Cateterismo Intermittente: Metà delle Volte Non Seguiamo le Regole? Uno Sguardo nelle Corsie Ospedaliere
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa di molto specifico ma incredibilmente importante che riguarda l’assistenza ospedaliera, in particolare per le persone che hanno subito una lesione del midollo spinale (SCI). Immaginate di trovarvi in ospedale dopo un evento così traumatico: ci sono mille cose a cui pensare, mille sfide da affrontare. Una di queste, spesso sottovalutata ma fondamentale, è la gestione della vescica.
La Vescica Neurologica: Una Sfida Quotidiana
Quando il midollo spinale è danneggiato, spesso anche i nervi che controllano la vescica smettono di funzionare correttamente. Si parla di vescica neurologica. Gestirla bene è cruciale, non solo per il comfort, ma per evitare complicazioni serie come le infezioni del tratto urinario (UTI) o una condizione pericolosa chiamata disreflessia autonomica. Durante un ricovero in acuto, le decisioni su come gestire la vescica sono complesse.
Il Cateterismo Intermittente Pulito (CIC): La Scelta Preferibile?
Per molti pazienti, il cateterismo intermittente pulito (CIC) è considerato la scelta migliore rispetto a un catetere a permanenza (quello che rimane sempre inserito). Perché? Perché sembra associato a una migliore “salute” della vescica a lungo termine e a meno complicazioni, soprattutto meno infezioni. Esistono delle linee guida precise per il CIC: svuotare la vescica regolarmente, di solito ogni 4-6 ore, e assicurarsi che il volume di urina non superi i 500 ml. Questo evita che la vescica si distenda troppo, riducendo i rischi.
Il Problema: Seguiamo Davvero le Linee Guida?
Negli ultimi anni, c’è stata una spinta forte per rimuovere i cateteri a permanenza il prima possibile per prevenire le infezioni ospedaliere. Questo ha portato a iniziare il CIC molto presto nel percorso di recupero. Ma qui sorge la domanda che ci siamo posti in uno studio recente: in ospedale, durante la fase acuta, queste linee guida sul CIC vengono davvero rispettate? Sorprendentemente, c’erano pochi dati su questo aspetto specifico. La ricerca si era concentrata più sul confronto tra diverse strategie di gestione o sui risultati a lungo termine dopo la dimissione. Mancava un quadro chiaro di cosa succede *durante* il ricovero.
Cosa Abbiamo Fatto: Uno Studio Approfondito
Per capirci di più, abbiamo condotto uno studio retrospettivo. In pratica, siamo andati a “spulciare” le cartelle cliniche elettroniche di un grande sistema sanitario accademico, guardando i dati di pazienti adulti ricoverati con diagnosi di lesione midollare tra settembre 2021 e settembre 2023. Abbiamo incluso 413 pazienti, per un totale di 519 ricoveri e ben 8.016 misurazioni di cateterismo intermittente. Il nostro obiettivo principale era vedere quante volte il CIC non rispettava le linee guida (volume > 500 ml o intervallo > 6 ore). Lo abbiamo chiamato “CIC non conforme alle linee guida”. Poi abbiamo cercato di capire se ci fossero fattori specifici (età, sesso, tipo di assicurazione, livello della lesione, ecc.) associati a questa non conformità. E infine, abbiamo verificato se ci fosse un legame tra CIC non conforme e l’incidenza di infezioni urinarie durante il ricovero.

Il Risultato Sorprendente: Metà delle Volte è “Sbagliato”!
Ebbene sì, i risultati sono stati piuttosto scioccanti: abbiamo scoperto che ben il 50,2% delle procedure di CIC analizzate non erano conformi alle linee guida! In pratica, una volta su due, o si aspettava troppo tempo tra un cateterismo e l’altro, o la vescica si riempiva eccessivamente. Il volume mediano registrato era di 400 ml (il che va bene), ma l’intervallo mediano tra i cateterismi era di 6 ore, proprio al limite massimo consigliato, con molti casi che andavano ben oltre. Questo dato fa riflettere molto sulle sfide reali dell’assistenza in un ambiente complesso come l’ospedale.
Chi Rischia di Più la Non Conformità?
Analizzando i dati, sono emersi alcuni fattori interessanti:
- I pazienti di sesso maschile avevano una probabilità leggermente maggiore (circa 1.34 volte) di ricevere un CIC non conforme rispetto alle donne.
- I pazienti con assicurazione di tipo “managed care” (un tipo specifico di assicurazione sanitaria, più comune negli USA) avevano una probabilità significativamente più alta (oltre 2 volte) di non aderenza alle linee guida rispetto a chi aveva un’assicurazione privata.
- Curiosamente, i pazienti che avevano tenuto un catetere a permanenza per un periodo più lungo (12 giorni o più) prima di iniziare il CIC avevano meno probabilità di avere un CIC non conforme. Forse perché c’era stato più tempo per stabilizzarli o per educarli meglio alla procedura? È un aspetto da approfondire.
Non abbiamo trovato differenze significative legate alla razza (pazienti Neri e Bianchi avevano probabilità simili di CIC non conforme), né all’età o al livello della lesione midollare (anche se c’era una leggera tendenza a una maggiore non conformità per lesioni cervicali e in pazienti più anziani).
E le Infezioni Urinarie (UTI)?
Qui arriva un altro dato interessante. Ci si aspetterebbe che un CIC non conforme aumenti il rischio di UTI. Nel nostro campione, l’incidenza di UTI era leggermente più alta nel gruppo con CIC non conforme (12,5%) rispetto a quello conforme (10,4%). Tuttavia, questa differenza non è risultata statisticamente significativa (P=0.49). Cosa significa? Potrebbe essere che, nel nostro gruppo di pazienti, la non aderenza alle linee guida non si traduca *direttamente* in un aumento rilevabile delle infezioni, almeno non in modo così netto. C’è da dire che l’incidenza generale di UTI nel nostro studio (circa il 12%) era più bassa rispetto a quanto riportato in passato (a volte fino al 40-60%). Questo è probabilmente un buon segno, forse frutto degli sforzi fatti negli ospedali per prevenire le infezioni associate ai cateteri. Tuttavia, la nostra analisi sulle UTI era preliminare (non aggiustata per altri fattori di rischio), quindi serve più ricerca per capire meglio questo legame.

