Latte Artificiale in Indonesia: Il Conto Nascosto che Nessuno Vi Dice (e il Pianeta Paga!)
Amici, oggi vi porto in un viaggio che tocca corde sensibili, quelle dell’alimentazione dei nostri piccoli e dell’impatto che le nostre scelte hanno, non solo sulle loro vite, ma anche sul portafoglio e, udite udite, sul nostro pianeta. Mi sono imbattuto in uno studio illuminante che ha messo sotto la lente d’ingrandimento la situazione in Indonesia riguardo al latte artificiale commerciale (CMF) e, credetemi, i risultati fanno riflettere parecchio.
Parliamoci chiaro: le vendite di latte artificiale sono in crescita esponenziale a livello globale, e l’Indonesia, con il suo alto numero di neonati, è un mercato che fa gola a molti. Ma cosa significa questo, al di là della comodità o della necessità in alcuni casi? Lo studio ha usato tre strumenti potentissimi – il Mothers’ Milk Tool (MMT), il Green Feeding Tool (GFT) e il Cost of Not Breastfeeding Tool (CONBF) – per svelare i costi economici e ambientali spesso ignorati.
Il Latte Materno: Un Tesoro Sottovalutato
Pensate un po’: nel 2020, secondo il Mothers’ Milk Tool, le mamme indonesiane hanno prodotto circa 455 milioni di litri di latte materno per i bimbi sotto i 6 mesi. Sapete quanto vale, in termini monetari? Tenetevi forte: 45,5 miliardi di dollari! Sì, avete letto bene. Una cifra astronomica che ci fa capire quanto sia prezioso questo alimento naturale. Ma c’è un “ma”. A causa della diffusione del latte artificiale, si stima una perdita di latte materno tra i 62 e i 96 milioni di litri rispetto al potenziale biologicamente realizzabile. Un vero peccato, non solo per la salute dei piccoli, ma anche per l’economia “invisibile” che questo rappresenta.
L’Impronta Ecologica del Biberon
Passiamo ora all’aspetto ambientale, perché anche qui le cifre non scherzano. Il Green Feeding Tool ci dice che la produzione e il consumo di latte artificiale in Indonesia hanno generato un’impronta di carbonio stimata tra i 215 e i 274 milioni di kg di CO2 equivalente. Per darvi un’idea, è come se un numero enorme di auto avesse circolato per un anno intero! E non è finita: l’impronta idrica si attesta sui 93.037 milioni di litri d’acqua. Acqua preziosa, usata per produrre qualcosa che, in molti casi, potrebbe essere sostituito da una risorsa naturale e a impatto zero come il latte materno.
Quando poi i ricercatori hanno confrontato questi dati con quelli delle vendite reali al dettaglio (forniti da Euromonitor), la sorpresa è stata ancora più grande. Le vendite di latte artificiale per i bimbi sotto i 6 mesi nel 2020 (circa 27.200 tonnellate) avrebbero generato un’impronta di carbonio ancora maggiore, tra i 299 e i 381 milioni di kg di CO2eq, e un’impronta idrica di 129.064 milioni di litri. Questo suggerisce che gli strumenti, pur essendo accurati, potrebbero persino sottostimare l’impatto reale.

Quanto Costa Non Allattare?
E veniamo ai costi diretti per le famiglie e per il sistema sanitario. Il Cost of Not Breastfeeding Tool stima che le famiglie indonesiane abbiano speso circa 598,6 milioni di dollari nel 2020 per acquistare latte artificiale per i bambini sotto i 24 mesi. Una bella sommetta, che incide non poco sul bilancio familiare. Ma i dati di Euromonitor sulle vendite al dettaglio per prodotti destinati alla fascia 0-36 mesi arrivano addirittura a 2,25 miliardi di dollari! Questo ci fa capire la portata del mercato.
Oltre alla spesa per l’acquisto, ci sono i costi sanitari. Non allattare al seno è associato a maggiori rischi di malattie per il bambino (come diarrea e polmonite) e per la madre (maggior rischio di cancro al seno e alle ovaie, diabete di tipo 2). Questi costi, per il sistema sanitario indonesiano, si aggirano intorno ai 60,1 milioni di dollari all’anno. E se consideriamo i costi economici legati alla morbilità e alle vite perse, soprattutto per i neonati non allattati al seno nei primi 6 mesi, la cifra sale a quasi 5 miliardi di dollari all’anno. Dati che fanno accapponare la pelle.
