Immagine concettuale che rappresenta il legame tra bruxismo e stress: un primo piano di una mascella tesa con denti che quasi si toccano, sovrapposta a un cervello stilizzato con aree illuminate che indicano stress e ansia. Illuminazione drammatica, obiettivo macro 90mm, alta definizione dei dettagli.

Bruxismo: Quando i Denti Stretti Rubano il Sonno e la Serenità (e cosa c’entrano Ansia e Stress)

Amici, diciamocelo chiaramente: quanti di noi si svegliano la mattina sentendosi più stanchi di quando sono andati a letto? O magari con quella fastidiosa sensazione di mascella indolenzita? Ecco, potreste non essere soli e, soprattutto, potrebbe esserci un colpevole ben preciso dietro questi malesseri: il bruxismo.

Recentemente mi sono imbattuto in uno studio affascinante, pubblicato su Springer, che ha voluto vederci chiaro sulla relazione tra la qualità del nostro sonno, la sonnolenza che ci portiamo dietro durante il giorno, e quel trio malefico composto da ansia, stress e depressione. E indovinate un po’? Hanno messo a confronto chi sospetta di soffrire di bruxismo con chi, invece, dorme sonni (apparentemente) tranquilli, senza digrignare i denti.

Ma cos’è esattamente questo studio e cosa ha cercato di scoprire?

L’obiettivo era piuttosto ambizioso: capire se chi si auto-dichiara “possibile bruxista” se la passa diversamente dai “non bruxisti” in termini di riposo notturno, stanchezza diurna e disturbi emotivi. Non solo, ma anche svelare le intricate connessioni tra questi aspetti in entrambi i gruppi. Immaginatevi un po’ un’indagine alla Sherlock Holmes, ma invece della lente d’ingrandimento, i ricercatori hanno usato questionari online somministrati a 400 partecipanti spagnoli, tutti belli svegli e senza problemi cognitivi (almeno quelli dichiarati!).

I questionari non erano certo robetta da poco: si andava dal celebre Pittsburgh Sleep Quality Index (per misurare la qualità del sonno), all’Epworth Sleepiness Scale (per la sonnolenza diurna), fino alla Depression, Anxiety, and Stress Scale-21 (DASS-21, che come dice il nome, va a caccia di depressione, ansia e stress). Per classificare i “possibili bruxisti”, si è fatto affidamento al test di Lobbezoo et al., un questionario specifico.

I risultati: chi sono i “bruxisti” e come stanno?

Ebbene, circa il 21.8% dei partecipanti si è identificato come possibile bruxista. Una percentuale non da poco, eh? E chi sono questi “digrignatori”? Lo studio ha rivelato una prevalenza maggiore tra le donne e le persone sotto i 50 anni. Interessante anche notare che chi aveva un’istruzione universitaria sembrava riportare più sintomi di bruxismo, anche se qui il campione era un po’ sbilanciato, quindi prendiamolo con le pinze.

Ma veniamo al sodo: come dormono e come si sentono? Sorprendentemente, non sono emerse differenze significative tra bruxisti e non bruxisti riguardo alla percentuale di persone con una scarsa qualità del sonno (intesa come superamento di una certa soglia nel test) o con eccessiva sonnolenza diurna. Attenzione però! Questo non significa che dormano tutti uguali. Infatti, analizzando i punteggi continui, i possibili bruxisti hanno mostrato una qualità del sonno statisticamente peggiore e un maggior ricorso a farmaci ipnotici per dormire. La sonnolenza diurna, invece, non sembrava fare grandi distinzioni.

La vera bomba, però, arriva quando si parla di stati emotivi. Qui le differenze sono state nette: i livelli di depressione, ansia e stress erano significativamente più alti tra i possibili bruxisti. Un dato che fa riflettere parecchio, no?

In pratica, il bruxismo da sonno possibile non sembra legato a una maggiore sonnolenza durante il giorno, ma è decisamente associato a una peggiore qualità del sonno e a una maggiore severità di depressione, ansia e stress. E c’è di più: nei bruxisti, il legame tra la qualità del sonno e la depressione/ansia è risultato più forte rispetto ai non bruxisti. Come a dire che, se sei un bruxista, i disturbi psicologici picchiano ancora più duro sulla qualità del tuo riposo.

Ritratto di una donna di circa 35 anni con espressione tesa, mano sulla mascella, in un ambiente domestico scarsamente illuminato che suggerisce preoccupazione e disturbi del sonno. Obiettivo da ritratto 35mm, bianco e nero, profondità di campo.

Un circolo vizioso da spezzare

Il sonno, lo sappiamo, è fondamentale. Occupa una bella fetta della nostra giornata (o almeno dovrebbe!) e quando viene a mancare o la sua qualità scarseggia, le ripercussioni si sentono su tutti i fronti: cognitivo, emotivo, sociale ed economico. Il bruxismo notturno, definito come “un’attività ripetitiva dei muscoli masticatori caratterizzata dal serramento o digrignamento dei denti e/o dalla tensione o spinta della mandibola”, può essere una vera spina nel fianco.

