Adesioni Uterine: Una Nuova Speranza dalle Tue Stesse Cellule Staminali!
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento delicato ma importantissimo per la salute riproduttiva femminile: le aderenze intrauterine (IUA), conosciute anche come sinechie uterine. Si tratta di tessuto cicatriziale che si forma all’interno dell’utero, spesso dopo interventi chirurgici come raschiamenti o a causa di infezioni. Queste aderenze possono ridurre lo spazio disponibile, ostacolare l’impianto dell’embrione e persino bloccare le tube di Falloppio, portando a infertilità, aborti ricorrenti e un forte impatto sulla vita delle donne.
Fino ad oggi, le opzioni terapeutiche non erano sempre risolutive, specialmente nei casi più severi. La lisi isteroscopica delle aderenze (HA), cioè la loro rimozione chirurgica, è l’approccio standard, spesso seguito dal posizionamento di dispositivi intrauterini (IUD) o cateteri per prevenire che si riformino. Tuttavia, la battaglia non è sempre vinta: nei casi gravi, il tasso di recidiva può arrivare addirittura al 62,5%, e la possibilità di ottenere una gravidanza rimane bassa, intorno al 33,3%. Insomma, c’era un disperato bisogno di qualcosa di nuovo, di più efficace.
La Rivoluzione delle Cellule Staminali
Ed è qui che entra in gioco la medicina rigenerativa, e in particolare le cellule staminali. Queste cellule “jolly” hanno la fantastica capacità di auto-rinnovarsi e differenziarsi in diversi tipi di cellule, aprendo scenari incredibili per la riparazione dei tessuti danneggiati. Negli ultimi anni, la ricerca si è concentrata sul loro potenziale per riparare e ricostruire l’endometrio, il rivestimento interno dell’utero fondamentale per la gravidanza.
Sono state sperimentate diverse fonti di cellule staminali: dal midollo osseo, dal cordone ombelicale, dal tessuto adiposo, persino dal sangue mestruale. Ma uno studio recente, condotto presso l’Ospedale Centrale di Xiangtan tra il 2018 e il 2020, ha esplorato una via particolarmente affascinante: l’uso delle cellule staminali endometriali autologhe. Cosa significa “autologhe”? Significa che le cellule staminali vengono prelevate direttamente dall’endometrio della paziente stessa! Un approccio geniale, perché elimina i rischi di rigetto immunitario e sfrutta il potenziale rigenerativo intrinseco del tessuto.
Lo Studio: Come Hanno Fatto?
Lo studio ha coinvolto 15 donne, tra i 20 e i 40 anni, con aderenze intrauterine da moderate a severe, storia di infertilità o fallimenti ripetuti di impianti, ma per il resto sane e con desiderio riproduttivo. Il percorso è stato questo:
- Prelievo: Durante un’isteroscopia (un esame visivo dell’utero) eseguita per rimuovere le aderenze esistenti, è stato prelevato un piccolo campione di tessuto endometriale.
- Coltura: In laboratorio, questo tessuto è stato processato per isolare le cellule staminali endometriali. Queste cellule sono state poi coltivate e fatte moltiplicare in un ambiente controllato fino a raggiungere la quinta generazione (cioè dopo diversi cicli di divisione cellulare), assicurandosi che mantenessero le loro caratteristiche staminali.
- Identificazione: Hanno verificato che fossero proprio cellule staminali tramite citometria a flusso, controllando la presenza di marcatori specifici sulla loro superficie (positive per CD29, CD44, CD90 e negative per CD34, CD45, HLA-DR).
- Infusione: Le cellule staminali così ottenute (circa 10 milioni!) sono state mescolate con un po’ di plasma della paziente stessa e infuse delicatamente all’interno della cavità uterina.
- Supporto Extra: Subito dopo l’infusione delle cellule, è stato introdotto anche un gel a base di ialuronato di sodio (acido ialuronico). Perché? Per due motivi: primo, per creare un ambiente che aiutasse le cellule a rimanere in loco più a lungo senza “scappare via”; secondo, per agire come barriera fisica e prevenire la riformazione delle aderenze. Hanno anche testato diverse concentrazioni di gel, scoprendo che il 12,5% era quella ottimale per non ostacolare la crescita delle cellule staminali.
- Terapia di Supporto: Le pazienti hanno seguito anche una terapia ormonale con estrogeni (per aiutare l’endometrio a crescere) e acido acetilsalicilico a basso dosaggio (per migliorare il flusso sanguigno locale).
- Monitoraggio e Follow-up: Nei mesi successivi, le pazienti sono state monitorate con ecografie e isteroscopie per valutare lo stato dell’utero, lo spessore dell’endometrio e l’eventuale riformazione di aderenze. Se necessario, è stato eseguito un secondo ciclo di infusione. Quando l’utero è stato giudicato pronto, si è proceduto con il trasferimento degli embrioni (per chi seguiva un percorso di fecondazione assistita) o si è attesa una gravidanza spontanea. Il follow-up è durato fino a due anni dopo il trattamento.

