Tunnel Sotto i Fiumi: Come l’Arenaria Siltosa Mette alla Prova la Stabilità nel Tempo
Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante nel cuore della terra, o meglio, sotto i fiumi, dove costruiamo opere incredibili come i tunnel delle metropolitane. Ma avete mai pensato a cosa succede alle rocce che scaviamo, nel lungo periodo? Non parlo di terremoti o eventi catastrofici, ma di un nemico più subdolo e silenzioso: il creep, o scorrimento viscoso.
Immaginate una roccia che, anche sotto un carico costante e inferiore alla sua resistenza immediata, continua a deformarsi lentamente nel tempo. Sembra fantascienza? Assolutamente no! È un fenomeno reale e cruciale per la sicurezza e la durata delle nostre infrastrutture. In particolare, voglio parlarvi di un tipo di roccia un po’ “speciale”: l’arenaria siltosa fangosa (muddy siltstone in inglese).
Cos’è questa Arenaria Siltosa Fangosa e Perché Ci Interessa?
Questa roccia è un mix interessante, a metà strada tra un’arenaria (più resistente) e un’argillite (più morbida e deformabile). Si trova spesso negli strati attraversati dalle metropolitane, ad esempio in alcune zone della Cina centrale dove abbiamo concentrato i nostri studi, specificamente per un tratto della linea 6 della metropolitana di Changsha che passa sotto il fiume Liuyang.
Il problema? Questa roccia è nota per essere un po’ instabile nel tempo. Tende a combinare le caratteristiche di entrambe le sue “parenti”, ma non sempre nel modo migliore per noi ingegneri! Capire come si comporta sotto stress prolungato è fondamentale per garantire che un tunnel rimanga stabile e sicuro per decenni. Pensateci: una metropolitana deve funzionare per 50, 100 anni o più! Non possiamo permetterci sorprese dovute a deformazioni lente ma continue.
Mettere alla Prova la Roccia: I Test di Creep
Per capire veramente come si deforma l’arenaria siltosa fangosa, non basta guardarla. Bisogna metterla alla prova! Abbiamo preso dei campioni di questa roccia, prelevati direttamente dal sito del tunnel, e li abbiamo sottoposti a test di compressione uniassiale con carico graduale in laboratorio. In pratica, abbiamo applicato un carico costante per un certo periodo (ben 120 ore per ogni livello di stress!) e misurato con precisione millimetrica come il campione si deformava. Poi abbiamo aumentato il carico e ripetuto l’operazione, fino a portare il campione alla rottura.
Cosa abbiamo osservato? È stato illuminante! L’arenaria siltosa fangosa mostra un comportamento di creep complesso, che possiamo dividere in tre fasi principali:
- Creep Decrescente (Decaying Creep): Appena applichiamo il carico, la roccia si deforma abbastanza velocemente, ma poi la velocità di deformazione rallenta. È come se la roccia si “assestasse” inizialmente.
- Creep Stazionario (Steady Creep): Dopo la fase iniziale, la deformazione continua a un ritmo più o meno costante. A bassi livelli di stress, questa velocità può essere quasi zero, ma a stress più alti, la roccia continua a deformarsi lentamente ma inesorabilmente.
- Creep Accelerato (Accelerated Creep): Quando il carico si avvicina alla resistenza ultima della roccia, la deformazione accelera esponenzialmente. Le microfratture interne iniziano a propagarsi rapidamente, la struttura della roccia cede e… boom! Rottura. È in questa fase che avviene la maggior parte della deformazione totale da creep.
Questi test ci hanno dato una mole enorme di dati preziosi sulle caratteristiche intrinseche di questa roccia.

Come Tradurre Tutto Questo in Numeri? Il Modello Matematico
Avere i dati è fantastico, ma per poter prevedere il comportamento del tunnel nel suo complesso, ci serve un modello matematico, un’equazione che descriva queste tre fasi del creep. Esistono modelli classici, come il modello di Burgers o quello di Nishihara, che funzionano abbastanza bene per le prime due fasi (creep decrescente e stazionario). Il problema è che questi modelli sono “lineari” e faticano a rappresentare la fase di creep accelerato, che è fortemente non lineare.
Qui entra in gioco la nostra innovazione. Basandoci sul modello di Burgers, abbiamo introdotto un concetto chiamato “danneggiamento” (damage) e alcuni componenti non lineari. In pratica, abbiamo creato un nuovo modello di creep non lineare con danneggiamento. Questo modello tiene conto del fatto che, superata una certa soglia di stress, la roccia non solo si deforma, ma inizia a danneggiarsi internamente in modo progressivo, portando all’accelerazione finale. Abbiamo “tarato” questo modello usando i dati dei nostri esperimenti e abbiamo visto che riesce a descrivere in modo molto più accurato l’intero processo di creep, specialmente la critica fase accelerata.
Dal Laboratorio al Tunnel Vero e Proprio: La Simulazione 3D
Ok, abbiamo un modello che funziona bene su un campioncino di roccia in laboratorio (stato 1D). Ma un tunnel è una struttura complessa, tridimensionale (3D), immersa in diversi strati di terreno, con la presenza di acqua (siamo sotto un fiume!) e con il rivestimento stesso del tunnel che interagisce con la roccia. Come passare dal modello 1D alla realtà 3D?
Abbiamo esteso matematicamente il nostro modello di creep non lineare per tener conto delle condizioni di stress tridimensionali. Poi, abbiamo usato un potente software di simulazione chiamato COMSOL Multiphysics. Abbiamo costruito un modello virtuale del tratto di tunnel sotto il fiume Liuyang, completo di:
- Geometria del tunnel (doppia canna, distanza, profondità).
- Stratigrafia del terreno (diversi strati con le loro proprietà meccaniche).
- Presenza dell’acqua del fiume e del suo flusso (accoppiamento fluido-struttura).
- Il nostro modello di creep implementato per lo strato di arenaria siltosa fangosa.
Abbiamo simulato l’intero processo: scavo del tunnel (prima la canna destra, poi la sinistra, come nella realtà), installazione del rivestimento e poi abbiamo “lasciato passare il tempo” nella simulazione (fino a 500 giorni) per vedere come il creep della roccia influenzava la stabilità e la deformazione del tunnel.

