Campo di canna da zucchero rigoglioso coltivato con la tecnica dei germogli pellettati, con piante alte e sane. Lente grandangolare 20mm per catturare l'estensione del campo, luce solare del tardo pomeriggio per colori caldi, messa a fuoco nitida su tutta la scena.

Canna da Zucchero: La Rivoluzione dei Germogli Pellettati per un Raccolto da Record!

Amici appassionati di agricoltura e innovazione, preparatevi! Oggi voglio parlarvi di una svolta potenzialmente epocale nel mondo della canna da zucchero, una coltura fondamentale per l’economia di oltre 80 paesi, con una produzione annua che sfiora i 1.9 miliardi di tonnellate su quasi 26.5 milioni di ettari. Mica bruscolini, vero? Eppure, nonostante questi numeri imponenti, la coltivazione tradizionale della canna da zucchero si porta dietro un bel fardello di sfide.

La Sfida della Canna da Zucchero Tradizionale

Diciamocelo chiaramente: i metodi convenzionali sono un po’ come usare un vecchio telefono a gettoni nell’era degli smartphone. Parliamo di costi di produzione del materiale vegetale che incidono per un buon 16% sul totale, pratiche ad alta intensità di manodopera e un utilizzo non sempre efficiente delle risorse. Il metodo classico prevede l’uso di talee di fusto piuttosto ingombranti, costose da trasportare e immagazzinare, che spesso, ahimè, presentano una germinazione scarsa. Questo significa dover riseminare, con un ulteriore aggravio sui costi che può superare il 20% del totale. Un bel grattacapo, non trovate?

Per far fronte a questi problemi, la ricerca si è mossa verso tecnologie più moderne, come la coltivazione da singolo germoglio. Un singolo germoglio, infatti, è una piccola porzione di tessuto con radici primordiali, perfettamente in grado di dare vita a una pianta di canna da zucchero completa. Questo metodo è già di per sé più economico, utilizza meno materiale di partenza ed è più facile da trasportare. Ma si può fare di meglio?

L’Idea Geniale: I Germogli Pellettati

Ed è qui che entra in gioco la nostra ricerca, un approccio che potrebbe davvero cambiare le carte in tavola: l’utilizzo di germogli laterali pellettati come “semi”. Immaginate di dare a ogni singolo germoglio una sorta di “armatura” nutritiva e protettiva. Questo processo, chiamato pellettizzazione, non è una novità assoluta in agricoltura – è già stato testato con successo su colture come mais, cotone e riso – ma la sua applicazione ai germogli di canna da zucchero è un campo ancora poco esplorato.

La pellettizzazione consiste nel rivestire i semi (o, nel nostro caso, i germogli) con adesivi e composti nutritivi. Questo “vestito su misura” ha molteplici vantaggi:

  • Migliora la germinazione e il vigore delle piantine.
  • Aumenta la resilienza contro stress abiotici (come siccità o temperature non ottimali).
  • Facilita la manipolazione e la semina meccanizzata.
  • Può fornire nutrienti mirati direttamente al germoglio.

L’obiettivo del nostro studio era proprio questo: sviluppare un approccio sostenibile e meccanizzabile per la coltivazione della canna da zucchero, ottimizzando la qualità del “seme” e la tecnica di impianto per affrontare i costi elevati e l’uso inefficiente delle risorse.

Il Nostro Esperimento sul Campo

Così, ci siamo messi all’opera. L’esperimento si è svolto durante la stagione di semina 2021 nei campi sperimentali del Sugarcane and By-products Development Research and Training Institute (SBDRTI) nel Khuzestan, in Iran. Abbiamo utilizzato un disegno sperimentale a blocchi randomizzati con parcellizzazione suddivisa (split-plot, per i più tecnici!).

