Immagine concettuale fotorealistica che mostra una bussola luminosa sovrapposta a un grafico scientifico complesso e a un paesaggio globale incerto sullo sfondo, simboleggiando la guida attraverso l'incertezza. Obiettivo grandangolare 24mm, messa a fuoco nitida sulla bussola, colori leggermente desaturati, luce drammatica.

Scienza e Rischio: Come Prepariamo i Giovani alle Sfide di un Mondo Incerto?

Viviamo in un mondo che sembra correre sempre più veloce, pieno di sfide complesse e, diciamocelo, a volte un po’ spaventose. Volatilità, incertezza, complessità, ambiguità (il famoso acronimo VUCA) non sono solo parole alla moda, ma descrivono la realtà che i nostri ragazzi si troveranno ad affrontare. E allora, come possiamo armarli degli strumenti giusti? Come l’educazione scientifica può diventare una bussola per navigare questo mare in tempesta?

Recentemente, mi sono immerso in uno studio affascinante che ha cercato di rispondere proprio a queste domande. Un gruppo di esperti coreani, provenienti da mondi diversi – ricercatori di didattica delle scienze, insegnanti, scienziati, ingegneri, comunicatori della scienza e del rischio, e persino esperti di politiche educative – si sono riuniti (virtualmente, grazie al metodo Delphi) per definire quali competenze chiave i nostri studenti, dalle elementari alle superiori (K-12), dovrebbero sviluppare per rispondere efficacemente ai rischi.

Perché proprio l’educazione scientifica?

Potreste chiedervi: perché focalizzarsi sulla scienza? Beh, pensateci un attimo. Molti dei rischi che affrontiamo oggi, dal cambiamento climatico alle pandemie, dalle questioni energetiche all’impatto delle nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale, hanno radici profonde nella scienza e nella tecnologia. Ma, allo stesso tempo, è proprio la scienza a offrirci gli strumenti per comprenderli, valutarli e, si spera, gestirli.

Per anni, l’educazione scientifica si è concentrata sul far apprendere nozioni e concetti. Importantissimo, certo! Ma oggi non basta più. Serve qualcosa di più: la capacità di usare quella conoscenza scientifica per prendere decisioni informate, per valutare le informazioni (spesso contrastanti) che ci bombardano, per agire da cittadini responsabili. Non si tratta solo di sapere cos’è il DNA o come funziona la tettonica a placche, ma di capire come queste conoscenze si collegano ai rischi reali, come gli OGM o i terremoti, e come possiamo agire di conseguenza.

Lo studio ha evidenziato come la percezione del rischio sia cambiata. Non è più visto solo come qualcosa di oggettivo, misurabile con formule e statistiche. Certo, l’analisi dei dati è fondamentale, ma entrano in gioco anche fattori soggettivi, valori sociali, percezioni individuali e collettive. Pensate alla discussione sui vaccini o sull’energia nucleare: non è solo una questione di dati scientifici, ma anche di fiducia, comunicazione, etica.

Fotografia realistica di un gruppo eterogeneo di studenti delle scuole superiori (16-18 anni) che discutono animatamente attorno a un tavolo rotondo in una biblioteca moderna. Alcuni consultano tablet, altri libri scientifici. Sullo sfondo, lavagne con diagrammi complessi sul rischio e l'incertezza. Obiettivo prime 35mm, stile filmico leggermente desaturato, profondità di campo che isola il gruppo, luce naturale dalle finestre.

Le 9 Competenze Fondamentali per la Risposta al Rischio (RR-Competencies)

Ma quali sono, dunque, queste famose competenze? Dopo tre round di consultazioni, gli esperti hanno raggiunto un consenso su nove aree chiave, che possiamo chiamare Competenze per la Risposta al Rischio (RR-Competencies). Eccole, spiegate in modo semplice:

  • RR-Comprensione della Conoscenza Scientifica: Non solo sapere le cose, ma capire perché sono importanti per comprendere un rischio specifico (es. capire la virologia per affrontare una pandemia).
  • RR-Pensiero Scientifico: Saper ragionare in modo logico e critico sulle informazioni relative ai rischi, distinguendo fatti da opinioni, valutando la validità delle prove.
  • RR-Alfabetizzazione dei Dati (Data Literacy): Viviamo sommersi dai dati! Questa competenza significa saperli trovare, analizzare, interpretare (anche capendo l’incertezza e la probabilità!) e valutare criticamente, soprattutto quando si parla di rischi.
  • RR-Indagine Scientifica: Non essere solo consumatori di scienza, ma saper “fare” scienza: porre domande, raccogliere prove (con esperimenti, ricerche, discussioni), interpretare i risultati per capire meglio i rischi.
  • RR-Problem Solving Scientifico: Riconoscere i problemi legati ai rischi (nella propria vita o nella comunità) e usare un approccio scientifico per trovare e implementare soluzioni creative ed efficaci.
  • RR-Processo Decisionale Scientifico: Saper prendere decisioni informate su come affrontare i rischi, valutando diverse opzioni, considerando pro e contro, costi e benefici, e l’impatto sulla vita reale.
  • RR-Comunicazione e Collaborazione Scientifica: I rischi sono spesso complessi e riguardano tutti. È fondamentale saper comunicare in modo chiaro (usando basi scientifiche) e collaborare con gli altri (anche con chi la pensa diversamente!) per trovare soluzioni condivise.
  • RR-Partecipazione Scientifica: Non restare a guardare! Essere cittadini attivi significa partecipare alle discussioni e alle azioni che riguardano i rischi nella propria comunità o a livello globale (es. partecipare a iniziative sul clima, informarsi attivamente su questioni sanitarie).
  • RR-Resilienza: I rischi possono essere destabilizzanti. La resilienza è la capacità di adattarsi, riprendersi dalle difficoltà e non arrendersi di fronte alle sfide, continuando a cercare soluzioni anche quando le cose si fanno complicate.

