Motori della Crescita USA: Sveliamo i Segreti dell’Economia Americana tra Commercio, Capitale e Lavoro!
Amici appassionati di economia (e non solo!), oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante nel cuore pulsante dell’economia statunitense. Ci siamo mai chiesti cosa faccia davvero la differenza nella performance economica di un colosso come gli Stati Uniti? Beh, io sì, e ho deciso di vederci chiaro, analizzando un bel po’ di dati dal 1980 al 2021. Tenetevi forte, perché quello che ho scoperto è davvero interessante e, per certi versi, sorprendente!
L’idea di base era capire come i cosiddetti “termini di scambio” (in gergo tecnico, TOT – Terms of Trade), insieme a fattori classici come il capitale, la forza lavoro e gli investimenti, influenzino la crescita economica degli USA, sia nel breve che nel lungo periodo. E non mi sono accontentato dei termini di scambio generici, no! Ho voluto scomporli per vedere l’effetto specifico di diverse categorie: computer e comunicazione, carburanti, prodotti alimentari e beni generici. Per fare tutto questo, mi sono affidato a un modello econometrico piuttosto sofisticato chiamato ARDL (Autoregressive Distributed Lag), che è un po’ come avere una lente d’ingrandimento speciale per osservare queste dinamiche complesse.
Cosa sono questi “Termini di Scambio” e perché sono importanti?
Prima di addentrarci nei risultati, facciamo un piccolo passo indietro. I termini di scambio, in parole povere, misurano il rapporto tra i prezzi delle esportazioni di un paese e i prezzi delle sue importazioni. Se i prezzi di ciò che vendiamo al mondo (export) aumentano più velocemente dei prezzi di ciò che compriamo (import), i nostri termini di scambio migliorano. Questo, intuitivamente, dovrebbe essere una buona cosa per l’economia, no? Ma come vedremo, la realtà è un po’ più sfumata.
Dalla mia analisi è emerso un quadro chiaro: quando parliamo di TOT computer e comunicazione e TOT alimentari, gli Stati Uniti si comportano principalmente come un paese esportatore. In pratica, vendono al mondo più tecnologia e cibo (in termini di valore relativo) di quanto ne importino. Al contrario, per quanto riguarda i TOT carburanti e i TOT beni generici, la tendenza è più orientata all’importazione. Questo già ci dà un primo indizio su come diverse dinamiche commerciali possano impattare l’economia.
Il Lungo Cammino verso l’Equilibrio: Cosa Dicono i Dati?
Una delle prime cose che ho verificato è se queste variabili fossero “stabili” nel tempo o se avessero bisogno di qualche aggiustamento per essere analizzate correttamente. I test (tecnicamente chiamati “unit root test”) hanno confermato che tutte le variabili diventano stazionarie dopo una “prima differenza”, un gergo per dire che abbiamo guardato alle loro variazioni piuttosto che ai loro livelli assoluti. Questo è fondamentale per non prendere fischi per fiaschi nelle analisi successive.
Poi, il test di ARDL (Bounds test) ha confermato quello che speravo: esiste una relazione di lungo periodo tra la crescita economica (misurata dal PIL) e tutte queste variabili che ho preso in considerazione. Insomma, non si muovono a caso l’una rispetto all’altra, ma tendono a convergere verso un equilibrio nel tempo.
E qui arrivano le scoperte più succose per il lungo periodo:
- I TOT carburanti e i TOT alimentari hanno un effetto negativo sulla crescita economica USA. Sorpresi? Un aumento dell’1% nei TOT carburanti e alimentari porta a una diminuzione della crescita rispettivamente dello 0.04% e 0.03%. Questo potrebbe significare che prezzi più alti dei carburanti pesano sui costi di produzione e che l’esportazione di prodotti alimentari da altri paesi riduce la spesa dei consumatori interni o che la struttura di queste esportazioni/importazioni non è ottimale per la crescita.
- Al contrario, i TOT beni generici e i TOT computer e comunicazione danno una spinta positiva alla crescita. Un aumento dell’1% nei TOT beni porta a un +0.04% di crescita, mentre per computer e comunicazione si ha un +0.03%. Questo ha senso: se gli USA ottengono prezzi migliori per i beni che esportano o se il settore tecnologico, cruciale e in espansione, gode di termini di scambio favorevoli, l’economia ne beneficia.
Ma non è finita qui! Come c’era da aspettarsi, capitale, forza lavoro e investimenti si confermano motori potentissimi della crescita economica statunitense. Un aumento dell’1% nel capitale lordo, ad esempio, si traduce in un notevole +28% di crescita economica! Anche la forza lavoro (+11.17%) e gli investimenti (+0.009%) giocano un ruolo cruciale, sebbene l’impatto diretto degli investimenti (intesi come flusso) sembri più modesto in questa specifica analisi rispetto allo stock di capitale.
Un dato che fa riflettere è l’impatto del commercio di azioni (stock trade): un aumento dell’1% in questo ambito sembra ridurre la crescita economica dello 0.29%. Forse un segnale che non tutta l’attività finanziaria si traduce direttamente in crescita reale, o che una sua eccessiva volatilità può avere effetti frenanti?

Questi risultati ci dicono che la crescita economica è una faccenda complessa, un delicato equilibrio di molti fattori. Non basta guardare a un singolo aspetto, ma bisogna considerare l’intero “ecosistema” economico.
