Aziende Globali e Segreti Finanziari: Cosa Dicono (e Non Dicono) nelle Earnings Call?
Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi dietro le quinte di un mondo affascinante e complesso: quello delle grandi aziende che decidono di espandersi oltre i confini nazionali. Parliamo di alleanze strategiche internazionali e di acquisizioni (MeA) all’estero. Vi siete mai chiesti come queste mosse strategiche influenzino il modo in cui le aziende comunicano con chi investe in loro, ovvero i mercati finanziari? Beh, è proprio di questo che voglio parlarvi, basandomi su una ricerca interessante che ho approfondito.
Il punto centrale è questo: quando un’azienda si lancia in operazioni internazionali, si crea inevitabilmente un problema di asimmetria informativa. In parole semplici, chi guida l’azienda (i manager, gli executive) sa molte più cose rispetto agli investitori esterni e agli analisti finanziari riguardo ai dettagli, ai rischi e alle reali prospettive di queste operazioni all’estero. È un po’ come giocare a carte vedendo solo le proprie e non quelle dell’avversario.
Questa ricerca si è concentrata proprio su come dirigenti e analisti interagiscono durante le cosiddette “earnings call” – quelle conference call trimestrali in cui le aziende presentano i risultati finanziari e rispondono alle domande degli analisti – per cercare di colmare questo divario informativo. È un aspetto cruciale, perché i mercati finanziari non sono solo un “bancomat” per le aziende, ma un vero e proprio “mercato dei fattori” che influenza le loro strategie globali.
Il Dilemma dell’Informazione: Dire o Non Dire?
Ora, potreste pensare: “Beh, semplice, basta che le aziende raccontino tutto!” Eh no, non è così facile. Certo, le normative obbligano le società quotate a divulgare informazioni chiave, e in generale essere trasparenti aiuta ad accedere più facilmente ai capitali. Ma la relazione tra le azioni strategiche di un’azienda e quello che decide di comunicare è piena di sfumature e potenziali conflitti. Perché?
- Interessi Personali (Agency Problem): A volte, chi gestisce l’azienda potrebbe avere incentivi a intraprendere strategie che non sono nel miglior interesse degli azionisti. E ovviamente, in questi casi, la voglia di raccontare tutto diminuisce drasticamente.
- Costi Proprietari: Le strategie aziendali, specialmente quelle innovative o legate ad acquisizioni e alleanze, si basano spesso su intuizioni e informazioni riservate dei manager. Svelare troppo pubblicamente potrebbe dare un vantaggio enorme ai concorrenti, che potrebbero imitare le mosse dell’azienda o preparare contromisure. È un costo reale, chiamato “costo proprietario”.
- Complessità: Le operazioni internazionali sono complesse. Spiegare tutti i dettagli richiede tempo e sforzo, sia per chi parla (i dirigenti) sia per chi ascolta (analisti e investitori). Troppa complessità può portare gli investitori a “scontare” il valore dell’azienda per l’incertezza, aumentando il costo del capitale.
Quindi, vedete? È un vero e proprio gioco di equilibri tra la necessità di informare per mantenere la fiducia dei mercati e il rischio di svelare troppo o di complicare eccessivamente la comunicazione.

