Immagine macro ad alta definizione di diversi attacchi ortodontici in acciaio inossidabile, alcuni leggermente opacizzati o con segni di corrosione superficiale, disposti su una superficie riflettente. Illuminazione drammatica laterale, obiettivo macro 105mm, messa a fuoco selettiva su un attacco centrale.

Collutorio e Apparecchio Ortodontico: Un’Amicizia… Corrosiva?

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di una cosa che mi ha sempre incuriosito, soprattutto pensando a chi porta l’apparecchio fisso: ma i collutori che usiamo tutti i giorni per l’igiene orale, come interagiscono con le “stelline” e le bande metalliche che abbiamo in bocca? Possono rovinarle? Sembra una domanda banale, ma pensateci: l’apparecchio resta lì per mesi, a volte anni, e noi lo “innaffiamo” quotidianamente con questi liquidi. Che succede là dentro?

L’igiene orale è fondamentale, lo sappiamo tutti, è un po’ lo specchio della nostra salute generale. Ma quando si ha l’apparecchio, diventa una vera sfida! Spazzolino, filo interdentale, scovolini… a volte non basta o è complicato raggiungere ogni angolo. Ecco perché spesso gli ortodontisti consigliano l’uso di collutori come aiuto extra. Sono liquidi, arrivano dappertutto, sembrano perfetti, no?

Però, c’è un “però”. Questi collutori contengono sostanze chimiche. E l’apparecchio è fatto di metallo, di solito acciaio inossidabile, scelto per la sua resistenza e biocompatibilità. Ma cosa succede quando chimica e metallo si incontrano ogni giorno, per mesi, nell’ambiente umido e variabile della nostra bocca? Qualche studio c’è stato, ma pochi hanno messo a confronto diversi tipi di collutori e si sono concentrati proprio su attacchi e bande, quelle parti che restano fisse per tutta la durata del trattamento.

La nostra curiosità scientifica: mettiamo alla prova i collutori!

Ecco che è partita la scintilla: abbiamo voluto vederci chiaro! Abbiamo organizzato uno studio in laboratorio (quindi *in vitro*, come diciamo noi tecnici) per capire se e quanto quattro tipi diversi di collutori potessero avere effetti “corrosivi” su attacchi e bande ortodontiche. Perché proprio attacchi e bande? Perché, a differenza degli archi metallici che vengono cambiati spesso, loro restano lì, fissi, per tutto il tempo, diventando potenzialmente più vulnerabili all’usura.

Abbiamo preso un bel po’ di materiale: 1200 attacchi (le classiche “stelline”) e 480 bande (gli anelli metallici che a volte si mettono sui molari), tutti nuovi di zecca e in acciaio inossidabile. Li abbiamo divisi in quattro gruppi principali, ognuno immerso in un tipo diverso di collutorio per ben tre mesi. Immaginate tanti piccoli “pazienti” simulati in laboratorio!
I “magnifici quattro” collutori che abbiamo testato erano:

  • Un collutorio al fluoro (2500 ppm – una concentrazione alta, spesso usata per prevenire la carie)
  • Un collutorio alla clorexidina (0.12% – il “campione” contro gengiviti e placca)
  • Un collutorio alla propoli (5% – un’alternativa naturale con proprietà interessanti)
  • Una semplice soluzione fisiologica (NaCl 0.9% – spesso usata come controllo negli studi, ma anche per risciacqui)

Per rendere le cose realistiche, abbiamo messo in ogni contenitore il numero di attacchi (20) o bande (8) che corrisponderebbe a un paziente completo. E ogni settimana, via il liquido vecchio e dentro quello nuovo, per simulare un uso costante. La cosa fondamentale era misurare il peso di ogni singolo pezzetto *prima* di iniziare l’immersione (T0) e *dopo* i tre mesi (T1), usando una bilancia super precisa (pensate, sensibile a 0,0000 grammi!). L’idea era semplice: se il peso diminuisce, significa che il materiale si è in qualche modo “consumato”, corroso.

Primo piano macro di un attacco ortodontico in acciaio inossidabile immerso parzialmente in un liquido blu trasparente (collutorio) dentro un becher di vetro da laboratorio. Luce controllata, messa a fuoco precisa sull'attacco, dettagli elevati sulla superficie metallica. Obiettivo macro 100mm.

I risultati: sorpresa (ma non troppo)!

Ebbene sì, dopo tre mesi di “bagno” nei vari collutori, quasi tutti i gruppi di attacchi e bande hanno mostrato una tendenza alla perdita di peso. Questo significa che, in qualche misura, tutti i collutori testati hanno avuto un leggero effetto corrosivo. La nostra ipotesi iniziale (che non ci fossero differenze significative) è stata quindi smentita dai dati.

Ma chi è stato il “peggiore”? Sorprendentemente, la soluzione fisiologica ha causato la maggiore perdita di peso! Sembra strano, vero? Acqua e sale… eppure il cloruro (il sale) può essere aggressivo sull’acciaio inossidabile. Subito dopo è venuto il collutorio al fluoro. Anche questo non è del tutto inaspettato: il fluoro è ottimo per i denti, ma può intaccare la patina protettiva dell’acciaio.