Dinamiche di Breve Periodo e la Corsa verso l’Equilibrio
E nel breve periodo, cosa succede? Qui entra in gioco il Modello di Correzione dell’Errore (ECM), che ci dice quanto velocemente l’economia torna al suo equilibrio di lungo periodo dopo uno shock. Bene, i risultati mostrano un tasso di aggiustamento dell’87% dal breve al lungo periodo. Questo significa che l’economia USA ha una buona capacità di “riassorbire” gli squilibri, anche se questo processo richiede tempo e la maggior parte dell’aggiustamento avviene, appunto, nel lungo periodo.
Nel breve termine, i TOT beni continuano a mostrare un impatto positivo sulla crescita, mentre i TOT carburanti confermano il loro effetto frenante. Questo suggerisce che le dinamiche legate ai prezzi dei beni manifatturati e dei carburanti hanno riflessi quasi immediati sull’andamento economico.
Chi Influenza Chi? Il Test di Causalità di Granger
Un altro strumento che ho utilizzato è il test di causalità di Granger (nella sua versione Toda-Yamamoto, per i più tecnici). Questo test ci aiuta a capire se una variabile può “prevedere” l’andamento di un’altra. I risultati sono illuminanti: il PIL (cioè la crescita economica) ha un impatto causale sui termini di scambio per computer e comunicazione, sui termini di scambio per i beni, sulla forza lavoro, sul capitale lordo e sul commercio di azioni. In pratica, è la crescita economica stessa a trainare e influenzare significativamente questi importanti settori e fattori.
Curiosamente, il PIL non sembra “causare” direttamente i termini di scambio per alimentari e carburanti, né gli investimenti aggregati. Questo non significa che non ci sia relazione, ma che la direzione della causalità principale, secondo questo test, va dal PIL verso gli altri fattori menzionati prima.
Visualizzare l’Impatto: Funzioni di Risposta agli Impulsi
Per rendere le cose ancora più chiare, ho dato un’occhiata alle cosiddette “funzioni di risposta agli impulsi”. Immaginate di dare una piccola “scossa” al PIL: come reagiscono le altre variabili nel tempo? Beh, ho osservato un trend generalmente positivo e crescente nell’effetto del PIL sui TOT beni, TOT computer e comunicazione e TOT alimentari. Questo significa che una crescita del PIL tende a migliorare ulteriormente questi termini di scambio, in un circolo virtuoso, specialmente per i settori orientati all’export o tecnologicamente avanzati.
Al contrario, per i TOT carburanti, la tendenza è al ribasso. Questo è un segnale molto interessante: suggerisce che man mano che l’economia USA cresce, la sua dipendenza relativa dai carburanti importati (o l’impatto dei loro prezzi) potrebbe diminuire. Forse grazie a una maggiore efficienza energetica, alla diversificazione delle fonti o a un passaggio verso energie rinnovabili? È una pista da approfondire!

Ho anche verificato la stabilità del mio modello con test specifici (CUSUM e CUSUM square, e l’analisi delle radici della matrice companion). Senza scendere in dettagli troppo tecnici, posso dirvi che il modello si è dimostrato robusto e affidabile, il che dà ulteriore solidità ai risultati che vi ho presentato.
Cosa Ci Portiamo a Casa da Questa Analisi?
Diciamocelo chiaramente: il commercio internazionale è una leva potentissima per lo sviluppo. Questo studio, focalizzato sugli USA, ci mostra alcune dinamiche chiave:
- Gli Stati Uniti sono prevalentemente esportatori quando si tratta di tecnologia (computer e comunicazione) e alimentari, ma più orientati all’import per carburanti e beni generici.
- Nel lungo periodo, termini di scambio favorevoli per beni e tecnologia spingono la crescita, mentre quelli per carburanti e alimentari (nella loro configurazione attuale) sembrano frenarla.
- Capitale, lavoro e investimenti restano pilastri fondamentali della crescita.
- L’economia ha una sua inerzia e tende a correggere gli squilibri, ma l’aggiustamento è un processo che richiede tempo.
- La crescita del PIL stesso è un motore che influenza positivamente molti altri aspetti dell’economia, inclusi alcuni termini di scambio.
La scoperta che i TOT carburanti hanno un impatto negativo e che la crescita del PIL tende a ridurre questa dipendenza nel tempo è particolarmente rilevante. Sottolinea l’importanza strategica per gli Stati Uniti (e per molti altri paesi, direi!) di investire nel settore tecnologico per ridurre la dipendenza dalle importazioni di carburanti, migliorare il commercio internazionale e promuovere una crescita economica sostenuta. Questo non solo per ragioni economiche, ma anche ambientali e di sicurezza energetica.
Certo, ogni studio ha i suoi limiti. Il mio si concentra su dati USA fino al 2021 e su un set specifico di variabili e modelli. Ricerche future potrebbero ampliare l’orizzonte temporale, includere altri fattori o usare metodologie diverse per arricchire ulteriormente la nostra comprensione.
Spero che questo “tuffo” nei numeri dell’economia USA vi sia piaciuto e vi abbia offerto qualche spunto di riflessione. L’economia è una materia viva, in continua evoluzione, e cercare di capirne i meccanismi è un’avventura intellettuale sempre stimolante!
Fonte: Springer
