Auricolari Hera Leto: Battono Davvero al Ritmo Giusto Durante la Pedalata?
Ehilà, appassionati di fitness e tecnologia! Oggi voglio parlarvi di una cosa che mi ha davvero incuriosito: il monitoraggio della frequenza cardiaca (FC) con gli auricolari. Sì, avete capito bene, quelle piccole meraviglie che ci ficchiamo nelle orecchie per ascoltare la musica potrebbero diventare le nostre nuove alleate per tenere sotto controllo il cuore mentre ci alleniamo. In particolare, mi sono imbattuto in uno studio che ha messo alla prova gli auricolari consumer Hera Leto durante la tanto amata (o odiata, a seconda dei giorni!) cyclette. E i risultati, ve lo dico subito, sono piuttosto interessanti!
Perché proprio gli auricolari?
Prima di tuffarci nei dettagli, facciamo un passo indietro. Misurare la FC è fondamentale, sia per la salute generale che per ottimizzare le nostre performance sportive. Tradizionalmente, ci si affida all’elettrocardiogramma (ECG) o alle fasce toraciche. Comode? Non sempre, specialmente per monitoraggi prolungati. Ed ecco che entra in gioco la fotopletismografia (PPG), quella lucina verde che vedete su smartwatch e altri wearable. Questa tecnologia è diventata super popolare perché meno soggetta agli artefatti da movimento rispetto all’infrarosso, rendendo i monitor ottici di FC più precisi.
Tra i vari dispositivi, gli auricolari sembrano essere un posto quasi ideale per questi sensori. Pensateci: il condotto uditivo è abbastanza riparato, resiste bene al sudore (almeno meglio di altre zone!) e, cosa non da poco, è vicino all’arteria carotide. Questo significa che il segnale PPG rilevato nell’orecchio può essere di qualità paragonabile a quello del dito, e addirittura migliore di quello degli anelli in termini di rilevamento del battito e stima della FC. Mica male, no?
Lo studio: Hera Leto sotto esame
Nonostante il potenziale, la domanda cruciale è: questi auricolari commerciali, come gli Hera Leto, sono davvero affidabili durante un’attività come la cyclette, con tutti i movimenti e le possibili interferenze? E come si confrontano con altri dispositivi già noti?
Per rispondere, i ricercatori hanno arruolato 28 atleti di alto livello (sia maschi che femmine, specialisti di atletica leggera e sci). Un bel gruppetto tosto! Ogni partecipante indossava contemporaneamente:
- La fascia toracica Polar H10 (il nostro “gold standard” di riferimento).
- Gli auricolari Hera Leto (indossati nell’orecchio destro, come da manuale).
- Il Polar Verity Sense (indossato sulla parte alta del braccio).
- Il Polar Vantage V (indossato al polso).
Il protocollo di esercizi era bello variegato e intenso: quattro sessioni di esercizio a stato stazionario, sei sessioni di esercizio estenuante ad alta intensità e tre sessioni di allenamento ad intervalli ad alta intensità (HIIT). Insomma, li hanno spremuti per bene!
I risultati: Hera Leto sorprende!
E qui viene il bello. Gli auricolari Hera Leto hanno mostrato una correlazione fortissima (r=0.970, P<0.001) con le misurazioni della Polar H10, e questo attraverso tutte le intensità di esercizio! Il bias sistematico? Minimo, solo -0.67 battiti al minuto (bpm). Praticamente un'inezia.
Ma non è finita qui. Gli Hera Leto hanno dimostrato prestazioni superiori in termini di errore assoluto medio (MAE) con soli 2 bpm e un coefficiente di correlazione di concordanza (CCC) di 0.97. Per darvi un termine di paragone:
- Polar Verity Sense (braccio): MAE = 4 bpm, CCC = 0.88
- Polar Vantage V (polso): MAE = 4 bpm, CCC = 0.93
Certo, è emerso che la precisione della misurazione della FC tende a diminuire con l’aumentare dell’intensità dell’esercizio (un classico!), ma gli Hera Leto hanno mostrato un declino più lento rispetto agli altri dispositivi. Questo suggerisce che potrebbero cavarsela meglio anche quando il gioco si fa duro.

Un aspetto interessante riguarda il “turning point”, ovvero il momento in cui la validità inizia a calare. Mentre per tutti i dispositivi la precisione è alta sotto la seconda soglia ventilatoria (VT2), sopra questa soglia le cose cambiano. Gli Hera Leto, però, sembrano mantenere una buona accuratezza per un range più ampio, suggerendo un vantaggio negli allenamenti ad alta performance e di endurance.
Luci e ombre: cosa dobbiamo considerare
Non è tutto oro quello che luccica, ovviamente. Lo studio ha evidenziato che, sebbene gli Hera Leto siano molto validi, hanno mostrato un tasso di “dropout” (perdita di dati) generalmente più alto durante gli esercizi con carico incrementale rispetto agli altri dispositivi. Questo è un punto da tenere in considerazione.
Durante gli esercizi HIIT, tutti e tre i dispositivi (Hera Leto, Verity Sense, Vantage V) hanno mostrato errori di misurazione inaccettabili nelle primissime serie. Probabilmente perché all’inizio dell’HIIT, i dispositivi (siano essi su braccia, polsi o orecchie) potrebbero non essere così sensibili ai cambiamenti improvvisi di intensità. Tuttavia, con l’aumentare delle serie, la validità di tutti e tre i dispositivi migliorava, e gli Hera Leto si avvicinavano di più alla Polar H10. Si ipotizza che la rapida ridistribuzione del flusso sanguigno durante i periodi di riposo possa contribuire a questo miglioramento.
Un altro punto a favore degli auricolari come gli Hera Leto, specialmente in contesti di stress elevato, è che il corpo massimizza il flusso sanguigno per mantenere un’adeguata perfusione cerebrale. Essendo posizionati vicino al cervello, questi dispositivi possono misurare la FC con un ritardo minimo. Inoltre, sembrano resistere bene agli effetti della vasocostrizione periferica dovuta a basse temperature, grazie alle caratteristiche uniche del condotto uditivo.
Cosa mi porto a casa da questa ricerca?
Beh, per me è chiaro: gli auricolari Hera Leto si candidano seriamente come uno strumento valido per il monitoraggio della FC, specialmente durante esercizi a stato stazionario sulla cyclette. Hanno dimostrato una stabilità e un’accuratezza notevoli, spesso superando dispositivi da polso o da braccio, soprattutto quando l’intensità sale ma non diventa estrema.
Certo, ci sono delle limitazioni, come il tasso di dropout in certe condizioni e la necessità di ulteriori studi su campioni più ampi e diversificati (questi erano atleti universitari allenati), magari anche in scenari outdoor reali. Non conosciamo nemmeno i dettagli ingegneristici e algoritmici specifici degli Hera Leto, il che impedisce un’analisi tecnica più approfondita delle differenze osservate.
Tuttavia, la direzione è quella giusta. L’idea di avere un unico dispositivo che mi spara la carica musicale nelle orecchie e allo stesso tempo monitora con precisione il mio cuore durante la pedalata… beh, mi entusiasma parecchio! E voi, cosa ne pensate? Siete pronti a dare una chance al monitoraggio cardiaco “in-ear”? Io, un pensierino, ce lo sto facendo seriamente!
Fonte: Springer
