Vasaio Stanco? Non è (Solo) Colpa della Postura! Scopri il Vero Segreto del Benessere
Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio un po’ insolito, nel cuore dell’Indonesia, precisamente in un villaggio turistico di Magelang. Qui, abili artigiani danno vita a meravigliose ceramiche, un mestiere antico, fatto di pazienza, creatività e… un bel po’ di fatica fisica. Ma vi siete mai chiesti cosa influenzi davvero il loro benessere quotidiano e quella sensazione di spossatezza a fine giornata? Istintivamente, penseremmo subito alla postura scomoda, ai movimenti ripetitivi, al peso dell’argilla. L’ergonomia, insomma. Eppure, uno studio recente getta una luce nuova e sorprendente su questa realtà.
Mi sono imbattuto in questa ricerca che ha analizzato proprio i vasai di Karanganyar, a Magelang, cercando di capire il legame tra i fattori di rischio ergonomico, lo stile di vita, la stanchezza lavorativa e il benessere generale. E, vi anticipo, i risultati mi hanno lasciato a bocca aperta!
Il Contesto: Lavoratori Informali e Rischi Nascosti
Prima di tuffarci nei risultati, capiamo un attimo il contesto. Parliamo di lavoratori del settore informale. Questo significa spesso condizioni di lavoro non standardizzate (molti lavorano da casa), alta esposizione ai rischi e, purtroppo, scarsa copertura previdenziale. Sono figure vulnerabili, la cui salute e sicurezza sul lavoro meriterebbero molta più attenzione. Pensate che in Indonesia, nel 2023, gli incidenti sul lavoro sono aumentati del 35% rispetto all’anno prima! Un dato che fa riflettere sull’importanza di studi come questo.
Il lavoro del vasaio è affascinante ma esigente: inizia presto la mattina, finisce nel pomeriggio. È un’attività manuale, ripetitiva, che richiede ore seduti su sgabelli bassi, spesso in posizioni non proprio ideali – schiena curva, collo chino. A questo si aggiunge la movimentazione di pezzi che possono pesare da pochi etti a decine di chili. Insomma, sulla carta, un cocktail perfetto per dolori muscoloscheletrici e affaticamento.
Ergonomia: Il Solito Sospettato?
Logica vorrebbe che posture scorrette mantenute per ore, movimenti ripetuti migliaia di volte e sollevamento di carichi portassero dritti dritti a problemi fisici e a una maggiore stanchezza. Gli studiosi hanno valutato attentamente questi aspetti usando checklist specifiche per i rischi ergonomici. Hanno considerato la postura, la ripetitività, lo sforzo fisico. Molti artigiani, infatti, lamentano dolori, soprattutto alla schiena. Ricerche precedenti avevano confermato questi rischi, evidenziando come l’attrezzatura usata spesso costringa a posizioni innaturali.

E qui arriva la sorpresa. Analizzando i dati con una metodologia statistica avanzata (SmartPLS-SEM, per i più tecnici), i ricercatori hanno scoperto che, in questo specifico gruppo di vasai, i fattori di rischio ergonomico non avevano un impatto statisticamente significativo né sulla stanchezza lavorativa né sul benessere percepito! Avete capito bene. Nonostante le posture potenzialmente problematiche, non sembra essere questo il fattore chiave che determina quanto si sentano stanchi o bene.
Come è possibile? Lo studio suggerisce un paio di ipotesi interessanti. La maggior parte dei vasai intervistati (quasi il 78%) aveva più di 10 anni di esperienza. Questa lunga pratica potrebbe averli portati a sviluppare, inconsciamente o meno, delle strategie posturali più confortevoli ed efficienti per *loro*, anche se non perfettamente “ergonomiche” secondo i manuali. L’esperienza, in questo caso, potrebbe giocare a favore, insegnando al corpo come adattarsi. Inoltre, molti hanno dichiarato di prendersi delle pause quando sentono dolore o disagio, dimostrando una buona capacità di autogestione.
Lo Stile di Vita: Il Vero Protagonista
Se non è (principalmente) l’ergonomia, allora cosa incide davvero? Lo studio punta il dito, in modo molto chiaro, sullo stile di vita. E qui le cose si fanno davvero interessanti. I ricercatori hanno esaminato diversi aspetti:
- Stato nutrizionale: misurato con l’Indice di Massa Corporea (BMI).
