Il Caldo Abbraccio che Salva: Storie di Neonati e Cura Termica nelle Slum del Ghana
Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio un po’ diverso, un viaggio che tocca corde profonde e ci ricorda quanto sia preziosa e fragile la vita appena nata. Parleremo di neonati, di calore, di sopravvivenza e di pratiche quotidiane che possono fare la differenza tra la vita e la morte, specialmente in contesti difficili come le slum urbane. Mi sono imbattuto in uno studio affascinante condotto in due grandi slum del Ghana meridionale, Ashaiman e Sodom and Gomorrah ad Accra, e quello che è emerso mi ha fatto riflettere molto.
Un Mondo Fragile: L’Importanza del Primo Mese
Immaginate: un bambino viene al mondo. Dopo nove mesi nel calore protetto del grembo materno, si trova improvvisamente in un ambiente completamente nuovo. Il suo corpicino non è ancora capace di regolare la temperatura come facciamo noi adulti. È incredibilmente vulnerabile al freddo, una condizione chiamata ipotermia, che può essere pericolosissima, persino fatale. Pensate che nel 2020, ben 2,4 milioni di neonati non ce l’hanno fatta a superare il primo mese di vita. E quasi la metà di tutte le morti infantili sotto i cinque anni avviene proprio in questo periodo critico. L’Africa subsahariana, purtroppo, paga un prezzo altissimo.
Ecco perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) insiste tanto sulla “cura termica appropriata”. Cosa significa? Sono gesti semplici ma fondamentali:
- Asciugare (tamponare) e avvolgere il neonato immediatamente dopo la nascita, ancora prima che esca la placenta.
- Favorire il contatto pelle a pelle con la mamma fin da subito. Quel calore naturale è un toccasana!
- Ritardare il primo bagnetto di almeno 24 ore.
Queste pratiche, parte di un pacchetto più ampio chiamato Essential Newborn Care (ENBC), potrebbero ridurre le morti neonatali fino al 71%! Sembra incredibile, vero? Eppure, mantenere il bambino in un ambiente “termo-neutro” (tra 36.5 e 37.5 gradi Celsius) è cruciale. Quando un neonato ha freddo, il suo corpo deve lavorare di più, consumando più ossigeno e glucosio, e questo stress può compromettere la sua salute.
La Realtà nelle Slum Urbane del Ghana
Lo studio che ho letto si è concentrato proprio su questo: come se la cavano le mamme e i neonati nelle slum di Accra? Queste aree, nate dalla rapida urbanizzazione, ospitano quasi il 40% della popolazione urbana del Ghana. Sono luoghi spesso sovraffollati, con scarse condizioni igieniche, accesso limitato all’acqua pulita e alle cure sanitarie. Insomma, un ambiente che rende la cura termica ancora più difficile, ma anche più necessaria.
I ricercatori hanno usato un approccio misto: hanno intervistato 279 mamme con neonati (0-28 giorni) scelte a caso e hanno organizzato 14 focus group e 13 interviste approfondite con mamme, levatrici tradizionali, caregiver, leader comunitari e personale sanitario. Volevano capire non solo i numeri, ma anche le storie, le credenze, le difficoltà.

Cosa Hanno Scoperto? Una Pratica Lontana dalle Raccomandazioni
I risultati, devo dire, sono stati un po’ sconfortanti. Solo circa un quarto (24.7%) dei neonati in queste slum riceveva quella che possiamo definire una “cura termica appropriata” (cioè, essere asciugati/tamponati prima dell’espulsione della placenta E avere il primo bagnetto ritardato di almeno 24 ore). Vediamo qualche dettaglio in più:
- Asciugare e Avvolgere Subito: Meno della metà dei bambini (48.7%) veniva asciugato o tamponato subito dopo la nascita, prima della placenta. E solo il 35.5% veniva avvolto in quel momento cruciale. Spesso si usavano i vestiti della mamma (40.9%) o di altre donne (32.2%) per avvolgerli.
- Contatto Pelle a Pelle: Qui le cose andavano un po’ meglio, con circa il 64.2% dei neonati che beneficiava del contatto pelle a pelle immediato con la mamma. Un gesto fondamentale per il calore, la calma e il legame.
- Il Bagnetto Ritardato? Un Tabù Culturale: Questo è stato il punto più critico. Meno della metà (42.3%) aspettava le 24 ore raccomandate per il primo bagnetto. La maggioranza (57%) faceva il bagno al neonato quasi subito, entro le prime 23 ore. Perché?
Le Ragioni Dietro le Scelte: Cultura e Credenze
Ed è qui che le interviste qualitative ci hanno aperto un mondo. È emerso che la pratica del bagnetto immediato è profondamente radicata nella cultura e nelle tradizioni locali. Molte mamme e leader comunitari mi hanno raccontato (attraverso le trascrizioni dello studio, ovviamente!) che il bagnetto è visto come un rito di benvenuto, un modo per “purificare” il bambino dal sangue, dai fluidi del parto, percepiti come “sporco” o “inquinamento”. C’era la forte convinzione che non lavare subito il bambino potesse causargli cattivo odore in futuro.
“Il bagno immediato fa parte della nostra cultura,” ha detto un leader comunitario. “Tutto lo sporco, il sangue, l’inquinamento devono essere lavati via… altrimenti avrà cattivo odore.” Un’altra mamma ha aggiunto: “Se non lo lavi subito dopo il parto, crescerà con l’odore del corpo, così mi ha detto mia madre.”
Interessante notare una sorta di “compromesso” emergente: alcuni operatori sanitari consigliavano di fare un primo bagno subito dopo la nascita, ma poi di limitarsi a pulire il bambino con un panno umido fino alla caduta del cordone ombelicale. Una soluzione pragmatica, forse, ma ancora lontana dalle linee guida ottimali che sottolineano i benefici del vernix caseosa (quella patina biancastra sui neonati), che in realtà protegge, idrata e ha proprietà antimicrobiche!