Cosa Ci Dice la Simulazione? Stress e Deformazioni nel Tempo
I risultati della simulazione sono stati estremamente interessanti. Abbiamo monitorato virtualmente diversi punti chiave del tunnel (la sommità o “corona”, la base o “arco rovescio”, e i fianchi o “reni”).
Abbiamo visto che, dopo lo scavo, lo stress nella roccia circostante continua a evolversi a causa del creep. Inizialmente cambia rapidamente, poi tende a stabilizzarsi. È importante notare che lo stress rimane compressivo, non ci sono rischi di trazione. Lo stress è risultato maggiore ai fianchi del tunnel.
Ma la parte più cruciale è la deformazione. La simulazione ha mostrato che il tunnel tende a subire un cedimento verticale (abbassamento) e una convergenza orizzontale (restringimento).
- Il punto più critico per il cedimento verticale è risultato essere la corona dell’arco (la parte superiore del tunnel).
- La convergenza orizzontale è massima ai reni dell’arco (i fianchi).
- La canna destra, scavata per prima, mostra deformazioni leggermente maggiori rispetto alla sinistra, a causa del disturbo aggiuntivo causato dallo scavo successivo della canna sinistra.
- Complessivamente, la deformazione verticale (cedimento) è più significativa di quella orizzontale.
Queste informazioni sono oro colato per capire dove concentrare l’attenzione durante la manutenzione e il monitoraggio del tunnel nel lungo periodo.
Il Confronto con la Realtà: Simulazione vs Monitoraggio sul Campo
Una simulazione è utile, ma vale quanto la sua capacità di rispecchiare la realtà. Per questo, abbiamo confrontato i risultati della nostra simulazione con i dati di monitoraggio reali raccolti direttamente nel tunnel di Changsha per un periodo di circa 109 giorni dopo la costruzione.
Il confronto è stato incoraggiante! L’andamento generale delle deformazioni (cedimento della corona e sollevamento dell’arco rovescio) previsto dalla simulazione era molto simile a quello misurato sul campo. Entrambi mostravano una deformazione iniziale più rapida seguita da un rallentamento nel tempo, tipico del creep.
Certo, c’erano delle differenze nei valori assoluti: i cedimenti misurati erano leggermente maggiori di quelli simulati. Perché? La realtà è sempre più complessa di un modello! Fattori come le fluttuazioni stagionali del livello del fiume (i dati sono stati raccolti durante la stagione delle piene!), l’eventuale dilavamento di strati più permeabili e il carico del traffico sul ponte sovrastante (che non avevamo incluso nel modello per semplicità) possono contribuire ad aumentare i cedimenti reali.
Tuttavia, la buona corrispondenza generale ci conferma che il nostro approccio, che combina test di laboratorio, un modello di creep avanzato e una simulazione 3D con accoppiamento fluido-struttura, è uno strumento valido e potente per prevedere la stabilità a lungo termine di questi tunnel.

Cosa Abbiamo Imparato e Perché È Importante?
Questo studio ci ha permesso di fare un bel passo avanti nella comprensione del comportamento a lungo termine dell’arenaria siltosa fangosa e del suo impatto sui tunnel metropolitani sotto i fiumi. Riassumendo:
- Abbiamo caratterizzato sperimentalmente il creep di questa roccia, confermando le sue tre fasi distintive.
- Abbiamo sviluppato un modello di creep non lineare con danneggiamento che descrive accuratamente l’intero processo, superando i limiti dei modelli tradizionali.
- Abbiamo applicato questo modello in una simulazione 3D realistica (accoppiamento creep-fluido-struttura), identificando i punti critici del tunnel (la corona dell’arco) e prevedendo l’evoluzione delle deformazioni nel tempo.
- Abbiamo validato il nostro approccio confrontandolo con successo con i dati di monitoraggio reali.
Perché tutto questo è importante? Perché ci fornisce una nuova prospettiva e strumenti più accurati per la progettazione e la valutazione della sicurezza dei tunnel in formazioni rocciose “morbide” come questa. Sapere dove e come il tunnel si deformerà nel tempo ci permette di progettare sistemi di supporto più efficaci, pianificare interventi di manutenzione mirati (ad esempio, rinforzi secondari sulla corona) e, in definitiva, garantire la sicurezza e l’operatività di queste infrastrutture vitali per decenni a venire. Il creep può essere un nemico silenzioso, ma con la giusta conoscenza e i giusti strumenti, possiamo tenerlo sotto controllo!
Fonte: Springer