- Adeguatezza nutrizionale: quanto la loro dieta soddisfa il fabbisogno giornaliero.
- Abitudini alimentari: la qualità generale della dieta.
- Abitudini motorie: se fanno o meno attività fisica regolare.
- Abitudini legate al fumo e all’alcol: se consumano o meno queste sostanze.
- Qualità del sonno: misurata con un questionario specifico (il PSQI).
I risultati? La maggior parte dei vasai aveva uno stato nutrizionale normale e un’adeguatezza nutrizionale buona. Tuttavia, la stragrande maggioranza non faceva esercizio fisico regolare e, soprattutto, la qualità del sonno emerge come un fattore critico.
Come lo Stile di Vita Modella Stanchezza e Benessere
Ed ecco il punto cruciale: l’analisi statistica ha mostrato una forte influenza dello stile di vita sia sulla stanchezza lavorativa che sul benessere. In particolare:
- Uno stile di vita meno sano (soprattutto per quanto riguarda dieta e sonno) è risultato significativamente correlato a una maggiore stanchezza lavorativa (p-value: 0.000, un risultato statisticamente molto forte).
- Allo stesso modo, uno stile di vita più sano è associato a un maggiore benessere psicologico (p-value: 0.005, anche questo significativo).
Pensateci: un’alimentazione non adeguata, magari insufficiente per l’energia richiesta dal lavoro, porta inevitabilmente a sentirsi più affaticati. Studi precedenti citati nella ricerca confermano che chi non assume abbastanza calorie tende a stancarsi di più. Ma è soprattutto la qualità del sonno a emergere come un elemento chiave. Dormire bene è fondamentale per il recupero fisico e mentale. Se il sonno è disturbato o insufficiente, il corpo non recupera, lo stress aumenta, la concentrazione cala e la stanchezza si accumula. Per questi artigiani, il cui lavoro richiede sforzo fisico e mentale, un sonno ristoratore è vitale. La ricerca ha trovato una correlazione diretta: peggiore la qualità del sonno, maggiore la stanchezza percepita.

Allo stesso modo, lo stile di vita impatta sul benessere generale, inteso come un equilibrio psicologico che comprende autonomia, crescita personale, relazioni positive, scopo nella vita e auto-accettazione. Mangiare sano e dormire bene non solo ci dà energia fisica, ma nutre anche la nostra mente, migliorando l’umore e la capacità di affrontare le sfide quotidiane. Chi si prende cura del proprio corpo attraverso uno stile di vita sano tende a riportare livelli più alti di benessere psicologico.
Quindi, Cosa Possiamo Imparare?
Questa ricerca ci offre una prospettiva preziosa e, per certi versi, controintuitiva. Ci dice che, almeno per questo gruppo di esperti vasai indonesiani, per migliorare il loro benessere e ridurre la fatica, forse non basta (o non è la priorità) intervenire solo sulla postazione di lavoro o sull’ergonomia “classica”. Certo, postazioni migliori e pause sono sempre utili, ma l’impatto maggiore potrebbe derivare da interventi mirati a migliorare lo stile di vita.
Questo significa promuovere una dieta equilibrata che fornisca l’energia necessaria per il lavoro e incoraggiare una migliore igiene del sonno. Magari attraverso programmi di sensibilizzazione, consigli pratici su come migliorare il riposo notturno (evitare caffeina o dispositivi elettronici prima di dormire, per esempio) o supporto per adottare abitudini alimentari più sane. Anche incentivare un minimo di attività fisica, compatibile con il loro lavoro, potrebbe fare la differenza.
È un messaggio importante anche per noi: spesso ci concentriamo sugli aspetti più “tecnici” del lavoro (la sedia giusta, il monitor all’altezza corretta), dimenticando che il nostro benessere è un sistema complesso, dove come mangiamo, quanto e come dormiamo, e come ci prendiamo cura di noi stessi fuori dall’orario di lavoro gioca un ruolo assolutamente fondamentale.
Questo studio sui vasai di Magelang ci ricorda che l’arte, il lavoro manuale, la tradizione sono fatti di persone, con i loro corpi, le loro menti e le loro abitudini. E per preservare queste preziose competenze, dobbiamo prenderci cura dell’artigiano nella sua interezza.
Fonte: Springer
