Anziani Fragili e con Tante Malattie: Ecco Cosa Chiedono Davvero alle Cure Primarie!
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un tema che mi sta molto a cuore e che, ne sono sicuro, tocca le corde di molti di noi: l’invecchiamento. Ma non l’invecchiamento da copertina, quello fatto di nonni sprint e viaggi esotici. Parlo di quella fase della vita in cui gli anni si fanno sentire davvero, portando con sé non solo qualche ruga in più, ma spesso un carico pesante di malattie croniche e una condizione chiamata fragilità multidimensionale. Un termine un po’ tecnico, forse, ma che descrive una realtà complessa, fatta non solo di acciacchi fisici, ma anche di difficoltà psicologiche e sociali.
Mi sono imbattuto in uno studio qualitativo recente, condotto a Pechino ma con riflessi universali, che ha cercato di dare voce proprio a loro: agli anziani che vivono questa condizione, spesso gestiti nell’ambito delle cure primarie, quelle del medico di famiglia, per intenderci. E quello che è emerso è affascinante e, per certi versi, illuminante. Cosa chiedono davvero queste persone? Di cosa hanno bisogno per affrontare la quotidianità? Mettetevi comodi, perché sto per raccontarvelo.
Non Solo Acciacchi Fisici: La Complessità della Fragilità
Prima di tuffarci nei bisogni specifici, capiamoci un attimo. Quando parliamo di multimorbilità, intendiamo la presenza di due o più malattie croniche nello stesso individuo (pensate a diabete, ipertensione, problemi cardiaci…). La fragilità multidimensionale, invece, è qualcosa di più ampio: è una vulnerabilità aumentata che tocca diverse sfere:
- Il fisico: debolezza, affaticamento, difficoltà a muoversi.
- La psiche: ansia, depressione, paura del futuro, problemi di memoria.
- La sfera sociale: isolamento, perdita di ruoli, difficoltà a mantenere relazioni.
Queste due condizioni, multimorbilità e fragilità multidimensionale, spesso vanno a braccetto, creando un circolo vizioso che peggiora la qualità della vita e aumenta il rischio di eventi avversi come ricoveri o perdita di autonomia. Lo studio di cui vi parlo ha intervistato 21 anziani in questa situazione, proprio per capire dal loro punto di vista quali fossero le necessità più urgenti.
Cosa Chiedono Davvero? Le Voci degli Anziani Fragili
Dalle interviste sono emersi quattro temi principali, quattro grandi aree di bisogno che ci dicono molto su come dovremmo ripensare l’assistenza. Vediamoli insieme.
Il Corpo Prima di Tutto: Mantenere l’Autonomia Fisica
Sembrerà ovvio, ma il bisogno primario, quello sentito da tutti, indipendentemente dal livello specifico di fragilità fisica diagnosticato, è quello di migliorare o mantenere le proprie funzioni fisiche. Questo desiderio si traduce in richieste concrete:
- Più informazione e conoscenza: Vogliono capire meglio le loro malattie croniche, sapere come prevenirne le complicanze. Chiedono incontri informativi, materiale divulgativo chiaro e semplice, ma anche la possibilità di cercare informazioni online in modo affidabile. C’è fame di sapere!
- Gestire i sintomi: Stanchezza cronica, debolezza muscolare, difficoltà a camminare sono i disturbi più comuni. “Mi sento stanco quasi sempre”, “Non riesco più a scendere le scale… che senso ha vivere così?”. Sono frasi che colpiscono dritto al cuore e che esprimono un bisogno disperato di sollievo.
- Guida all’esercizio fisico: Molti vorrebbero fare attività fisica regolare per mantenersi in forma, ma non sanno come fare in modo sicuro ed efficace. “Faccio due passi, ma non ho idea di come dovrei allenarmi per stare bene”. Serve una guida professionale.
- Riabilitazione accessibile: Dolore e problemi di mobilità (pensate all’ernia del disco citata da un partecipante) fanno emergere un forte bisogno di terapie riabilitative come fisioterapia o agopuntura, preferibilmente disponibili direttamente nei centri di cure primarie, per evitare faticosi spostamenti verso grandi ospedali.
