Visualizzazione artistica di una doppia elica di DNA con segmenti evidenziati in rosso e blu che rappresentano i geni BRCA1 e BRCA2, su uno sfondo scuro e dettagliato di cellule umane al microscopio, macro lens, 90mm, alta definizione, illuminazione drammatica laterale, colori blu e oro duotone.

BRCA e Cancro al Seno in Turchia: Quando la Genetica Gioca d’Anticipo, Anche Senza Storia Familiare!

Parliamoci chiaro: il cancro al seno è una di quelle parole che nessuno vorrebbe sentire. È una battaglia che tocca tantissime donne (e anche qualche uomo, non dimentichiamolo!) in tutto il mondo, Italia inclusa. Ma cosa succede quando ci mettiamo a scavare un po’ più a fondo, magari a livello genetico, e scopriamo che ci sono delle “firme” particolari che possono dirci qualcosa in più? Ecco, è un po’ quello che abbiamo cercato di fare con uno studio recente focalizzato sulla popolazione turca, e i risultati, ve lo assicuro, sono piuttosto illuminanti, soprattutto per chi pensa che “senza storia familiare, sono al sicuro”. Non è sempre così semplice!

I soliti sospetti: BRCA1 e BRCA2

Prima di tuffarci nei dettagli turchi, facciamo un piccolo ripasso. Avrete sicuramente sentito parlare dei geni BRCA1 e BRCA2. Immaginateli come dei guardiani del nostro DNA, sempre pronti a riparare i danni. Quando però questi geni presentano delle mutazioni “patogeniche” (cioè che causano problemi), la loro capacità di riparazione si inceppa. E cosa succede? Aumenta il rischio di sviluppare alcuni tipi di cancro, in particolare quello al seno e all’ovaio. Si stima che circa il 10% dei casi di cancro al seno sia ereditario, e di questi, una buona fetta (circa il 25%) è legata proprio a mutazioni in BRCA1/2. Chi ha queste mutazioni ha un rischio decisamente più alto di ammalarsi nel corso della vita rispetto alla popolazione generale.

Ora, la maggior parte degli studi su questi geni proviene da popolazioni occidentali. Ma il mondo è vario, e la genetica pure! Per questo è fondamentale fare ricerche specifiche su diverse etnie, come quella turca, per capire se ci sono peculiarità.

Lo studio in Turchia: cosa abbiamo scoperto?

Nel nostro studio, condotto presso l’Istituto Oncologico dell’Università di Istanbul, abbiamo analizzato campioni di sangue periferico di ben 3184 pazienti con diagnosi di cancro al seno. L’obiettivo era proprio cercare le mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2 utilizzando tecnologie avanzate come il Next-Generation Sequencing (NGS). Ebbene, i risultati sono stati chiari:

  • L’86.8% dei pazienti non presentava mutazioni significative in BRCA1/2 (li abbiamo chiamati BRCA1/2-).
  • Il 7.8% è risultato positivo per mutazioni in BRCA1 (BRCA1+).
  • Il 5.4% è risultato positivo per mutazioni in BRCA2 (BRCA2+).

Ma la vera sorpresa, o meglio, la conferma importante, è arrivata guardando l’età di insorgenza del tumore. Tenetevi forte: l’età media alla diagnosi era significativamente più bassa nelle pazienti con mutazioni BRCA1 (39.73 anni) e BRCA2 (41.07 anni) rispetto a quelle senza mutazioni (43.17 anni). Parliamo di una differenza che statisticamente è molto rilevante (p < 0.001)!

Questo ci dice che avere una mutazione BRCA1 o BRCA2 ti espone a un rischio maggiore di ammalarti prima. E questo è un dato cruciale per la prevenzione e la diagnosi precoce.

Ricercatrice in un laboratorio di genetica all'avanguardia, osserva una sequenza di DNA su un monitor olografico, prime lens, 35mm, colori duotone blu e argento, profondità di campo, espressione concentrata.

Il focus: insorgenza precoce e sottotipi aggressivi, anche senza storia familiare!

Qui la cosa si fa ancora più interessante. Spesso si pensa che i test genetici per BRCA siano importanti soprattutto per chi ha molti casi di cancro al seno o all’ovaio in famiglia. E in parte è vero. Ma il nostro studio ha voluto mettere una lente d’ingrandimento proprio su quelle pazienti che non avevano una storia familiare di queste malattie. E cosa abbiamo visto?

Che anche in assenza di una chiara familiarità, le mutazioni BRCA1/2 sono fortemente associate a un’insorgenza più precoce del cancro al seno. Questo è un messaggio potentissimo: non bisogna abbassare la guardia solo perché “in famiglia non c’è nessuno”.

