Pallavolo e Infortuni: L’Asimmetria Nascosta che Mette a Rischio le Tue Gambe!
Ciao a tutti, appassionati di sport e curiosi del corpo umano! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi sta particolarmente a cuore, un argomento che tocca da vicino uno sport spettacolare come la pallavolo: gli infortuni agli arti inferiori e un fattore di rischio spesso sottovalutato, l’asimmetria inter-arto. Sì, avete capito bene, la differenza di “prestazioni” tra la nostra gamba destra e la nostra gamba sinistra.
La pallavolo è uno sport incredibile, lo sappiamo tutti. È cresciuto a dismisura, con milioni di praticanti in tutto il mondo. Ma, diciamocelo, anche se tecnicamente è uno sport “senza contatto”, chi lo pratica sa bene quanti acciacchi possa portare, specialmente a caviglie, ginocchia e muscoli delle gambe. E qui entra in gioco la nostra amica (o nemica?) asimmetria.
Ma cos’è esattamente questa asimmetria?
In parole povere, si tratta di una differenza misurabile nella forza, nella potenza, nell’agilità o persino nell’equilibrio tra un arto e il suo controlaterale. Pensateci: quante volte in una partita di pallavolo si salta appoggiandosi prevalentemente su una gamba? O si atterra magari in modo non perfettamente bilanciato? E i cambi di direzione fulminei? Tutti questi gesti, ripetuti migliaia di volte in allenamenti e partite, possono portare il nostro corpo a sviluppare delle preferenze, a “specializzare” una gamba più dell’altra.
Nella pallavolo, i movimenti esplosivi sono all’ordine del giorno: parliamo di 250-300 azioni dinamiche a partita, con salti che la fanno da padrone (50-60%), seguiti da attacchi (27-33%) e atterraggi (12-16%). Molti di questi, come gli attacchi o certi tipi di muro, sono intrinsecamente unilaterali. L’atterraggio stesso, nel 40% dei casi, avviene su una gamba sola! È quasi inevitabile che si creino degli squilibri.
Lo studio che ci apre gli occhi
Recentemente, mi sono imbattuto in uno studio affascinante (trovate il link alla fine!) che ha voluto vederci chiaro proprio su questo punto. Hanno preso 31 giocatori di pallavolo maschi d’élite, giovani (età media 20 anni) ma con già una buona esperienza alle spalle (in media 7 anni di allenamento), e li hanno messi sotto la lente d’ingrandimento all’inizio della pre-stagione.
Cosa hanno misurato? Un bel po’ di cose, per avere un quadro completo:
- Potenza degli arti inferiori: tramite salti su una gamba sola come il Single-Leg Countermovement Jump (SCMJ – salto con contromovimento), il Single-Leg Squat Jump (SSJ – salto partendo da fermi in posizione squat) e il Single-Leg Drop Jump (SDJ – salto cadendo da un gradino).
- Agilità e cambi di direzione: usando test specifici come il T-test e il Pro-test (noto anche come 5-0-5 test).
- Forza muscolare: misurando con un dinamometro isocinetico la forza concentrica (quando il muscolo si accorcia) ed eccentrica (quando si allunga sotto carico) dei muscoli estensori (quadricipite) e flessori (ischio-crurali) del ginocchio.
Dopo questa batteria di test iniziali, i ricercatori hanno seguito gli atleti per 8 mesi, registrando tutti gli infortuni agli arti inferiori che non fossero dovuti a contatti diretti (tipo scontri con altri giocatori o cadute “traumatiche”).

