Cannabis e Sport: Il Binomio Impossibile? Uno Studio Belga Smentisce i Luoghi Comuni
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che scotta, uno di quelli che accende dibattiti infiniti tra amici, sui social e persino a livello politico: la cannabis. Ma non voglio addentrarmi nelle solite discussioni sulla legalizzazione sì o no, sugli effetti sulla mente o sui rischi per la salute in generale. No, oggi ci concentriamo su una domanda un po’ più specifica, ma non meno intrigante: chi usa cannabis fa più o meno attività fisica?
Scommetto che la prima immagine che vi viene in mente è quella del classico “stoner” spaparanzato sul divano, magari con un pacchetto di patatine in mano. È un cliché duro a morire, vero? Eppure, negli ultimi tempi, sono emerse voci fuori dal coro, studi che suggerivano addirittura il contrario! Alcune ricerche, soprattutto da oltreoceano, hanno ipotizzato che un consumo occasionale di cannabis potesse addirittura aumentare la voglia di muoversi, rendere l’allenamento più piacevole e favorire il recupero muscolare. Sembra quasi controintuitivo, no?
Lo Stereotipo Messo in Dubbio
Pensateci: l’idea che la cannabis possa dare una spinta motivazionale prima dell’esercizio, aumentare il piacere durante lo sforzo (un po’ come il famoso “runner’s high”, quella sensazione di euforia post-corsa) e magari aiutare a sentire meno la fatica dopo, grazie alle sue presunte proprietà anti-infiammatorie (specialmente legate al CBD, il cannabidiolo non psicoattivo). Affascinante, vero? Studi come quello di YorkWilliams et al. (2019) negli USA avevano trovato che chi usava cannabis vicino all’allenamento faceva più minuti di esercizio anaerobico a settimana. Altri ricercatori avevano osservato associazioni simili.
Però, diciamocelo, le prove erano contrastanti. Altri studi non trovavano alcun effetto, o addirittura suggerivano un impatto negativo sulle prestazioni sportive. Insomma, un bel guazzabuglio di risultati. C’era bisogno di fare più chiarezza, magari con uno studio ampio e rappresentativo. Ed è qui che entra in gioco la ricerca di cui voglio parlarvi oggi, condotta nientemeno che in Belgio.
L’Indagine Belga: Cosa Hanno Scoperto?
Un gruppo di ricercatori ha deciso di vederci chiaro analizzando i dati del Belgian Health Interview Survey (HIS), un’indagine sulla salute condotta a più riprese (dal 2001 al 2018) su un campione enorme e rappresentativo della popolazione belga tra i 15 e i 64 anni. Parliamo di quasi 20.000 persone! L’obiettivo era semplice: confrontare i livelli di attività fisica nel tempo libero tra chi aveva fatto uso di cannabis nell’ultimo mese e chi no.
Per farlo, non si sono limitati a un confronto diretto. Hanno usato metodi statistici sofisticati, come l’analisi di regressione e il “propensity score matching”. Cosa significa in parole povere? Hanno cercato di “isolare” l’effetto della cannabis tenendo conto di un sacco di altri fattori che potrebbero influenzare sia l’uso di cannabis sia l’attività fisica. Quali?
- Età
- Sesso
- Livello di istruzione
- Reddito
- Presenza di limitazioni fisiche (GALI)
- Grado di urbanizzazione
- Presenza di depressione o ansia
- Anno dell’indagine e provincia di residenza
In pratica, hanno cercato di confrontare persone che fossero il più simili possibile in tutto, tranne che per l’uso recente di cannabis. Un lavoro certosino per evitare conclusioni affrettate.