Quando il bruxismo disturba il sonno, spesso si associa a disturbi emotivi a lungo termine. Si crea una sorta di circolo vizioso: i disturbi emotivi, con l’aumento dei livelli di cortisolo dovuto alla privazione del sonno, contribuiscono alla difficoltà di ottenere un sonno ristoratore. E non è chiaro se i disturbi del sonno siano la causa o l’effetto dei problemi emotivi. Un bel rompicapo!

Lo stress e l’ansia, figli della vita frenetica moderna, sembrano giocare un ruolo chiave nella fisiopatologia del bruxismo. E questi, a loro volta, riducono la qualità della vita e si manifestano con sintomi fisici. Pensateci: superlavoro, difficoltà a conciliare vita privata e professionale, pressioni economiche… chi non si sente un po’ sotto torchio?

Perché le donne e i più giovani sembrano più colpiti?

Lo studio suggerisce un profilo tipico del possibile bruxista: donna, sotto i 50 anni. Perché? Le ipotesi sono diverse:

  • Stress e ansia: Le donne tendono a riportare livelli più alti di stress e ansia, fattori di rischio chiave.
  • Fattori ormonali: Cambiamenti ormonali (ciclo, gravidanza, menopausa) possono influenzare l’insorgenza del bruxismo.
  • Maggiore consapevolezza: Le donne sono spesso più attente alla propria salute e più propense a cercare aiuto.
  • Percezione del dolore: Alcuni studi suggeriscono che le donne potrebbero essere più sensibili al dolore muscolare e articolare associato al bruxismo.

Per quanto riguarda l’età, il fatto che i più giovani e gli adulti di mezza età riportino più bruxismo potrebbe essere legato alle maggiori pressioni della vita in quelle fasi, ma la letteratura scientifica non è sempre concorde, segno che c’è ancora molto da indagare.

Cosa ci portiamo a casa da questo studio?

Questo studio, pur con i suoi limiti (è trasversale, quindi non stabilisce nessi di causa-effetto, e si basa su auto-segnalazioni), ci offre spunti preziosi. Innanzitutto, ci ricorda che il bruxismo non è solo un problema di denti, ma si intreccia profondamente con la nostra salute mentale e la qualità del nostro sonno. È un campanello d’allarme che ci dice che forse dobbiamo rallentare, gestire meglio lo stress e prenderci più cura del nostro benessere psicofisico.

I ricercatori sottolineano l’importanza di comprendere queste associazioni per progettare programmi di intervento più efficaci. Immaginate se i dentisti, ad esempio, fossero formati per identificare questi legami e potessero indirizzare i pazienti verso un approccio più completo, che vada oltre la semplice salute orale. Si potrebbe pensare a screening preliminari che includano questionari semplici o analisi della saliva per il cortisolo, per intervenire prima.

Un approccio multidisciplinare, che consideri sia gli aspetti fisici che quelli psicologici, potrebbe essere la chiave per mitigare gli effetti negativi del bruxismo e migliorare la qualità della vita di molte persone. Dopotutto, dormire bene e sentirsi sereni non ha prezzo, no?

Interessante notare come i disturbi emotivi (ansia, depressione, stress) tendano a influenzare maggiormente la qualità generale del sonno piuttosto che la sonnolenza diurna. Questo perché durante il sonno il cervello regola le emozioni e processa le informazioni emotive, processi che possono essere disturbati da queste condizioni. La sonnolenza diurna, invece, è più legata a fattori come la durata totale del sonno o condizioni specifiche come l’apnea notturna.

Persona che dorme agitata nel letto, coperte leggermente scomposte, illuminazione notturna soffusa proveniente da una finestra, suggerendo un sonno disturbato. Obiettivo 50mm, atmosfera da film noir, duotone blu e grigio.

Lo studio ha anche evidenziato che, sebbene i bruxisti riportassero una qualità del sonno peggiore nei punteggi complessivi, la differenza non era statisticamente significativa quando si categorizzavano i partecipanti in “buoni” o “cattivi” dormitori usando un punteggio di cut-off del PSQI. Questo potrebbe dipendere da una perdita di informazioni nel categorizzare, specialmente se i punteggi sono vicini al cut-off. Tuttavia, l’analisi componente per componente ha rivelato che i possibili bruxisti usano più farmaci per dormire, il che è un segnale importante.

In conclusione, le ipotesi nulle dello studio sono state in gran parte respinte:

  1. La prevalenza del bruxismo è influenzata da genere ed età.
  2. I possibili bruxisti differiscono significativamente dai non bruxisti per qualità del sonno e livelli di depressione, ansia e stress (ma non per sonnolenza diurna).
  3. I disturbi emotivi sono significativamente correlati alla qualità del sonno (ma non alla sonnolenza diurna) in entrambi i gruppi, con una correlazione più forte nei bruxisti.

Quindi, se vi riconoscete in questo quadro, parlatene con il vostro medico o dentista. Potrebbe essere il primo passo per ritrovare notti più serene e giornate più energiche!

Fonte: Springer

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