Foresta di giovani abeti rossi (Norway spruce) in Norvegia, luce mattutina diffusa che filtra tra i rami, alcuni alberi più alti dominanti, altri più piccoli e fitti. Obiettivo grandangolare 24mm, messa a fuoco nitida, leggera profondità di campo per separare gli alberi in primo piano dal fondo più sfocato, atmosfera fresca e umida.

Abeti Rossi Norvegesi: Viaggio nel Cuore della Crescita Accelerata delle Giovani Foreste

Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante tra le giovani foreste di abete rosso della Norvegia. Sapete, l’abete rosso (Picea abies, per i più tecnici) è una vera e propria colonna portante per la selvicoltura norvegese, rappresentando gran parte del raccolto annuale e dell’incremento forestale. Non solo, gioca un ruolo cruciale anche nella mitigazione del cambiamento climatico, assorbendo tonnellate di CO2 ogni anno.

Ma come crescono questi alberi, specialmente quando sono giovani? E questa crescita sta cambiando nel tempo, magari a causa del clima che muta o di altri fattori? Sono domande fondamentali, perché per prevedere il futuro delle nostre foreste – quanto legno produrranno, quanto carbonio immagazzineranno – abbiamo bisogno di modelli di crescita accurati e aggiornati.

Ecco perché mi sono tuffato (metaforicamente, s’intende!) in uno studio approfondito, analizzando dati provenienti da 58 diverse piantagioni di abete rosso sparse in tre regioni chiave della Norvegia: Vestfold, Innlandet e Trøndelag. L’obiettivo? Capire meglio le caratteristiche di crescita di questi giovani alberi e sviluppare nuovi strumenti per prevederla.

Perché Concentrarsi sui Giovani Abeti?

Potreste chiedervi: perché proprio le giovani piantagioni? Beh, i modelli di crescita forestale spesso iniziano le loro simulazioni quando gli alberi raggiungono una certa dimensione, tipicamente un diametro di 5 cm a petto d’uomo (il famoso DBH, Diameter at Breast Height). Ma per avere un quadro completo dell’intero ciclo di vita della foresta, dalla piantumazione al taglio finale, dobbiamo sapere quanto tempo ci mettono gli alberi a raggiungere quella soglia iniziale.

Inoltre, capire la dinamica di crescita dei giovani soprassuoli è vitale per pianificare interventi selvicolturali come i diradamenti, ma anche per statistiche più ampie a livello regionale e nazionale. Fino ad oggi, ci si basava ancora su dati e studi piuttosto datati, risalenti agli anni ’70 (come quelli di Bergan e Braastad). Ma il mondo è cambiato da allora, il clima è cambiato, e sospettavamo che anche la crescita degli alberi potesse essere diversa. C’era un vuoto di informazioni sulla crescita attuale prima che gli alberi raggiungessero la fase “adulta” per i modelli.

Un altro tassello mancante era la capacità di prevedere come si distribuiscono i diametri degli alberi all’interno di una giovane piantagione. Immaginate una foresta: non tutti gli alberi sono uguali, alcuni sono più grossi, altri più piccoli. Conoscere questa distribuzione è fondamentale per simulazioni più dettagliate, magari albero per albero. Ebbene, per le giovani piantagioni di abete rosso in Norvegia, mancavano strumenti per fare queste previsioni.

Il Nostro Approccio: Dati sul Campo e Nuovi Modelli

Quindi, armati di buona volontà e strumenti di misurazione, tra il 2020 e il 2021 abbiamo selezionato queste 58 piantagioni. I criteri erano chiari: dovevano essere impianti artificiali, dominati dall’abete rosso, ben attecchiti, sani e con un’età nota (tra 11 e 27 anni nel nostro caso). Era importante che gli alberi dominanti avessero raggiunto almeno 5 cm di DBH. Abbiamo scelto soprassuoli rappresentativi, piantati con materiale proveniente da semi locali (stand-origin seeds), per poter confrontare i risultati con studi passati senza l’influenza di materiale genetico migliorato.

In ogni piantagione, abbiamo delimitato un’area circolare di 100 m² e misurato il diametro di tutti gli alberi presenti. Poi abbiamo selezionato alcuni alberi campione – sia quelli dominanti (i più grossi) sia quelli di dimensioni medie – li abbiamo abbattuti (sì, a volte la scienza richiede sacrifici!) e misurato l’altezza totale e la crescita annuale in altezza, analizzando gli internodi e contando gli anelli a diverse altezze. Abbiamo anche prelevato dei dischi di legno a 1.3 metri di altezza (petto d’uomo) per determinare esattamente quanti anni ci sono voluti per raggiungere i fatidici 5 cm di diametro.

Primo piano di un disco di tronco di abete rosso appena tagliato, posato su muschio verde nel bosco. Si vedono chiaramente gli anelli di crescita annuali. Luce naturale filtrata dagli alberi circostanti, obiettivo macro 60mm, alta definizione dei dettagli degli anelli e della texture del legno.

Abbiamo raccolto anche dati sulla stazione: qualità del sito (usando l’indice H40, comune in Norvegia, e convertendolo anche nel più internazionale SI100), densità degli alberi, presenza di latifoglie, altitudine, esposizione… insomma, tutto ciò che poteva influenzare la crescita.

