Veduta panoramica di un sistema dunale costiero intatto presso la Tenuta di Castelporziano, con la tipica zonazione vegetazionale che va dalla spiaggia alle dune più interne coperte da macchia mediterranea e bosco di lecci. Luce dorata del tardo pomeriggio, cielo sereno con qualche nuvola leggera. Obiettivo grandangolare 16mm, messa a fuoco nitida su tutto il paesaggio, per evidenziare la profondità e la ricchezza dell'ecosistema.

Castelporziano: Trent’anni Sotto la Lente, le Dune Costiere Svelano i Loro Segreti di Resilienza!

Amici appassionati di natura e dei nostri meravigliosi litorali, oggi voglio portarvi con me in un viaggio speciale, un tuffo nel tempo e nella sabbia di un luogo quasi magico: la Tenuta Presidenziale di Castelporziano. Immaginate un tratto di costa mediterranea che, a differenza di tanti altri, è rimasto straordinariamente intatto, un vero e proprio scrigno di biodiversità. Ebbene, proprio qui, abbiamo avuto la possibilità di “riascoltare” la voce della natura dopo ben tre decenni, per capire come se la passa la vegetazione dunale.

Le dune costiere mediterranee, sapete, sono tra gli ecosistemi più minacciati d’Europa. L’urbanizzazione selvaggia, il turismo di massa e l’erosione costiera hanno messo a dura prova questi ambienti delicatissimi. Ecco perché studiare un sistema dunale come quello di Castelporziano, con la sua zonazione vegetale completa e un disturbo antropico ridotto al lumicino, è un’opportunità più unica che rara. Ci permette di capire le dinamiche naturali della vegetazione in condizioni di basso impatto, un lusso ormai!

Un Ritorno al Passato per Capire il Futuro

Cosa abbiamo fatto, in pratica? Siamo tornati su 80 aree campione (i cosiddetti “plot”) che erano state meticolosamente studiate circa 30 anni fa. Un vero e proprio lavoro di “resurveying”, come lo chiamiamo in gergo, che consiste nel ricampionare plot storici per monitorare i cambiamenti della biodiversità nel lungo periodo. È una tecnica che sta prendendo sempre più piede, pensate che esistono iniziative europee come ReSurveyEurope e ReSurveyDunes dedicate proprio a questo!

Il nostro obiettivo era triplice:

  • Analizzare come sono cambiate le specie vegetali e le comunità nel tempo, guardando alla ricchezza di specie, alla loro abbondanza e alla presenza di piante “tipiche” dell’ambiente dunale, ma anche di quelle “ruderali” (che amano i disturbi) e “aliene” (arrivate da lontano).
  • Esaminare le variazioni dei cosiddetti “Valori Ecologici Indicatori” (EIVs), che ci dicono molto sulle preferenze delle piante per umidità e temperatura del suolo.
  • Valutare se è cambiato il contributo delle specie vegetali nel contrastare l’erosione costiera, un problema sempre più sentito.

La Tenuta di Castelporziano, per chi non la conoscesse, è un’area vasta, circa 6040 ettari, con quasi 5 km di costa sul Tirreno, a due passi da Roma. Ha una storia lunghissima, da area residenziale romana a proprietà papale e nobiliare, fino a diventare proprietà del Presidente della Repubblica Italiana nel 1948. Dal 1999 è Riserva Naturale Statale e fa parte della Rete Natura 2000. Nonostante la vicinanza con la metropoli e un contesto fortemente antropizzato, Castelporziano conserva uno degli ultimi lembi di dune costiere meglio preservate non solo in Italia, ma in tutto il bacino del Mediterraneo. Qui la tipica successione di comunità vegetali, dalla battigia fino all’entroterra boscoso, è ancora intatta, una vera rarità!

Fotografia macro di una duna costiera embrionale a Castelporziano, con sabbia fine spazzata dal vento e piccole piante pioniere come lo sparto pungente (Sporobolus pungens) che emergono. Luce del mattino dorata, messa a fuoco precisa sulle texture della sabbia e delle giovani piante. Obiettivo macro 100mm, illuminazione controllata per evidenziare i dettagli minuti della flora dunale.

Cosa Abbiamo Scoperto? Sorprese Positive!

E qui viene il bello! Contrariamente a quanto osservato in molte altre dune costiere dell’Italia centrale, a Castelporziano non abbiamo riscontrato una diminuzione significativa della ricchezza di specie nelle avandune (le dune più vicine al mare) e nelle praterie dunali. Anzi, nelle avandune abbiamo notato un aumento dell’abbondanza delle specie tipiche! Questo, molto probabilmente, è il risultato del limitato disturbo umano negli ultimi 30 anni. Sembra che la natura, lasciata tranquilla, stia seguendo dinamiche successionali positive, evolvendo verso stadi più maturi e stabili.

