Cuore a Rischio nell’Artrite Psoriasica? Occhio all’Acido Urico!
Sapete, quando parliamo di artrite psoriasica (PsA), spesso pensiamo subito alle articolazioni dolenti e alla pelle infiammata, tipica della psoriasi. È una malattia infiammatoria cronica, immuno-mediata, che colpisce circa il 30% delle persone con psoriasi e può portare a danni articolari, disabilità e una qualità della vita ridotta. Ma c’è un lato nascosto, un po’ più subdolo, che riguarda il nostro cuore e i nostri vasi sanguigni.
Il Rischio Cardiovascolare Nascosto nella PsA
È ormai assodato: chi soffre di PsA ha un rischio cardiovascolare (CV) aumentato. Parliamo di una maggiore probabilità di aterosclerosi, infarto miocardico e mortalità cardiovascolare rispetto alla popolazione generale. E la cosa interessante è che i tradizionali fattori di rischio (fumo, diabete, obesità, ipertensione) non bastano a spiegare completamente questo legame così forte. Sembra proprio che ci siano processi specifici legati alla malattia stessa, all’infiammazione cronica che la caratterizza, a fare da ponte tra la PsA e i danni al cuore. Capire quali siano questi fattori specifici è cruciale.
La Disfunzione Endoteliale: Il Primo Campanello d’Allarme
Uno dei primi segnali che qualcosa non va a livello vascolare è la cosiddetta disfunzione endoteliale (DE). Immaginate l’endotelio come il rivestimento interno dei nostri vasi sanguigni: quando è “disfunzionale”, non lavora più bene, perde la sua capacità di regolare il tono vascolare, l’infiammazione e la coagulazione. È il preludio all’aterosclerosi, la formazione di placche che possono ostruire le arterie.
Come facciamo a “vedere” questo rischio prima che diventi un problema serio? Uno strumento utile è la misurazione dello spessore intima-media carotideo (CIMT) tramite ecografia. In pratica, misuriamo quanto è spessa la parete delle arterie carotidi nel collo. Un CIMT aumentato (generalmente ≥ 0,9 mm o con presenza di placche) è un marcatore surrogato di aterosclerosi subclinica, cioè un danno vascolare che c’è già, anche se non dà ancora sintomi. E diversi studi hanno mostrato che i pazienti con PsA, anche senza malattie cardiovascolari note, tendono ad avere un CIMT più elevato rispetto ai controlli sani. L’infiammazione della PsA sembra proprio danneggiare le arterie silenziosamente. Ma quali sono i motori di questo danno precoce?
L’Acido Urico: Un Sospettato da Non Sottovalutare
Qui entra in gioco un attore che forse non ti aspetti: l’acido urico sierico (SUA). Lo conosciamo principalmente per il suo ruolo nella gotta, ma livelli elevati di acido urico nel sangue (iperuricemia, generalmente definita come > 6.8-7 mg/dl) sono molto comuni anche nella psoriasi e nell’artrite psoriasica. Perché? Probabilmente a causa dell’aumentato turnover cellulare (la pelle e le cellule infiammatorie si rinnovano più velocemente, producendo più acido urico come scarto del metabolismo delle purine) e forse anche per la frequente associazione con la sindrome metabolica.
Ma la novità interessante è che studi recenti sulla popolazione generale suggeriscono che l’iperuricemia, anche asintomatica (cioè senza gotta), sia associata a disfunzione endoteliale e aterosclerosi subclinica. Come? Si pensa che l’acido urico in eccesso possa promuovere stress ossidativo, ridurre la disponibilità di ossido nitrico (una molecola fondamentale per la salute dei vasi) e alimentare un’infiammazione di basso grado.
Nonostante questi indizi, il ruolo specifico dell’acido urico nel rischio cardiovascolare dei pazienti con PsA è ancora poco esplorato. Ed è proprio qui che si inserisce uno studio recente che ho trovato particolarmente illuminante.

Lo Studio: Mettere a Confronto PsA, Acido Urico e Salute Vascolare
I ricercatori hanno condotto uno studio caso-controllo coinvolgendo 50 pazienti con diagnosi di PsA (secondo i criteri CASPAR) e 50 controlli sani, simili per età e sesso. Hanno escluso pazienti con malattie cardiovascolari già note, altri fattori di rischio importanti o altre condizioni che potessero confondere i risultati.
Cosa hanno misurato?
- Salute vascolare: Il famoso CIMT delle carotidi.
- Acido urico: I livelli di SUA nel sangue.
- Profilo lipidico: Colesterolo totale (TC), LDL (“cattivo”), HDL (“buono”), trigliceridi (TG) e i rapporti di rischio (TC/HDL, LDL/HDL).
- Infiammazione: Velocità di eritrosedimentazione (VES) e proteina C-reattiva (CRP).
- Attività di malattia: Utilizzando punteggi specifici come il DAPSA (Disease Activity Assessment in Psoriatic Arthritis) e il PASI (Psoriasis Area and Severity Index) per la pelle.
- Funzionalità fisica: Tramite il questionario MHAQ (Modified Health Assessment Questionnaire).
