Golden Retriever e Cancro: Non Conta COSA Fai, ma COME e QUANTO!
Amici miei, amanti dei cani e in particolare di quei batuffoli dorati di gioia che sono i Golden Retriever, oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi sta molto a cuore: la loro salute e, nello specifico, la lotta contro il cancro. Sapete, il cancro è una delle principali cause di morte nei nostri amici a quattro zampe, e i Golden sembrano essere particolarmente sfortunati sotto questo aspetto. Ma se vi dicessi che potremmo avere un’arma in più, semplice e alla portata di tutti, per cercare di ridurre questo rischio? No, non sto parlando di una nuova cura miracolosa, ma di qualcosa di molto più quotidiano: l’attività fisica.
Recentemente mi sono imbattuto in uno studio affascinante, pubblicato su Springer, che ha messo sotto la lente d’ingrandimento proprio questo aspetto, grazie ai dati raccolti dal “Golden Retriever Lifetime Study” (GRLS) della Morris Animal Foundation. Pensate, il primo studio longitudinale prospettico in medicina veterinaria! Una miniera d’oro (è il caso di dirlo!) di informazioni.
Cosa Volevano Scoprire i Ricercatori?
L’ipotesi di partenza era intrigante: è possibile che le risposte fornite dai proprietari sui questionari annuali riguardanti l’attività fisica dei loro Golden possano aiutarci a prevedere quali cani svilupperanno un cancro? E, cosa ancora più interessante, si aspettavano che i fattori chiave fossero la frequenza e la durata dell’esercizio, con attività più intense – come il nuoto – a giocare un ruolo da protagonista.
Immaginate la scena: migliaia di proprietari che, anno dopo anno, compilano diligentemente questionari sulla vita dei loro pelosi. Un lavoro immenso, ma fondamentale.
Come Hanno Fatto? Vi Presento il Golden Retriever Lifetime Study (GRLS)
I ricercatori hanno analizzato i dati di ben 3.044 Golden Retriever puri iscritti al GRLS. Hanno sviluppato due modelli predittivi utilizzando un metodo statistico piuttosto sofisticato chiamato “BiMM forest” (non preoccupatevi, non vi tedierò con i dettagli tecnici!). Uno di questi modelli, denominato “Anni 3-7”, si è rivelato particolarmente performante. Questo perché, a partire dal terzo anno dello studio, sono state introdotte domande più specifiche sul ritmo e sulla durata dell’attività fisica. E indovinate un po’? Proprio queste informazioni si sono rivelate cruciali!
Dei cani arruolati, 277 hanno purtroppo ricevuto una diagnosi di cancro nei primi sette anni dello studio. Il modello “Anni 3-7” è riuscito a raggiungere un’accuratezza complessiva dell’80,7% nel classificare i cani, un risultato davvero notevole.
I Risultati che Fanno Riflettere: Frequenza e Intensità Battono il Tipo di Attività
E qui arriva il bello, la parte che, secondo me, dovrebbe farci drizzare le orecchie. Quali sono stati i predittori chiave per lo sviluppo del cancro? Tenetevi forte:
- L’anno di partecipazione allo studio (fattore temporale, ovviamente)
- La frequenza dell’attività fisica
- Il ritmo (l’intensità, per capirci)
- La durata dell’esercizio
- La frequenza del nuoto in acque calde e fredde
Avete notato? Si parla di come e quanto si muovono i nostri Golden, non necessariamente di cosa fanno. Infatti, il tipo di superficie su cui si svolgeva l’esercizio e le specifiche tipologie di attività fisica (a parte il nuoto, che ha una sua specificità) sono risultati meno importanti. Questo è un punto fondamentale: non serve iscrivere il cane a chissà quale sport estremo; quello che conta è la costanza e l’impegno che ci mettiamo.
Pensateci: una bella passeggiata a passo svelto, fatta regolarmente e per un tempo adeguato, potrebbe essere più benefica di una sessione sporadica di chissà quale disciplina super complessa. È la routine virtuosa che fa la differenza!

Un altro dato curioso emerso dallo studio riguarda il nuoto. I proprietari di cani a cui era stato diagnosticato un cancro hanno riportato una frequenza leggermente maggiore di nuoto in acqua calda durante gli anni da tre a sette. E, cosa ancora più sorprendente, dopo la diagnosi, si è registrato un aumento significativo della frequenza del nuoto in acqua fredda (dal 15,6% al 68,88% in più!), mentre quello in acqua calda tendeva a diminuire.
Un Comportamento Interessante: Cosa Succede Dopo una Diagnosi di Cancro?
Qui c’è un aspetto che mi ha fatto molto riflettere. Dopo che ai Golden Retriever veniva diagnosticato un cancro, i proprietari riportavano un aumento della frequenza dell’esercizio fisico (circa l’8-10%). Questo potrebbe indicare una maggiore consapevolezza dell’importanza del movimento o forse una risposta alle raccomandazioni veterinarie. Tuttavia, si osservava anche una diminuzione del ritmo e della durata delle sessioni. È come se si cercasse di fare di più, ma con meno intensità, forse per non affaticare troppo il cane malato.
