Compositi Universali: Il Tuo Sorriso Resiste Davvero a Caffè, Tè e Vino?
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che tocca molti di noi da vicino: il nostro sorriso. Chi non desidera denti bianchi e splendenti, magari dopo un restauro dal dentista? Usiamo materiali sempre più avanzati, come i cosiddetti compositi universali, che promettono meraviglie sia per i denti anteriori che posteriori. Sono resistenti, belli da vedere, ma… quanto dura questa bellezza? Soprattutto, come se la cavano con le nostre piccole (o grandi) abitudini quotidiane come bere caffè, tè o un buon bicchiere di vino rosso?
Mi sono imbattuto in uno studio affascinante che ha messo proprio alla prova questi materiali. Perché, diciamocelo, un restauro può essere tecnicamente perfetto, ma se poi si macchia o diventa ruvido dopo poco tempo, la delusione è grande. La longevità di un’otturazione non dipende solo dalla sua resistenza, ma anche dalla sua capacità di mantenere colore e brillantezza nel tempo.
I Nemici Giurati del Bianco: Cosa Macchia i Nostri Compositi?
Sappiamo tutti che alcune bevande e cibi possono macchiare i denti naturali. Ma cosa succede ai materiali artificiali che usiamo per ripararli? Beh, non sono immuni! Lo studio conferma che i compositi, inclusi quelli universali di ultima generazione, possono cambiare colore. Questo fenomeno può dipendere da due tipi di fattori:
- Fattori Intrinseci: Hanno a che fare con la struttura stessa del materiale. Pensate alla composizione chimica, a come viene polimerizzato (cioè indurito con la luce blu del dentista), al tipo di resina e di particelle riempitive (filler) che contiene. A volte, se la polimerizzazione non è perfetta o se certi componenti chimici reagiscono nel tempo, il materiale può scurirsi dall’interno.
- Fattori Estrinseci: Questi sono i “colpevoli” esterni. Parliamo di sostanze colorate presenti in cibi e bevande (i cosiddetti cromogeni) che si attaccano alla superficie del composito. Caffè, tè nero, vino rosso, ma anche bevande gassate o succhi di frutta, sono noti per essere dei veri “artisti della macchia”. La buona notizia? Spesso queste macchie superficiali possono essere rimosse. La cattiva? A lungo andare, possono diventare più ostinate.
E non è solo una questione di colore. Anche la rugosità superficiale gioca un ruolo chiave. Una superficie liscia e levigata è più difficile da macchiare e meno ospitale per i batteri che causano carie e problemi gengivali. Se la superficie del composito diventa ruvida, le macchie si attaccano più facilmente. E indovinate un po’? Anche la rugosità può essere influenzata dalla composizione del materiale, da quanto assorbe acqua e da come viene lucidato dal dentista.
L’Esperimento: Compositi Sotto Torchio!
I ricercatori hanno preso cinque tipi diversi di compositi universali molto usati: quattro in pasta (Estelite Asteria, G-aenial A’chord, Filtek Universal, Filtek Ultimate) e uno più fluido, quasi iniettabile (G-aenial Universal Injectable). Hanno creato 200 piccoli dischetti di questi materiali, li hanno lucidati a specchio (proprio come farebbe il dentista dopo un’otturazione) e poi li hanno divisi in gruppi.
Ogni gruppo è stato immerso per 21 giorni in una diversa “pozione magica”: caffè nero, tè nero, vino rosso o saliva artificiale (usata come controllo, per vedere i cambiamenti “naturali”). Attenzione, non sono stati lasciati a mollo 24 ore su 24! Per simulare le nostre abitudini, i dischetti stavano nella bevanda macchiante per 6 ore al giorno, poi venivano sciacquati, spazzolati delicatamente (come facciamo noi lavandoci i denti) e messi in saliva artificiale per le restanti 18 ore. Un ciclo ripetuto ogni giorno, per tre settimane. Immaginate che questo periodo equivalga a circa 3 anni di “vita reale” in bocca!
Hanno misurato il colore iniziale e la rugosità iniziale. Poi, hanno rimisurato il colore dopo 7, 14 e 21 giorni, e la rugosità alla fine dei 21 giorni. Volevano vedere:
- Quanto cambiava il colore di ogni composito in ogni bevanda nel tempo?
- C’erano differenze tra i vari compositi nella stessa bevanda?
- Quanto cambiava la rugosità di ogni composito in ogni bevanda?
- C’erano differenze di rugosità tra i vari compositi nella stessa bevanda?

