Macro shot, mani guantate di un chirurgo che tengono con precisione strumenti chirurgici sottili sopra un grafico astratto e luminoso che rappresenta dati di rischio complessi, simboleggiando l'intersezione tra abilità chirurgica e analisi dei dati. Lente macro 100mm, illuminazione controllata e drammatica, alta definizione, focus nitido sulle mani e sugli strumenti, sfondo scuro e sfocato.

Calcolatore di Rischio Chirurgico: Amico o Nemico in Chirurgia Plastica? La Verità da uno Studio Tedesco

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che tocca da vicino chiunque stia pensando a un intervento di chirurgia plastica o ricostruttiva: la valutazione del rischio. Sapete, prima di finire sotto i ferri, è fondamentale avere un’idea chiara di cosa potrebbe andare storto, quali sono le probabilità, insomma, firmare quel consenso informato con cognizione di causa. E qui entrano in gioco i cosiddetti “calcolatori di rischio chirurgico”.

Ma cosa sono questi calcolatori?

Immaginate uno strumento online, gratuito, dove medici (ma anche pazienti curiosi) possono inserire una serie di dati: il tipo di intervento pianificato (usando codici specifici chiamati CPT), e circa 19 fattori di rischio legati al paziente (età, peso, fumo, diabete, altre malattie…). In base a questi dati, il calcolatore sputa fuori una previsione: percentuali di rischio per complicazioni generali, complicazioni serie, e persino una stima della durata del ricovero. Uno degli strumenti più noti è l’ACS-NSQIP Surgical Risk Calculator (SRC), sviluppato dall’American College of Surgeons basandosi su un’enorme mole di dati raccolti tra il 2009 e il 2012 negli Stati Uniti. L’idea è fantastica: fornire una stima oggettiva del rischio, aiutando il dialogo medico-paziente e magari fungendo anche da metro di paragone per la qualità delle cure. Bello, no? Ma funziona davvero per tutti i tipi di chirurgia? E soprattutto, è affidabile anche fuori dagli USA, magari qui in Europa?

La Prova del Nove: Uno Studio Tedesco Mette alla Prova il Calcolatore

Ed è qui che le cose si fanno interessanti. Un gruppo di ricercatori di un importante ospedale universitario nel nord della Germania ha deciso di vederci chiaro, concentrandosi proprio sulla chirurgia plastica e ricostruttiva. Hanno preso in esame pazienti sottoposti a interventi piuttosto comuni in questo campo tra il 2022 e il 2024:

  • Addominoplastica
  • Riduzione del seno
  • Ricostruzione del seno con lembo DIEP (una tecnica microchirurgica avanzata)
  • Ricostruzione del seno con lembo di gran dorsale

Hanno raccolto tutti i dati pre-operatori necessari per usare il calcolatore ACS-NSQIP SRC per ciascuno dei 90 pazienti inclusi nello studio (età media 41 anni, BMI medio 26.8, la maggior parte donne e classificati come ASA II, cioè con malattie sistemiche lievi). Poi, hanno confrontato le previsioni del calcolatore con quello che è successo realmente a questi pazienti: complicazioni, durata del ricovero, ecc. L’obiettivo era semplice: capire se questo strumento americano fosse davvero utile per i pazienti tedeschi in questo specifico ambito chirurgico.

Primo piano sulle mani guantate di un chirurgo che tiene delicatamente uno strumento chirurgico di precisione, sopra un tavolo sterile con altri strumenti sfocati sullo sfondo. Illuminazione da sala operatoria controllata, lente macro 90mm, alta definizione, focus nitido sugli strumenti e sulle mani.

I Risultati: Una Doccia Fredda (con una Piccola Eccezione)

Ebbene, i risultati sono stati… diciamo, deludenti. Preparatevi. Su 16 sottogruppi analizzati (diversi tipi di complicazioni per ogni tipo di intervento), il calcolatore ha mostrato una capacità predittiva scarsa in ben 15 casi! L’unica previsione che si è rivelata “accettabile” (con un parametro statistico chiamato AUC pari a 0.727, dove sopra 0.7 è considerato ok) riguardava le complicazioni gravi nei pazienti sottoposti a ricostruzione del seno con lembo DIEP. Per tutto il resto? Buio pesto.