- Funzione cardiaca: Con un’ecocardiografia per misurare, tra le altre cose, la frazione di eiezione (quanto bene pompa il cuore).
Risultati Chiave: Cosa Ci Dice lo Studio?
I risultati sono stati piuttosto netti.
1. PsA vs. Controlli: Un Quadro Preoccupante
Come forse ci aspettavamo, i pazienti con PsA mostravano:
- CIMT significativamente più alto (pareti delle arterie più spesse).
- Livelli di acido urico (SUA) più alti.
- Profilo lipidico peggiore (colesterolo totale e trigliceridi più alti, rapporto TC/HDL più sfavorevole).
- Marcatori infiammatori (VES e CRP) più elevati.
Questo conferma il carico infiammatorio e il rischio aterosclerotico aumentato in chi soffre di PsA.
2. Acido Urico Alto: Un Rischio nel Rischio?
La parte più intrigante arriva quando i ricercatori hanno diviso i pazienti con PsA in due sottogruppi: quelli con acido urico normale (normouricemici, n=27) e quelli con acido urico alto (iperuricemici, n=23, con SUA > 6.8 mg/dl). Ebbene, il gruppo con iperuricemia presentava:
- CIMT significativamente più alto rispetto ai pazienti PsA normouricemici.
- Colesterolo totale e trigliceridi significativamente più alti.
- Una frazione di eiezione cardiaca significativamente più bassa, suggerendo un impatto anche sulla funzione di pompa del cuore.
È interessante notare che non c’erano differenze significative tra i due gruppi per quanto riguarda età, attività di malattia (punteggi PASI e DAPSA), marcatori infiammatori (VES, CRP) o stato funzionale (MHAQ). Questo suggerisce che l’iperuricemia potrebbe avere un impatto vascolare e metabolico specifico, forse non direttamente riflesso dai comuni indici di attività di malattia o infiammazione sistemica.

3. Correlazioni: I Fili che Uniscono i Puntini
L’analisi delle correlazioni ha rafforzato il quadro:
- Livelli più alti di acido urico (SUA) erano associati a un CIMT più elevato (r=0.734, p<0.001), a una maggiore attività di malattia (punteggio DAPSA) (r=0.371, p=0.008) e a un peggior rapporto TC/HDL (r=0.312, p=0.027).
- Un CIMT più elevato era a sua volta correlato positivamente con l’attività di malattia (DAPSA e MHAQ) e con componenti del profilo lipidico (TC, TG, rapporto TC/HDL).
Questi dati suggeriscono fortemente un intreccio tra acido urico, attività della PsA, profilo lipidico e danno vascolare precoce.
4. Il Colesterolo: Un Predittore Indipendente
Quando i ricercatori hanno usato un’analisi statistica più complessa (regressione multivariata) per capire quale fattore fosse il *predittore indipendente* più forte dell’aumento del CIMT nei pazienti con PsA, è emerso il colesterolo totale (TC). Questo non significa che l’acido urico non sia importante – le correlazioni lo dimostrano – ma suggerisce che, in questo specifico gruppo di pazienti e con questo modello statistico, il controllo del colesterolo gioca un ruolo preponderante e indipendente nel determinare lo spessore delle pareti arteriose.
L’Acido Urico: L’Anello Mancante tra Infiammazione e Danno Vascolare?
Mettendo insieme tutti i pezzi, l’ipotesi che emerge è affascinante: l’iperuricemia nei pazienti con PsA potrebbe davvero rappresentare quell’anello mancante (o almeno uno degli anelli importanti) che collega la disfunzione endoteliale, l’infiammazione cronica e l’attività stessa della malattia. Potrebbe essere uno dei fattori che contribuiscono all’aterosclerosi accelerata osservata in questi pazienti. L’acido urico non sarebbe solo un “prodotto di scarto” dell’infiammazione, ma un possibile attore che contribuisce attivamente al danno vascolare e forse anche al mantenimento dell’attività di malattia.
Cosa Portiamo a Casa?
Questo studio, pur con i suoi limiti (come la dimensione del campione e la natura trasversale), lancia un messaggio importante. Per chi vive con l’artrite psoriasica, la gestione della malattia non può limitarsi al controllo dei sintomi articolari e cutanei. Diventa fondamentale adottare un approccio più olistico che includa:
- Monitoraggio attento dei livelli di acido urico (SUA): L’iperuricemia non va sottovalutata.
- Controllo rigoroso del profilo lipidico: Il colesterolo, come visto, è un attore chiave.
- Valutazione del rischio cardiovascolare subclinico: Considerare esami come il CIMT può aiutare a identificare precocemente i pazienti a maggior rischio.
- Gestione ottimale dell’attività di malattia: Ridurre l’infiammazione sistemica è cruciale anche per la salute del cuore.
Insomma, l’artrite psoriasica è una sfida complessa che richiede un’attenzione a 360 gradi. Tenere d’occhio l’acido urico potrebbe essere una delle chiavi per proteggere il cuore e i vasi sanguigni di chi ne soffre. Parlatene con il vostro reumatologo e il vostro medico di fiducia!
Fonte: Springer