E gli altri? La propoli si è piazzata al terzo posto, mostrando un effetto corrosivo minore rispetto a fisiologica e fluoro. E il vincitore, nel senso di quello che ha causato la minor perdita di peso (pur causandone un po’, sia chiaro!), è stato il collutorio alla clorexidina.

Le differenze tra i gruppi erano statisticamente significative, il che vuol dire che non si tratta di un caso. In pratica, ogni collutorio ha interagito in modo diverso con il metallo. Per le bande, i risultati sono stati simili, anche se la clorexidina ha mostrato un comportamento un po’ diverso, quasi nullo in termini di perdita di peso statisticamente significativa.

Cosa ci dice tutto questo? Implicazioni e riflessioni

Ok, abbiamo visto i numeri. Ma cosa significa per chi porta l’apparecchio? Prima di tutto, niente panico! Lo studio parla di effetti “leggeri” e misurati con strumenti ultra-precisi. Non significa che il vostro apparecchio si scioglierà usando il collutorio!

Però, ci fa riflettere. L’acciaio inossidabile è resistente grazie a una sottile pellicola protettiva (principalmente ossido di cromo). Sostanze come i cloruri (nella fisiologica) e i fluoruri possono “infastidire” questa pellicola, rendendo il metallo un po’ più vulnerabile. La clorexidina sembra essere più “gentile” da questo punto di vista, almeno in questo studio.

E la propoli? È interessante! Essendo un prodotto naturale, con note proprietà antibatteriche e antinfiammatorie, vedere che ha un impatto corrosivo contenuto la rende un’alternativa potenzialmente valida. Alcuni studi suggeriscono addirittura che la propoli possa avere effetti *anti*-corrosivi su certi metalli, formando una sorta di strato protettivo. Qui ha mostrato una leggera corrosione, ma minore di fluoro e fisiologica. Sicuramente un campo da esplorare ancora!

Fotografia still life di quattro piccoli contenitori di vetro etichettati (Fluoro, Clorexidina, Propoli, Soluzione Fisiologica) affiancati su un bancone da laboratorio pulito. All'interno di ciascuno, alcuni attacchi ortodontici immersi nel rispettivo liquido. Illuminazione da studio controllata, obiettivo macro 60mm, alta definizione dei dettagli.

È importante ricordare che questo era uno studio *in vitro*. La bocca è un ambiente molto più complesso: c’è la saliva, i batteri, i cambiamenti di temperatura, gli acidi del cibo… tutti fattori che possono influenzare la corrosione e che in laboratorio è difficile replicare perfettamente. Però, ci dà un’indicazione importante.

Consigli pratici e prospettive future

Cosa portiamo a casa da questa ricerca?

  1. L’igiene orale resta la priorità numero uno, soprattutto con l’apparecchio. Collutorio sì, ma come *aiuto*, non come sostituto di spazzolino, filo e scovolino.
  2. Tutti i collutori testati hanno mostrato un minimo effetto corrosivo. Non è un dramma, ma è bene esserne consapevoli.
  3. La clorexidina e la propoli sembrano essere state le più “delicate” sugli attacchi e bande in questo specifico esperimento. La propoli, in particolare, emerge come un’opzione naturale interessante con pochi effetti collaterali noti.
  4. Potrebbe essere un’idea, da discutere magari con il proprio dentista/ortodontista, quella di alternare diversi tipi di collutorio? Ad esempio, usare per un periodo un collutorio al fluoro per la prevenzione carie, poi uno alla clorexidina per le gengive (ma solo per brevi periodi, di solito!), e magari provare anche uno alla propoli. In questo modo si potrebbero sfruttare i benefici di ciascuno riducendo l’esposizione prolungata a un singolo agente potenzialmente corrosivo. Ma questa è solo un’ipotesi che necessita di ulteriori studi!
  5. È fondamentale che durante le visite di controllo l’ortodontista esamini attentamente non solo i denti ma anche lo stato dell’apparecchio stesso. Piccoli segni di usura o corrosione potrebbero essere campanelli d’allarme.

Cosa ci riserva il futuro? Sicuramente servono altre ricerche. Sarebbe bello analizzare *quali* ioni metallici vengono rilasciati (nichel, cromo?) e in che quantità, per capire meglio i potenziali effetti sulla salute. Osservare le superfici di attacchi e bande al microscopio elettronico prima e dopo l’esposizione ai collutori darebbe immagini più chiare. E, ovviamente, l’ideale sarebbe uno studio *in vivo*, cioè direttamente sui pazienti, per avere il quadro più realistico possibile.

L’obiettivo finale è poter consigliare ai pazienti il collutorio più adatto, che offra i massimi benefici per l’igiene orale con il minimo impatto negativo sull’apparecchio. Un equilibrio delicato, ma fondamentale per il successo del trattamento ortodontico e la salute generale della bocca!

Fonte: Springer

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