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Bisfenolo A: Quel Sospetto Insidioso Dietro l’Incontinenza Urinaria da Urgenza nelle Donne?

Amiche mie, oggi voglio parlarvi di un argomento un po’ delicato ma incredibilmente diffuso e, diciamocelo, spesso fonte di disagio: l’incontinenza urinaria. So che non è esattamente il tema da chiacchierata davanti a un caffè, ma la scienza sta facendo luce su aspetti che potrebbero sorprenderci e che riguardano la nostra vita quotidiana, persino gli oggetti che maneggiamo ogni giorno. In particolare, c’è una sostanza chimica, il famigerato Bisfenolo A (BPA), che sta sollevando più di un sopracciglio tra i ricercatori. E se vi dicessi che potrebbe esserci un legame tra l’esposizione a questo composto e un certo tipo di incontinenza urinaria femminile?

L’Incontinenza Urinaria: Un Disturbo, Tante Facce

Prima di addentrarci nel cuore della questione, facciamo un piccolo ripasso. L’incontinenza urinaria (UI) è, in parole povere, la perdita involontaria di urina. Non è tutta uguale, però. Esistono principalmente tre “versioni”:

  • Incontinenza Urinaria da Sforzo (SUI): quella che si manifesta quando si tossisce, si starnutisce, si solleva un peso o si fa attività fisica. Un classico, purtroppo.
  • Incontinenza Urinaria da Urgenza (UUI): qui il problema è diverso. Si avverte un bisogno improvviso e impellente di urinare, talmente forte che spesso non si fa in tempo ad arrivare al bagno. È come se la vescica avesse una sua volontà, un po’ ribelle.
  • Incontinenza Urinaria Mista (MUI): come suggerisce il nome, è un mix delle due precedenti. Il peggio dei due mondi, si potrebbe dire.

Questo disturbo non è solo una seccatura fisica, ma impatta pesantemente sulla qualità della vita, sull’umore e sull’autostima. Pensate che quasi la metà delle donne ne soffre nel corso della vita, e i costi sanitari, ad esempio negli Stati Uniti, superano i 76 miliardi di dollari all’anno! Mica bruscolini. La capacità di trattenere l’urina dipende da un equilibrio delicato tra la muscolatura del pavimento pelvico e la coordinazione tra vescica e sfintere uretrale. Quando questo equilibrio si rompe, a causa di traumi da parto, disfunzioni neurologiche della vescica o l’invecchiamento dei muscoli, il rischio di incontinenza aumenta. Mentre per la SUI i fattori di rischio come il numero di parti e l’obesità sono ben noti, le cause dell’incontinenza da urgenza (UUI) sono ancora un po’ un mistero, soprattutto per quanto riguarda i possibili contributi ambientali.

Il Bisfenolo A: Un Ospite Indesiderato (e Onnipresente)

E qui entra in gioco il nostro “protagonista” chimico: il Bisfenolo A, o BPA. Ne sentiamo parlare spesso, ma cos’è esattamente? È un interferente endocrino, una sostanza chimica prodotta in enormi quantità (oltre 10,2 milioni di tonnellate all’anno nel mondo!) e utilizzata in tantissimi prodotti di plastica e resine. Lo troviamo nei contenitori per alimenti, nelle bottiglie, nelle lattine (nel rivestimento interno), e persino in alcuni scontrini fiscali. Il problema è che, nonostante le normative, siamo costantemente esposti. Uno studio ha addirittura trovato tracce di plastica nelle feci umane, prevedendo che più del 50% della popolazione mondiale ne sarà interessato. Insomma, il BPA è un po’ ovunque.

Numerosi studi epidemiologici e tossicologici hanno già messo in luce gli effetti negativi del BPA sulla salute: problemi cardiovascolari, riproduttivi (come alterazioni nella produzione di sperma e restrizioni della crescita fetale), nello sviluppo delle ghiandole mammarie e nella regolazione neuroendocrina. Non solo, è associato a patologie croniche come obesità, disturbi d’ansia e depressione, e tumori ormono-dipendenti come quello al seno e alla prostata. La sua struttura, simile a quella degli estrogeni, gli permette di interagire con i recettori per questi ormoni, scatenando una serie di reazioni a catena che potrebbero contribuire anche alla disfunzione vescicale.