I trattamenti principali erano tre diverse date di semina: 25 agosto (D1), 25 settembre (D2) e 25 ottobre (D3). All’interno di ogni data di semina, abbiamo testato quattro tipi di “pellet” (o meglio, trattamenti del materiale di propagazione) come sub-plot:

  • A1: Amido + torba + fertilizzante micro-combinato.
  • A2: Amido + torba + composti nutrizionali + fungicida carbendazim. Questo era il nostro candidato “super potenziato”!
  • A3: Singolo germoglio senza pellet (per confrontare l’effetto della sola coltivazione da singolo germoglio).
  • A4: Controllo, ovvero le talee tradizionali da 50 cm senza pellet.

I composti nutrizionali nell’A2 includevano acido umico, panello di filtrazione (un sottoprodotto della lavorazione della canna), fertilizzante micro-combinato, un polimero superassorbente e silicato di potassio. Insomma, un vero e proprio cocktail di benessere per i nostri germogli! I germogli, della varietà CP69-1062, lunghi circa 3 cm, venivano immersi in una soluzione di amido e acqua riscaldata e poi rivestiti con i materiali di riempimento e i composti nutrizionali. Una volta pronti, via, dritti in campo per la semina il giorno successivo!

Un primo piano macro di un singolo germoglio laterale di canna da zucchero appena pellettato, con il rivestimento nutritivo visibile, pronto per la semina. Lente macro 90mm, illuminazione controllata per evidenziare i dettagli del pellet e la freschezza del germoglio, alta definizione.

Abbiamo monitorato attentamente l’emergenza delle piantine, il numero di germogli, di culmi secondari (tillers) e di fusti maturi, oltre ovviamente alla resa finale in fusti e in zucchero recuperabile. Ogni dettaglio è stato registrato, dal numero di piante emerse alla percentuale di Brix nel succo (un indicatore del contenuto zuccherino).

Risultati Che Parlano Chiaro

E i risultati? Beh, lasciatemi dire che sono stati a dir poco entusiasmanti! La pellettizzazione dei germogli laterali, in particolare con il trattamento D2A2 (cioè la semina di settembre con i pellet di tipo A2), ha portato a un incremento significativo nella densità dei culmi secondari (+13%) e dei fusti per ettaro (+19%) rispetto al metodo di controllo tradizionale. Questo, a sua volta, ha potenziato la resa della canna da zucchero dell’11%, raggiungendo 1.1658 kg per metro quadrato.

Il trattamento D2A2 ha mostrato una percentuale di emergenza superiore, toccando il 97%, contro il 60-82% del controllo. Pensateci: con questo metodo abbiamo ottenuto 16.39 fusti per metro quadrato, un aumento di ben 5.2 volte rispetto al metodo di impianto convenzionale (A4), e questo utilizzando circa cinque volte meno materiale di propagazione iniziale! Questo conferma l’efficacia del trattamento nel superare i limiti della coltivazione da singolo germoglio non trattato.

È interessante notare come, nei metodi tradizionali, si utilizzino circa 30 gemme per metro quadro, mentre con la nostra coltivazione da singolo germoglio (pellettato e non) ne bastano 6 per metro quadro. Un risparmio notevole!

Il Tempismo è Tutto: L’Importanza della Data di Semina

La data di semina si è rivelata, come previsto, un fattore cruciale. La canna da zucchero ha bisogno di temperature ottimali (tra i 32-35°C) per crescere bene. La semina di settembre (D2) si è dimostrata la migliore. Le semine di agosto, pur mostrando un vigore iniziale, hanno subito perdite significative di culmi a maggio a causa dello stress da caldo. Quelle di ottobre, invece, hanno sofferto per le temperature medie più basse (circa 28.2°C), che hanno ridotto la percentuale e la velocità di insediamento della coltura, impattando negativamente sul numero di fusti commerciabili e, di conseguenza, sulla resa.

Questo ci insegna che non basta avere un “super-seme”, ma bisogna anche metterlo a dimora nel momento giusto, per permettergli di esprimere tutto il suo potenziale. Il trattamento D2A2, combinando il pellet giusto con la data di semina ottimale, ha davvero fatto la differenza.

