Un bambino con un impianto cocleare sorride timidamente mentre interagisce con un adulto, luce soffusa e calda, 35mm portrait, depth of field, duotone seppia e blu per un tocco emotivo, simboleggiando le sfide emotive e la speranza nel supporto per i bambini con ipoacusia.

Oltre l’Apparecchio: Le Emozioni Nascoste dei Bambini e Adolescenti Ipoudenti

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un mondo che spesso immaginiamo solo attraverso il filtro del “non sentire”, quello dei bambini e degli adolescenti con deficit uditivo. Siamo portati a pensare che, una volta fornito un apparecchio acustico o un impianto cocleare, gran parte del problema sia risolto. Certo, la capacità di percepire i suoni migliora, e con essa la comunicazione e il linguaggio. Ma cosa succede a livello emotivo e comportamentale? È davvero tutto rose e fiori?

Recentemente, mi sono imbattuto in uno studio affascinante che ha cercato di fare luce proprio su questo aspetto. Immaginate un gruppo di ricercatori che ha deciso di “ascoltare” più a fondo, non i suoni, ma le esperienze emotive di questi ragazzi. Hanno coinvolto 127 bambini e adolescenti, tra i 4 e i 17 anni, tutti con una diagnosi di perdita uditiva e utilizzatori di apparecchi acustici o impianti cocleari. L’obiettivo? Capire se, e come, la loro condizione influisce sulle emozioni e sui comportamenti, nonostante l’aiuto tecnologico ricevuto fin da piccoli.

Per farlo, hanno usato uno strumento chiamato SDQ (Strength and Difficulty Questionnaire), compilato dai genitori. È una specie di “termometro” che misura diverse aree: problemi emotivi, problemi di condotta, iperattività/disattenzione, problemi nelle relazioni con i coetanei e, per fortuna, anche i comportamenti prosociali, cioè quelli positivi come l’aiutare gli altri.

La Sorpresa dei Disturbi della Condotta nei Casi Meno Gravi

E qui arriva una delle prime scoperte che mi ha fatto riflettere. Contrariamente a quanto si potrebbe istintivamente pensare, i bambini con una perdita uditiva meno grave mostravano più frequentemente problemi di condotta significativi. Addirittura, il 66,6% di loro rientrava in questa casistica! Sembra un controsenso, vero? Uno penserebbe che chi ha una perdita uditiva più lieve se la cavi meglio. E invece, lo studio suggerisce che proprio questi bambini mostrano più spesso problemi di condotta.

Ma perché? Gli autori dello studio avanzano un’ipotesi interessante: forse la diagnosi e l’intervento per questi bambini arrivano più tardi. Magari i genitori, vedendo che il bambino “sembra sentire” alcuni suoni, negano il problema o resistono all’idea di un apparecchio, temendo lo stigma sociale. Questo ritardo può portare a maggiori difficoltà nello sviluppo del linguaggio e, di conseguenza, a un impatto negativo sul comportamento. Pensateci: la frustrazione di non riuscire a comunicare come si vorrebbe può facilmente sfociare in comportamenti oppositivi o di sfida. Inoltre, lo studio ha notato che in questi casi c’era una maggiore familiarità per la perdita uditiva, e la presenza di un familiare con disabilità può influenzare indirettamente i comportamenti dei bambini.

L’Ingresso a Scuola e i Problemi con i Coetanei

Un altro dato che salta all’occhio riguarda l’età scolare. Ben l’86% dei bambini in età da scuola primaria (6-12 anni) con deficit uditivo sperimentava problemi significativi nelle relazioni con i coetanei. L’ingresso a scuola è un momento cruciale per tutti, ma per un bambino con difficoltà uditive può trasformarsi in un percorso a ostacoli. Immaginate la difficoltà nel seguire le conversazioni veloci e sovrapposte dei compagni durante la ricreazione, o nel cogliere quelle sottili sfumature sociali che passano attraverso il linguaggio non verbale e il tono della voce. Non sorprende che questi bambini possano sentirsi isolati o essere più vulnerabili al bullismo. È come cercare di giocare una partita con delle regole che non si capiscono appieno.

Un bambino con un impianto cocleare guarda pensieroso fuori da una finestra di una scuola, luce naturale che entra, 35mm portrait, depth of field per sfocare lo sfondo e concentrarsi sull'espressione del bambino, duotone blu e grigio per un'atmosfera introspettiva.

La cosa interessante è che, crescendo, questi problemi con i coetanei sembrano attenuarsi. Forse si sviluppano strategie di coping, o forse l’ambiente diventa più comprensivo. O forse, e qui c’è un “ma” importante, il problema si trasforma.

L’Adolescenza e il Mondo Interiore: Meno Scontri, Più Tempeste Emotive

Infatti, se i problemi con i coetanei diminuiscono con l’età, negli adolescenti (12-18 anni) aumentano significativamente i disturbi emotivi. Circa il 66,6% dei ragazzi in questa fascia d’età mostrava disagi emotivi importanti. È come se le difficoltà, prima manifestate più apertamente nelle relazioni, venissero interiorizzate. Ansia, tristezza, tendenza a isolarsi, paure: il campo di battaglia si sposta dall’esterno all’interno. Questo suggerisce che le difficoltà relazionali non risolte o non adeguatamente supportate durante l’infanzia possono lasciare cicatrici emotive profonde che emergono con forza durante l’adolescenza, un periodo già di per sé turbolento.

