Immagine fotorealistica, obiettivo 35mm, profondità di campo: Una struttura a reticolo traslucida di idrogel GelMA biostampata in 3D contenente cellule di glioma luminescenti (rosse), posizionata all'interno di una sezione di fantoccio di testa umana miniaturizzato e dettagliato stampato in 3D, sotto il fascio focalizzato di una sorgente di radiazione di sincrotrone (rappresentata da raggi di luce blu convergenti). Sfondo di laboratorio high-tech sfocato.

Stampiamo Tumori in 3D per Combattere il Cancro al Cervello: La Sfida del Glioma e la Magia del Bioprinting!

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi appassiona tantissimo e che potrebbe davvero cambiare le carte in tavola nella lotta contro uno dei tumori cerebrali più aggressivi: il glioma, in particolare il suo “cattivissimo” parente, il glioblastoma multiforme (GBM). Sappiamo tutti quanto sia difficile trattare questi tumori, spesso resistenti alle terapie convenzionali come chirurgia, chemio e radioterapia standard.

La radioterapia è fondamentale, soprattutto dopo un intervento chirurgico, per cercare di eliminare le cellule tumorali residue. Ma c’è un problema: irradiare il cervello è delicato. Tecniche come la radioterapia a tutto cervello (WBRT) possono colpire anche le aree sane, rischiando di compromettere funzioni cognitive importanti. Anche se ci sono stati miglioramenti (come la radioterapia a intensità modulata o la protonterapia), resta la sfida di colpire il tumore in modo efficace senza danneggiare troppo il tessuto sano circostante.

Una Nuova Speranza dal Sincrotrone: La Radioterapia a Microfasci (MRT)

Qui entra in gioco una tecnologia super innovativa: la radioterapia a microfasci di sincrotrone (MRT). Immaginate raggi X potentissimi, generati da un sincrotrone (un acceleratore di particelle gigante!), che vengono “affettati” in fasci sottilissimi, larghi pochi micrometri. Questi microfasci ad altissima dose colpiscono il tumore in modo mirato, mentre le “valli” a bassa dose tra un fascio e l’altro permettono al tessuto sano di riprendersi meglio. È un po’ come dare delle “pugnalate” precise al tumore, risparmiando il più possibile ciò che sta intorno. Sembra promettente, vero? Studi pre-clinici su animali hanno dato risultati incoraggianti.

Il Limite dei Modelli Tradizionali: Perché le Colture 2D Non Bastano Più

Per testare e capire a fondo come funziona l’MRT (e qualsiasi nuova terapia), abbiamo bisogno di buoni modelli sperimentali. Per decenni, abbiamo usato colture cellulari “piatte”, in 2D, su piastre di plastica. Sono utili, certo, ma diciamocelo: un tumore vero non è piatto! È una struttura tridimensionale complessa, con cellule che interagiscono tra loro e con l’ambiente circostante (la famosa matrice extracellulare, o ECM). I risultati ottenuti su modelli 2D potrebbero non rispecchiare fedelmente quello che succede *in vivo*.

La Rivoluzione del Bioprinting 3D: Creare Tumori “in Provetta”

Ed ecco la svolta che mi entusiasma: il bioprinting 3D! È una branca della stampa 3D che utilizza “bioinchiostri” – miscele speciali di biomateriali e cellule vive – per costruire strato dopo strato strutture biologiche tridimensionali. In pratica, possiamo “stampare” dei mini-tumori in laboratorio che assomigliano molto di più a quelli reali!

Nel nostro studio, abbiamo deciso di usare proprio questa tecnologia per creare dei modelli di glioma 3D e testare su di essi l’efficacia della MRT. Come bioinchiostro abbiamo scelto un idrogel fantastico chiamato GelMA (gelatina metacriloile). È biocompatibile, le cellule ci aderiscono bene e possiamo personalizzarne le proprietà meccaniche. È come fornire alle cellule tumorali una “casa” tridimensionale confortevole e realistica.

Fotografia macro, obiettivo Macro 100mm, alto dettaglio, messa a fuoco precisa, illuminazione controllata: Vista ravvicinata dell'ugello di una biostampante 3D che estrude un bioinchiostro traslucido di idrogel GelMA contenente cellule di glioma (linee cellulari 9L e U87) su una piastra di Petri, formando una struttura a reticolo. Illuminazione da laboratorio soffusa e sterile.

Il Nostro Esperimento: Stampare, Irradiare e Osservare

Cosa abbiamo fatto, in pratica?

  • Abbiamo preso due linee cellulari di glioma molto usate nella ricerca: le 9L (gliosarcoma di ratto) e le U87 (glioblastoma umano).
  • Le abbiamo mescolate con il nostro bioinchiostro GelMA (all’8%, una concentrazione che abbiamo ottimizzato per ottenere una buona stampabilità e vitalità cellulare).
  • Abbiamo usato una biostampante 3D (la 3D REDI) per creare delle strutture a reticolo tridimensionali con queste cellule tumorali incapsulate. Pensate a delle piccole impalcature biologiche!
  • Abbiamo preparato anche dei modelli più tradizionali per confronto: colture 2D (monostrato) e sferoidi 3D (aggregati cellulari sferici).
  • Siamo andati all’Australian Synchrotron (un posto incredibile!) e abbiamo irradiato tutti i nostri modelli con dosi diverse (5, 10, 20 Gy) sia con la MRT che con la sua controparte “non affettata”, la radiazione a fascio largo di sincrotrone (SBB).
  • Per rendere le cose ancora più realistiche, abbiamo inserito alcuni dei nostri costrutti 3D biostampati all’interno di fantocci stampati in 3D: uno a forma di testa di ratto e uno a forma di testa umana adulta, per simulare come la radiazione interagisce e si diffonde nei tessuti reali.
  • Infine, abbiamo analizzato cosa è successo alle cellule dopo l’irradiazione usando vari metodi: test di vitalità cellulare (WST-1), monitoraggio della crescita degli sferoidi e microscopia a fluorescenza con Ioduro di Propidio (PI), una sostanza che colora di rosso le cellule morte o danneggiate.

