Coronavirus in Messico: Animali Selvatici Svelano Incredibili Segreti Virali
Ciao a tutti, appassionati di scienza e misteri della natura! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante nel cuore del Messico, non per esplorare antiche rovine, ma per addentrarci in un mondo ancora più nascosto e complesso: quello dei virus, in particolare dei coronavirus, che abitano silenziosamente nella fauna selvatica. Preparatevi, perché quello che abbiamo scoperto è davvero sorprendente!
Un Mondo Virale Nascosto
Quando sentiamo parlare di coronavirus, la mente corre subito alla recente pandemia. Ma la famiglia dei coronavirus è vastissima e antichissima. Questi virus sono dei veri trasformisti, capaci di infettare un’ampia gamma di ospiti, dagli uccelli ai mammiferi, esseri umani compresi. Pensate che molti dei coronavirus umani che conosciamo, come quelli del comune raffreddore (HCoV-OC43, HCoV-HKU1) o quelli più temibili come SARS-CoV, MERS-CoV e il recente SARS-CoV-2, hanno avuto origine proprio negli animali. Spesso, i pipistrelli sono indicati come i “serbatoi ancestrali”, ma il percorso che porta un virus da un animale selvatico all’uomo è spesso tortuoso e coinvolge ospiti intermedi, come civette delle palme, dromedari o forse altri animali che ancora non conosciamo.
Il problema è che il nostro mondo sta cambiando rapidamente. Il cambiamento climatico, la deforestazione, l’urbanizzazione… tutto questo aumenta le occasioni di contatto tra noi, animali domestici e animali selvatici, creando scenari perfetti per il cosiddetto “spillover”, il salto di specie virale. È come se stessimo involontariamente aprendo porte che forse era meglio tenere chiuse. Capire quali virus circolano là fuori, in quali animali si nascondono e come potrebbero potenzialmente raggiungerci è diventato cruciale.
La Nostra Indagine Messicana
Ed è qui che entra in gioco la nostra ricerca. Ci siamo chiesti: cosa succede in Messico, un paese con una biodiversità incredibile? Quali coronavirus circolano nei suoi mammiferi selvatici? Potrebbero esserci dei serbatoi nascosti di cui non siamo a conoscenza?
Così, ci siamo messi all’opera. Abbiamo raccolto campioni (tamponi rettali, fecali, orali, nasali) da ben 140 animali selvatici, appartenenti a 43 specie diverse, ospitati in condizioni controllate (come zoo e centri di conservazione, chiamati in Messico “Unità di Gestione Animale”) in tre stati messicani: lo Stato del Messico, Tamaulipas e Città del Messico. Parliamo di animali affascinanti come scimmie ragno, lama, daini, mufloni, ma anche capre nane e pony. Questi animali, pur vivendo sotto cure umane, possono funzionare come “sentinelle”, aiutandoci a capire cosa circola nell’ambiente.
Il nostro obiettivo era cercare il materiale genetico (RNA) dei coronavirus usando una tecnica specifica chiamata RT-PCR, che permette di “pescare” anche piccole tracce di virus. Una volta trovate queste tracce, le abbiamo sequenziate, cioè ne abbiamo letto il codice genetico, per capire esattamente di che virus si trattasse e a quali virus già noti fossero imparentati. È stato un po’ come fare un test del DNA ai virus!

Cosa Abbiamo Trovato? Un Bestiario Virale!
E qui arrivano le sorprese. Non abbiamo trovato solo *un* tipo di coronavirus, ma rappresentanti di ben tre dei quattro generi principali: Alphacoronavirus, Betacoronavirus e Gammacoronavirus. Ma la cosa più incredibile sono stati gli “abbinamenti” tra virus e ospiti:
- Gammacoronavirus (Coronavirus Aviario – AIBV): Lo abbiamo trovato in daini, lama, scimmie ragno e mufloni. Aspettate un attimo… un virus tipico degli uccelli (come polli e tacchini) trovato in ruminanti e persino in un primate? Questa è una prima assoluta a livello mondiale per lama, scimmie ragno e mufloni! Abbiamo persino isolato il virus vivo da alcuni campioni, confermando che non si trattava solo di frammenti inerti. La sequenza era incredibilmente simile (oltre il 99% in alcuni casi) al ceppo H120 dell’AIBV, un ceppo derivato da un virus isolato originariamente in Olanda e usato anche in alcuni vaccini aviari attenuati.
- Betacoronavirus: Ne abbiamo trovati di due tipi:
- Uno molto simile al Coronavirus Murino (MHV), tipico dei roditori, in un muflone. Anche questa è la prima segnalazione di questo virus in un muflone.
- Un altro quasi identico al Coronavirus Bovino (BCoV), comune nei bovini, in una capra nana.
- Alphacoronavirus: Anche qui, due scoperte notevoli:
- Uno strettamente imparentato con il Wénchéng shrew coronavirus (WESV), un virus trovato originariamente nei toporagni in Cina, rilevato in una capra nana. Di nuovo, prima segnalazione in questa specie.
- Un altro molto simile al Bat coronavirus HKU10, un virus identificato nei pipistrelli della frutta (genere Rousettus), trovato in un pony. E sì, avete indovinato: prima volta che si trova in un pony.
È importante sottolineare che tutti gli animali campionati erano clinicamente sani al momento del prelievo. Questo suggerisce che potrebbero agire come serbatoi, ospitando il virus senza ammalarsi, ma potenzialmente in grado di trasmetterlo. Abbiamo anche escluso contaminazioni incrociate in laboratorio o ambientali con una serie di controlli rigorosi.