Come potrebbe il BPA influenzare la nostra vescica? Le ipotesi sono affascinanti e un po’ inquietanti:

  • Potrebbe interferire con i segnali estrogenici nella muscolatura del pavimento pelvico, fondamentali per mantenere la pressione di chiusura dell’uretra.
  • I suoi effetti neurotossici potrebbero alterare l’espressione di sostanze come il VIP (peptide vasoattivo intestinale) nei neuroni della vescica, compromettendo la regolazione del muscolo detrusore (quello che si contrae per farci urinare).
  • Potrebbe generare stress ossidativo danneggiando i nervi afferenti della vescica, quelli che inviano il segnale di “vescica piena”, potenziando così l’urgenza.

Studi recenti su animali hanno mostrato che l’esposizione al BPA induce instabilità del detrusore e aumenta la massa vescicale nei topi, rispecchiando proprio la fisiopatologia dell’incontinenza da urgenza nell’uomo.

Lenti macro, 60 mm, dettagli elevati, messa a fuoco precisa, illuminazione controllata, che mostra una rappresentazione stilizzata di frammenti di plastica trasparenti che ricordano le molecole BPA sottilmente sparse attorno a un modello delicato e traslucido di una vescica umana, suggerendo un'esposizione ambientale.

Lo Studio NHANES: Cosa Ci Dice Davvero?

Arriviamo al dunque. Uno studio ha voluto vederci chiaro, analizzando i dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) del 2015-2016, un’indagine che raccoglie informazioni sulla salute e lo stato nutrizionale della popolazione statunitense. Hanno preso in esame 467 donne, analizzando le concentrazioni di BPA nelle loro urine e correlandole con la presenza di incontinenza urinaria da sforzo (SUI), da urgenza (UUI) o mista (MUI).

Per essere super scrupolosi, i ricercatori hanno utilizzato tre modelli di analisi statistica:

  1. Modello 1 (grezzo): senza aggiustamenti.
  2. Modello 2: aggiustato per fattori socio-demografici (età, etnia, istruzione, stato civile, rapporto di povertà).
  3. Modello 3: ulteriormente aggiustato per indice di massa corporea (BMI), ipertensione, diabete, stato di fumatore/bevitore e storia di parti vaginali.

I risultati? Beh, preparatevi. Per quanto riguarda l’incontinenza da sforzo (SUI) e quella mista (MUI), non è emersa alcuna associazione significativa con i livelli di BPA in nessuno dei modelli. Sembra che, almeno per questi tipi, il BPA non giochi un ruolo di primo piano, o almeno non uno rilevabile con questo studio.

Ma la musica cambia radicalmente quando si parla di Incontinenza Urinaria da Urgenza (UUI). Le donne che rientravano nel quartile più alto di concentrazione di BPA nelle urine (cioè quelle con livelli di BPA superiori a 7.6 ng/mg di creatinina) hanno mostrato un rischio significativamente aumentato di soffrire di UUI. E questo risultato è rimasto solido in tutti e tre i modelli di analisi:

  • Nel Modello 1, il rischio era più che doppio (OR = 2.01).
  • Nel Modello 2, simile (OR = 2.04).
  • Nel Modello 3, quello più completo e “pulito” da altri fattori confondenti, il rischio era quasi due volte e mezzo superiore (OR = 2.48)!

In pratica, più BPA c’era nelle urine, più alta era la probabilità di avere quel fastidiosissimo stimolo improvviso e incontrollabile. Sembra proprio esserci una relazione dose-dipendente, almeno per la UUI.

Meccanismi d’Azione: Come il BPA Potrebbe “Disturbare” la Vescica

Ok, abbiamo un’associazione statistica, ma come si traduce in pratica? Gli scienziati ipotizzano tre vie principali attraverso cui il BPA potrebbe mettere lo zampino nella UUI: meccanismi neurogenici, miogenici ed epigenetici.

Dal punto di vista neurogenico, il BPA ha dimostrato effetti neurotossici, riducendo la plasticità sinaptica (la capacità dei neuroni di comunicare efficacemente), sopprimendo la neurogenesi (la nascita di nuovi neuroni) e inducendo morte cellulare programmata. Questi effetti possono persistere attraverso le generazioni! Inoltre, promuove la produzione di radicali liberi nelle cellule nervose della vescica, danneggiando la funzione mitocondriale e la plasticità sinaptica. Lo stress ossidativo cronico può danneggiare gli interneuroni GABAergici inibitori nel midollo spinale sacrale, compromettendo l’inibizione sovraspinale delle contrazioni vescicali. Tradotto: la vescica diventa più “nervosa” e meno controllabile.

