Immagine fotorealistica di un corridoio luminoso e accogliente di un pronto soccorso pediatrico moderno. Si intravedono figure sfocate di personale medico e una famiglia in attesa. Obiettivo grandangolare 24mm, luce naturale, atmosfera di speranza e cura.

Pronto Soccorso Pediatrico: La Nostra Sfida per Raggiungere Più Bambini Vittime di Violenza

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un tema delicato ma fondamentale: la violenza che colpisce i più piccoli e come noi, in ospedale, cerchiamo di fare la differenza. Lavorare in un pronto soccorso pediatrico ti mette di fronte a realtà difficili, e una delle più dolorose è vedere bambini e ragazzi arrivare da noi a causa di violenze, spesso legate all’uso di armi da fuoco. È una ferita non solo fisica, ma profonda, che segna intere famiglie.

Un Problema Grave e Diffuso

Sapete, le statistiche sono spaventose. Negli Stati Uniti, tra il 2019 e il 2023, oltre 11.000 bambini e adolescenti (da 1 a 17 anni) hanno perso la vita a causa di ferite da arma da fuoco. È diventata la prima causa di morte per questa fascia d’età, superando incidenti stradali e malattie. E purtroppo, questa tragedia colpisce in modo sproporzionato i ragazzi afroamericani.

Il nostro ospedale si trova a Milwaukee County, nel Wisconsin, un’area con tassi di lesioni da arma da fuoco tra i più alti del paese. Qui, la violenza armata è una realtà quotidiana per troppe famiglie. Nel 2023, abbiamo visto 149 giovani pazienti con ferite da arma da fuoco, la maggior parte maschi e afroamericani. Ma non è solo una questione di mortalità. L’esposizione alla violenza, diretta o indiretta, lascia cicatrici invisibili: ansia, depressione, traumi che possono durare una vita. E c’è un rischio concreto: chi è vittima di violenza ha maggiori probabilità di subirne ancora.

Cosa Sono gli HVIP e Perché Sono Importanti

Fortunatamente, esistono strumenti per spezzare questo ciclo. Si chiamano Hospital-based Violence Intervention Programs (HVIP), programmi di intervento sulla violenza basati sull’ospedale. Ce ne sono circa 63 in tutti gli Stati Uniti, e funzionano! Aiutano a ridurre il rischio che i giovani vengano nuovamente coinvolti in episodi di violenza e migliorano anche l’efficacia dei costi sanitari. Come? Offrendo supporto individuale, familiare e comunitario proprio a partire dal momento in cui un ragazzo arriva in ospedale dopo un’aggressione.

Nel nostro ospedale, abbiamo un programma fantastico chiamato Project Ujima. È una rete di supporto multidisciplinare che aiuta i bambini vittime di violenza e le loro famiglie durante e dopo il ricovero. Quando un bambino arriva al pronto soccorso (ED), medici, infermieri o assistenti sociali possono attivare una consulenza con Project Ujima. Il programma offre risorse preziose: supporto psicologico, aiuto per la sicurezza lavorativa dei genitori, mentorship. L’obiettivo è aiutare queste persone a riprendersi dal trauma e ad affrontare le difficoltà sociali. E i risultati parlano chiaro: i ragazzi seguiti da Project Ujima hanno un tasso di recidiva dell’1%, contro l’8% di chi non viene seguito.

La Sfida: Raggiungere Chi Ha Bisogno

Nonostante l’efficacia dimostrata di programmi come Project Ujima, ci siamo resi conto di avere un problema: non riuscivamo a raggiungere tutte le famiglie che ne avrebbero avuto diritto quando passavano dal nostro pronto soccorso. C’erano delle falle nel sistema: mancavano valutazioni dei bisogni, supporto finanziario, e molti abbandonavano il percorso. Studi precedenti nel nostro ospedale avevano già evidenziato queste lacune, come la scarsa conoscenza dei servizi di Project Ujima da parte del personale o le difficoltà per gli infermieri nel richiedere la consulenza.

Così, ci siamo posti un obiettivo specifico: aumentare del 20%, nell’arco di 12 mesi, il tasso di segnalazioni (referral) a Project Ujima per i bambini visti nel nostro pronto soccorso per violenza interpersonale. Sembrava ambizioso, ma sentivamo di dover fare di più.

Fotografia realistica di un team medico (medico, infermiera, assistente sociale) che discute in modo collaborativo davanti a uno schermo EMR in un'area tranquilla del pronto soccorso pediatrico. Obiettivo 35mm, luce naturale dalla finestra, atmosfera concentrata ma empatica.

Capire il Problema alla Radice

Per prima cosa, dovevamo capire perché perdevamo così tante occasioni. Abbiamo fatto quella che si chiama “analisi delle cause profonde”. In pratica, abbiamo parlato con tutti: lo staff di Project Ujima, i medici del pronto soccorso, gli infermieri, gli assistenti sociali. Abbiamo distribuito questionari, fatto interviste. Volevamo sentire dalla loro viva voce quali fossero gli ostacoli. Un membro del team ha persino seguito gli operatori di Project Ujima (i Crime Victim Advocates, CVA) mentre interagivano con pazienti e famiglie, sia in ospedale che a casa, per vedere le difficoltà sul campo (una tecnica chiamata Gemba walk).

Cosa abbiamo scoperto? I punti chiave erano:

  • La conoscenza del programma da parte dello staff del pronto soccorso.
  • L’integrazione di sistemi che identificassero automaticamente i pazienti idonei.
  • Strumenti basati sulla cartella clinica elettronica (EMR) per facilitare l’invio della segnalazione.

Molti infermieri, ad esempio, ci hanno detto che il sistema di allerta esistente (chiamato Best Practice Advisory, BPA), che si attivava al triage, era fastidioso e interrompeva il loro flusso di lavoro, spesso in un momento in cui non avevano ancora abbastanza informazioni sul paziente. I medici, d’altro canto, a volte non sapevano bene quali fossero i servizi offerti o se un paziente fosse idoneo, e spesso facevano affidamento sugli assistenti sociali per inviare la segnalazione. Gli assistenti sociali, a loro volta, suggerivano che il processo di segnalazione dovesse avvenire in parallelo, non in serie, alla loro valutazione, e che gli operatori di Project Ujima fossero più adatti a spiegare il programma alle famiglie.

La Soluzione: Tecnologia e Collaborazione

Armati di queste informazioni, abbiamo messo a punto degli interventi, concentrandoci molto sugli strumenti della cartella clinica elettronica (noi usiamo Epic). Il 15 giugno 2023 abbiamo lanciato tre modifiche principali:

1. Modifica del BPA: Abbiamo spostato l’allerta BPA dal triage a dopo che il paziente era stato sistemato in una stanza. In questo modo, era l’infermiere principale, che aveva più informazioni e meno distrazioni, a rispondere alle domande per attivare la segnalazione.
2. Banner Promemoria per i Medici: Abbiamo creato un banner giallo visibile nella cartella dei pazienti idonei, che ricordava ai medici di inviare la segnalazione, ma solo se non l’aveva già fatto l’infermiere tramite il BPA. Un po’ come i promemoria per il vaccino antinfluenzale.
3. Sistema di Paging Automatico: Ispirandoci a un sistema simile usato dal nostro team Child Life per i pazienti con alta ansia, abbiamo creato un sistema che inviava automaticamente un messaggio (page) agli operatori di Project Ujima non appena un paziente idoneo veniva identificato al triage. Questo avveniva *in aggiunta* alla normale procedura di consulenza, creando una sorta di doppio controllo.

L’idea era rendere il processo il più semplice e automatico possibile, integrato nel flusso di lavoro quotidiano, basandoci sui feedback ricevuti.

Primo piano fotorealistico di uno schermo EMR che mostra un alert discreto (banner giallo) e dati paziente anonimizzati in un contesto ospedaliero. Obiettivo macro 60mm, alta definizione, illuminazione controllata per evidenziare lo schermo.

Risultati Sorprendenti (ma Non del Tutto)

Ebbene, i risultati sono stati incredibili, molto oltre le nostre aspettative! Prima dei nostri interventi (dal dicembre 2021 al giugno 2023), il tasso di segnalazioni dal pronto soccorso a Project Ujima era del 53,6%. Dopo l’introduzione delle modifiche (dal giugno 2023 al giugno 2024), il tasso è schizzato al 93,5%! Un aumento del 74,4%, ben oltre il nostro obiettivo iniziale del 20%. Siamo riusciti a mantenere questo risultato elevato nel tempo.

Fantastico, vero? Sì, ma c’è un “ma”. Nonostante questo enorme aumento delle segnalazioni, il tasso di iscrizione effettiva al programma (enrollment) è rimasto stabile intorno al 16,3%. In pratica, stavamo raggiungendo molte più famiglie idonee, ma la percentuale di quelle che decidevano di partecipare al programma non era aumentata.

Cosa Abbiamo Imparato e Prossimi Passi

Questo ci ha insegnato una lezione importante. Siamo stati bravissimi a identificare le falle nel processo di segnalazione e a correggerle usando la tecnologia e ascoltando il nostro staff. L’automazione, in particolare, si è rivelata vincente. Abbiamo persino affinato ulteriormente il sistema: visto che il paging automatico era il metodo più efficace, lo abbiamo reso il sistema primario per inviare la consulenza, eliminando il BPA e il banner giallo per ridurre i messaggi duplicati agli operatori (cosa fatta nel luglio 2024 e che continua a funzionare bene). Questo ha anche permesso di includere pazienti in situazioni critiche (codice o trauma attivo) che prima venivano esclusi dal BPA.

Tuttavia, il fatto che l’iscrizione non sia aumentata ci dice che il problema si sposta più a valle. Perché le famiglie, una volta contattate, non aderiscono? Stiamo cercando di capirlo. Abbiamo avviato una nuova valutazione dei bisogni e stiamo mappando cosa succede *dopo* che la segnalazione viene inviata. Una prima ipotesi è che le famiglie, contattate in un momento di estrema vulnerabilità in pronto soccorso, subito dopo un evento traumatico, non siano nelle condizioni ideali per recepire informazioni su un programma, per quanto utile possa essere.

Forse dobbiamo trovare modi diversi per presentare Project Ujima, magari in un momento successivo, quando la famiglia è in uno stato emotivo meno fragile. È la nostra prossima sfida.

In conclusione, questa esperienza ci ha mostrato come l’approccio del miglioramento continuo della qualità (QI), combinato con l’uso intelligente della tecnologia e l’ascolto attento del personale, possa portare a risultati straordinari nel migliorare i processi ospedalieri. Abbiamo fatto un passo da gigante nell’assicurarci che quasi ogni bambino idoneo riceva l’offerta di aiuto. Ora dobbiamo concentrarci sul passo successivo: fare in modo che quell’aiuto venga accettato e possa davvero fare la differenza nella vita di questi giovani e delle loro famiglie.

Fonte: Springer

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