Anche il numero di specie aliene e ruderali è rimasto basso, a conferma di quanto già documentato in passato. Abbiamo trovato solo due nuove specie aliene (Erigeron sumatrensis e Trachycarpus fortunei), mentre un’archeofita (Avena sterilis), presente nei rilievi storici, non è stata più ritrovata. Questo è un segnale importantissimo: l’accesso limitato ha giocato un ruolo cruciale nel mantenere l’integrità dell’ecosistema.

Le Macchie Costiere si Evolvono

I cambiamenti più marcati li abbiamo visti nelle macchie costiere e nelle aree boschive. Molte aree che 30 anni fa erano classificate come macchia si stanno trasformando in veri e propri boschi. Nelle macchie, la maggior parte delle specie tipiche è aumentata, in particolare il leccio (Quercus ilex) e la fillirea a foglie strette (Phillyrea angustifolia). Al contrario, specie come il cisto (Cistus salviifolius e C. creticus subsp. eriocephalus), che spesso colonizzano aree percorse da incendi, sono diminuite, sebbene non in modo significativo. Questo potrebbe essere legato a un cambiamento nel regime degli incendi, grazie anche a strategie di protezione mirate. Anche queste trasformazioni suggeriscono dinamiche successionali positive, con la macchia che evolve naturalmente verso formazioni arbustive più chiuse o veri e propri boschi.

Nei boschi costieri, abbiamo osservato un aumento significativo delle specie tipiche e la colonizzazione da parte di specie legnose caratteristiche di ambienti più freschi e umidi, come il carpino bianco (Carpinus betulus) e l’acero campestre (Acer campestre). Questo potrebbe indicare un leggero spostamento verso boschi di latifoglie più mesofili, tipici delle zone più interne della tenuta, ma serviranno ulteriori indagini per confermarlo. I valori ecologici indicatori per l’umidità e la temperatura supportano questa ipotesi, mostrando un aumento dell’umidità e una diminuzione della temperatura media percepita dalla comunità vegetale in queste aree.

Paesaggio grandangolare della macchia mediterranea costiera a Castelporziano che sfuma in una giovane lecceta. Si vedono arbusti densi come lentisco e fillirea, con i primi lecci più alti che emergono. Cielo parzialmente nuvoloso, luce diffusa del pomeriggio. Obiettivo grandangolare 20mm, messa a fuoco nitida su tutto il paesaggio, lunga esposizione per ammorbidire le nuvole e creare un'atmosfera serena.

E l’Erosione? Un Occhio di Riguardo

Un aspetto cruciale per le dune è la loro capacità di auto-difendersi dall’erosione. Specie come la canna delle spiagge (Calamagrostis arenaria subsp. arundinacea) e il frumento delle spiagge (Thinopyrum junceum) sono fondamentali per stabilizzare la sabbia. Nel nostro studio, queste due specie hanno mostrato una leggera diminuzione in abbondanza. Questo è un trend osservato in molte aree del Mediterraneo e può contribuire all’erosione costiera. Tuttavia, l’indice di “controllo dell’erosione” che abbiamo calcolato, basato sull’abbondanza di queste specie chiave, non ha mostrato differenze significative tra i due periodi di campionamento. Questo suggerisce che, per ora, il leggero calo di queste specie non rappresenta una preoccupazione grave a Castelporziano, ma è sicuramente un aspetto da tenere monitorato con attenzione.

Un Tesoro da Custodire e un Metodo da Valorizzare

In conclusione, la fascia costiera della Tenuta Presidenziale di Castelporziano ospita un ecosistema spiaggia-duna eccezionalmente sviluppato, dove la tipica zonazione degli habitat dunali è ancora ben riconoscibile, dalle comunità pioniere della spiaggia fino ai boschi costieri delle dune interne, ormai rarissimi nel Mediterraneo. La limitata pressione del turismo di massa e di altri fattori di disturbo ha permesso la conservazione della composizione floristica tipica e della sequenza completa degli habitat dunali, che si sono mantenuti ben conservati nel lungo periodo.

Il nostro studio, coprendo un arco temporale di circa 30 anni, ci ha permesso di cogliere cambiamenti sottili ma significativi, probabilmente legati alle strategie di gestione e a dinamiche successionali positive. Sebbene sia necessario essere cauti nell’interpretare risultati provenienti da un’area relativamente piccola, è fondamentale sottolineare che questa area protetta ospita un ecosistema dunale costiero unico, uno degli ultimi hotspot di biodiversità costiera nel Mediterraneo.

I nostri risultati evidenziano che, con una gestione appropriata, gli ecosistemi dunali costieri possono essere preservati e continuare a evolvere nel lungo termine. Questo studio rafforza ulteriormente l’importanza delle grandi aree naturali protette per la conservazione degli habitat dunali costieri, poiché forniscono le condizioni essenziali per la sostenibilità a lungo termine di questi fragili ecosistemi. E, non da ultimo, la nostra ricerca conferma il valore dei metodi di “resurveying” nel cogliere le dinamiche della vegetazione, fornendo una solida base per implementare strategie di conservazione efficaci. Un vero tesoro, quello di Castelporziano, che ci insegna tanto sulla resilienza della natura!

Fonte: Springer

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