Con tutti questi dati, ci siamo messi al lavoro per costruire i modelli. Abbiamo usato approcci statistici avanzati (modellistica non lineare mista, modellistica lineare generalizzata mista) per:

  • Prevedere l’altezza totale degli alberi in funzione dell’età, della qualità del sito, della densità, dell’altitudine, dell’esposizione e della classe dimensionale dell’albero (dominante o medio).
  • Modellare il numero di anni necessari per raggiungere 5 cm di DBH, usando variabili simili.
  • Tentare di prevedere la distribuzione dei diametri all’interno della piantagione, sperimentando con diverse funzioni matematiche (come la Weibull a tre parametri e la Johnson’s SB) e cercando di collegare i parametri di queste distribuzioni alle caratteristiche del soprassuolo (età, densità, altezza dominante, ecc.).

Risultati Sorprendenti: Crescita Accelerata!

E qui arriva la parte interessante! I nostri modelli hanno confermato quello che sospettavamo: i giovani abeti rossi oggi crescono più velocemente rispetto a quanto riportato negli studi degli anni ’60 e ’70.

Ad esempio, per raggiungere l’altezza di petto d’uomo (1.3 metri), i nostri modelli indicano che ci vogliono in media tra 8 e 10 anni per gli alberi medi e tra 7 e 9 anni per quelli dominanti, a seconda della qualità del sito. Questi tempi sono nettamente inferiori a quelli stimati decenni fa da Braastad (che andavano da 9 a 17 anni per i dominanti a seconda del sito!).

Anche il traguardo dei 5 cm di DBH viene raggiunto prima: in media tra 12 e 18 anni per gli alberi medi e tra 11 e 16 anni per i dominanti.

Giovane piantagione di abete rosso in Norvegia vista dall'alto con un drone. Si notano alberi di altezze diverse che crescono vigorosamente. Luce solare diretta che crea ombre nette, obiettivo grandangolare 20mm, messa a fuoco nitida sull'intera piantagione.

Questa crescita accelerata è probabilmente dovuta a una combinazione di fattori legati alle migliorate condizioni di crescita negli ultimi decenni. Il cambiamento climatico, con temperature più miti, potrebbe giocare un ruolo, specialmente alle altitudini maggiori e nelle regioni settentrionali, anche se in altre aree potrebbe aumentare lo stress idrico. Inoltre, la deposizione di azoto atmosferico (un effetto dell’inquinamento) in alcune zone ha dimostrato di poter “fertilizzare” le foreste, incrementando la crescita. Sicuramente non è dovuto a materiale genetico migliorato, visto che abbiamo usato piantagioni da seme locale standard.

È interessante notare che, mentre la crescita generale è più rapida, la differenza nei tempi di crescita tra siti di qualità diversa sembra essersi ridotta rispetto al passato, specialmente nelle primissime fasi. Una possibile spiegazione? Le condizioni migliori favoriscono anche la vegetazione competitrice (erbe, felci, rovi), che può rallentare gli abeti nei primi anni, soprattutto sui siti più fertili, finché questi non riescono a “svettare”.

Il Puzzle della Distribuzione dei Diametri

Se modellare l’altezza e il tempo per raggiungere i 5 cm di DBH ha dato ottimi risultati, prevedere la distribuzione dei diametri si è rivelato più complicato. Siamo riusciti a creare modelli che legano i parametri delle distribuzioni (Weibull, Johnson’s SB) a caratteristiche misurabili del soprassuolo come età, densità, altezza dominante. Questo è già un passo avanti, perché prima non c’erano strumenti del genere per le giovani piantagioni norvegesi.

Tuttavia, quando abbiamo confrontato le distribuzioni previste dai nostri modelli con quelle effettivamente misurate sul campo, le differenze erano spesso significative. Perché? Probabilmente a causa della grande variabilità e irregolarità delle distribuzioni reali in questi giovani soprassuoli. Spesso c’erano “buchi”, classi di diametro senza alberi. Anche la dimensione relativamente piccola delle nostre aree di saggio (100 m²) potrebbe aver contribuito: su aree piccole è più facile avere distribuzioni “strane”.

Grafico statistico che mostra diverse curve di distribuzione dei diametri (DBH) per giovani abeti rossi. Una curva rappresenta i dati osservati (irregolare), un'altra una distribuzione teorica fittata (più liscia, es. Weibull o Johnson SB), e una terza la distribuzione predetta dal modello. Grafico pulito su sfondo bianco, alta leggibilità.

Nonostante queste difficoltà, aver sviluppato dei modelli, anche se imperfetti, è comunque un progresso importante.

Cosa Ci Portiamo a Casa?

Questo studio ci fornisce strumenti aggiornati e più accurati per prevedere l’altezza e i tempi di sviluppo iniziali (fino a 5 cm DBH) delle giovani piantagioni di abete rosso in Norvegia. Questo è fondamentale per:

  • Migliorare le simulazioni di crescita e resa future.
  • Stimare con più precisione l’accumulo di carbonio.
  • Pianificare meglio gli interventi selvicolturali.
  • Avere statistiche più realistiche sull’età e lo stadio di sviluppo delle foreste (cosa importante anche per l’Inventario Forestale Nazionale Norvegese, che spesso deve stimare l’età totale basandosi sull’età a petto d’uomo).

Abbiamo anche fatto un primo passo verso la previsione delle distribuzioni diametriche, anche se qui c’è ancora lavoro da fare.

Uno Sguardo al Futuro

La ricerca non si ferma qui. Sarebbe utile confermare questi risultati su un numero maggiore di siti, data la grande variabilità delle foreste norvegesi. E per migliorare la previsione delle distribuzioni diametriche, un futuro studio potrebbe considerare aree di campionamento più grandi.

Insomma, studiare come crescono le nostre foreste è un’avventura continua, essenziale per gestirle al meglio in un mondo che cambia. Spero che questo piccolo spaccato sulla vita dei giovani abeti rossi norvegesi vi abbia incuriosito!

Fonte: Springer

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