Perché Succede? Le Sfide dell’Ospedale
Ma perché è così difficile seguire le linee guida in ospedale? Le ragioni sono molteplici. I pazienti in fase acuta sono spesso molto complessi, con tante condizioni mediche da gestire contemporaneamente. I farmaci cambiano di frequente e possono influenzare la funzione vescicale. Ci sono i passaggi di consegne tra diversi reparti (es. dalla terapia intensiva al reparto di traumatologia) che possono causare interruzioni nella comunicazione e nella continuità delle cure. A volte, i pazienti stessi non sono pronti emotivamente o fisicamente a partecipare attivamente al processo del CIC, lasciando tutta la responsabilità al personale infermieristico, che deve ricordarsi e eseguire la procedura regolarmente in mezzo a mille altre incombenze. Inoltre, c’è variabilità tra i team medici su come interpretano e applicano le linee guida. Uno studio precedente aveva mostrato che molti infermieri si basano più sulle policy interne o sulla propria esperienza che su linee guida standardizzate.
Cosa Possiamo Fare? La Necessità di Migliorare
Questi risultati sono un chiaro campanello d’allarme. Evidenziano la necessità di iniziative per migliorare la qualità dell’assistenza (quelle che chiamiamo quality improvement initiatives). Cosa si potrebbe fare concretamente?
- Formazione del personale infermieristico su protocolli standardizzati per il CIC.
- Utilizzo di promemoria automatici nelle cartelle cliniche elettroniche per ricordare quando eseguire e documentare il CIC.
- Creazione di schede dedicate nella cartella clinica che riassumano gli eventi CIC passati e programmati, per migliorare il coordinamento.
Implementare queste misure e poi valutarne l’impatto sarà fondamentale per capire cosa funziona meglio per garantire una gestione della vescica più aderente alle linee guida e, speriamo, migliori risultati per i pazienti.
Limiti e Prossimi Passi
Come ogni studio, anche il nostro ha dei limiti. È stato condotto in un unico sistema sanitario, quindi i risultati potrebbero non essere generalizzabili ovunque. L’uso di dati da cartelle cliniche elettroniche può comportare qualche imprecisione. E non abbiamo potuto tener conto di tutti i possibili fattori confondenti (come l’educazione specifica data al paziente o le policy specifiche di ogni reparto). Inoltre, l’analisi sul rischio di UTI era preliminare. Servirà quindi ulteriore ricerca: studi più ampi, in diversi ospedali, che analizzino il legame tra CIC non conforme e UTI (e altre complicazioni come la disreflessia autonomica o problemi renali) in modo più approfondito, tenendo conto di tutti i fattori rilevanti.

In Conclusione: Un Appello al Miglioramento
Il nostro studio ha messo in luce una realtà importante: la gestione del cateterismo intermittente pulito nei pazienti con lesione midollare durante il ricovero ospedaliero è spesso non conforme alle linee guida raccomandate. Questo accade in circa la metà dei casi! Abbiamo identificato alcuni fattori associati a questa non aderenza, come il sesso maschile e certi tipi di assicurazione. Sebbene non abbiamo trovato un legame statisticamente significativo con un aumento delle infezioni urinarie, la prevalenza della non conformità è di per sé un segnale che dobbiamo fare di più per supportare i team sanitari e i pazienti. Migliorare il coordinamento, l’educazione e l’uso di strumenti tecnologici può fare la differenza per ottimizzare questa pratica essenziale e migliorare la qualità della vita di persone che affrontano già enormi sfide.
Fonte: Springer