Questo dato è in linea con quanto si osserva anche negli esseri umani: spesso, dopo una diagnosi di cancro, si tende ad aumentare l’attività fisica. È interessante notare come, secondo lo studio, i Golden Retriever a cui è stato diagnosticato un cancro fossero, in generale, meno attivi fisicamente prima della diagnosi rispetto alla media dello studio. Questo ci fa capire quanto sia importante la prevenzione attraverso uno stile di vita attivo, fin da cuccioli!
Perché Questo Studio è Così Importante?
Questo studio è un vero pioniere. È il primo ad analizzare i dati sull’attività fisica riportati dai proprietari di tutti i cani arruolati nel MAF GRLS e il primo ad applicare modelli di machine learning per esplorare i fattori ambientali che influenzano il rischio di cancro nei Golden Retriever. Negli esseri umani, è ormai assodato che un’attività fisica da moderata a vigorosa riduce il rischio di diversi tipi di cancro. Nei cani, questo campo è ancora largamente inesplorato.
Il modello BiMM forest utilizzato si è dimostrato efficace nell’analizzare dati complessi e longitudinali, tenendo conto delle interazioni tra le variabili e delle relazioni non lineari. E i risultati parlano chiaro: frequenza, durata e intensità (ritmo) dell’attività fisica, insieme alla frequenza del nuoto, sono emersi come i principali predittori.
È affascinante notare come la maggior parte dei proprietari nel GRLS riportasse di far passeggiare i propri cani da una a poche volte a settimana a un ritmo sostenuto, il che si qualifica come attività di intensità moderata. Tuttavia, con una durata media dell’attività fisica di 31-60 minuti e una mediana di 10-30 minuti, molti Golden Retriever sembravano fare meno attività rispetto ai 150-300 minuti settimanali raccomandati per gli esseri umani. Questo ci fa capire che c’è margine di miglioramento!

L’attività fisica di intensità moderata è considerata ottimale per la prevenzione del cancro in altre specie, poiché può inibire la proliferazione delle cellule tumorali e indurre l’apoptosi (la morte cellulare programmata). Quindi, i Golden Retriever dello studio, in generale, sembravano impegnarsi in un’attività fisica appropriata per sostenere la prevenzione del cancro, secondo le linee guida umane. Tuttavia, la diminuzione dell’intensità e della durata osservata post-diagnosi potrebbe aver annullato i potenziali benefici di una maggiore frequenza di esercizio.
Cosa Ci Dice (e Non Ci Dice) Davvero Questo Studio?
È importante essere chiari: questo studio è un passo avanti enorme, ma ha anche i suoi limiti. Ad esempio, ha raggruppato tutti i tipi e gradi di cancro, poiché non c’erano abbastanza casi per sviluppare modelli specifici per ogni tipo di tumore. Con il passare degli anni e l’aumento dei dati (lo studio è ancora in corso!), sarà possibile affinare queste analisi.
Un’altra limitazione è stata la mancanza di dati completi sul Body Condition Score (BCS) per molti cani. Sappiamo che l’obesità è un fattore di rischio per alcuni tipi di cancro canino, e i Golden Retriever sono spesso sovrappeso. Quindi, questo è un aspetto che meriterà ulteriori approfondimenti.
Inoltre, lo studio ha evidenziato come i luoghi più comuni per il nuoto fossero piscine, stagni e laghi. Questo solleva interrogativi sulla potenziale esposizione a inquinanti. Negli umani, i sottoprodotti della disinfezione delle piscine sono stati collegati a un aumento del rischio di cancro. Anche se i benefici del nuoto in piscina sembrano superare i rischi, è un’area che necessita di ulteriori ricerche, specialmente per le razze predisposte al cancro.
Quindi, Cosa Possiamo Fare Noi Amanti dei Cani?
Questo studio, amici miei, ci lascia con un messaggio potente: lo stile di vita conta, e conta tanto! Non dobbiamo aspettare una diagnosi per cambiare le nostre abitudini e quelle dei nostri fedeli compagni. I risultati suggeriscono che le esposizioni cumulative legate allo stile di vita nel tempo possono giocare un ruolo critico nella valutazione del rischio di cancro.
Cosa possiamo portarci a casa da tutto questo? Che per i nostri Golden (e probabilmente per tutti i cani), non è tanto importante il “cosa” fanno, ma il “come” e il “quanto“.
- Frequenza: Cerchiamo di garantire un’attività fisica regolare, quotidiana se possibile.
- Intensità (Ritmo): Non basta una passeggiatina annusando ogni filo d’erba. Un buon ritmo, una camminata svelta o una corsa leggera, fanno la differenza.
- Durata: Dedichiamo il giusto tempo a queste attività. Meglio sessioni più brevi ma intense e frequenti, piuttosto che una lunga maratona una volta ogni tanto.
Lo studio apre la strada a future ricerche per definire linee guida specifiche sull’attività fisica per i cani, concentrandosi proprio su questi tre pilastri. Nel frattempo, parliamone con i nostri veterinari, osserviamo i nostri cani e cerchiamo di offrire loro una vita attiva e stimolante. Perché ogni corsa nel parco, ogni nuotata gioiosa, ogni passeggiata energica potrebbe essere un piccolo, grande passo verso una vita più lunga e più sana per i nostri insostituibili amici dorati.
E ricordate, l’amore che diamo ai nostri cani si manifesta anche nella cura che mettiamo nel garantire loro uno stile di vita che li protegga. Muoviamoci insieme a loro, per loro!
Fonte: Springer
