, un bel groviglio. Spesso, quindi, ci si affida a medie di settore, dati generici che però non ci dicono la verità specifica di un prodotto o di un fornitore. Questo non solo rende meno efficace la ricerca di soluzioni per ridurre le emissioni, ma rischia anche di alimentare il “greenwashing”, cioè far sembrare più verdi di quello che si è.

La Svolta Digitale: Condivisione Automatizzata dei Dati

E se potessimo superare questi ostacoli? Se potessimo usare la tecnologia per condividere i dati sulle emissioni in modo automatico e sicuro anche *tra* aziende diverse? Questa è la frontiera su cui si sta lavorando. Immaginate un sistema dove i dati primari (quelli misurati direttamente, non stimati) fluiscono lungo la supply chain in modo trasparente e affidabile.

Questo non solo ci darebbe finalmente un quadro realistico delle emissioni di Scope 3, ma aprirebbe scenari incredibili per l’automazione della supply chain basata sulla sostenibilità. Pensate a sistemi che ottimizzano non solo i costi e i tempi, ma anche l’impronta di carbonio, magari scegliendo automaticamente il fornitore o il percorso logistico a minor impatto ambientale. Fantascienza? Non proprio.

Fotografia macro di un container merci rosso su una nave cargo al tramonto, obiettivo 100mm, alta definizione, luce calda e controllata, focalizzazione precisa sui dettagli della vernice e della ruggine del container, simboleggia la complessità della supply chain globale.

Il mercato, i consumatori, gli investitori e i legislatori chiedono sempre più trasparenza e azioni concrete sulla sostenibilità. Normative come la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) europea spingono proprio in questa direzione, richiedendo un reporting dettagliato lungo tutta la filiera. Le pratiche attuali basate su medie e stime non basteranno più. Serve un salto di qualità.

Un Framework per Navigare la Complessità

Proprio per capire come le tecnologie digitali possano supportare questa rivoluzione, è stato sviluppato un framework completo. Questo modello nasce da un’analisi approfondita della letteratura scientifica (una Systematic Literature Review, per i tecnici) e cerca di mettere ordine in un campo che tocca diverse discipline: Information Systems (soprattutto Green IS), Supply Chain Management sostenibile ed Economia ecologica.

L’obiettivo? Fornire una guida pratica a ricercatori, manager e politici per progettare e valutare sistemi di condivisione dei dati per la carbon accounting che siano davvero efficaci. Il framework identifica quattro pilastri fondamentali che devono essere considerati per una condivisione dei dati “significativa” (meaningful data sharing), cioè che sia utile, automatizzata e rispettosa della sovranità dei dati di ciascuno:

  • Qualità dei Dati (Data Quality): Si passa da stime approssimative e piene di errori a dati precisi, raccolti magari in tempo reale (pensate a sensori IoT, smart meter) e soprattutto verificabili. Tecnologie come la Blockchain possono garantire l’immutabilità e l’affidabilità del dato.
  • Integrazione e Interoperabilità (Integration and Interoperability): Bisogna superare i “silos” di dati, dove ogni sistema parla una lingua diversa. Servono standard comuni, sistemi che comunicano tra loro (interoperabili), magari piattaforme che aggregano dati da fonti diverse in modo armonizzato.
  • Flussi di Dati (Data Flows): Dobbiamo passare da una raccolta manuale e frammentata a flussi di dati continui e sicuri lungo tutta la catena. Qui entrano in gioco tecnologie come la Blockchain per la tracciabilità e le Privacy-Enhancing Technologies (PETs), come gli Zero-Knowledge Proofs (ZKPs), per condividere informazioni senza rivelare dati sensibili, garantendo l’integrità end-to-end.
  • Governance dei Dati (Data Governance): Chi controlla i dati? Come si decide chi può accedervi e usarli? Si va da sistemi centralizzati e manuali verso modelli distribuiti, dove ogni attore mantiene il controllo sui propri dati (data sovereignty) pur partecipando a un ecosistema trasparente e affidabile. Concetti come i “digital data commons” e la Self-Sovereign Identity (SSI) sono chiave qui.

Ogni pilastro ha diversi livelli di maturità, dal processo manuale fino all’uso combinato di tecnologie emergenti. Questo permette alle aziende di capire a che punto sono e quali passi fare per migliorare.

Visualizzazione astratta di dati digitali che fluiscono come luce tra nodi interconnessi su sfondo scuro, stile futuristico, colori blu elettrico e verde acido duotone, profondità di campo accentuata, evocando concetti di blockchain, IoT e flusso di informazioni sicuro.

