Immagine ad alto dettaglio di un modello 3D di un primo molare mandibolare con un sistema di canali radicolari a forma di C ben visibile, con particolare enfasi sulla bilateralità e sulla presenza di quattro canali separati. Obiettivo macro 90mm, illuminazione da studio per risaltare le texture e i dettagli anatomici.

Canali Radicolari a C nei Primi Molari? Un Mistero Odontoiatrico Svelato!

Amici appassionati di curiosità scientifiche e, perché no, di quel piccolo universo che è la nostra bocca, oggi vi porto alla scoperta di qualcosa di veramente particolare che riguarda i nostri denti, più precisamente i primi molari mandibolari. Parliamo di una variazione anatomica che può mettere a dura prova anche l’endodontista più esperto: i sistemi di canali radicolari a forma di “C”. Normalmente, quando pensiamo a questa configurazione, la mente corre subito ai secondi molari mandibolari, dove è decisamente più comune. Ma cosa succede quando questa anomalia si presenta, e per di più bilateralmente, nei primi molari? Vi racconto un caso studio che ha dell’incredibile e facciamo un piccolo viaggio nella letteratura scientifica.

Ma cosa sono esattamente questi canali a forma di “C”?

Immaginate la radice di un dente. Al suo interno, ci sono dei piccoli canali che ospitano la polpa dentale (il cosiddetto “nervo”). Di solito, questi canali hanno forme e numeri abbastanza prevedibili, anche se le variazioni sono sempre dietro l’angolo. Il sistema canalare a forma di “C”, come suggerisce il nome, presenta una sezione trasversale che ricorda proprio la lettera C. Questa morfologia è il risultato di una fusione incompleta delle pareti della radice durante lo sviluppo del dente. Il risultato è una sorta di solco continuo, una struttura a nastro o a rete che collega i canali radicolari, con una complessità che può variare parecchio.

Ora, perché questa forma ci interessa tanto? Beh, dal punto di vista dell’endodontista, che è lo specialista che si occupa delle devitalizzazioni (trattamenti canalari), i canali a “C” sono una vera sfida. La loro forma irregolare rende la pulizia, la sagomatura e l’otturazione (cioè il riempimento) molto più complesse. Il rischio? Canali non trattati, disinfezione inadeguata, o un’otturazione incompleta. E sapete cosa significa questo? Che i batteri possono continuare a far festa, portando a infezioni persistenti o secondarie. Pensate che è stato riscontrato che i denti con almeno un canale non trattato hanno una probabilità 3,6 volte maggiore di sviluppare una lesione periapicale (un’infezione all’apice della radice). Non solo: i canali a “C” hanno spesso pareti dentinali più sottili, il che li rende più suscettibili a perforazioni accidentali durante il trattamento o a fratture radicolari.

Quanto sono comuni (o rari) questi canali a “C”?

Come accennavo, nei secondi molari mandibolari, i canali a “C” sono quasi la norma in alcune popolazioni, con un’incidenza che può arrivare fino al 44.5% (in Corea, ad esempio, si parla del 40%, con una maggiore occorrenza nelle donne). Ma quando ci spostiamo sui primi molari mandibolari, la musica cambia. Qui, la loro presenza è considerata rara, con tassi che variano ampiamente negli studi, dallo 0.19% fino al 24.33% a seconda della popolazione e del metodo di studio. Ad esempio, in uno studio su popolazione tailandese si è visto lo 0.39%, in Iran l’1.7%, e in una sottopopolazione brasiliana il 2.39%. Addirittura, un’analisi con tomografia computerizzata cone-beam (CBCT) su 290 primi molari mandibolari in Arabia Saudita non ne ha rilevato nessuno! Questo ci fa capire quanto sia importante non dare per scontata l’anatomia “classica”.

Per capirci meglio, esiste una classificazione (chiamata di Fan et al.) che divide questi canali in tipi, da C1 a C5, a seconda della loro forma in sezione:

  • C1: Una “C” ininterrotta, senza separazioni.
  • C2: Un canale a forma di punto e virgola, perché la “C” è discontinua.
  • C3: Due (C3c) o tre (C3d) canali separati.
  • C4: Un singolo canale rotondo o ovoidale.
  • C5: Nessun lume canalare evidente (tipico vicino all’apice).

Il tipo C1 è il più comune, seguito dal C2 e dal C4.

Immagine macro di un dente molare sezionato che mostra la complessità interna dei canali radicolari a forma di C, illuminazione da studio per evidenziare i dettagli, obiettivo macro 100mm, alta definizione.

Un caso clinico che ha dell’incredibile: primi molari gemelli con sorpresa!

E qui arriviamo al cuore della faccenda, un caso riportato che ha davvero dell’eccezionale. Un paziente maschio di 35 anni si presenta con dolore al primo molare inferiore destro. Il dente era già stato otturato cinque anni prima. All’esame, si nota un aspetto anomalo del dente e, dopo le opportune indagini, si diagnostica una pulpite irreversibile sintomatica. Si decide quindi per un trattamento canalare.