Perché Funziona Così Bene? La Scienza Dietro il Successo

Ma qual è il segreto di questo successo? I pellet agiscono su più fronti. Innanzitutto, migliorano il contatto tra suolo, seme e acqua, facilitando una dispersione uniforme e un accesso equo alle risorse essenziali. Ma c’è di più. Il rivestimento arricchito con nutrienti e composti promotori della crescita può:

  • Migliorare l’efficienza fotosintetica: aumentando la concentrazione di pigmenti come la clorofilla e l’attività dell’enzima RuBisCo, chiave nella fotosintesi.
  • Ottimizzare l’utilizzo della luce: grazie a una maggiore superficie fogliare.
  • Mitigare gli stress: fornendo una barriera protettiva nelle delicate fasi iniziali di crescita.

Inoltre, la presenza di fungicidi come il carbendazim nel pellet A2 ha sicuramente contribuito a proteggere i giovani germogli da potenziali patogeni del suolo. Abbiamo osservato che il rivestimento dei semi, grazie alla natura idrofila dell’adesivo, può aumentare il tasso di assorbimento dell’acqua, accelerare l’attivazione cellulare e l’attività mitocondriale, promuovendo la formazione di composti ad alta energia e biomolecole vitali. L’incorporazione di composti nutrizionali adatti amplifica ulteriormente questi effetti, favorendo un rapido insediamento della pianta.

Un campo di canna da zucchero coltivato con germogli pellettati che mostra piante uniformi e vigorose. Lente teleobiettivo zoom 100mm per comprimere la prospettiva e mostrare la densità delle piante, luce diffusa per evitare ombre dure, tracciamento del movimento per una possibile ripresa dinamica della crescita.

Studi precedenti su altre colture, come i fagioli dall’occhio o il grano, avevano già indicato come la pellettizzazione potesse incrementare la resa, migliorando l’altezza della pianta, il numero di rami, e persino il numero di baccelli per pianta e semi per baccello. Sembra che fornire sostanze benefiche direttamente al seme prima della germinazione sia una strategia vincente per stimolare l’emergenza e la crescita iniziale.

Un Futuro Più Dolce e Sostenibile per la Canna da Zucchero

Cosa significa tutto questo per il futuro della canna da zucchero? Beh, le implicazioni sono enormi. Questo studio evidenzia il potenziale dei germogli laterali pellettati come un’alternativa nuova ed efficiente per l’impianto della canna da zucchero. Il trattamento D2A2 (semina a settembre con pellet a base di amido, torba, composti nutrizionali e fungicida carbendazim) ha dimostrato prestazioni superiori, migliorando l’emergenza, la densità dei culmi e la resa dei fusti rispetto al metodo convenzionale.

Il vantaggio più eclatante è la drastica riduzione del materiale di impianto necessario, che può arrivare al 70-80% in meno! Questo si traduce in una soluzione economicamente vantaggiosa e sostenibile. Immaginate i risparmi sui costi di trasporto, stoccaggio e manodopera. Inoltre, la possibilità di utilizzare germogli pellettati apre la strada a una coltivazione completamente meccanizzata, rendendo l’intero processo più efficiente e scalabile su larga scala.

Certo, la ricerca non si ferma qui. Sarà importante investigare gli effetti a lungo termine della pellettizzazione sulla coltura di ricaccio (ratoon crop) della canna da zucchero e testare la scalabilità di questo metodo in diverse condizioni climatiche e su scala commerciale. Ma i risultati ottenuti finora sono una solida base di partenza e ci riempiono di ottimismo.

In conclusione, amici, credo che siamo di fronte a una tecnica che ha tutte le carte in regola per rivoluzionare la coltivazione della canna da zucchero, rendendola più efficiente, più economica e più sostenibile. Un piccolo germoglio pellettato per un grande passo avanti nell’agricoltura del futuro!

Fonte: Springer

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