Ragazze Invisibili: La Doppia Sfida delle Adolescenti LGBTQ+ nel Sistema Legale
Avete mai pensato a cosa significhi essere un’adolescente, magari un po’ ribelle, e ritrovarsi invischiata nel sistema legale per la prima volta? Già di per sé non è una passeggiata. Ma cosa succede se a questa equazione aggiungiamo un altro pezzo, quello dell’identità sessuale? Parliamo di ragazze che si identificano come lesbiche, bisessuali, queer, o che stanno ancora esplorando chi sono (quelle che in gergo tecnico chiamiamo “minoranze sessuali” o SM). Ecco, per loro la faccenda si complica, e non poco.
Mi sono imbattuta in uno studio recente che ha acceso una lampadina su questo tema, ed è di questo che voglio parlarvi oggi. Sembra che queste ragazze non solo siano sovrarappresentate nel sistema legale giovanile (una disparità che, curiosamente, non si vede tra i ragazzi SM), ma affrontino anche sfide di salute comportamentale molto più grandi rispetto alle loro coetanee eterosessuali nella stessa situazione.
Una Doppia Marginalizzazione: Essere Ragazza e Minoranza Sessuale nel Sistema Legale
Pensiamoci un attimo: le adolescenti femmine coinvolte con la legge hanno già tassi più alti di depressione, traumi, comportamenti sessuali a rischio e abusi subiti rispetto ai ragazzi. Aggiungiamo l’identità di minoranza sessuale, e ci troviamo di fronte a una sorta di “doppia penalizzazione”. Perché sono sovrarappresentate? Le ipotesi sono diverse e, francamente, preoccupanti:
- Discriminazione: Potrebbero essere prese di mira più spesso dalle forze dell’ordine.
- Sentenze più severe: Rischiano condanne più pesanti o periodi di detenzione più lunghi.
- Mancanza di riconoscimento: All’interno del sistema, la paura di dichiararsi o la mancanza di strumenti di screening adeguati e sensibili può renderle “invisibili”, nonostante i numeri.
A questo si aggiunge lo stress che possono vivere a casa o a scuola, ambienti che non sempre sono accoglienti o sicuri.
Lo Stress da Minoranza e l’Intersezionalità: Capire le Cause
Avete mai sentito parlare della Teoria dello Stress da Minoranza (MST)? In pratica, dice che appartenere a una minoranza espone a stress unici (discriminazione, pregiudizi, violenza) che possono portare a problemi di salute fisica e mentale. Funziona per le minoranze sessuali, certo. Ma qui entra in gioco un concetto ancora più affascinante: l’intersezionalità.
L’intersezionalità ci ricorda che le nostre identità (genere, orientamento sessuale, etnia, classe sociale, ecc.) non sono compartimenti stagni, ma si intersecano, creando esperienze uniche di vantaggio o svantaggio. Essere una ragazza adolescente, appartenente a una minoranza sessuale, e coinvolta nel sistema legale significa vivere all’incrocio di più identità potenzialmente marginalizzate. Lo stress non si somma semplicemente, si moltiplica, creando un cocktail complesso di vulnerabilità. Lo studio suggerisce proprio questo: lo stress unico derivante da queste identità intersecate potrebbe spiegare le maggiori difficoltà osservate.

