Ospedali Online in Cina: La Rivoluzione Digitale della Salute tra Luci e Ombre
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi ha davvero incuriosito: la crescita esponenziale degli “Internet hospitals” in Cina, soprattutto quelli gestiti dagli ospedali fisici tradizionali. Immaginate un ospedale virtuale, accessibile dal vostro smartphone o computer, dove potete ricevere consulti medici. Sembra il futuro, vero? Beh, ho letto uno studio pazzesco, un’analisi su larga scala che ha esaminato quasi 600.000 consultazioni online da 30 di questi ospedali sparsi in 11 province cinesi tra il 2020 e il 2021. E quello che è emerso è un quadro affascinante, pieno di potenziale ma anche di sfide inaspettate.
Chi bussa alla porta virtuale del medico?
La prima cosa che salta all’occhio è chi utilizza questi servizi. Lo studio ha coinvolto quasi 250.000 persone, e sapete qual è l’età media? Solo 29 anni! Mi aspettavo, come forse anche voi, che fossero soprattutto gli anziani con malattie croniche a beneficiare di questa comodità, evitando spostamenti faticosi. Invece, la realtà è diversa. I giovani adulti e addirittura i bambini (con picchi a 1 e 30 anni) sono i principali utenti. Gli over 60 rappresentano appena il 5%. Questo fenomeno, noto come “digital divide”, è un bel problema: proprio chi avrebbe più bisogno di questi servizi sembra avere più difficoltà ad accedervi, forse per scarsa familiarità con la tecnologia o per interfacce poco “amichevoli” per gli anziani.
Un altro dato curioso: la stragrande maggioranza degli utenti sono donne (quasi il 68%). E i reparti più gettonati? Pediatria, Ostetricia e Ginecologia, che insieme raccolgono quasi la metà di tutte le consultazioni (48,25%). Questo ha senso, pensando alle mamme che cercano consigli rapidi per i figli o per sé stesse.
Ma c’è un dettaglio ancora più strano: sono state trovate consultazioni per bambini fatte da utenti maggiorenni (il 20% in pediatria!) e addirittura richieste per ginecologia e ostetricia fatte da account maschili (circa l’1,5%). Questo suggerisce che molte persone prenotano consulti per conto di altri (figli, mogli, parenti). Se da un lato è un modo per superare le barriere tecnologiche, dall’altro solleva questioni sulla privacy, sulla correttezza delle cartelle cliniche e sulla sicurezza dei dati. Negli ospedali fisici c’è la visita “nominalistica”, ma online come si fa a essere sicuri di chi c’è dall’altra parte dello schermo?
Chi risponde dall’altra parte? Medici (e non solo) sotto pressione
Passiamo ai “medici virtuali”. Nello studio c’erano quasi 5.800 professionisti coinvolti. La buona notizia è che la maggior parte (quasi il 92%) erano effettivamente medici. Ma c’era anche un 8% composto da infermieri, farmacisti, terapisti e tecnici. Ora, in Cina, solo i medici possono fare diagnosi e prescrivere cure online, proprio come offline. Gli altri possono dare consigli, ma il confine può essere sottile e potenzialmente rischioso se non ben regolamentato. Pensate a un consulto infermieristico che in realtà mirava a una diagnosi: chi garantisce che il consiglio sia appropriato?
Un altro punto critico riguarda l’esperienza. I pazienti, anche online, tendono a preferire i medici con più esperienza e titoli accademici più alti (i “senior”). Quasi il 44% delle richieste era per loro, anche se rappresentavano meno del 19% del totale dei consulenti! Questo crea un imbuto: i medici più esperti sono sommersi di richieste (sia online che offline), il che porta a tempi di attesa più lunghi e, come vedremo, a una minor probabilità che riescano a rispondere a tutti. C’è un chiaro squilibrio tra domanda e offerta di competenze specifiche.

Cosa si chiede al dottore online? Non solo controlli di routine
Lo studio ha fatto una cosa molto interessante: ha classificato le richieste in 5 categorie. E qui arriva un’altra sorpresa. La normativa cinese spinge affinché gli ospedali internet si concentrino sulle “re-visite” per malattie comuni e croniche già diagnosticate offline. Eppure, queste rappresentavano meno della metà dei consulti (44,89%). Ben il 34,57% erano prime visite, cioè persone che si rivolgevano online per un problema nuovo, cosa che teoricamente non sarebbe permessa o comunque andrebbe gestita con molta cautela. Il resto erano consulenze generiche sulla salute (17%), domande su procedure (3%) e persino contenuti non pertinenti (0,2%).
