COVID-19 e l’Ombra del Morbillo: Come la Pandemia ha Colpito (Duramente) i Bambini in Zambia
Ragazzi, parliamoci chiaro. La pandemia di COVID-19 ci ha travolti tutti, cambiando le nostre vite e mettendo a dura prova i sistemi sanitari di tutto il mondo. Ci siamo concentrati anima e corpo sulla lotta a questo nuovo virus, ed era giusto così. Ma mentre eravamo tutti presi dal COVID, sapete cosa succedeva nell’ombra ad altre malattie, magari quelle che pensavamo di avere sotto controllo? Ecco, oggi voglio raccontarvi una storia che arriva dallo Zambia e che fa davvero riflettere: quella del morbillo.
L’Effetto Domino della Pandemia: Quando il COVID Fa Risorgere il Morbillo
Il morbillo è una di quelle malattie super contagiose che richiedono una copertura vaccinale altissima, intorno al 95%, per tenere tutti al sicuro (la famosa immunità di gregge). Prima del COVID, lo Zambia viaggiava su una copertura del 91%, non perfetta ma buona. Poi è arrivato il ciclone COVID-19. E cosa è successo? Beh, un po’ quello che è successo ovunque:
- Le risorse sanitarie (personale, soldi, strutture) sono state dirottate sull’emergenza COVID.
- La gente aveva paura di andare negli ospedali o nelle cliniche per le vaccinazioni di routine, temendo il contagio.
- Ci sono state restrizioni agli spostamenti.
- Le campagne di vaccinazione di massa sono state sospese o rimandate per evitare assembramenti.
Risultato? In Zambia, la copertura vaccinale contro il morbillo è scesa all’83% nel 2021. Sembra poco, ma per una malattia così infettiva, anche un piccolo calo apre la porta a focolai. E così è stato.
I Dati Shock dello Studio: Più Casi, Più Morti
Un recente studio, pubblicato su Springer, ha messo nero su bianco quello che si temeva. Analizzando i dati dal 2017 al 2023, i ricercatori hanno confrontato il periodo pre-COVID (fino a febbraio 2020) con quello pandemico (da marzo 2020 in poi). E i risultati, beh, sono tosti.
Durante la pandemia, in Zambia, si è registrato un aumento pazzesco del 220% della mortalità mensile per morbillo rispetto al periodo precedente. Passando da 0,06 decessi ogni 100.000 persone a 0,23. Non solo più casi, ma casi più gravi, che portavano più spesso alla morte.
Lo studio ha analizzato i dati di oltre 1200 pazienti con morbillo (su più di 3400 casi segnalati) per capire meglio cosa facesse la differenza tra sopravvivere e non farcela.

Chi Rischiava di Più? I Fattori Critici
Dall’analisi sono emersi alcuni fattori che aumentavano significativamente il rischio di morire di morbillo durante la pandemia in Zambia:
- Età: I bambini più piccoli, tra 0 e 4 anni, avevano quasi 3 volte più probabilità di morire rispetto ai più grandi. Il loro sistema immunitario è più vulnerabile.
- Essere positivi al test IgM per il morbillo: Questo indica un’infezione recente o acuta, e chi risultava positivo aveva più del doppio delle probabilità di morire.
- Avere un’eruzione cutanea (rash): La presenza di rash era associata a un rischio quasi 4 volte maggiore di esito fatale, forse indicando una forma più severa.
- Sesso femminile: Sorprendentemente, le bambine avevano quasi il doppio delle probabilità di morire rispetto ai bambini. Su questo punto torneremo.
Ma c’è anche una buona, anzi, ottima notizia.
Il Superpotere del Vaccino: Una Protezione Incredibile
Lo studio ha confermato in modo netto quello che già sapevamo: essere vaccinati contro il morbillo fa un’enorme differenza. I bambini vaccinati (anche con una sola dose) avevano una probabilità di morire ridotta del 94% rispetto ai non vaccinati. Un dato potentissimo che ribadisce quanto sia fondamentale la vaccinazione. È letteralmente un salvavita.
Il Calo della Seconda Dose e le Sue Conseguenze
Un altro dato interessante riguarda le dosi di vaccino. Mentre la copertura per la prima dose (MCV1, data a 9 mesi) è rimasta abbastanza stabile, quella per la seconda dose (MCV2, data a 18 mesi) ha subito un crollo verticale del 42% subito dopo l’inizio della pandemia. Questo è preoccupante, perché la seconda dose è cruciale per rafforzare l’immunità e garantire una protezione duratura. Anche se c’è stato un leggerissimo recupero dopo, grazie a campagne di immunizzazione supplementari (SIA), il danno iniziale ha creato una sacca di bambini vulnerabili.