Le “Matricole” della Borsa e l’Espansione Estera
La ricerca si è concentrata in modo particolare sulle aziende appena quotate in borsa (IPO). Perché? Perché queste “matricole” dei mercati finanziari sono un caso studio perfetto. Nonostante le informazioni fornite nel prospetto dell’IPO, gli investitori esterni sanno molto meno sulle loro reali capacità e intenzioni rispetto ai manager. Inoltre, c’è sempre il sospetto che le proiezioni fatte al momento dell’IPO siano un po’ troppo ottimistiche.
Quando queste nuove aziende usano i fondi raccolti con l’IPO per espandersi all’estero tramite alleanze o acquisizioni, il problema dell’asimmetria informativa si amplifica. Gli investitori non solo hanno informazioni imperfette sulla strategia internazionale dell’azienda, ma anche sulle risorse e le prospettive dei partner o delle aziende acquisite all’estero. In questo contesto, il modo in cui l’azienda comunica durante le earnings call diventa fondamentale per permettere agli azionisti di valutarne correttamente il valore e i rischi.
Cosa Abbiamo Scoperto “Ascoltando” le Earnings Call
Per capire meglio questa dinamica, abbiamo analizzato nel dettaglio le trascrizioni di migliaia di earnings call di aziende statunitensi dopo la loro IPO, tra il 2002 e il 2017. Abbiamo usato tecniche di analisi testuale computerizzata per contare quante volte dirigenti e analisti usavano parole chiave legate all’attività internazionale (come “international”, “cross-border”, “foreign”, “global”, “export”, ecc.) e alla strategia aziendale (distinguendo tra parole legate alle MeA come “merger”, “acquisition”, “MeA”, “consolidation” e parole legate alle alleanze come “alliance”, “joint venture”, “cooperation”).
Abbiamo confrontato le aziende che avevano effettivamente realizzato alleanze o acquisizioni internazionali nei sei mesi precedenti la call con un gruppo di controllo di aziende molto simili (per settore, dimensione, ecc.) ma inattive su quel fronte. I risultati sono stati illuminanti:
- Più Attività Internazionale = Più Discussione Internazionale: Sia le alleanze che le acquisizioni internazionali spingono i dirigenti a parlare di più delle attività internazionali dell’azienda durante le call (Ipotesi H1a e H1b supportate). Anche gli analisti fanno più domande su temi internazionali quando l’azienda è attiva all’estero (Ipotesi H3a e H3b supportate). Sembra logico: se fai cose all’estero, ne parli e te ne chiedono conto.
- Più Attività Internazionale = Più Discussione sulla Strategia (per i Dirigenti): I dirigenti tendono a discutere di più anche gli aspetti specifici della loro strategia corporate (legati quindi alle MeA o alle alleanze) quando sono attivi in operazioni internazionali (Ipotesi H2a e H2b supportate).
- Il Focus degli Analisti sulla Strategia: MeA Batte Alleanze: Qui arriva la sorpresa. Mentre gli analisti chiedono di più sulla strategia corporate quando ci sono acquisizioni internazionali (Ipotesi H4b supportata), non fanno lo stesso per le alleanze internazionali (Ipotesi H4a *non* supportata). Sembra che le acquisizioni, forse per la loro natura più impegnativa e irreversibile, attirino maggiormente l’attenzione degli analisti sugli aspetti strategici rispetto alle alleanze.

In sintesi, le aziende che si muovono a livello internazionale parlano di più di questi temi e della loro strategia durante le earnings call, e gli analisti li incalzano, soprattutto quando si tratta di acquisizioni.
Perché Tutto Questo è Importante?
Questa ricerca, secondo me, apre una finestra interessante su come le strategie internazionali delle aziende si intrecciano con le loro pratiche di finanziamento e governance. Mette in luce un aspetto spesso trascurato: i mercati finanziari non sono solo spettatori passivi, ma attori che interagiscono con le aziende e influenzano (o almeno cercano di capire) le loro mosse globali attraverso il dialogo nelle earnings call.
Capire come le aziende gestiscono l’asimmetria informativa legata alle loro operazioni internazionali è fondamentale. Non si tratta solo di gestire i rischi con i partner stranieri (come studiato ampiamente in passato), ma anche di gestire la percezione e la fiducia degli investitori. Un’azienda che non riesce a comunicare efficacemente la sua strategia internazionale rischia di pagare un prezzo più alto per il capitale, limitando la sua capacità futura di crescere e competere.
Inoltre, questo studio dimostra il potenziale dell’analisi testuale per scavare a fondo nelle comunicazioni aziendali e testare nuove teorie nel campo del business internazionale. È uno strumento potente che ci permette di “ascoltare” su larga scala cosa viene detto (e forse intuire cosa non viene detto).

Uno Sguardo al Futuro: Cosa Resta da Esplorare
Naturalmente, come ogni ricerca, anche questa ha i suoi limiti e apre nuove domande. Ci siamo concentrati su aziende USA appena quotate. Sarebbe interessante vedere se i risultati valgono anche per aziende più mature o in paesi con sistemi finanziari e strutture proprietarie diverse. Come comunicano le aziende in paesi dove il finanziamento bancario o statale è più importante?
E poi, abbiamo considerato alleanze e acquisizioni in generale. Ma cosa succede con altre forme di internazionalizzazione, come l’export o la creazione di filiali da zero (greenfield)? E come cambiano le cose a seconda del tipo specifico di alleanza (con o senza capitale) o di acquisizione (nello stesso settore o in settori diversi)? Le nostre analisi supplementari suggeriscono che queste distinzioni contano, ma c’è ancora molto da scavare.
Infine, l’analisi quantitativa delle parole è utile, ma non cattura tutte le sfumature qualitative del linguaggio. Sarebbe affascinante integrare queste analisi con studi sul tono della comunicazione, sul livello di chiarezza o “offuscamento” usato dai manager, magari proprio quando parlano di temi delicati o rischiosi. Quando le aziende cercano attivamente di nascondere informazioni e perché?
Insomma, il modo in cui le aziende parlano delle loro avventure globali è un campo ricco di spunti. Capire questa comunicazione è essenziale non solo per gli investitori, ma per chiunque voglia comprendere a fondo le dinamiche del business internazionale nell’economia di oggi.

Fonte: Springer