La conoscenza sui rischi dell’ipotermia e sui benefici del bagnetto ritardato sembrava scarsa o, comunque, non abbastanza forte da superare le credenze tradizionali.
Chi Riesce a Fare Meglio? Fattori Chiave
Lo studio ha anche cercato di capire se ci fossero fattori che favorivano una cura termica più appropriata. E sì, qualcosa è emerso:
- Età della Mamma: Le mamme un po’ più grandi (25-34 anni e 35-44 anni) avevano maggiori probabilità di seguire le pratiche corrette rispetto alle mamme molto giovani (sotto i 25 anni). Forse più esperienza, o maggiore accesso a informazioni?
- Assistenza Qualificata al Parto: Questo è stato un fattore potentissimo! Le mamme che partorivano con personale qualificato (medici, ostetriche) avevano una probabilità 20 volte maggiore di praticare una cura termica adeguata rispetto a chi partoriva a casa con assistenti non qualificati. L’assistenza qualificata significa accesso a informazioni corrette e pratiche standard.
- Vicinanza ai Servizi Sanitari: Anche la distanza contava. Le mamme che vivevano più vicine (entro 1-2 km) a una struttura sanitaria avevano maggiori probabilità di adottare cure corrette rispetto a quelle che vivevano più lontano (3-5 km o oltre). La vicinanza facilita l’accesso alle cure prenatali e al parto assistito.
- Altri Fattori: Inizialmente sembravano contare anche lo stato civile e la provenienza geografica, ma analizzando più a fondo, questi fattori perdevano significatività rispetto agli altri. Anche l’educazione e un numero adeguato di visite prenatali (ANC) sono risultati importanti.
Cosa Possiamo Imparare e Cosa Fare?
Questo studio ci lancia un messaggio chiaro: nelle slum urbane del Ghana, la cura termica appropriata per i neonati è ancora troppo rara. C’è un mix complesso di fattori demografici, socio-economici e comportamentali in gioco. Le credenze culturali sul bagnetto immediato sono un ostacolo significativo.
Allora, come migliorare? Le raccomandazioni dello studio puntano su alcune direzioni precise:
- Rafforzare le Cure Prenatali (ANC): È qui che le mamme possono ricevere informazioni cruciali, soprattutto quelle più giovani (primigravide).
- Promuovere il Parto Assistito da Personale Qualificato: È fondamentale per garantire pratiche sicure e corrette al momento della nascita.
- Migliorare il Counselling: Bisogna parlare con le mamme, spiegare i benefici del ritardare il bagno, del contatto pelle a pelle, dell’asciugare e avvolgere subito. E bisogna farlo in modo sensibile alle credenze culturali.
- Campagne di Comunicazione Mirate: Servono campagne specifiche per le slum, che coinvolgano non solo le mamme ma anche le famiglie, i leader comunitari e gli stessi operatori sanitari, per promuovere un cambiamento di comportamento basato sulla comprensione delle barriere e dei facilitatori locali. Il concetto di “scuole di gravidanza” per l’apprendimento tra pari potrebbe essere rafforzato.

Insomma, la strada è ancora lunga, ma sapere dove intervenire è il primo passo. Proteggere questi piccoli appena arrivati nel mondo, garantire loro il calore e le cure di cui hanno disperatamente bisogno, è una responsabilità che ci riguarda tutti. Spero che questo racconto vi abbia interessato e fatto riflettere quanto ha fatto riflettere me.
Fonte: Springer