Risultati Shock: Il Colore Che Cambia (Troppo!)
E qui arrivano le note dolenti. Praticamente tutti i compositi testati hanno mostrato un cambiamento di colore clinicamente inaccettabile (usando un indice chiamato ∆E00, un valore sopra 1.8 è considerato visibile e non accettabile) già dopo soli 7 giorni di esposizione a caffè, tè nero e vino rosso. E il cambiamento peggiorava progressivamente a 14 e 21 giorni.
La classifica dei “cattivi”?
- Vino Rosso: Il peggiore in assoluto per tutti i compositi e per quasi tutto il periodo. Sembra che l’alcol e i tannini presenti nel vino siano particolarmente aggressivi, forse ammorbidendo leggermente la superficie del composito e permettendo ai pigmenti di penetrare di più.
- Tè Nero: Al secondo posto. Dopo 14 e 21 giorni, macchiava significativamente più del caffè. Forse perché i suoi coloranti hanno caratteristiche chimiche (polarità) che li fanno “attaccare” meglio nel tempo.
- Caffè: Anche lui causa cambiamenti inaccettabili, ma meno del tè nero (dopo la prima settimana) e del vino rosso.
- Saliva Artificiale: Ha causato il minor cambiamento di colore, spesso appena percettibile.
Quindi, la prima ipotesi dei ricercatori (“non ci saranno differenze significative nel colore”) è stata completamente smentita. Le nostre bevande preferite possono davvero mettere a dura prova i restauri.
E la Superficie? Liscia o Ruvida?
Anche la rugosità superficiale (misurata con un parametro chiamato Ra) è aumentata significativamente per tutti i compositi dopo 21 giorni di immersione nelle bevande macchianti, rispetto ai valori iniziali. Questo significa che le bevande non solo macchiano, ma possono anche leggermente “rovinare” la superficie liscia ottenuta con la lucidatura.
Tuttavia, c’è una buona notizia: anche se la rugosità è aumentata, non ha raggiunto un livello critico (soglia di 0.2 µm) considerato problematico per l’accumulo di placca batterica. Questo è probabilmente merito dell’accurata lucidatura iniziale.
Interessante notare che c’è una correlazione positiva: più aumenta la rugosità, più tende ad aumentare anche la macchiatura. Ha senso: una superficie più ruvida offre più “appigli” ai pigmenti.
Anche qui, ci sono state differenze tra i materiali. Ad esempio, l’Estelite Asteria è diventato il più ruvido in tè nero e caffè, mentre Filtek Universal e G-aenial A’chord hanno mostrato la rugosità maggiore nel vino rosso. Questo suggerisce che la combinazione specifica tra tipo di composito e tipo di bevanda può portare a risultati diversi. Anche la terza e la quarta ipotesi dello studio (“non ci saranno differenze significative nella rugosità”) sono state quindi respinte.

Perché Alcuni Compositi Si Comportano Meglio di Altri?
Qui entriamo un po’ nel tecnico, ma cerco di semplificare. La composizione chimica fa la differenza.
- Bis-GMA: Un componente comune in molte resine composite. È un po’ “assetato” d’acqua (idrofilo), il che lo rende più suscettibile alle macchie.
- TEGDMA: Un altro componente usato per regolare la viscosità. Può influenzare come il materiale continua a indurirsi anche dopo la polimerizzazione iniziale, e questo a volte migliora la stabilità del colore.
- Filler (Riempitivi): Le particelle solide immerse nella resina. Il tipo, la dimensione, la quantità e quanto sono “dure” rispetto alla resina influenzano sia la resistenza all’usura che la rugosità dopo la lucidatura e l’esposizione agli agenti esterni. A volte, particelle molto dure possono “strappare” un po’ la resina circostante durante la lucidatura, creando micro-rugosità.
Nello studio, il composito G-aenial Universal Injectable (quello fluido) ha mostrato la migliore stabilità del colore in caffè, tè nero e vino rosso alla fine dei 21 giorni. Perché? Forse perché non contiene Bis-GMA e ha TEGDMA. Anche se un altro composito dello stesso produttore (G-aenial A’chord), anch’esso senza Bis-GMA, si è macchiato di più. Probabilmente le differenze nei filler e l’assenza di TEGDMA in quest’ultimo hanno giocato un ruolo.
Anche tra i prodotti 3M, Filtek Ultimate si è macchiato meno di Filtek Universal, forse grazie alla presenza di TEGDMA e di un altro componente idrofobico (che “respinge” l’acqua) chiamato Bis-EMA.
Curiosamente, Estelite Asteria, pur avendo il carico di filler più alto (che in teoria dovrebbe proteggere), si è macchiato parecchio. Forse i suoi filler di silice/zirconia, molto duri, hanno reso la superficie leggermente più suscettibile all’abrasione e quindi alla macchiatura. Le immagini al microscopio elettronico (SEM) hanno confermato queste differenze, mostrando micro-alterazioni diverse sulle superfici dei vari compositi dopo l’esposizione alle bevande: piccole erosioni della resina, distacco di particelle di filler, ecc.

Cosa Portiamo a Casa da Tutto Questo?
Questo studio, seppur condotto in laboratorio (e quindi con delle limitazioni rispetto alla complessità della bocca umana), ci dà indicazioni preziose:
- I compositi universali, anche i più moderni, non sono invincibili alle macchie causate da bevande comuni come caffè, tè nero e vino rosso. Il cambiamento di colore può diventare clinicamente inaccettabile in tempi relativamente brevi.
- Il vino rosso sembra essere il nemico numero uno della stabilità del colore.
- Queste bevande possono anche aumentare leggermente la rugosità superficiale, anche se probabilmente non a livelli critici per la salute orale, se la lucidatura iniziale è ben fatta.
- Esistono differenze significative tra i materiali. Il composito universale fluido e altamente riempito (G-aenial Universal Injectable) testato in questo studio ha mostrato una resistenza alle macchie superiore agli altri. Potrebbe essere un’alternativa interessante ai compositi in pasta tradizionali, almeno sotto questo aspetto.
- La composizione chimica (presenza o assenza di Bis-GMA, TEGDMA, tipo di filler) conta parecchio.
Quindi, la prossima volta che sorseggiate il vostro caffè mattutino o vi godete un bicchiere di rosso, pensateci un attimo! Mantenere un’ottima igiene orale e fare controlli regolari dal dentista (che può anche rilucidare i restauri) rimane fondamentale per preservare la bellezza del nostro sorriso il più a lungo possibile. E magari, conoscere queste dinamiche può aiutare noi e il nostro dentista a scegliere il materiale più adatto alle nostre abitudini!
Fonte: Springer