Non solo le previsioni erano poco accurate (tecnicamente, si parla di scarsa “discriminazione” e “calibrazione”), ma il calcolatore tendeva a sottostimare il rischio. In pratica, diceva ai pazienti che le cose sarebbero andate meglio di quanto poi non siano andate in realtà. Ad esempio, la durata media del ricovero osservata è stata di 7 giorni, mentre il calcolatore ne prevedeva in media solo 1.4! Una differenza enorme. Anche l’incidenza generale delle complicazioni (17.8% osservate) e delle complicazioni gravi (12.2% osservate, con il 10% che ha richiesto un nuovo intervento) è stata sottovalutata. Fortunatamente, non ci sono stati casi di problemi gravissimi come insufficienza renale, polmonite, complicazioni cardiache o sepsi in questo gruppo di pazienti.

Perché questa Discrepanza? I Limiti del Calcolatore

Ma allora, perché questo strumento, basato su tantissimi dati, fa cilecca proprio in chirurgia plastica? Lo studio tedesco suggerisce diverse ragioni, che sono un po’ i limiti intrinseci del calcolatore stesso:

  • Dati datati: Il database su cui si basa risale a oltre 10 anni fa (2009-2012). Le tecniche chirurgiche, le terapie, la gestione post-operatoria… tutto si evolve rapidamente!
  • Rappresentatività limitata: I dati provengono da ospedali USA che partecipano a un programma specifico (NSQIP), che non rappresentano la totalità degli ospedali americani.
  • Codici CPT non aggiornati: Il sistema di codifica degli interventi (CPT) viene aggiornato annualmente, ma il calcolatore potrebbe non essere al passo con le ultime modifiche.
  • Mancanza di specificità per la chirurgia plastica: Il calcolatore non considera fattori cruciali in questo campo. Ad esempio:
    • Non permette di calcolare il rischio per interventi combinati (es. addominoplastica + liposuzione).
    • Non tiene conto dello stato nutrizionale, importantissimo specie nei pazienti che hanno perso molto peso prima di un body contouring.
    • Ignora l’impatto del controllo glicemico (misurato dall’emoglobina glicata) nei pazienti diabetici, fattore chiave per la guarigione delle ferite.
    • Non considera terapie precedenti come radioterapia o chemioterapia, che possono influenzare negativamente la guarigione.

A questi limiti del calcolatore si aggiungono quelli dello studio stesso: è retrospettivo, monocentrico (un solo ospedale tedesco) e con un numero di pazienti relativamente piccolo. Servirebbero studi più ampi e multicentrici per confermare questi risultati.

Un chirurgo plastico esperto discute con calma con un paziente in uno studio medico luminoso e moderno. Il chirurgo indica un diagramma anatomico. Lente prime 35mm, profondità di campo che sfoca leggermente lo sfondo, luce naturale dalla finestra, atmosfera rassicurante.

Cosa Significa Tutto Questo per Noi?

La morale della favola? Questi calcolatori di rischio possono essere uno strumento utile, un punto di partenza per la discussione, ma non sono la Bibbia, specialmente in campi specifici come la chirurgia plastica e ricostruttiva. Questo studio tedesco ci ricorda una cosa fondamentale: la valutazione del rischio chirurgico è un’arte complessa, un mix che non può prescindere da:

  • L’esperienza del chirurgo: la sua capacità di valutare il caso specifico, la complessità dell’intervento, le proprie capacità e quelle della struttura in cui opera.
  • Le caratteristiche individuali del paziente: non solo i dati grezzi inseribili in un calcolatore, ma anche la sua storia clinica completa, le sue aspettative, il suo stile di vita, fattori non sempre quantificabili.
  • Un dialogo aperto e onesto tra medico e paziente per arrivare a un consenso veramente informato.

Insomma, la tecnologia e i big data sono affascinanti e potenzialmente utilissimi, ma almeno per ora, nel campo della chirurgia plastica, l’occhio clinico, l’esperienza e la personalizzazione della valutazione del rischio restano insostituibili. Il calcolatore ACS-NSQIP SRC, almeno in questo contesto, sembra avere ancora molta strada da fare. Quindi, se state pensando a un intervento, parlatene a fondo con il vostro chirurgo: la sua valutazione specifica per voi vale molto di più di una percentuale generata da un algoritmo, per quanto sofisticato possa sembrare.

Fonte: Springer

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *