Baia di Lubecca: Un Mare di Guai Nascosti? Il Nostro Viaggio nel Cuore della Contaminazione Bellica
Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio un po’ insolito, nelle profondità della Baia di Lubecca, nel Mar Baltico tedesco. Un luogo bellissimo, meta turistica amata, ma che nasconde un’eredità scomoda e potenzialmente pericolosa: decine di migliaia di tonnellate di munizioni inesplose, scaricate lì dopo la Seconda Guerra Mondiale. Immaginate un fondale marino disseminato non solo di storia, ma anche di chimica potenzialmente tossica.
Per quattro anni, insieme ai colleghi e in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente dello Schleswig-Holstein, ci siamo immersi – letteralmente e metaforicamente – in questo problema. La nostra missione? Capire quanto fossero contaminate le acque della baia dai cosiddetti “composti energetici” (EC), sostanze chimiche come il famoso TNT (2,4,6-trinitrotoluene) e i suoi “parenti”, rilasciati dalle munizioni che si corrodono lentamente sul fondale.
Un’eredità pesante sul fondale
Dopo la guerra, liberarsi delle munizioni in eccesso era una priorità. La soluzione più semplice? Buttarle in mare. Così, tra il 1945 e il 1949, circa 65.000 tonnellate di ordigni convenzionali finirono in due aree designate nella Baia di Lubecca: Haffkrug e Pelzerhaken. Anche se una parte fu recuperata negli anni ’50, si stima che ne rimangano ancora circa 50.000 tonnellate. E non solo nelle aree ufficiali: lo scarico avveniva anche “lungo il percorso”, creando zone sospette più ampie.
Il problema è che queste munizioni non sono inerti. Con il tempo, i loro involucri metallici si corrodono, rilasciando nell’ambiente marino sostanze come il TNT e i suoi prodotti di trasformazione (come 4-ADNT e 2-ADNT). Queste molecole non sono simpatiche: sono considerate mutagene e cancerogene. Un bel rischio per l’ecosistema marino e, potenzialmente, anche per la nostra salute, se entrano nella catena alimentare.
La nostra indagine: acqua, cozze e “spugne” chimiche
Come abbiamo fatto a “fotografare” la situazione? Abbiamo messo in campo una strategia su più fronti:
- Campionamenti d’acqua mensili: Per quasi tre anni (con qualche pausa forzata causa COVID-19), abbiamo prelevato campioni d’acqua in quattro punti “routinari” della baia, sia in superficie che vicino al fondo. Questo ci ha aiutato a capire la distribuzione generale e le possibili variazioni stagionali.
- Monitoraggio mirato sui siti di scarico: Siamo andati proprio lì, nelle aree di Haffkrug e Pelzerhaken. Qui, oltre ai campioni d’acqua “spot”, abbiamo usato due tecniche speciali per un monitoraggio a lungo termine:
- Biomonitoraggio con mitili (cozze): Le cozze (Mytilus spp.) sono fantastiche sentinelle ambientali. Filtrano l’acqua e accumulano nei loro tessuti le sostanze presenti. Abbiamo posizionato delle reti con cozze vive vicino al fondale e a un metro sopra, in quattro punti specifici all’interno delle aree di scarico.
- Campionatori passivi: Immaginate delle piccole “spugne” chimiche (tecnicamente, membrane speciali) che assorbono le sostanze dall’acqua per un periodo prolungato. Le abbiamo messe insieme alle cozze sul fondale.
L’idea era integrare queste analisi più specifiche nel programma di monitoraggio costiero di routine, per avere un quadro più completo e continuo.

Cosa abbiamo scoperto: tracce ovunque, ma (per ora) a bassa concentrazione
I risultati sono stati… interessanti. La prima cosa che abbiamo notato è che i composti energetici sono praticamente ubiquitari nella Baia di Lubecca. Li abbiamo trovati in ogni singolo campione d’acqua prelevato, anche quelli del programma di routine, lontani dalle zone di scarico principali.
Tuttavia, le concentrazioni sono, al momento, relativamente basse. Nella maggior parte dei campioni d’acqua di routine, solo tre composti superavano in media la soglia di 1 nanogrammo per litro (ng/L, una parte per trilione!):
- 1,3-dinitrobenzene (1,3-DNB)
- 2,4-dinitrotoluene (2,4-DNT)
- RDX (1,3,5-trinitro-1,3,5-triazina)
Il TNT stesso, pur presente, aveva concentrazioni medie inferiori a 1 ng/L, anche se con qualche picco occasionale fino a 5.2 ng/L.
Come ci aspettavamo, nei campioni d’acqua prelevati direttamente sopra i siti di scarico, le concentrazioni di TNT erano leggermente più alte (da 2 a 4 volte) rispetto ai siti di routine, ma parliamo comunque di valori medi nell’ordine dei 3.5 ng/L. Anche gli altri composti erano un po’ più concentrati lì, ma sempre su livelli bassi (es. RDX media 9.1 ng/L, 1,3-DNB media 5.3 ng/L).
Una cosa curiosa: non abbiamo trovato grandi differenze tra i campioni presi vicino al fondo e quelli in superficie, né chiare tendenze stagionali. Questo suggerisce che l’acqua nella baia si mescola parecchio, sia in verticale che in orizzontale, diffondendo questi contaminanti un po’ ovunque.
La sorpresa del 1,3-DNB
Un dato che ci ha colpito è stata la presenza relativamente alta di 1,3-DNB rispetto al TNT. Di solito, in ambienti contaminati da munizioni, il TNT è il protagonista. Qui, invece, in quasi tutti i campioni d’acqua, il 1,3-DNB era da 2 a 34 volte più concentrato del TNT! E nei campionatori passivi, questa tendenza era ancora più marcata, con accumuli di 1,3-DNB fino a 105 ng per campionatore, mentre il TNT rimaneva sotto i 12 ng.
Perché? Non siamo sicurissimi. Il 1,3-DNB è un sottoprodotto della produzione di TNT e veniva usato anche come sostituto durante la guerra. Forse nella Baia di Lubecca ci sono particolari tipi di ordigni, come le testate delle bombe volanti V-1 recentemente osservate con materiale esplosivo esposto, che rilasciano più 1,3-DNB. È un aspetto che merita ulteriori indagini.