Insomma, il corpo è la prima preoccupazione, la base su cui si regge tutto il resto. E la richiesta è chiara: aiutateci a prendercene cura in modo informato e supportato.

Mente e Cuore: L’Importanza del Benessere Psicologico
Ma l’essere umano non è solo corpo. Lo studio ha evidenziato come, spesso proprio a causa delle difficoltà fisiche, emergano importanti bisogni psicologici. La paura di invecchiare, di cadere, di peggiorare genera ansia, stress, nervosismo. “Quest’anno cado sempre… sono stressato mentalmente, non riesco a controllare la paura”. E queste emozioni negative, a loro volta, possono peggiorare le condizioni fisiche (come l’aumento della pressione sanguigna) e portare all’isolamento sociale (“Ho la testa lenta, perdo la memoria… non partecipo quasi a nessuna attività”).
Cosa chiedono allora?
- Supporto emotivo dalla famiglia: La comunicazione e la compagnia dei familiari, soprattutto dei figli, sono viste come fondamentali. C’è il desiderio di parlare, di sentirsi ascoltati, ma spesso si scontra con la vita frenetica dei figli o con l’imbarazzo di “essere un peso”. “Vorrei chiacchierare con loro, ma non possono”. Questo bisogno di vicinanza emotiva è fortissimo.
- Migliorare il sonno: Molti soffrono di insonnia o sonno di scarsa qualità, il che li rende irritabili e peggiora il loro stato generale. “Dormo poco e sogno sempre, di giorno sono esausto”. Hanno provato farmaci, spesso con scarsi risultati, e cercano disperatamente soluzioni efficaci, magari non farmacologiche, per riposare meglio.
È chiaro che la salute mentale è strettamente legata a quella fisica e al supporto affettivo. Ignorare questi aspetti significa lasciare queste persone sole con le loro paure e le loro notti insonni.
Non Restare Soli: Il Bisogno di Connessione Sociale
Andare in pensione, avere difficoltà motorie, sentirsi giù di morale… tutto questo può portare a un progressivo ritiro dalla vita sociale. Ma l’essere umano è un animale sociale, e la necessità di connessione e supporto sociale emerge con forza anche in questi anziani fragili.
- Mantenere relazioni e attività: Partecipare ad attività sociali è visto come un modo per mantenersi attivi fisicamente e di buon umore. “Se sto a casa senza far niente mi sento debole”, “Incontrare gli amici mi tiene su di morale”. C’è un desiderio di non lasciarsi andare all’isolamento.
- Sentirsi utili e contribuire: Alcuni esprimono addirittura il desiderio di tornare a sentirsi utili, magari mettendo a disposizione le proprie competenze in gruppi di volontariato. “Siamo in tanti anziani in gamba a casa senza far nulla. Potremmo creare un gruppo per dare una mano agli altri. Ci sentiremmo utili e felici”. È un bisogno profondo di significato e valore sociale.
- Aiuto pratico nella vita quotidiana: Con il declino delle capacità fisiche, diventa difficile fare la spesa, sbrigare le faccende domestiche, andare alle visite mediche. Serve aiuto concreto, dai familiari ma anche da volontari o servizi dedicati. “Per fare la spesa grossa devo chiedere ai miei figli”, “Ho bisogno di mia figlia per cucinare e pulire”, “Non so usare il sistema di prenotazione dell’ospedale, mi serve un operatore sociale per ogni visita”.
Il supporto sociale, quindi, non è solo un “optional” per passare il tempo, ma una necessità vitale per il benessere complessivo e per affrontare le sfide pratiche della quotidianità.

Cure Su Misura: Come Vogliono Essere Assistiti
Infine, lo studio ha esplorato le preferenze riguardo alle modalità di assistenza sanitaria. Come vogliono essere curati questi pazienti complessi?