Due Sviluppi Chiave: Twin Transformation ed Ecosistemi

Dall’analisi emergono due tendenze potentissime che stanno ridisegnando lo scenario:

1. Verso la “Twin Transformation”: Non si tratta più di portare avanti la trasformazione digitale da una parte e quella sostenibile dall’altra, come due binari separati. Le aziende più avanti stanno capendo che queste due trasformazioni si alimentano a vicenda. La digitalizzazione diventa lo strumento per abilitare la sostenibilità (raccogliendo dati, ottimizzando processi), e la spinta verso la sostenibilità richiede e promuove una maggiore digitalizzazione. I dati sul carbonio, ad esempio, non servono solo per il reporting, ma diventano input per decisioni strategiche, ottimizzazione operativa, gestione del rischio… un vero asset aziendale.

2. Dall’Azienda all’Ecosistema: L’attenzione si sposta dai confini della singola organizzazione a una visione più ampia, che abbraccia l’intera supply chain e addirittura interi settori o mercati. Si parla di ecosistemi di dati (data ecosystems) e data spaces (come Gaia-X o l’esempio di Catena-X nell’automotive), dove diversi attori possono condividere dati (inclusi quelli primari sul carbonio) in modo sicuro, standardizzato e sovrano. Questo permette non solo una carbon accounting accuratissima lungo tutta la filiera, ma apre a casi d’uso impensabili prima: identificare le opportunità di riduzione più efficaci ed economiche nell’intero ecosistema, combattere il “carbon leakage” (lo spostamento delle emissioni altrove), promuovere decisioni collettive più consapevoli.

Quattro ingranaggi metallici lucidi, perfettamente interconnessi e in movimento, fotografia macro, obiettivo 85mm, illuminazione drammatica da studio con forti contrasti, alta definizione dei dettagli metallici, simboleggiano l'integrazione, l'interoperabilità e la precisione del framework proposto.

Cosa Significa Tutto Questo per Noi?

Significa che siamo alle soglie di una vera rivoluzione nella gestione delle supply chain. L’automazione non riguarderà più solo l’efficienza operativa classica (costi, tempi), ma integrerà nativamente le metriche di sostenibilità. Potremo avere sistemi che prendono decisioni automatiche basate *anche* sull’impatto ambientale, grazie a dati affidabili e condivisi.

Questo può finalmente risolvere il “problema dei limoni” (citando Akerlof) applicato alla sostenibilità: oggi è difficile distinguere un prodotto veramente “verde” da uno che fa solo greenwashing, perché mancano informazioni verificabili. Con sistemi di condivisione automatizzata basati su dati primari e tecnologie come la blockchain, potremmo finalmente avere trasparenza e fiducia. Questo incentiverebbe le aziende a investire davvero in processi sostenibili, sapendo che il mercato può riconoscerlo e premiarlo.

Certo, la strada non è priva di sfide. Non tutte le aziende, specialmente le PMI, hanno lo stesso livello di maturità digitale. Servirà un approccio olistico, che combini le giuste tecnologie (non basta una soluzione singola, serve un’architettura pensata bene) e affronti anche gli aspetti non tecnici, come la creazione di fiducia, la definizione di regole di governance chiare e magari un quadro normativo che faciliti questa condivisione.

Paesaggio grandangolare, obiettivo 15mm, che mostra una fila di turbine eoliche moderne su una collina verde accanto a un data center con luci bluastre visibili di notte, lunga esposizione, cielo stellato limpido, scie luminose di stelle, nuvole leggermente mosse, simboleggia la fusione sinergica tra energia sostenibile e infrastruttura tecnologica digitale (Twin Transformation).

Il Futuro è Adesso (o Quasi)

Insomma, superare i confini organizzativi nella condivisione dei dati sul carbonio non è solo una necessità imposta dalle normative o dal mercato, ma un’opportunità incredibile per rendere le nostre supply chain più intelligenti, resilienti e, soprattutto, sostenibili. È un passo fondamentale verso un’economia a basse emissioni.

Il framework che vi ho raccontato offre una bussola per navigare questa complessità, mostrando come le tecnologie digitali, usate in modo strategico e combinato, possano davvero fare la differenza. Stiamo costruendo le fondamenta per un futuro in cui le decisioni aziendali e i flussi economici tengano conto, in modo automatico e trasparente, del loro impatto sul pianeta. Non è affascinante? Io credo di sì.

Fonte: Springer

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