Durante la preparazione della cavità di accesso, sorpresa! La camera pulpare rivela un canale fuso a forma di “C”. Utilizzando un microscopio operatorio dentale (strumento fondamentale in questi casi!), vengono identificati ben quattro orifizi canalari distinti: due mesiali e due distali. Per confermare questa insolita morfologia, si ricorre alla CBCT. Le immagini tridimensionali sono chiare: nel terzo coronale (la parte più vicina alla corona del dente) si vedono due canali separati (tipo C3c), nel terzo medio addirittura quattro canali separati (un C3 ancora più complesso, che potremmo definire C3?), e nel terzo apicale di nuovo due canali fusi (C3c). La radice era fusa e si estendeva buccalmente fino all’apice. Dopo il trattamento, il paziente sta bene e i controlli a 6 mesi confermano il successo.

Ma non è finita qui! Durante gli esami preliminari, si era notata un’anomalia anche nel primo molare inferiore sinistro dello stesso paziente: una radice fusa con una lesione radiotrasparente. Anche qui, la CBCT conferma una variazione a “C”, ma diversa dal suo gemello destro. Il molare sinistro presentava una sezione a punto e virgola (tipo C2), con un canale mesiale ovale e un canale distale allungato e stretto. Anche questo dente è stato trattato con successo, nonostante un canale mesiale calcificato che non è stato possibile negoziare completamente.

La cosa straordinaria di questo caso, soprattutto per il molare destro, è la presenza di quattro canali completamente separati all’interno di una radice fusa a forma di C. A quanto pare, questa è la prima volta che una tale configurazione viene documentata in letteratura per un primo molare mandibolare! Un vero e proprio unicum che potrebbe persino suggerire una nuova sottocategoria del tipo C3.

L’importanza della diagnosi e delle tecnologie avanzate

Questo caso sottolinea quanto sia cruciale per noi dentisti avere una profonda conoscenza dell’anatomia radicolare normale e delle sue infinite variazioni. I primi molari mandibolari sono noti per la loro complessità: tipicamente hanno due radici separate (mesiale e distale), con la mesiale che di solito ha due canali e la distale uno o due. Ma le variazioni possono includere cinque, sei, o persino sette canali!

La presenza di radici fuse è significativamente più associata alla presenza di canali a “C”. E sebbene alcuni studi non trovino correlazioni con genere o età, altri indicano una prevalenza maggiore nelle femmine o, al contrario, nei maschi. Si è anche notato che caratteristiche anatomiche esterne, come solchi longitudinali sulla superficie linguale o buccale, o un aspetto particolare della corona (come nel caso descritto, con una cresta marginale linguale più lunga e una buccale più corta), potrebbero essere associate a queste variazioni interne. Chissà, forse un giorno potremo sospettare un canale a “C” solo guardando la forma del dente!

Immagine 3D rendering da CBCT di un primo molare mandibolare che mostra chiaramente la configurazione del canale radicolare a forma di C, con focus sulla fusione radicolare e la presenza di quattro canali separati nel terzo medio. Illuminazione digitale per massima chiarezza.

La complessità dei canali a “C” comporta rischi clinici significativi. L’istmo, quella sottile connessione tra i canali, può facilmente nascondere canali accessori o detriti infetti, rendendo difficile una completa disinfezione. Inoltre, come già detto, le pareti sottili predispongono a perforazioni o fratture.

Ecco perché strumenti come la CBCT e il microscopio operatorio dentale sono diventati alleati preziosissimi. La CBCT ci fornisce immagini tridimensionali dettagliatissime, permettendoci di visualizzare la morfologia canalare a diversi livelli e di pianificare il trattamento con estrema precisione. Il microscopio, d’altro canto, ingrandisce il campo operatorio, consentendoci di vedere dettagli altrimenti invisibili e di lavorare con maggiore sicurezza e accuratezza. Nel caso descritto, l’uso combinato di queste tecnologie, insieme a lime in NiTi a memoria controllata e a un’irrigazione abbondante e attivata sonicamente, ha permesso di gestire con successo queste anatomie complesse.

Cosa ci insegna tutto questo?

Se per anni l’attenzione sui canali a “C” si è concentrata principalmente sui secondi molari mandibolari, oggi sappiamo che anche i primi molari possono riservare queste sorprese. I progressi nelle tecnologie di imaging 3D e gli studi su campioni più ampi stanno migliorando la nostra comprensione della complessa anatomia di questi denti.

Per noi clinici, questo significa dover essere sempre vigili e pronti a identificare casi atipici. L’uso della CBCT e del microscopio operatorio non è più un lusso, ma una necessità in situazioni complesse, per garantire una diagnosi accurata e un trattamento di successo. E chissà quante altre variazioni anatomiche aspettano ancora di essere scoperte e comprese a fondo!

Insomma, il mondo dell’endodonzia è un campo in continua evoluzione, dove ogni dente può raccontare una storia unica. E casi come questo ci ricordano che non si finisce mai di imparare e di meravigliarsi di fronte alla complessità della biologia umana.

Fonte: Springer

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