Perché le Bambine Rischiano di Più? Un Mix di Fattori
Il dato sulla maggiore mortalità femminile è qualcosa su cui riflettere. Lo studio non dà una risposta definitiva, ma avanza ipotesi basate su ricerche precedenti e sul contesto:
- Fattori biologici? Alcuni studi suggeriscono che le donne possano avere risposte immunitarie più forti, che in caso di infezioni gravi come il morbillo potrebbero paradossalmente portare a infiammazioni eccessive e complicazioni.
- Fattori socio-culturali: In molte aree, comprese parti dello Zambia, le disparità di genere possono limitare l’accesso delle donne e delle bambine alle cure sanitarie. Decisioni familiari, risorse economiche, mobilità ridotta possono ritardare la ricerca di aiuto medico.
- Priorità familiari: Le donne, spesso caregiver principali, potrebbero mettere la salute dei figli o di altri familiari prima della propria, ritardando le cure per sé stesse.
- Discriminazione nelle vaccinazioni? In contesti con risorse limitate, a volte le famiglie potrebbero dare priorità alla vaccinazione dei figli maschi.
Queste disuguaglianze non sono solo ingiuste, ma hanno un costo umano altissimo e ostacolano il raggiungimento degli obiettivi di salute.
Un Tasso di Mortalità Preoccupante (CFR)
Lo studio ha rilevato un tasso di letalità (Case Fatality Rate – CFR) del 4,47%. Significa che quasi 5 bambini su 100 che si ammalavano di morbillo morivano. Questo tasso è più alto della media globale riportata dall’OMS (che varia da 0,1 a 5% a seconda dei contesti) e riflette probabilmente l’impatto combinato della bassa copertura vaccinale, delle complicazioni (polmonite, diarrea, encefalite – aggravate magari dalla malnutrizione, comune in alcune aree) e delle difficoltà del sistema sanitario durante la pandemia.

Cosa Impariamo da Questa Storia (e Cosa Dobbiamo Fare)
Questa esperienza dello Zambia è un campanello d’allarme per tutti. Ci insegna che:
- Le emergenze sanitarie hanno effetti a cascata: Concentrarsi su una minaccia non deve farci dimenticare le altre, specialmente i programmi essenziali come le vaccinazioni di routine.
- I vaccini sono fondamentali: Il morbillo è prevenibile con il vaccino. Dobbiamo fare di tutto per mantenere alte le coperture, sempre.
- La resilienza è la chiave: I sistemi sanitari devono essere abbastanza forti da gestire le crisi senza sacrificare i servizi essenziali. Servono piani di emergenza che includano la continuità delle vaccinazioni.
- Le disuguaglianze uccidono: Dobbiamo affrontare le disparità (di genere, economiche, geografiche) che impediscono a tutti di accedere alle cure e ai vaccini.
Le raccomandazioni dello studio sono chiare:
- Potenziare le vaccinazioni: Recuperare le dosi perse, raggiungere le comunità remote e vulnerabili, assicurare la seconda dose.
- Migliorare diagnosi e cure: Riconoscere e trattare rapidamente il morbillo e le sue complicazioni.
- Rafforzare la sorveglianza: Monitorare attentamente i casi e le coperture vaccinali.
- Integrare le vaccinazioni nei piani di emergenza: Assicurare risorse e strategie per non interrompere le campagne durante future crisi.
- Affrontare le cause profonde: Lavorare sulla malnutrizione, sull’educazione sanitaria e sulle disparità di genere.
Insomma, la lotta al COVID-19 è stata cruciale, ma non possiamo permetterci che la sua ombra oscuri altre battaglie fondamentali per la salute, specialmente quella dei bambini. La lezione dello Zambia ci ricorda che investire nella prevenzione e nei sistemi sanitari di base è sempre la scelta migliore, in tempi di pace come in tempi di crisi.
Fonte: Springer