I risultati: un campanello d’allarme!
E qui viene il bello (o il preoccupante, a seconda dei punti di vista). Innanzitutto, è emersa una variabilità significativa nelle asimmetrie tra i diversi test (dal 3.6% a quasi il 16%). Non siamo tutti “storti” allo stesso modo, insomma!
Ma il dato cruciale è un altro: ben 13 atleti su 31 (quasi il 42%!) hanno subito almeno un infortunio non da contatto agli arti inferiori durante gli 8 mesi di monitoraggio. Le zone più colpite? Caviglia (30%) e ginocchio (23.1%), spesso sulla gamba non dominante (quasi il 70% dei casi).
Andando ad analizzare i dati più a fondo con la statistica (regressione logistica, per i più tecnici), sono emersi tre fattori predittivi significativi del rischio di infortunio:
- Asimmetria nella forza concentrica degli estensori del ginocchio: In pratica, la differenza di forza massima espressa dal quadricipite tra le due gambe quando si contrae. Un aumento dell’1% in questa asimmetria aumentava il rischio di infortunio di ben 1.64 volte!
- Asimmetria nell’altezza del salto SCMJ: La differenza nell’altezza raggiunta saltando su una gamba con contromovimento. Un aumento dell’1% qui corrispondeva a un rischio 1.18 volte maggiore.
- Asimmetria nella performance del T-test: La differenza nel tempo impiegato a completare il test di agilità partendo con una gamba o con l’altra. Un aumento dell’1% in questa asimmetria portava a un rischio 1.41 volte superiore.
In sostanza, gli atleti che si sono infortunati mostravano, già in pre-stagione, livelli di asimmetria significativamente più alti in questi specifici test rispetto ai compagni che sono rimasti “sani”. Ad esempio, l’asimmetria nella forza del quadricipite era del 15.96% negli infortunati contro il 7.11% nei non infortunati. Una bella differenza!
Perché proprio queste asimmetrie sono così rischiose?
Ha senso, se ci pensiamo. La forza del quadricipite è fondamentale per stabilizzare il ginocchio durante i salti e soprattutto negli atterraggi. Se una gamba è molto più debole dell’altra, l’atterraggio (specialmente quello su una gamba sola) può diventare problematico: il ginocchio potrebbe non essere controllato a dovere, magari cedendo verso l’interno (valgismo), aumentando lo stress su legamenti e tendini. Il corpo cerca di compensare, ma questo può portare a sovraccarichi e, alla lunga, a infortuni.
L’asimmetria nel salto SCMJ riflette una differenza nella capacità di generare potenza esplosiva tra le due gambe, cruciale per l’elevazione nella pallavolo. Uno squilibrio qui può tradursi in decolli e atterraggi meno controllati e più stressanti per le articolazioni.
Infine, l’asimmetria nel T-test, che misura l’agilità e i cambi di direzione, è particolarmente interessante. Cambiare direzione rapidamente mette sotto stress il ginocchio. Se c’è un’asimmetria significativa, la distribuzione delle forze durante questi movimenti può essere squilibrata, aumentando il carico biomeccanico sulla gamba più debole o su quella che compensa, e incrementando il rischio di lesioni, come quelle al legamento crociato anteriore (LCA).

Cosa possiamo portarci a casa da tutto questo?
Questo studio, secondo me, è importantissimo per allenatori, preparatori atletici e giocatori stessi. Ci dice chiaramente che misurare le asimmetrie degli arti inferiori, specialmente quelle relative alla forza del quadricipite, alla capacità di salto su una gamba e all’agilità nei cambi di direzione, può essere uno strumento prezioso per identificare gli atleti a maggior rischio di infortunio.
Non si tratta di demonizzare l’asimmetria in sé – un certo grado è probabilmente normale e inevitabile – ma di riconoscere quando supera una certa soglia (spesso si parla di un 10-15% come campanello d’allarme) e diventa un fattore di rischio concreto.
La buona notizia? Una volta identificata un’asimmetria problematica, si può intervenire! Programmi di allenamento mirati, che includano esercizi specifici per rinforzare l’arto più debole, migliorare il controllo neuromuscolare durante salti e atterraggi, e lavorare sull’equilibrio e sulla tecnica dei cambi di direzione, possono fare la differenza.
Pensateci: integrare regolarmente nei test di valutazione pre-stagionali queste misurazioni specifiche (forza isocinetica del quadricipite, SCMJ, T-test) potrebbe permettere di “fotografare” lo stato dell’atleta e pianificare interventi preventivi personalizzati. Un piccolo sforzo in più nella valutazione che potrebbe tradursi in meno infortuni, più continuità negli allenamenti e, in definitiva, migliori performance sul campo.

Certo, lo studio ha le sue limitazioni (solo maschi, difficoltà nel definire sempre la gamba “dominante” in base al test, ecc.), ma il messaggio è forte e chiaro: l’asimmetria conta, e monitorarla può aiutarci a proteggere la salute dei nostri atleti.
Insomma, la prossima volta che vedrete un pallavolista volare sopra la rete, pensate a tutto il lavoro (e agli equilibri delicati) che ci sono dietro, anche a livello delle sue gambe! E se siete voi stessi atleti o allenatori, magari iniziate a guardare all’asimmetria con un occhio un po’ più attento. Potrebbe essere la chiave per una stagione più lunga e soddisfacente.
Fonte: Springer