Abbiamo anche analizzato i sottotipi di cancro al seno. Sapete, non tutti i tumori al seno sono uguali. Ci sono quelli positivi per i recettori ormonali, quelli HER2 positivi (un’altra proteina che può favorire la crescita del tumore) e i cosiddetti “Triplo Negativi” (TNBC), che sono spesso più aggressivi e difficili da trattare. Ecco, tra le pazienti senza storia familiare e senza mutazioni BRCA (BRCA1/2-), abbiamo notato che quelle con tumore HER2 positivo avevano un’età media di insorgenza significativamente più alta (41.78 anni) rispetto a quelle con tumore Triplo Negativo (40.44 anni).

Per le pazienti con mutazioni BRCA1+ o BRCA2+, invece, questa differenza di età tra HER2 positivo e TNBC non era così marcata, suggerendo che la presenza della mutazione genetica “livella” un po’ l’età di esordio indipendentemente da questi sottotipi, spingendola comunque verso il basso. Anzi, nelle pazienti BRCA1+ senza storia familiare, l’età media di insorgenza per i TNBC era di 38.29 anni e per gli HER2 positivi di 38.57 anni – praticamente identica e molto giovane!

Un dato che mi ha colpito particolarmente è che, sempre nel gruppo senza storia familiare, tra le pazienti con mutazioni BRCA2+ e tumore HER2 positivo, quasi il 70% è stato diagnosticato prima dei 36 anni! E tra le pazienti con mutazioni BRCA1+ e tumore TNBC, il 55% è stato diagnosticato prima dei 36 anni. Questo è un segnale d’allarme importante per la popolazione turca, dove l’età alla diagnosi sembra essere generalmente più bassa rispetto alle medie globali riportate in molti studi occidentali (dove, per esempio, l’età media per i TNBC si aggira sui 58 anni, anche se scende nei trentenni per i portatori di mutazioni BRCA).

Perché questo studio è importante per la Turchia (e non solo)?

I nostri risultati sottolineano quanto sia cruciale il test genetico per BRCA1/2 in Turchia, specialmente per le pazienti giovani e per quelle che sviluppano forme aggressive di cancro al seno, indipendentemente dalla loro storia familiare. L’età di diagnosi relativamente più giovane osservata nella coorte turca rispetto ad altre popolazioni suggerisce la necessità di strategie di screening e intervento precoce specifiche per questa regione.

Pensateci: identificare una mutazione BRCA non serve solo alla paziente per capire meglio la sua malattia e accedere a terapie mirate (come i PARP inibitori), ma apre anche la porta alla prevenzione per i suoi familiari, che potrebbero aver ereditato la stessa mutazione e quindi essere a rischio aumentato. È un effetto a catena positivo!

Una consulente genetista spiega con empatia i risultati di un test genetico a una paziente in un ambiente medico accogliente, prime lens, 24mm, luce naturale soffusa, espressioni di comprensione e supporto.

Certo, il nostro studio ha delle limitazioni. Nonostante il numero elevato di pazienti, la distribuzione dei sottotipi tumorali potrebbe non rispecchiare perfettamente l’intera popolazione. Inoltre, concentrandoci su chi non aveva storia familiare, potremmo aver tralasciato alcuni pattern legati proprio alla familiarità. Ma è un passo avanti importantissimo.

Cosa ci portiamo a casa?

Innanzitutto, che le mutazioni BRCA1 e BRCA2 sono presenti in una fetta significativa di pazienti con cancro al seno in Turchia (rispettivamente 7.8% e 5.4% nel nostro campione) e sono associate a una diagnosi in età più giovane.

Poi, che la storia familiare è un campanello d’allarme, ma la sua assenza non deve farci dormire sonni tranquilli, soprattutto se la diagnosi arriva presto. Il test genetico può fare la differenza.

Infine, c’è un grande bisogno di creare database genetici specifici per la popolazione turca. Questo ci aiuterebbe a capire ancora meglio lo spettro delle mutazioni e a personalizzare sempre di più la prevenzione e il trattamento del cancro. Integrare i test BRCA1/2 nella pratica clinica di routine, soprattutto per i gruppi ad alto rischio (giovani, senza storia familiare documentata), potrebbe davvero migliorare gli esiti, permettendo diagnosi più precoci e interventi mirati.

La ricerca non si ferma qui, ovviamente. Studi futuri dovranno esplorare ancora più a fondo le caratteristiche molecolari e patologiche dei tumori al seno legati a BRCA per scovare nuovi biomarcatori e strategie terapeutiche. Ma ogni passo, come questo, ci avvicina a una gestione sempre più efficace di questa malattia.

Fonte: Springer

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