Cerebrolysin e Trombectomia: Una Svolta Sorprendente nel Recupero dall’Ictus Ischemico?
Amici lettori, oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi sta particolarmente a cuore e che potrebbe rappresentare una luce di speranza per chi si trova ad affrontare le conseguenze, spesso devastanti, di un ictus ischemico acuto. Sapete, quando un grosso vaso sanguigno nel cervello si ostruisce, il tempo è letteralmente cervello. La trombectomia meccanica (MT), quella procedura un po’ fantascientifica in cui si va a “ripescare” il trombo, ha già rivoluzionato il trattamento. Ma, e c’è un “ma”, non sempre basta per garantire un recupero funzionale ottimale. Ed è qui che entra in gioco la nostra ricerca.
Ci siamo chiesti: e se potessimo dare una “spinta” in più al cervello, aiutandolo non solo a liberarsi dell’ostruzione, ma anche a proteggersi e rigenerarsi meglio dopo il danno? Ecco l’idea dietro al nostro studio: valutare l’efficacia e la sicurezza di un farmaco chiamato Cerebrolysin, usato come terapia aggiuntiva alla trombectomia meccanica. E i risultati, ve lo anticipo, sono stati davvero incoraggianti!
Il Problema della “Ricanalizzazione Futile”
Immaginate la scena: i medici riescono con successo a rimuovere il coagulo, il sangue torna a fluire. Vittoria? Non sempre. A volte, nonostante la ricanalizzazione, il paziente non migliora come sperato. È il fenomeno della “ricanalizzazione futile”. Questo accade per una serie di motivi complessi: lo stress ossidativo, l’infiammazione che si scatena, il sovraccarico di calcio che danneggia i neuroni, problemi a livello dei piccoli vasi e persino la rottura della barriera emato-encefalica, che può portare a edemi o emorragie secondarie. Pensate che il rischio di emorragia intracerebrale secondaria (sICH) dopo un trattamento endovascolare può arrivare al 40%! Molti di questi fattori, purtroppo, non sono modificabili. Da qui la necessità di esplorare nuove terapie adiuvanti.
Cerebrolysin: Un Alleato Multimodale per il Cervello
Il Cerebrolysin non è un farmaco “qualsiasi”. È un prodotto biotecnologico composto da neuropeptidi a basso peso molecolare e aminoacidi liberi, simile ai fattori neurotrofici che il nostro corpo produce naturalmente. La sua forza? Agisce su più fronti: è citoprotettivo, cioè protegge le cellule nervose, promuove la sopravvivenza neuronale e la plasticità neurale, mitiga le cascate tossiche riducendo il sovraccarico di calcio e inibisce l’apoptosi (la morte cellulare programmata) dopo l’ischemia e la riperfusione. Non solo: ha proprietà anti-infiammatorie e antiossidanti, preservando quel tessuto cerebrale vulnerabile che sta “in bilico” (la cosiddetta penombra ischemica) e riducendo il danno secondario. Studi recenti in vitro hanno persino mostrato che protegge la barriera emato-encefalica, riducendo il rischio di trasformazione emorragica. Insomma, un vero e proprio “pacchetto di pronto soccorso” per il cervello colpito!
Studi precedenti avevano già esplorato Cerebrolysin in combinazione con la trombolisi farmacologica (r-tPA), con risultati promettenti ma non sempre statisticamente schiaccianti sull’esito funzionale a 3 mesi, forse a causa dell’eterogeneità dei pazienti o della tempistica di somministrazione. Noi, però, abbiamo voluto concentrarci su un gruppo specifico di pazienti: quelli con ictus ischemico acuto dovuto all’occlusione di un grosso vaso nella circolazione anteriore, trattati con trombectomia meccanica, che presentavano una buona circolazione collaterale e una ricanalizzazione efficace. La nostra ipotesi? Che in questi pazienti, Cerebrolysin potesse davvero fare la differenza.

Il Nostro Studio: Metodologia e Partecipanti
Abbiamo condotto uno studio prospettico, in aperto (cioè medici e pazienti sapevano cosa si somministrava), a singolo centro, ma con una valutazione degli esiti “in cieco” (chi valutava i risultati non sapeva se il paziente aveva ricevuto Cerebrolysin o meno). Abbiamo arruolato 50 pazienti consecutivi con ictus ischemico da moderato a severo, trattati con trombectomia meccanica entro 6 ore dall’esordio. A questi pazienti è stato somministrato Cerebrolysin (30 ml al giorno per via endovenosa) entro 8 ore dall’esordio, continuando per 21 giorni (primo ciclo), e poi un secondo ciclo tra il 69° e il 90° giorno. Abbiamo confrontato i loro risultati con quelli di 50 controlli storici, “abbinati” con una tecnica statistica chiamata propensity score matching per renderli il più simili possibile ai nostri pazienti per età, gravità dell’ictus, grado di ricanalizzazione, ecc. Questo ci ha permesso di avere un gruppo di confronto robusto, pur non essendo uno studio randomizzato classico.
Gli esiti chiave che abbiamo monitorato includevano l’indipendenza funzionale (valutata con la scala mRS, dove 0-2 indica un buon recupero) a 90 giorni, la sicurezza (come il rischio di emorragie) e il recupero neurologico (misurato con la scala NIHSS) a 24 ore e 7 giorni dopo la trombectomia. Abbiamo anche guardato l’indice di Barthel (BI), che misura la capacità di svolgere le attività quotidiane, a 30 e 90 giorni.