E le cozze? Poche tracce
Le nostre “sentinelle” biologiche, le cozze, hanno mostrato livelli di contaminazione molto bassi. Solo in pochi esemplari abbiamo rilevato tracce di TNT o dei suoi metaboliti (2-ADNT e 4-ADNT), principalmente nell’area di Haffkrug. Il 1,3-DNB e l’RDX erano un po’ più frequenti, ma sempre in quantità minime (massimo 0.54 ng/g di peso secco per il 1,3-DNB). L’HMX (un altro esplosivo) non è stato trovato in nessuna cozza.
Questo è abbastanza rassicurante, soprattutto se confrontato con altri siti come Kolberger Heide (sempre nel Baltico), dove cozze esposte vicino a mine corrose o pezzi di esplosivo avevano accumulato concentrazioni molto più alte (fino a 1500 ng/g peso secco di 4-ADNT!).
Cosa significa tutto questo? Rischio attuale e futuro
Quindi, la Baia di Lubecca è un disastro ambientale? Al momento, i dati suggeriscono di no, o almeno, non ancora. Le concentrazioni di composti energetici che abbiamo misurato nell’acqua e nelle cozze sono generalmente basse. Sulla base delle conoscenze attuali sulla tossicità di queste sostanze per gli organismi marini (che di solito si manifesta a concentrazioni molto più alte, nell’ordine dei microgrammi o milligrammi per litro) e per l’uomo (attraverso il consumo di pesce o frutti di mare), il rischio attuale sembra limitato.
Anche consumando cozze provenienti da queste aree, il rischio per la salute umana appare trascurabile ai livelli di contaminazione attuali (<1 ng/g peso secco). Calcoli fatti per altre zone più contaminate indicavano che bisognerebbe mangiare chili di cozze *ogni giorno per tutta la vita* per avvicinarsi a soglie preoccupanti. MA… c’è un grosso “ma”. Le munizioni sono lì da quasi 80 anni. La corrosione è un processo lento ma inesorabile. Gli involucri metallici si stanno assottigliando, e in futuro rilasceranno quantità sempre maggiori di esplosivi. È come avere delle bombe a orologeria chimiche sul fondale. Studi recenti su campioni di cozze conservati dagli anni ’90 (dalla Banca dei Campioni Ambientali tedesca) mostrano proprio questo: in alcune aree del Baltico, tracce di questi composti hanno iniziato a comparire nei mitili solo dopo il 2016-2017, e stanno aumentando.

La necessità di agire e monitorare
La conclusione del nostro studio è chiara: anche se oggi la situazione nella Baia di Lubecca non è critica, è fondamentale non abbassare la guardia. I composti energetici sono diffusi, e il loro rilascio aumenterà. L’unica soluzione a lungo termine è la bonifica: rimuovere queste munizioni dal mare.
Fortunatamente, il governo tedesco ha avviato un programma proprio per questo, e la Baia di Lubecca sarà una delle prime aree ad essere ripulita. Il nostro studio fornisce una base di partenza importante, una “linea zero” della contaminazione prima dell’inizio dei lavori.
Sarà cruciale monitorare attentamente le operazioni di bonifica. La rimozione, se fatta correttamente, dovrebbe avere un impatto ambientale minore rispetto alla detonazione sul posto (usata a volte in passato). Ma è essenziale verificare che non ci siano rilasci imprevisti durante i lavori. Per questo, continuare a monitorare l’acqua, usare le cozze come bioindicatori e i campionatori passivi sarà fondamentale per tenere sotto controllo la situazione e garantire che la bonifica sia davvero un passo verso un mare più pulito e sicuro per tutti.
Il nostro viaggio nella Baia di Lubecca ci ha mostrato una realtà complessa: un ambiente bellissimo che convive con un pericolo nascosto. Ma ci ha anche dato la speranza che, con la giusta conoscenza e un’azione tempestiva, possiamo affrontare queste eredità del passato e proteggere il nostro prezioso ambiente marino.
Fonte: Springer
