Quando il Dentista Va in Crisi: L’Angelo Custode Chiamato Coach Mentor
Amici, colleghi, o semplicemente curiosi del mondo che ruota attorno al camice bianco, oggi voglio portarvi dietro le quinte di una professione che, ammettiamolo, spesso immaginiamo priva di scossoni: quella del dentista. Ma vi siete mai chiesti cosa succede quando anche questi professionisti, che si prendono cura del nostro sorriso, si trovano ad affrontare un momento buio, una difficoltà che mette a rischio la loro carriera? Ecco, è proprio di questo che voglio parlarvi, di un faro nella nebbia chiamato coach mentoring, visto attraverso gli occhi di chi questo ruolo lo vive in prima persona: il coach mentor (CM).
Ho avuto modo di approfondire uno studio qualitativo che ha dato voce a questi “angeli custodi”, figure esperte che affiancano i dentisti finiti, per così dire, “sotto osservazione” da parte del General Dental Council (GDC), l’organo che regola la professione odontoiatrica nel Regno Unito. Quando un dentista incappa in qualche problema e deve presentarsi davanti a una commissione per l’idoneità alla pratica (FtP), viene definito “dentista in difficoltà” (DD). E qui entra in gioco il CM, una figura suggerita (ma non imposta, attenzione!) dal GDC per aiutare questi professionisti a rimettersi in carreggiata.
Ma chi sono questi Coach Mentor? E perché lo fanno?
Dalle interviste è emerso un quadro affascinante. I CM non sono figure improvvisate. Spesso sono dentisti con anni di esperienza sulle spalle, professionisti che, come ha raccontato uno di loro, hanno avuto la fortuna di essere stati a loro volta “presi sotto l’ala” da colleghi più anziani all’inizio della carriera, anche se all’epoca non si chiamava mentoring. Per loro, diventare CM è stata una naturale evoluzione, un modo per mettere a frutto la propria esperienza e aiutare chi si trova in un “pasticcio”.
C’è una dedizione incredibile verso la professione, un desiderio di supportare i colleghi “per il bene della professione nel suo complesso”. Non si tratta di risolvere i problemi al posto del dentista in difficoltà, ma di fornirgli gli strumenti per capire dove deve cambiare, per crescere al proprio ritmo. E la passione? Beh, quella traspare da ogni parola: “Potrebbe capitare a chiunque… non dovremmo avere una società che semplicemente cancella le persone”. Parole sante, non trovate?
Come vedono i Coach Mentor i “Dentisti in Difficoltà”?
Qui la faccenda si fa delicata. I CM riconoscono che i dentisti che si rivolgono a loro sono persone sottoposte a uno stress enorme, spesso arrabbiate, colpevoli o vergognose. Hanno bisogno di qualcuno che ascolti la loro storia, perché lungo il percorso hanno avuto ben poco controllo sulla situazione. E sì, i problemi di salute mentale sono una costante in questi frangenti. È “incredibilmente stressante”, e avere qualcuno che ti aiuti a mantenere l’equilibrio psicologico è fondamentale.
Un aspetto cruciale, sottolineato dai mentor, è che il dentista in difficoltà deve arrivare a riconoscere i propri problemi. Il CM può aiutare a riflettere, ma il cambiamento deve partire dal “mentee”. Non è una punizione, ma un’opportunità per fermarsi, riflettere e usare la difficoltà come un trampolino di lancio. A volte, però, i problemi si accumulano come in una sorta di “effetto domino”, e i dentisti si trovano travolti, come se tutti i buchi del formaggio svizzero si allineassero contemporaneamente.

Il Processo di Coach Mentoring: Come Funziona Davvero?
Non si naviga a vista. La maggior parte dei CM utilizza un piano d’azione, sviluppato insieme al dentista, con obiettivi chiari. Altrimenti, sarebbe un percorso senza fine. La comunicazione gioca un ruolo chiave: spesso i dentisti in difficoltà non hanno le giuste capacità comunicative, specialmente quando le cose vanno male. E, cosa fondamentale, la volontà di farsi aiutare deve venire dal dentista stesso. “Se qualcuno è disposto ad accettare aiuto, allora le azioni diventano più facili. Ma non posso spingere qualcuno che è in totale negazione”, ha confidato un mentor.
Il percorso ha una durata definita, spesso dettata dalle tempistiche del GDC. E c’è l’aspetto economico, non trascurabile, visto che sono i dentisti stessi a dover pagare questo supporto. “Il tempo è denaro”, una realtà ben presente sia ai CM che ai loro assistiti.
Il Ruolo dei Regolatori e le Sfide del Sistema
I CM sentono di dare un contributo enorme quando i dentisti sono coinvolti con il GDC. Senza il loro supporto, molti avrebbero sanzioni più severe o si troverebbero in situazioni ancora peggiori. Un tempo, Health Education England offriva questo tipo di supporto, ma con il passaggio a NHS England Workforce, Training and Education, il coach mentoring universale si è interrotto, lasciando un vuoto.
A volte, il coinvolgimento di NHS England, oltre a quello del GDC, può addirittura peggiorare la situazione, mettendo ulteriore pressione sui dentisti, al punto da renderli incapaci di lavorare. È un sistema complesso, dove le normative e gli enti regolatori hanno un impatto fortissimo sulla vita dei professionisti.
Uno Sguardo al Futuro del Coach Mentoring
Qui le note si fanno un po’ più cupe, ma con un barlume di speranza. Un mentor ha fatto un’osservazione acuta: i dentisti spendono cifre importanti per corsi su impianti o estetica dentale, considerandoli un buon investimento. Eppure, “l’investimento migliore è imparare come fare da mentore ed essere mentorato, perché lo useranno per tutta la loro carriera”. Parole da scolpire nella pietra!
Un punto cruciale emerso è la necessità di un approccio preventivo piuttosto che reattivo. Molti dentisti cercano un CM solo quando sono già nei guai. Invece, il coach mentoring potrebbe essere uno strumento prezioso per prevenire le difficoltà, magari iniziando già a livello universitario. Attualmente, i dentisti in difficoltà devono spesso arrangiarsi per trovare supporto, tramite gruppi online, società di tutela legale o schemi locali che stanno timidamente ricomparendo.
La preoccupazione maggiore per il futuro? La mancanza di fondi per formare nuovi CM. È un’incognita che pesa sul futuro di questo prezioso servizio.

In conclusione, quello che emerge da questo spaccato è che il coach mentoring è una vera e propria ancora di salvezza. I CM sono professionisti empatici, esperti, che aiutano i colleghi a navigare tempeste emotive e professionali complesse, fatte di fattori intrinseci (come problemi di salute mentale e burnout) ed estrinseci (ambienti di lavoro tossici, scarso equilibrio vita-lavoro). Lo studio ha paragonato l’impatto del coach mentoring all’effetto “Kintsugi”, l’arte giapponese di riparare la ceramica rotta con l’oro, valorizzando le fratture. Ecco, il coach mentoring è quell’oro che nutre e rinsalda i nostri colleghi.
Certo, ci sono limiti, come il numero ristretto di CM intervistati e il fatto che la ricerca sia stata condotta da chi è già “dentro” questo mondo. E resta da esplorare la percezione dei dentisti in difficoltà stessi. Ma una cosa è chiara: c’è bisogno di più compassione e di un approccio più proattivo. Perché prevenire, come sempre, è meglio che curare, soprattutto quando si tratta del benessere di chi si prende cura di noi.
Fonte: Springer