Per quanto riguarda i meccanismi miogenici (cioè relativi ai muscoli), studi hanno mostrato che diverse concentrazioni di BPA riconfigurano la distribuzione di strutture neurali positive al VIP (peptide vasoattivo intestinale) nel trigono vescicale. Il VIP è un neuromodulatore critico per l’attività muscolare della vescica e il flusso sanguigno. Un’aumentata espressione di VIP nei neuroni e nelle fibre dopo l’esposizione al BPA (iperinnervazione) potenzia le fibre afferenti della vescica (fibre C), amplificando i segnali di urgenza inviati al centro pontino della minzione. Studi su topi hanno confermato che la somministrazione di BPA porta a instabilità del muscolo detrusore e aumento della massa vescicale. Inoltre, il BPA aumenta la proliferazione delle cellule muscolari lisce vascolari e l’espressione dell’angiotensina II, che potrebbe “attivare incrociatamente” i recettori AT1 della vescica, esacerbando la contrattilità del detrusore.

Infine, a livello epigenetico, l’esposizione al BPA induce modificazioni nella metilazione del DNA e nell’acetilazione degli istoni in geni che regolano la funzione vescicale e l’attività neuronale. Queste alterazioni epigenetiche probabilmente disregolano l’espressione dei geni del controllo vescicale, predisponendo gli individui alla patogenesi della UUI. Essendo un interferente endocrino, il BPA disturba la segnalazione dei recettori estrogenici e altre vie ormonali essenziali per l’integrità dell’urotelio vescicale e il mantenimento dell’omeostasi del muscolo liscio. Tali squilibri ormonali possono indurre ipersensibilità vescicale e urgenza urinaria, caratteristiche patognomoniche della UUI.

Lence Prime, 35 mm, profondità di campo, duotone (verde acqua e ambra), raffigurante una donna ponderata che guarda una bottiglia d'acqua di plastica in mano, con una sottile sfocatura di sfondo che suggerisce un ambiente domestico, che simboleggia l'esposizione quotidiana a BPA.

Limiti dello Studio e Prospettive Future

Come ogni studio scientifico che si rispetti, anche questo ha i suoi limiti, ed è giusto sottolinearli. Innanzitutto, è uno studio trasversale (cross-sectional), il che significa che osserva una situazione in un dato momento, ma non può stabilire un rapporto di causa-effetto. Potrebbe essere, ad esempio, che le donne con UUI modifichino le loro abitudini alimentari per evitare prodotti contenenti BPA, e non il contrario. Inoltre, l’incontinenza è stata auto-riferita, il che introduce la possibilità di bias di ricordo o di desiderabilità sociale (magari qualcuna si vergognava ad ammetterlo). Anche la misurazione del BPA urinario è stata fatta una sola volta, riflettendo un’esposizione recente piuttosto che cronica, che sarebbe più rilevante per lo sviluppo dell’UI. Infine, potrebbero esserci altri fattori confondenti non misurati, come i fitoestrogeni nella dieta o la suscettibilità genetica.

Nonostante queste cautele, lo studio ha dei punti di forza notevoli: è la prima analisi basata sulla popolazione che esplora le associazioni BPA-UI femminile utilizzando dati rappresentativi a livello nazionale (NHANES) e un campione ampio e ponderato, il che ne aumenta la generalizzabilità.

Cosa ci portiamo a casa da tutto questo? Che l’esposizione ambientale al BPA, specialmente a concentrazioni più elevate, mostra un’associazione significativa con il rischio di incontinenza urinaria da urgenza nelle donne. Sebbene la causalità non sia ancora provata, questi risultati hanno implicazioni importanti per la salute pubblica. Una riduzione mirata dell’esposizione al BPA potrebbe mitigare il rischio di UUI. C’è un disperato bisogno di studi longitudinali, che seguano le persone nel tempo, con misurazioni ripetute del BPA e valutazioni oggettive dell’incontinenza, per stabilire con certezza questa causalità e indagare i meccanismi sottostanti.

Se queste scoperte venissero validate, integrare protocolli di riduzione dell’esposizione al BPA nelle linee guida cliniche per la prevenzione dell’UUI potrebbe affiancarsi alle strategie esistenti, alleviando potenzialmente i notevoli fardelli fisici, psicologici ed economici associati a questa condizione. Insomma, la prossima volta che maneggiate un contenitore di plastica o leggete uno scontrino, forse un piccolo pensiero a questo legame insospettabile vi verrà in mente. E chissà, magari una maggiore consapevolezza ci porterà a scelte più attente per la nostra salute e per l’ambiente!

Fonte: Springer

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