Risultati Che Fanno Ben Sperare!
Ebbene, i risultati ci hanno dato grande soddisfazione! I pazienti che hanno ricevuto Cerebrolysin hanno mostrato tassi significativamente più alti di indipendenza funzionale (mRS 0-2) a 90 giorni: il 68% contro il 44% del gruppo di controllo. Questo significa che per ogni 4.2 pazienti trattati con Cerebrolysin, uno in più ha raggiunto l’indipendenza funzionale (NNT: 4.2). Un dato notevole!
Ma non è tutto. Il gruppo Cerebrolysin ha avuto un rischio ridotto di emorragia intracerebrale secondaria (14% contro il 40%) e, in particolare, di emorragia sintomatica (2% contro il 24%). Questo è un aspetto cruciale per la sicurezza del paziente. Inoltre, presentavano punteggi NIHSS (che indicano il deficit neurologico) significativamente più bassi al settimo giorno. Anche l’indice di Barthel era migliore nel gruppo Cerebrolysin sia a 30 giorni che a 3 mesi, soprattutto per quanto riguarda la mobilità e i trasferimenti.
L’analisi multivariata, che tiene conto di vari fattori, ha identificato il trattamento con Cerebrolysin come un predittore indipendente di esiti favorevoli a 3 mesi. E c’è un dato particolarmente interessante: l’effetto sembrava essere ancora più marcato nei pazienti con diabete. Questo è un risultato inaspettato e molto promettente, dato che il diabete è spesso associato a esiti peggiori dopo un ictus.
I tassi di mortalità complessivi a 30 e 90 giorni sono risultati simili nei due gruppi, il che, unito alla riduzione delle emorragie, depone a favore del profilo di sicurezza del Cerebrolysin in questo contesto. Gli eventi avversi legati all’infusione di Cerebrolysin sono stati lievi e rari (8% dei pazienti, principalmente tromboflebiti superficiali transitorie nel sito di infusione).

Cosa Significano Questi Risultati e Prospettive Future
Secondo noi, questi risultati suggeriscono che Cerebrolysin, somministrato precocemente dopo una ricanalizzazione efficace in pazienti ben selezionati, può migliorare gli esiti funzionali sia a breve che a lungo termine, accelerare il recupero neurologico e ridurre le complicanze post-trombectomia. È la prima volta, a nostra conoscenza, che si valuta questa combinazione terapeutica con criteri di selezione così specifici.
Il fatto che il miglioramento sia stato osservato già dal settimo giorno e si sia mantenuto fino a 90 giorni, con un maggior numero di pazienti che raggiungeva un esito eccellente (mRS 0-1), è particolarmente significativo. Potrebbe indicare che Cerebrolysin non solo protegge, ma aiuta attivamente il cervello a “ripararsi”. L’effetto sulla riduzione delle emorragie è probabilmente legato alla sua capacità di stabilizzare la barriera emato-encefalica e ridurre l’infiammazione.
Certo, il nostro è uno studio pilota, con i suoi limiti: il disegno in aperto, l’uso di controlli storici (seppur ben abbinati), il fatto che sia stato condotto in un singolo centro e il campione relativamente piccolo. Sappiamo bene che per confermare questi risultati serviranno studi randomizzati controllati, multicentrici e su campioni più ampi. La variabilità nei tempi di somministrazione di Cerebrolysin, seppur entro le 8 ore, è un altro aspetto da ottimizzare; forse somministrarlo ancora prima, o addirittura durante la trombectomia, potrebbe portare a benefici ancora maggiori.
Un altro aspetto da considerare è che meno di un quinto dei pazienti valutati inizialmente rientrava nei nostri stringenti criteri di inclusione. Questo, se da un lato ha permesso di studiare una popolazione più omogenea, dall’altro potrebbe limitare la generalizzabilità dei risultati. Studi futuri potrebbero adottare criteri meno restrittivi per includere una popolazione più ampia di pazienti con ictus.
L’interazione favorevole con il diabete è un filone che merita sicuramente ulteriori indagini. Potrebbe essere che le proprietà anti-infiammatorie e neuroprotettive del Cerebrolysin siano particolarmente benefiche in un contesto di infiammazione cronica come quello diabetico, o che ci sia un effetto sinergico con terapie concomitanti come la metformina.
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Nonostante i limiti, i punti di forza del nostro studio includono la valutazione completa degli esiti con multipli endpoint clinicamente rilevanti, l’uso del propensity score matching per minimizzare i bias e l’identificazione del diabete come potenziale modificatore dell’effetto del trattamento. Questi risultati forniscono una solida base per future ricerche.
In conclusione, il nostro studio suggerisce che l’aggiunta di Cerebrolysin alla trombectomia meccanica in pazienti selezionati con ictus ischemico acuto, buona circolazione collaterale e ricanalizzazione efficace, migliora significativamente gli esiti funzionali e neurologici a breve e lungo termine (fino a 3 mesi) e riduce l’incidenza di emorragia intracerebrale secondaria. È stato particolarmente efficace nei pazienti con diabete, aprendo la strada a potenziali strategie di trattamento personalizzate. Ora la palla passa a studi più ampi per confermare questi dati promettenti e definire al meglio l’uso di Cerebrolysin nella pratica clinica. La strada è ancora lunga, ma ogni passo avanti è una vittoria per i nostri pazienti!
Fonte: Springer