Un Framework per l’Azione: Consapevolezza, Valutazione, Azione

Queste nove competenze non sono blocchi separati, ma lavorano insieme. Per dare un senso pratico a tutto questo, lo studio propone un framework organizzato attorno a tre contesti principali, che io chiamo le “3 A”:

1. Awareness (Consapevolezza) del rischio: Riconoscere e capire i rischi che ci circondano, usando la conoscenza scientifica e il pensiero critico. Qui, la Comprensione della Conoscenza Scientifica e il Pensiero Scientifico sono fondamentali.
2. Assessment (Valutazione) del rischio: Analizzare e valutare i rischi in modo più approfondito, usando dati e metodi scientifici. L’Alfabetizzazione dei Dati e l’Indagine Scientifica sono le protagoniste in questo contesto.
3. Action (Azione) sulla gestione del rischio: Passare all’azione! Sviluppare e mettere in pratica piani per gestire o mitigare i rischi, prendendo decisioni, risolvendo problemi, comunicando, collaborando, partecipando e mostrando resilienza. Qui entrano in gioco il Problem Solving, il Processo Decisionale, la Comunicazione e Collaborazione, la Partecipazione e la Resilienza.

Fotografia grandangolare di un paesaggio urbano resiliente dopo un evento climatico (es. pioggia intensa). Si vedono infrastrutture verdi (tetti giardino, aree permeabili) e persone che collaborano per ripulire. Obiettivo grandangolare 18mm, lunga esposizione per mostrare movimento residuo dell'acqua o delle nuvole, messa a fuoco nitida su tutto il panorama, luce del tardo pomeriggio.

È importante capire che questi tre contesti non sono tappe sequenziali rigide, ma dimensioni interconnesse. Una competenza può essere cruciale in un contesto e di supporto in un altro. È un processo dinamico, un po’ come un musicista che usa diverse tecniche a seconda del brano che sta suonando. Questo “processo analitico-deliberativo”, come lo chiamano gli esperti, ci aiuta a considerare sia gli aspetti oggettivi (i dati, i fatti scientifici) sia quelli soggettivi (i valori, le percezioni) del rischio.

Cosa significa tutto questo per la scuola?

Questo framework non è solo teoria accademica. È uno strumento potentissimo per noi educatori, per i dirigenti scolastici, per chi scrive i programmi ministeriali. Ci offre obiettivi chiari per progettare attività didattiche che non solo insegnino la scienza, ma che preparino davvero i ragazzi ad affrontare il loro futuro.

Possiamo immaginare lezioni in cui gli studenti non solo imparano cos’è l’effetto serra, ma usano dati reali per valutare i rischi del cambiamento climatico nella loro regione (Assessment), discutono soluzioni possibili collaborando tra loro (Action), e capiscono le basi scientifiche del fenomeno (Awareness). Possiamo pensare a progetti in cui analizzano le fake news su temi sanitari (Pensiero Scientifico, Data Literacy) o partecipano a campagne di sensibilizzazione nella loro scuola o comunità (Partecipazione Scientifica).

Certo, lo studio è stato condotto in Corea, e ogni paese ha le sue specificità. Ma i rischi globali, come il clima o le pandemie, ci riguardano tutti. E le competenze identificate – pensare criticamente, analizzare dati, collaborare, risolvere problemi, agire responsabilmente – sono universali. Questo framework può essere una base comune, adattabile ai diversi contesti locali.

Il cammino è appena iniziato. Serviranno ulteriori ricerche per sviluppare modelli didattici concreti, materiali, strategie di valutazione specifiche per queste competenze e per i diversi livelli scolastici. Ma una cosa è certa: l’educazione scientifica ha un ruolo cruciale da giocare. Non possiamo più permetterci di formare cittadini che conoscono la scienza ma non sanno come usarla per navigare le complessità e le incertezze del mondo reale. Dobbiamo coltivare queste competenze per la risposta al rischio, per dare ai nostri giovani la possibilità non solo di sopravvivere, ma di prosperare e plasmare attivamente un futuro migliore. È una sfida grande, ma affascinante, non trovate?

Fonte: Springer

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