Cosa Abbiamo Scoperto? Risultati Emozionanti!

I risultati sono stati davvero interessanti!
Primo: in generale, la MRT si è dimostrata più efficace nell’uccidere le cellule di glioma rispetto alla SBB, a parità di dose “media” (dose nelle valli). Questo conferma il potenziale della MRT: la combinazione dei picchi ad altissima dose e delle valli a bassa dose sembra essere particolarmente letale per il tumore.

Secondo: abbiamo visto delle differenze nella risposta tra i modelli 2D e quelli 3D biostampati, soprattutto con la radiazione SBB. Questo suggerisce che l’ambiente 3D e le interazioni cellulari che riusciamo a ricreare con il bioprinting influenzano effettivamente la sensibilità delle cellule alla radioterapia. È una conferma importante: i modelli 3D sono più realistici!

Terzo, e questo è forse l’aspetto più “visivamente” affascinante: grazie ai nostri costrutti 3D biostampati e alla microscopia a fluorescenza, siamo riusciti a *vedere* l’effetto spaziale della MRT! Nelle immagini al microscopio dei campioni trattati con MRT ad alta dose, abbiamo osservato delle vere e proprie strisce di cellule morte (colorate in rosso dal PI) che corrispondevano esattamente al pattern dei microfasci, con una distanza di circa 400 micrometri tra le strisce, proprio come previsto! È la prova che i nostri modelli 3D non solo rispondono alla terapia, ma ci permettono anche di studiare *come* la dose viene distribuita e quali danni provoca a livello microscopico.

Stile immagine da microscopia a fluorescenza, alto dettaglio: Vista microscopica di un costrutto di glioma U87 biostampato in 3D e trattato con MRT (20 Gy dose di valle). Le cellule morte, colorate in rosso/arancione brillante con Ioduro di Propidio (PI), formano strisce parallele distinte (pattern striato) corrispondenti ai picchi ad alta dose della MRT. La distanza tra le strisce è di circa 400 nm. Sfondo scuro.

Infine, l’uso dei fantocci 3D ha confermato quanto sia importante simulare le condizioni reali. Nel fantoccio di ratto (più piccolo), il rapporto tra la dose nei picchi e quella nelle valli (PVDR) era più alto, e infatti la MRT è risultata significativamente più efficace della SBB. Nel fantoccio di testa umana (più grande e complesso), il PVDR era più basso a causa della maggiore diffusione della radiazione, e la differenza tra MRT e SBB era meno marcata. Questo ci dice che la geometria e i materiali del “paziente” (simulato dal fantoccio) influenzano l’efficacia della MRT.

Perché Tutto Questo è Importante?

Questo studio, anche se pilota, apre strade davvero promettenti.

  • Modelli più Affidabili: Dimostra che il bioprinting 3D ci permette di creare modelli di tumore *in vitro* molto più realistici rispetto alle colture 2D, che possono darci informazioni più attendibili sull’efficacia di nuove terapie come la MRT.
  • Riduzione dei Test su Animali: Sviluppando modelli *in vitro* così sofisticati, possiamo contribuire a ridurre la necessità di esperimenti su animali nella ricerca pre-clinica, seguendo il principio delle “3R” (Replace, Reduce, Refine).
  • Verso la Medicina Personalizzata: In futuro, potremmo persino pensare di usare cellule del paziente per stampare modelli tumorali personalizzati e testare su di essi quale terapia funziona meglio!
  • Capire Meglio la MRT (e non solo): La capacità di visualizzare il danno cellulare spazialmente distribuito nei modelli 3D è uno strumento potente per capire i meccanismi biologici alla base della MRT e di altre tecniche di radioterapia spazialmente frazionata (SFRT).

Prossimi Passi: Cosa Bolle in Pentola?

Ovviamente, questo è solo l’inizio! Abbiamo in programma di approfondire diversi aspetti:

  • Studiare i danni al DNA (come le rotture del doppio filamento) in modo più specifico.
  • Investigare l’effetto FLASH, un fenomeno per cui radiazioni erogate a velocità ultra-alte (come quelle del sincrotrone) sembrano risparmiare ancora di più i tessuti sani. Potremmo farlo stampando modelli che contengono sia cellule tumorali che cellule sane.
  • Creare modelli ancora più complessi, magari integrando una rete vascolare stampata in 3D, per simulare ancora meglio l’ambiente tumorale.

Insomma, la combinazione di bioprinting 3D e tecniche di radioterapia avanzate come la MRT è un campo di ricerca incredibilmente dinamico ed eccitante. Stiamo sviluppando strumenti sempre più sofisticati per studiare il cancro e testare nuove armi per combatterlo. Speriamo che questo lavoro contribuisca, passo dopo passo, ad avvicinarci a terapie più efficaci e meno tossiche per i pazienti affetti da glioma. Incrociamo le dita!

Fonte: Springer

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