Una Pillola Magica? Azitromicina in Travaglio alle Fiji: Meno Infezioni per i Neonati?
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi ha davvero incuriosito: un viaggio scientifico fino alle isole Fiji per capire se un semplice antibiotico, l’azitromicina, dato alle mamme durante il travaglio, potesse fare la differenza per la salute dei loro bimbi appena nati. Sembra quasi fantascienza, vero? Una singola dose per proteggere i più piccoli. Ma andiamo con ordine.
Le infezioni sono un nemico subdolo, specialmente nel periodo delicatissimo intorno alla nascita. Pensate che sono responsabili di una fetta importante della mortalità materna e neonatale nel mondo, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito. Tra queste, le infezioni della pelle e dei tessuti molli (SSTI) sono particolarmente comuni, e le Fiji, purtroppo, ne sanno qualcosa. Lì, queste infezioni colpiscono tanti bambini, a volte con conseguenze anche gravi.
Ecco che entra in gioco l’azitromicina. È un antibiotico ad ampio spettro, efficace contro tanti batteri diversi, inclusi quelli che possono passare dalla mamma al bambino durante il parto, come lo Staphylococcus aureus, uno dei principali colpevoli delle SSTI e della sepsi neonatale. Alcuni studi precedenti, soprattutto in Africa (Gambia), avevano mostrato risultati promettenti: dare azitromicina alle mamme in travaglio sembrava ridurre significativamente le infezioni della pelle nei neonati. Poteva funzionare anche alle Fiji, una regione con un altissimo carico di queste infezioni?
Lo Studio “Bulabula MaPei”: Mettiamo alla Prova l’Idea
Così è nato lo studio “Bulabula MaPei” (un nome bellissimo, vero?). L’obiettivo era chiaro: verificare se una singola dose orale di 2 grammi di azitromicina, somministrata alle donne sane durante il travaglio presso il più grande ospedale di Suva, la capitale delle Fiji, potesse ridurre l’incidenza di SSTI nei loro bambini fino ai 3 mesi di vita.
Come funziona uno studio del genere? È un po’ come lanciare una moneta, ma in modo scientifico! Hanno coinvolto oltre 2100 donne incinte. Metà di loro ha ricevuto la dose di azitromicina, l’altra metà ha ricevuto un placebo, cioè una compressa identica ma senza principio attivo. Né le mamme, né i medici, né i ricercatori sul campo sapevano chi prendeva cosa (si chiama studio “in cieco”), per evitare che le aspettative influenzassero i risultati. Questo è fondamentale per garantire l’obiettività.
Le mamme e i loro bambini sono stati poi seguiti per diversi mesi, con visite regolari per controllare la salute dei piccoli, in particolare cercando segni di infezioni della pelle come impetigine, foruncoli, cellulite o onfalite (infezione del moncone ombelicale). Ovviamente, la sicurezza era una priorità assoluta: si monitoravano attentamente eventuali effetti collaterali sia nelle mamme che nei neonati.

I Risultati: Una Riduzione C’è, Ma…
E allora, cosa è venuto fuori da questo enorme lavoro, durato dal 2019 al 2022, con tutte le difficoltà aggiunte dalla pandemia di COVID-19 che ha costretto a fare alcune visite a distanza?
I dati, analizzati su circa 1670 bambini per cui si avevano informazioni complete fino ai 3 mesi, hanno mostrato una tendenza interessante. Nel gruppo che aveva ricevuto l’azitromicina, l’incidenza di infezioni della pelle è stata del 5.8%. Nel gruppo placebo, invece, è stata del 7.8%. Facendo due conti, si tratta di una riduzione relativa del 27% del rischio di SSTI per i bimbi le cui mamme avevano preso l’antibiotico.
Sembra una buona notizia, no? Beh, sì e no. Il problema è che, nonostante questa riduzione, l’analisi statistica (guardando l’intervallo di confidenza al 95%, un modo per misurare l’incertezza del risultato) ha mostrato che non possiamo essere completamente sicuri che questa differenza sia dovuta proprio all’azitromicina e non al caso. In termini tecnici, il risultato non era “statisticamente significativo”.
Inoltre, la riduzione assoluta del rischio era piuttosto piccola, solo del 2%. Questo significa che bisognerebbe trattare circa 50 mamme in travaglio con azitromicina per prevenire un solo caso di infezione cutanea nel neonato (questo si chiama Number Needed to Treat, NNT).
Perché Risultati Diversi da Altri Studi?
Ci si potrebbe chiedere perché questo studio non abbia mostrato un effetto così netto come quelli precedenti in Gambia, dove la riduzione era stata più marcata (oltre il 50%). I ricercatori hanno avanzato alcune ipotesi:
- Popolazioni diverse: Le mamme e i bambini nello studio delle Fiji avevano forse meno fattori di rischio rispetto a quelli degli studi africani (età gestazionale media più alta, meno basso peso alla nascita).
- Contesto diverso: Lo studio si è concentrato principalmente su aree urbane e peri-urbane, mentre altri studi includevano più zone rurali.
- Parto cesareo: Nello studio delle Fiji c’era una percentuale più alta di parti cesarei (circa 23%), che spesso comportano già l’uso di antibiotici, mascherando potenzialmente l’effetto dell’azitromicina.
- Definizioni: Piccole differenze nel modo in cui venivano definite e diagnosticate le infezioni cutanee potrebbero aver giocato un ruolo.
Una cosa sembra abbastanza chiara: non pare essere un problema di resistenza all’azitromicina da parte dei batteri locali, almeno secondo dati recenti.

La Sicurezza Prima di Tutto: Un Punto a Favore
Un aspetto fondamentale, e molto positivo, emerso dallo studio è la sicurezza dell’azitromicina. Non ci sono state differenze significative negli eventi avversi gravi tra il gruppo che ha ricevuto l’antibiotico e quello che ha ricevuto il placebo, sia per le mamme che per i bambini. In particolare, non si sono verificati casi di stenosi pilorica (un problema gastrico a volte associato ad altri antibiotici macrolidi dati ai neonati) né problemi di udito nei bambini legati al farmaco dello studio. Questo è rassicurante.
Cosa Portiamo a Casa da Questo Studio?
Quindi, qual è il messaggio finale? Basandosi esclusivamente sull’obiettivo di prevenire le infezioni della pelle nei neonati, questo studio non fornisce prove sufficienti per raccomandare l’uso di routine dell’azitromicina durante il travaglio alle Fiji. La riduzione osservata, seppur presente, era modesta in termini assoluti e non statisticamente certa.
Tuttavia, la storia non finisce qui. L’azitromicina potrebbe avere altri benefici importanti, come la riduzione delle infezioni e della sepsi nelle madri, come suggerito da altre ricerche. Bisogna considerare il quadro completo. Futuri risultati da questo stesso studio “Bulabula MaPei” analizzeranno proprio questi altri aspetti.
Una cosa è certa: l’alta incidenza di infezioni della pelle riscontrata anche in questo studio, nonostante le difficoltà legate al COVID, sottolinea quanto questo problema sia ancora rilevante per la salute pubblica alle Fiji. C’è un bisogno continuo di migliorare la prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento di queste infezioni per proteggere i più piccoli.
Insomma, la “pillola magica” forse non ha funzionato esattamente come sperato per questo specifico problema, ma la ricerca continua e ogni pezzo del puzzle ci aiuta a capire meglio come prenderci cura della salute di mamme e bambini.

Fonte: Springer