Risultati? Semplicemente Sorprendenti!
E ora, la parte più emozionante: i risultati! Beh, sono stati davvero incoraggianti.
- Meno Aderenze: In tutte le 15 pazienti, il punteggio AFS (che misura la gravità delle aderenze) è diminuito dopo il trattamento. L’isteroscopia ha confermato un miglioramento generale della cavità uterina e una riduzione significativa delle aderenze. L’efficacia del trattamento nel ridurre le aderenze è stata del 100%!
- Endometrio Più Spesso: Tra le 10 pazienti che avevano un endometrio troppo sottile prima del trattamento, ben 8 hanno raggiunto uno spessore considerato adeguato per l’impianto embrionale (≥ 6 mm). Una paziente, pur non raggiungendo questo spessore, ha avuto una gravidanza naturale (anche se poi purtroppo interrotta).
- Gravidanze e Nascite: Qui arriva il dato più bello: su 15 donne, 9 hanno ottenuto una gravidanza (tasso di gravidanza del 60,0%). Di queste, 8 hanno portato a termine la gravidanza con la nascita di un bambino sano (tasso di nati vivi del 53,3%)! Un risultato notevole, considerando la gravità iniziale della condizione e i fallimenti precedenti. Ci sono stati anche 3 casi di gravidanze biochimiche (positive al test ma interrotte molto precocemente), 2 casi di mancata gravidanza e 1 gravidanza ectopica.
Questi tassi sono paragonabili, se non superiori, a quelli riportati in studi che utilizzano altre fonti di cellule staminali, come quelle derivate dal midollo osseo o dal cordone ombelicale, ma con il vantaggio aggiunto dell’utilizzo di cellule proprie della paziente (autologhe), che è più semplice e sicuro dal punto di vista immunologico.
Ma Come Funziona Esattamente? Il Segreto nelle Citochine
Ok, i risultati sono ottimi, ma qual è il meccanismo d’azione? Perché queste cellule staminali endometriali, una volta prelevate, coltivate e re-infuse, riescono a riparare l’utero? Per capirlo, i ricercatori hanno fatto un passo in più, analizzando l’espressione genica (tramite sequenziamento dell’RNA) delle cellule staminali. Hanno confrontato le cellule staminali prelevate da donne sane (G0), quelle appena prelevate da pazienti con IUA (IUA-G0) e quelle delle pazienti con IUA dopo essere state coltivate fino alla quinta generazione (IUA-G5).
Hanno scoperto qualcosa di molto interessante. Le cellule staminali delle pazienti con IUA (IUA-G0), rispetto a quelle delle donne sane (G0), mostravano differenze significative nell’espressione di molti geni, in particolare quelli legati alla guarigione delle ferite, all’organizzazione cellulare e a vie di segnalazione come quella del Pl3K-Akt. Ma la cosa ancora più affascinante è che le cellule staminali coltivate (IUA-G5), rispetto a quelle appena prelevate dalle stesse pazienti (IUA-G0), mostravano un cambiamento nel loro profilo di espressione genica, come se, una volta tolte dall’ambiente “malato” dell’utero con aderenze e coltivate in vitro, tendessero a “resettarsi” e a tornare a un pattern più normale e funzionale.

In particolare, sia le differenze tra cellule sane e malate, sia quelle tra cellule malate prima e dopo la coltura, riguardavano geni coinvolti nell’interazione citochina-recettore delle citochine. Le citochine sono molecole di segnalazione cruciali nei processi infiammatori e di riparazione tissutale. Sembra che nelle IUA ci sia uno squilibrio di queste citochine che porta a un’eccessiva deposizione di matrice extracellulare (cicatrici) e inibisce la normale rigenerazione dell’endometrio. L’ipotesi è che le cellule staminali endometriali, una volta coltivate in vitro, recuperino la capacità di produrre e rispondere alle citochine in modo più equilibrato, promuovendo così la riparazione una volta reintrodotte nell’utero. Hanno anche identificato specifici geni “invertiti” (cioè che erano alterati nelle cellule IUA-G0 e tornavano verso la normalità nelle IUA-G5) legati proprio a queste vie di segnalazione delle citochine, ma anche alla via di segnalazione degli estrogeni e delle chemochine.
Un Approccio Completo e Promettente
Questo studio, quindi, non solo conferma l’efficacia di un trattamento innovativo, ma ne illumina anche i possibili meccanismi. L’uso combinato di:
- Cellule staminali endometriali autologhe: Sfruttano il potenziale rigenerativo endogeno, senza rischi immunologici.
- Gel di ialuronato di sodio: Funge da supporto e barriera anti-aderenze, compatibile con le cellule.
- Terapia di supporto (estrogeni e acido acetilsalicilico): Ottimizza l’ambiente uterino per la crescita e la riparazione.
si è dimostrato una strategia vincente per le pazienti con IUA moderate e severe.

Certo, la Strada è Ancora Lunga…
Come ogni studio scientifico serio, anche questo riconosce i propri limiti. Si tratta di uno studio “prima-dopo” su un gruppo relativamente piccolo di pazienti (15), senza un gruppo di controllo parallelo (cioè pazienti simili trattate con metodi tradizionali o placebo). Inoltre, i meccanismi molecolari identificati tramite RNA-seq necessitano di ulteriori conferme e approfondimenti funzionali.
Tuttavia, i risultati sono così positivi da rappresentare una solida base di partenza e una grande speranza per tante donne che lottano contro le aderenze uterine e l’infertilità. L’infusione intrauterina di cellule staminali endometriali autologhe, combinata con le giuste terapie di supporto, si profila come una strategia terapeutica efficace e promettente. Serviranno studi più ampi e controllati per confermare questi dati, ma il futuro della lotta alle IUA sembra decisamente più luminoso grazie a queste incredibili cellule rigenerative che provengono proprio da noi stesse!
Fonte: Springer