Questo significa che la realtà operativa di queste piattaforme non corrisponde pienamente alle linee guida. Da un lato, può essere una risposta a un bisogno reale dei pazienti, ma dall’altro solleva preoccupazioni sulla sicurezza: fare una prima diagnosi online senza una visita fisica può essere rischioso. Inoltre, molte richieste (quasi l’80%) riguardavano effettivamente diagnosi e trattamenti, anche quando classificate come “consulto infermieristico”. C’è bisogno di più chiarezza e forse di regole più flessibili ma sicure.
La qualità del servizio: attese lunghe e troppe richieste inevase
E veniamo alla nota dolente: l’efficienza e la qualità del servizio. Preparatevi: quasi il 28% delle richieste di consulto online non ha ricevuto risposta! È tantissimo. E la causa principale? Nella stragrande maggioranza dei casi (76%) era dovuta al consulente, principalmente per “timeout senza risposta” (cioè, sono passate 24 ore senza che nessuno prendesse in carico la richiesta). Solo una piccola parte era dovuta a cancellazioni da parte del paziente o a problemi tecnici.
Il tempo medio di attesa per chi riceveva una risposta era di 3,64 ore. Non male, potreste dire, ma variava molto: si andava dalle 2,2 ore per i medici junior alle oltre 4 ore per i senior. Questo conferma la pressione sui medici più esperti. C’è anche un disallineamento interessante: i pazienti inviano richieste soprattutto alle 10:00 e alle 16:00, ma i medici rispondono di più a mezzogiorno, alle 16:00 e addirittura alle 21:00, suggerendo che spesso lo fanno nel loro tempo “libero” o tra un impegno e l’altro.
Cosa aiuta a ottenere una risposta? Fornire la propria storia clinica al momento della richiesta aumenta significativamente le probabilità (più che raddoppia!). Questo fa pensare che i medici si sentano più sicuri a rispondere se hanno più informazioni. Al contrario, scegliere un medico “senior”, pur essendo una preferenza comune, riduce leggermente la probabilità di ottenere una risposta, probabilmente a causa del loro sovraccarico.
Lo studio ha anche analizzato il rapporto tra carico di lavoro e tasso di risposta: fino a circa 78 richieste, più ne riceve un medico, più tende a rispondere (forse si organizza meglio). Tra 78 e 1700 richieste, non c’è una correlazione chiara. Ma oltre le 1700 richieste, il tasso di risposta inizia a calare drasticamente. C’è un limite oltre il quale l’efficienza crolla.

Le grandi sfide sul tavolo
Riassumendo, questi ospedali online in Cina sono una realtà in crescita ma affrontano sfide enormi:
- Mancano gli utenti target: Gli anziani e i malati cronici, che dovrebbero essere i principali beneficiari, sono poco presenti.
- Qualifiche del personale: La presenza di non-medici che forniscono consulti richiede regole chiare sui loro ambiti di intervento.
- Squilibrio domanda/offerta: Troppa pressione su pochi reparti (Peds, OB/GYN) e sui medici senior.
- Contenuti non conformi: Troppe prime visite rispetto alle regole che privilegiano le re-visite.
- Qualità e tempi di risposta insufficienti: Un tasso di mancate risposte troppo alto e tempi di attesa variabili, legati anche al sovraccarico dei medici.
- Identificazione dell’utente: Il fenomeno delle consultazioni “per conto terzi” necessita di soluzioni per garantire sicurezza e correttezza dei dati.
Cosa ci riserva il futuro?
Nonostante queste sfide, il potenziale della telemedicina è immenso. Lo studio suggerisce diverse strade: migliorare il design delle piattaforme per renderle più accessibili agli anziani (font più grandi, comandi vocali), usare tecnologie di riconoscimento facciale o biometrico per verificare l’identità, stabilire regole chiare per i diversi tipi de consulenti, usare algoritmi intelligenti per distribuire meglio le richieste tra i medici, migliorare l’interconnessione dei dati tra ospedali. Persino l’intelligenza artificiale e i modelli linguistici avanzati (come GPT-4) potrebbero aiutare a classificare le richieste o a migliorare la comunicazione.
Insomma, siamo di fronte a una trasformazione importante della sanità. Gli ospedali internet cinesi sono un laboratorio affascinante. Se riusciranno a superare queste sfide, potrebbero davvero rivoluzionare l’accesso alle cure, non solo in Cina ma in tutto il mondo. Serviranno però sforzi coordinati, nuove regole, tecnologia pensata per l’utente e tanta ricerca per capire cosa funziona meglio e garantire sicurezza ed efficacia. Staremo a vedere!
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Fonte: Springer