Cosa Dice lo Studio: Numeri che Fanno Riflettere
Lo studio che ho letto ha analizzato i dati di quasi 200 ragazze (tra i 12 e i 18 anni) al loro primo contatto con il sistema legale. Di queste, ben il 38,3% si identificava come minoranza sessuale. E le differenze rispetto alle coetanee eterosessuali sono emerse chiare e forti. Le ragazze SM riportavano:
- Maggiori sintomi di Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD).
- Più sintomi emotivi clinicamente significativi (ansia, depressione, inadeguatezza…). Le probabilità erano quasi tre volte superiori!
- Maggiori difficoltà nel controllo della rabbia (probabilità più che doppie).
- Enormi difficoltà nell’adattamento personale (autostima, relazioni…). Qui le probabilità schizzavano a oltre otto volte tanto!
- Livelli più alti di impulsività.
- Un maggiore coinvolgimento in comportamenti autolesionistici (SIB). Le probabilità erano più di cinque volte maggiori.
- Un uso significativamente più elevato di quasi tutte le sostanze: sigarette (4 volte di più), cannabis (quasi il doppio), alcol (più del doppio), psichedelici e farmaci prescritti (oltre 4 volte di più).
- Maggiori probabilità di aver avuto rapporti sessuali.
- Minori probabilità di aver usato il preservativo durante l’ultimo rapporto.
- Solo loro riportavano esperienze come fare sesso al primo incontro, scambiare sesso per denaro/droghe/alloggio, o usare droghe durante i rapporti sessuali.
Questi dati sono un pugno nello stomaco, non trovate? Indicano bisogni enormi e urgenti in termini di salute mentale, supporto per l’uso di sostanze e salute sessuale.

Un Campanello d’Allarme: Salute Mentale, Sostanze e Rischi Sessuali
Il legame tra problemi di salute mentale, uso di sostanze e coinvolgimento nel sistema legale è noto. Spesso, il primo contatto con la giustizia potrebbe essere l’occasione per agganciare questi ragazzi a servizi di cura a cui altrimenti non avrebbero accesso. Ma per le ragazze SM, la situazione è ancora più critica. Hanno bisogni maggiori, ma rischiano di non ricevere l’aiuto adeguato, o peggio, di ricevere interventi inappropriati o dannosi (come essere mandate a programmi per sex offender solo per il loro orientamento, cosa successa in passato!).
Anche sul fronte della salute sessuale, i rischi sono alti. Meno uso del preservativo, partner maschili (riportati con frequenza simile alle etero), ma anche partner femminili, aumentano il rischio di gravidanze indesiderate e di Infezioni Sessualmente Trasmissibili (IST), incluso l’HIV. È evidente che servono servizi sanitari che tengano conto della loro identità di genere e sessuale, fin dal primo momento in cui entrano in contatto con il sistema.
Curiosamente, lo studio non ha trovato differenze significative (almeno a questo primo contatto) nei comportamenti delinquenziali generali o nei problemi scolastici riportati, anche se su quest’ultimo punto forse le domande fatte non coglievano le difficoltà specifiche (come il bullismo) che le ragazze SM potrebbero vivere a scuola.
Cosa Possiamo Fare? Un Appello all’Azione
Certo, come ogni studio, anche questo ha i suoi limiti (è trasversale, fatto in un’area specifica, si basa su autodichiarazioni…). E sì, i dati sono stati raccolti qualche anno fa, ma l’argomento è così poco esplorato che rimangono preziosissimi.
Quello che mi porto a casa da questa lettura è un forte senso di urgenza. Queste ragazze esistono, sono tante, e stanno soffrendo più delle altre in una situazione già difficile. Non possiamo più permetterci di ignorarle o di trattarle come tutte le altre.
Abbiamo un disperato bisogno di:
- Capire meglio: Approfondire la ricerca sull’intersezionalità e sulle esperienze specifiche di queste adolescenti.
- Screening adeguati: Sviluppare e usare strumenti di valutazione che siano sensibili alla loro identità, clinicamente utili, e che non le espongano a ulteriore discriminazione o pericolo.
- Interventi su misura: Creare programmi di supporto e trattamento che rispondano specificamente ai loro bisogni di salute mentale, uso di sostanze e salute sessuale, tenendo conto della loro identità. Il lavoro fatto sugli interventi “gender-responsive” (sensibili al genere) è promettente, ora dobbiamo fare lo stesso per l’identità sessuale.
È ora di rendere visibili queste ragazze invisibili e di offrire loro il supporto specifico e rispettoso di cui hanno disperatamente bisogno. Non è solo una questione di giustizia, ma di salute pubblica e di umanità.

Fonte: Springer