Ma Cosa Significa Tutto Questo?
Questi risultati aprono scenari davvero intriganti e sollevano nuove domande. Trovare virus tipici di uccelli, roditori, bovini, toporagni e pipistrelli in ospiti così inaspettati come daini, lama, scimmie, mufloni, capre e pony ci dice che la circolazione dei coronavirus nel regno animale è molto più fluida e complessa di quanto pensassimo.
Il concetto di “ospite naturale” diventa sfumato. Se un virus aviario può infettare e replicarsi attivamente (come dimostrato dall’isolamento) in un mammifero come un lama o una scimmia ragno, significa che le barriere di specie, pur esistendo, non sono muri invalicabili. Questi animali potrebbero agire come “ospiti ponte” o “ospiti accidentali”. Un ospite ponte è una specie che facilita il passaggio del virus tra il serbatoio naturale e un’altra specie (magari l’uomo). Un ospite accidentale si infetta ma non contribuisce significativamente alla diffusione del virus. Quale ruolo giochino esattamente questi animali nel ciclo vitale di questi specifici coronavirus è tutto da scoprire.
Implicazioni per la sorveglianza. Queste scoperte sottolineano l’importanza vitale di monitorare la fauna selvatica, anche quella in ambienti controllati come zoo e centri di conservazione. Questi animali possono davvero fungere da sentinelle, avvisandoci della presenza e della circolazione di virus potenzialmente pericolosi. Ignorare la salute animale significa ignorare una parte fondamentale dell’equazione della salute globale (il famoso concetto di “One Health” – Una Sola Salute – che lega indissolubilmente la salute umana, animale e ambientale).
Evoluzione virale in azione? Ogni volta che un virus salta in una nuova specie, si apre la possibilità di adattamenti, mutazioni, ricombinazioni. Potrebbe acquisire nuove caratteristiche, diventare più o meno patogeno, ampliare ulteriormente il suo range di ospiti. Studiare questi eventi “insoliti” ci aiuta a capire i meccanismi evolutivi dei virus e, potenzialmente, a prevedere futuri rischi. Ad esempio, la capacità del virus aviario AIBV di infettare mammiferi, anche se già ipotizzata in laboratorio su linee cellulari o topi, non era mai stata documentata in infezioni naturali in ruminanti o primati.

Uno Sguardo al Futuro (e ai Virus)
Certo, il nostro studio è solo un pezzo del puzzle. È una fotografia scattata in un momento preciso e in luoghi specifici. La principale limitazione è che abbiamo bisogno di molte più ricerche, sia osservazionali che sperimentali, per capire davvero il significato di queste scoperte. Qual è la reale prevalenza di questi virus in queste popolazioni animali? Questi animali eliminano il virus per lungo tempo? Possono trasmetterlo ad altre specie, inclusi gli esseri umani o il bestiame? Quali fattori (genetici, ambientali, immunologici) permettono a questi virus di infettare ospiti così diversi?
Le domande sono tante, ma la direzione è chiara: dobbiamo continuare a esplorare questo “virosphere” nascosto. Potenziare la sorveglianza virologica nella fauna selvatica, studiare le interazioni virus-ospite a livello molecolare e comprendere le dinamiche ecologiche che favoriscono gli spillover non è solo affascinante dal punto di vista scientifico, ma è essenziale per proteggere la biodiversità, la salute animale e, in ultima analisi, la nostra stessa salute.
Il nostro viaggio nel mondo segreto dei coronavirus messicani ci ha mostrato ancora una volta quanto sia interconnessa la vita sul nostro pianeta e quanto ancora abbiamo da imparare. Continuiamo a esplorare, con curiosità e rigore, perché la conoscenza è la nostra migliore difesa contro le sorprese che il mondo naturale, virus inclusi, potrebbe riservarci.

Fonte: Springer