Il Risultato? Nessuna Differenza Significativa!
E allora, qual è stato il verdetto finale di questa massiccia indagine belga? Rullo di tamburi… Nessuna prova significativa di un legame, né positivo né negativo, tra l’uso di cannabis nell’ultimo mese e i livelli di attività fisica nel tempo libero. Avete capito bene. Sia l’analisi di regressione (che ha stimato un odds ratio di 0.97, praticamente 1, cioè nessuna differenza) sia l’analisi di matching (con un risk ratio di 0.90, anche questo non statisticamente significativo) sono arrivate alla stessa conclusione.
In pratica, stando a questi dati raccolti su un campione molto ampio della popolazione belga, chi ha usato cannabis di recente non sembra essere né più attivo né più sedentario di chi non l’ha usata. Questo risultato è importante perché mette in discussione entrambe le narrazioni: sia quella dello “stoner” pigro, sia quella più recente del consumatore di cannabis super sportivo.
Cosa Ci Dice Questo Studio (e Cosa Non Ci Dice)
Prima di tutto, questo studio ci invita alla cautela. Non possiamo trarre conclusioni affrettate basate su aneddoti o su studi con campioni piccoli o poco rappresentativi. La realtà, come spesso accade, sembra essere più complessa. Il fatto che non sia emersa un’associazione significativa in Belgio non significa automaticamente che non esista da nessuna parte o in nessuna condizione, ma è un dato forte che proviene da un campione vasto e ben analizzato.
È interessante notare che, analizzando le caratteristiche dei partecipanti, sono emerse alcune differenze tra consumatori e non consumatori, in linea con studi precedenti: ad esempio, l’uso di cannabis era più comune tra i giovani, gli uomini e le persone con disturbi d’ansia. Questo conferma che i due gruppi (consumatori e non) hanno profili diversi, ed è per questo che è stato fondamentale usare tecniche statistiche per “pareggiare i conti” prima di confrontare i livelli di attività fisica.
Ovviamente, come ogni ricerca, anche questa ha i suoi limiti, e gli stessi autori li sottolineano con onestà. Vediamone alcuni:
- Autodichiarazioni: Sia l’uso di cannabis (che in Belgio è illegale, seppur depenalizzato) sia l’attività fisica erano basati su quanto dichiarato dalle persone, il che può portare a imprecisioni (per vergogna, desiderio di apparire migliori, ecc.).
- Definizione di “uso”: Parlare di “uso nell’ultimo mese” non ci dice quanto spesso, quanto intensamente, o in che modo (prima, durante, dopo l’esercizio?) la cannabis sia stata usata. Non distingue nemmeno tra THC e CBD.
- Natura dello studio: Essendo uno studio trasversale (una “fotografia” in diversi momenti), non può stabilire un rapporto di causa-effetto certo. Magari altri fattori non misurati giocano un ruolo.
- Contesto: I risultati valgono per la popolazione belga nel periodo 2001-2018. Le cose potrebbero essere diverse oggi, o in paesi con leggi e culture diverse riguardo alla cannabis (pensiamo agli USA dove l’uso ricreativo/medico è legale in molti stati).
- Tipo di uso: Non si distingue tra uso ricreativo e medico. Chi usa cannabis per motivi medici potrebbe avere condizioni di salute che già limitano l’attività fisica.

Quindi, Qual è il Messaggio da Portare a Casa?
Questo studio belga è un tassello importante nel puzzle. Ci dice che, almeno in quel contesto e con quei dati, l’idea che chi usa cannabis sia intrinsecamente più pigro o, al contrario, più portato all’attività fisica, non trova conferma. Sembra che i livelli di esercizio dipendano da molti altri fattori, probabilmente più rilevanti dell’uso occasionale di cannabis in sé.
Questo non significa che la cannabis non abbia effetti, sia chiaro. Sappiamo che ha impatti (spesso negativi, soprattutto legati al THC) sul sistema cardiovascolare, respiratorio e sulla salute mentale. Ma per quanto riguarda specificamente la quantità di movimento nel tempo libero, questo studio suggerisce che non sia un fattore determinante, né in positivo né in negativo.
La conclusione più saggia? Forse dovremmo smetterla di affidarci a stereotipi, in un senso o nell’altro. La relazione tra cannabis e stile di vita è complessa e probabilmente varia da persona a persona, in base a dosi, frequenza, motivazioni, tipo di prodotto e contesto individuale.
E, indipendentemente da tutto, una cosa resta certa e sottolineata anche dai ricercatori: fare attività fisica fa bene a tutti, che si usi cannabis o meno. Anzi, uno stile di vita attivo potrebbe persino aiutare a controbilanciare alcuni potenziali effetti negativi associati all’uso di sostanze. Quindi, muoviamoci! Che sia una corsa, una passeggiata, una nuotata o una partita con gli amici, l’importante è non restare fermi.
Servono sicuramente altre ricerche, magari longitudinali (che seguono le persone nel tempo), con misure più oggettive (come activity tracker o analisi specifiche dei cannabinoidi), per capire meglio le sfumature di questa relazione. Ma per ora, questo studio belga ci dà un’indicazione chiara: non diamo per scontato né che la cannabis inchiodi al divano, né che trasformi tutti in maratoneti. La realtà è più sfumata.

Fonte: Springer