Pensiamoci: l’adolescenza è il momento della costruzione dell’identità, del confronto serrato con i pari. Se hai passato anni a sentirti “diverso” o a faticare per farti capire e capire gli altri, è quasi inevitabile che questo pesi sul tuo benessere emotivo. Il bullismo verbale e psicologico, più comune con l’aumentare dell’età, può aver contribuito a creare un terreno fertile per ansia e bassa autostima.

Apparecchi Acustici vs. Impianti Cocleari: Conta Davvero la Tecnologia?

Una domanda che sorge spontanea è: il tipo di dispositivo uditivo fa la differenza? Apparentemente no. Lo studio non ha trovato differenze significative nei problemi emotivi e comportamentali tra chi usava apparecchi acustici e chi aveva impianti cocleari. Questo è particolarmente notevole perché, in genere, chi riceve un impianto cocleare ha una perdita uditiva profonda.

Come si spiega? Probabilmente, come sottolineano i ricercatori, il fattore chiave non è tanto il “cosa” (il tipo di dispositivo) ma il “quando” e il “come”. I bambini con impianto cocleare spesso ricevono una diagnosi e un intervento molto precoci, spesso prima dei 5 anni, periodo critico per lo sviluppo del linguaggio. Inoltre, beneficiano di un percorso riabilitativo più strutturato e di un maggior supporto psicologico. Questo “pacchetto” di attenzioni precoci potrebbe compensare la gravità della perdita uditiva, portandoli a un livello di benessere psicosociale simile a quello dei coetanei con apparecchi acustici e perdite meno severe (ma magari diagnosticati o supportati più tardivamente).

C’è anche da considerare che, come accennato prima, i bambini con perdite uditive più lievi a volte rifiutano di indossare l’apparecchio per timore dello stigma o del bullismo, usandolo in modo incostante. Questa irregolarità può compromettere la comunicazione e le relazioni interpersonali, alimentando un circolo vizioso di isolamento e problemi comportamentali.

Destra, Sinistra o Entrambe le Orecchie?

Nemmeno il lato dell’amplificazione (destro, sinistro o bilaterale) sembra fare una differenza statisticamente significativa sui problemi emotivi e comportamentali. Anche se, clinicamente, i bambini con amplificazione bilaterale sembravano cavarsela un po’ meglio, i numeri non hanno confermato una superiorità netta. Questo potrebbe essere dovuto alla straordinaria plasticità del cervello, specialmente nei primi anni di vita. Se l’intervento avviene presto, il cervello può riorganizzare le funzioni linguistiche in modo efficace, indipendentemente dal lato stimolato per primo. Ancora una volta, il timing dell’intervento sembra cruciale.

Un adolescente con un apparecchio acustico è seduto da solo su una panchina in un parco, luce del tardo pomeriggio, 35mm portrait, film noir per accentuare le ombre e il senso di introspezione, bianco e nero.

Cosa Ci Dice Tutto Questo? L’Importanza di “Sentire” Oltre le Orecchie

Questo studio, a mio avviso, lancia un messaggio forte e chiaro: fornire un ausilio uditivo è fondamentale, ma non è la fine del percorso. I bambini e gli adolescenti con deficit uditivo, anche se “equipaggiati” per sentire meglio, rimangono una popolazione a rischio per lo sviluppo di problemi emotivi e comportamentali.

I fattori che sembrano pesare di più sono:

  • L’età alla diagnosi e all’intervento: prima si agisce, meglio è. Un ritardo, anche in casi di perdita lieve, può avere ripercussioni significative.
  • Il grado di discriminazione del parlato: sorprendentemente, un miglior grado di discriminazione del parlato è stato associato a punteggi più alti di iperattività/disattenzione. Forse perché questi bambini, pur capendo di più, faticano comunque a tenere il passo in ambienti rumorosi o complessi, generando frustrazione e difficoltà attentive.
  • Il genere: le femmine sembrano avere un rischio leggermente inferiore di sviluppare problemi di condotta e iperattività.

Questi problemi non vanno sottovalutati. Hanno bisogno di essere riconosciuti precocemente e affrontati con competenza. C’è un enorme bisogno di:

  • Screening precoce: non solo per l’udito, ma anche per le difficoltà emotive e comportamentali in questi bambini.
  • Supporto psicologico: sia per il bambino che per la famiglia, specialmente durante le fasi di transizione come l’ingresso a scuola.
  • Maggiore consapevolezza comunitaria: per creare ambienti più inclusivi e ridurre lo stigma.
  • Follow-up regolari: il supporto non deve interrompersi dopo l’applicazione dell’apparecchio o dell’impianto. Le sfide psicologiche possono emergere o cambiare nel tempo.

Insomma, “sentire” è molto più che una semplice funzione uditiva. È connessione, comprensione, partecipazione. E quando questa capacità è compromessa, anche con gli aiuti tecnologici, le onde d’urto possono propagarsi profondamente nel mondo emotivo e relazionale di un bambino o di un adolescente. Sta a noi, come società, come educatori, come genitori e come amici, imparare ad “ascoltare” veramente i loro bisogni, andando oltre il visibile e l’udibile.

Fonte: Springer

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