- Accessibilità e comodità: Le difficoltà di spostamento e l’inadeguatezza rispetto alle tecnologie digitali rendono l’accesso agli ospedali un problema. Emerge forte il bisogno di servizi domiciliari: visite mediche a casa, consulenze telefoniche, consegna dei farmaci. “Vorrei che i medici del centro venissero a casa”, “Sarebbe comodo se i farmaci venissero consegnati a domicilio”. Non si tratta solo di assistenza per persone allettate, ma anche per chi ha semplicemente difficoltà a muoversi.
- Fiducia nelle cure primarie, ma con margini di miglioramento: I centri di cure primarie sono apprezzati per la comodità nel reperire i farmaci, ma c’è bisogno di migliorare la capacità diagnostica e terapeutica e, soprattutto, la comunicazione. “Vado al centro solo per ritirare le medicine… i medici non mi hanno mai spiegato bene la mia situazione”, “Il mio medico di famiglia manda tanti messaggi di gruppo sul cellulare, ma pochi mi sono utili. Vorrei un consiglio specifico sulla mia condizione”. Serve un approccio più personalizzato.
- Partecipazione alle decisioni: Man mano che diventano più consapevoli, gli anziani desiderano essere coinvolti nelle scelte terapeutiche. Vogliono capire gli effetti collaterali dei farmaci, discutere le opzioni con il medico, esprimere le proprie preferenze. “Prendo più di dieci medicine. Vorrei che il medico mi spiegasse gli effetti collaterali di ognuna, per poter scegliere il regime migliore per me”, “Vorrei che il mio medico ascoltasse le mie idee su cosa è meglio per la mia salute”. Questo bisogno di decisione condivisa è fondamentale per sentirsi protagonisti della propria cura e non solo pazienti passivi.
Un Campanello d’Allarme: Il Divario tra Bisogni e Servizi
Quello che mi ha colpito di più, leggendo questo studio, è la chiara discrepanza tra i bisogni espressi da questi anziani e i servizi sanitari attualmente offerti, almeno nel contesto analizzato (ma sospetto che la situazione non sia poi così diversa in molte altre parti del mondo, Italia inclusa). C’è un urgente bisogno di passare da un modello focalizzato sulla singola malattia a un approccio olistico e centrato sulla persona, che consideri la complessità della fragilità multidimensionale.
È fondamentale che le cure primarie si attrezzino per fare una valutazione multidimensionale della fragilità come screening di routine per gli anziani con multimorbilità. Non basta contare le malattie, bisogna capire come queste impattano sulla funzionalità fisica, psicologica e sociale della persona.
Guardando al Futuro: Piste per un’Assistenza Migliore
Come possiamo tradurre queste scoperte in azioni concrete? Lo studio suggerisce alcune piste interessanti:
- Potenziare i team di cure primarie: Medici di famiglia e infermieri di comunità sono in una posizione ideale per intercettare questi bisogni. Possono integrare la valutazione della fragilità nella loro pratica e creare percorsi di gestione personalizzati, sviluppati insieme ai pazienti.
- Coinvolgere attivamente le famiglie: Valutare regolarmente il funzionamento familiare e fornire formazione e supporto ai caregiver (spesso i figli) è cruciale. La famiglia è una risorsa preziosa che va sostenuta.
- Integrare le risorse sociali: Collaborare con i servizi sociali del territorio, organizzare attività di socializzazione, creare gruppi di auto-mutuo aiuto tra pari può fare una grande differenza nel combattere l’isolamento e promuovere il benessere.
In conclusione, ascoltare la voce degli anziani fragili con multimorbilità ci apre gli occhi su un mondo di bisogni complessi e interconnessi. Non possiamo più pensare all’assistenza come a una semplice somma di prestazioni mediche. Serve un cambio di paradigma verso cure veramente integrate, personalizzate e attente a tutte le dimensioni della persona. Solo così potremo sperare di garantire un invecchiamento il più possibile sereno e dignitoso anche a chi si trova ad affrontare le sfide più grandi. È una sfida impegnativa, certo, ma credo ne valga assolutamente la pena.
Fonte: Springer