Perché Queste Discrepanze e Cosa Significano?
Vi chiederete come mai ci siano queste differenze tra i dati degli strumenti e quelli delle vendite. Beh, gli strumenti si basano spesso su sondaggi sulle pratiche di allattamento (ad esempio, se si è allattato nelle ultime 24 ore), che potrebbero non catturare pienamente l’uso effettivo del latte artificiale fin dalla nascita o l’esclusività dell’allattamento al seno. È possibile che il latte artificiale per lattanti venga usato anche per bambini più grandi, o che ci siano sprechi. Fatto sta che i dati di vendita suggeriscono un consumo e un impatto ancora maggiori.
Quello che emerge con prepotenza da questo studio è che l’importanza economica dell’allattamento al seno in Indonesia supera di gran lunga il valore al dettaglio delle vendite di latte artificiale. Stiamo parlando di 45,5 miliardi di dollari di valore del latte materno contro circa 261 milioni di dollari di vendite di latte artificiale per i più piccoli (SMF) nel 2020. Eppure, questa enorme risorsa nazionale, sana e sostenibile, è spesso invisibile nelle statistiche economiche e nelle discussioni politiche.
Questa “invisibilità” ha conseguenze pesanti:
- Politiche inadeguate: Se non si riconosce il valore dell’allattamento, è difficile che vengano implementate politiche di supporto efficaci (permessi di maternità adeguati, supporto negli ospedali, regolamentazione del marketing del latte artificiale).
- Marketing aggressivo: L’industria del latte artificiale ha campo facile nel promuovere i suoi prodotti, a volte in modo poco etico, minando la fiducia delle madri nelle proprie capacità di allattare.
- Perdita di conoscenze: Le conoscenze tradizionali sull’allattamento rischiano di perdersi, обесценивая un capitale culturale e di salute importantissimo.
Pensateci: l’aumento delle vendite di latte artificiale viene conteggiato come un aumento del PIL, ma la perdita, molto più grande, della produzione di latte materno non viene misurata. Un paradosso che porta a priorità politiche potenzialmente sbagliate.

Cosa Possiamo Imparare e Cosa Fare?
Questo studio sull’Indonesia è un campanello d’allarme potentissimo, e non solo per quel paese. Ci dice che dobbiamo urgentemente:
- Riconoscere il latte materno come una risorsa nazionale fondamentale per la sicurezza alimentare, la salute e la sostenibilità. Deve entrare nelle statistiche ufficiali!
- Migliorare la raccolta dati sulle pratiche di alimentazione infantile per avere un quadro più preciso della situazione. I metodi attuali, basati sul ricordo delle 24 ore, sembrano sovrastimare l’allattamento esclusivo.
- Regolamentare più severamente il marketing del latte artificiale, proteggendo le famiglie da informazioni fuorvianti.
- Investire nel supporto all’allattamento: formazione per il personale sanitario, supporto alle madri nei luoghi di lavoro e nelle comunità, politiche di congedo parentale adeguate.
È affascinante e al tempo stesso preoccupante vedere come strumenti come l’MMT, il GFT e il CONBF possano svelare realtà nascoste. L’MMT ci mostra il valore economico del latte materno, il GFT il suo impatto ambientale (o meglio, il non-impatto rispetto alla formula), e il CONBF i costi sanitari ed economici del non allattare. Insieme, dipingono un quadro che non può più essere ignorato.
In conclusione, la prossima volta che pensiamo all’alimentazione infantile, ricordiamoci che la scelta ha implicazioni che vanno ben oltre il singolo bambino. L’allattamento al seno non è solo un atto d’amore e nutrimento, ma un contributo enorme alla salute pubblica, all’economia e alla salvaguardia del nostro pianeta. È ora che le politiche e la società tutta ne prendano pienamente atto, supportando le madri in questo percorso preziosissimo. E chissà, magari studi come questo, applicati anche in contesti come il nostro, potrebbero aprire gli occhi a molti!
Fonte: Springer
