LA RISPOSTA BREVE

I numeri primi sono infiniti perché, partendo da qualsiasi elenco finito di primi, possiamo moltiplicarli e aggiungere 1. Il numero ottenuto non è divisibile per nessuno dei primi dell’elenco: è primo oppure possiede almeno un fattore primo nuovo. Quindi l’elenco non poteva essere completo.

Partiamo dalle basi

Che cosa rende primo un numero

Un numero primo è un intero maggiore di 1 divisibile senza resto soltanto per 1 e per se stesso. I primi iniziano con 2, 3, 5, 7, 11 e 13. Il 6, invece, è composto perché si può scrivere come 2 × 3; il 12 è composto perché, fra le altre possibilità, vale 3 × 4. Il numero 1 non è primo: escluderlo permette di scomporre ogni intero maggiore di 1 in fattori primi in modo essenzialmente unico.

Questa scomposizione fa dei numeri primi una sorta di alfabeto moltiplicativo. Per esempio 84 = 2 × 2 × 3 × 7. Possiamo cambiare l’ordine dei fattori, ma non sostituirli con un altro insieme di primi che dia ancora 84. Il risultato è noto come teorema fondamentale dell’aritmetica ed era già presente, in forma antica, negli Elementi di Euclide.

Fonti: [1][2]

L’idea decisiva: costruire un numero che sfugge all’elenco

Immaginiamo, per assurdo, di avere scritto tutti i numeri primi esistenti in un elenco finito: p₁, p₂, fino a pᵣ. Non importa quanto sia lungo l’elenco. Moltiplichiamo tutti i suoi elementi e aggiungiamo 1. Chiamiamo N il risultato: N = p₁ × p₂ × … × pᵣ + 1.

Ora proviamo a dividere N per uno qualunque dei primi elencati. Il grande prodotto è divisibile esattamente per quel primo; dopo aver aggiunto 1 resta sempre un resto di 1. Dunque nessuno dei primi della lista può dividere N. Eppure N è maggiore di 1: o è primo, oppure, se è composto, deve avere almeno un fattore primo. In entrambi i casi compare un primo che non era nell’elenco iniziale.

Questo contraddice l’ipotesi di avere già raccolto tutti i primi. Il ragionamento vale per qualsiasi elenco finito, anche immenso. Perciò non esiste un ultimo numero primo: i primi sono più numerosi di qualunque lista finita che possiamo preparare.

Fonti: [1][2]

Un esempio piccolo, passo dopo passo

Prendiamo l’elenco 2, 3 e 5. Il loro prodotto è 30; aggiungendo 1 otteniamo 31. Nessuno tra 2, 3 e 5 divide 31, che in questo caso è esso stesso primo. Abbiamo trovato un primo fuori dall’elenco.

Ma non bisogna concludere che il prodotto dei primi più 1 sia sempre primo. Se prendiamo 2, 3, 5, 7, 11 e 13, il prodotto più 1 è 30.031, che è composto: 30.031 = 59 × 509. La prova funziona lo stesso, perché 59 e 509 sono fattori primi non presenti nella lista di partenza. Serve l’esistenza di almeno un nuovo fattore primo, non che N sia necessariamente primo.

Fonti: [1]

Infiniti, ma sempre più radi

Sapere che i primi non finiscono non dice che siano distribuiti a intervalli regolari. All’inizio ne incontriamo molti; andando verso numeri più grandi diventano in media più rari. Il teorema dei numeri primi descrive questa tendenza: vicino a un numero grande n, la probabilità approssimativa che un intero sia primo è circa 1 diviso il logaritmo naturale di n.

Questa è una legge statistica su grande scala, non una ricetta capace di indicare il prossimo primo. Possono comparire tratti relativamente affollati e lunghi intervalli senza primi. L’ordine generale convive quindi con un’irregolarità locale che continua ad alimentare la ricerca. Domande semplici da formulare, come l’esistenza di infinite coppie di primi gemelli distanti 2, restano aperte.

Fonti: [2][3]

Come si trovano i primi senza provare ogni divisore

Per elencare i primi fino a una soglia piccola si può usare il crivello di Eratostene. Si scrivono gli interi a partire da 2, si conserva il primo numero non cancellato e si eliminano tutti i suoi multipli; poi si ripete con il successivo numero rimasto. I multipli di 2 scompaiono, poi quelli di 3, di 5 e così via. Quelli che resistono sono primi.

I computer che cercano numeri primi enormi impiegano metodi molto più sofisticati, ma la distinzione di base non cambia: bisogna stabilire se un numero possiede fattori non banali. La prova dell’infinità, invece, non richiede di completare questa ricerca. Garantisce logicamente che, oltre qualsiasi raccolta già trovata, esiste ancora almeno un altro primo.

Fonti: [1][2]

Perché i numeri primi contano anche fuori dalla teoria

I primi non sono soltanto una curiosità. Alcuni sistemi crittografici a chiave pubblica, come RSA, sfruttano una forte differenza pratica: moltiplicare due grandi primi è relativamente facile, mentre ricavare quei fattori conoscendo soltanto il prodotto può essere estremamente difficile per i computer convenzionali. Non tutta la crittografia dipende da questo problema, e gli standard moderni stanno introducendo anche algoritmi resistenti ai futuri computer quantistici.

La dimostrazione di Euclide non rende sicuro un messaggio e non fornisce un metodo rapido per trovare primi giganteschi. Mostra però qualcosa di più fondamentale: per quanto lontano ci spingiamo, la materia prima dell’aritmetica non si esaurisce. Da una domanda elementare nasce un ragionamento generale, breve e ancora valido dopo oltre duemila anni.

Fonti: [4][5]

PER APPROFONDIRE

Un passo più in là

Perché è una dimostrazione per assurdo

Il punto di partenza è l’opposto di ciò che vogliamo provare: supponiamo che i primi siano finiti. Da questa ipotesi costruiamo N e otteniamo una conseguenza impossibile, cioè un primo esterno a un elenco che doveva contenerli tutti. Se un’ipotesi conduce logicamente a una contraddizione, l’ipotesi è falsa. Il valore della prova non sta nel controllare moltissimi casi, ma nel coprire in un solo passaggio ogni possibile elenco finito.

Fonti: [1][2]

Che cosa la prova non risolve

L’infinità dei primi non ci dice quanti ne troveremo sotto una certa soglia, quali forme compaiono infinite volte o quanto sia grande il divario successivo. Per rispondere a domande del genere servono altri teoremi e, in alcuni casi, non conosciamo ancora la risposta. È un buon esempio della differenza tra un risultato definitivo — i primi sono infiniti — e una famiglia di problemi più fini sulla loro distribuzione.

Fonti: [2][3]

Tre cose da portare con sé

  • Un numero primo è maggiore di 1 e ha come divisori positivi soltanto 1 e se stesso.
  • Qualunque lista finita di primi permette di costruire un numero con almeno un fattore primo esterno alla lista.
  • I primi sono infiniti ma non regolari: diventano mediamente più rari e molte domande sulla loro distribuzione restano aperte.

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Le fonti, a portata di clic

Materiali consultati per questo articolo. Le fonti possono essere in inglese.

  1. 1
    PrimePages, University of Tennessee at MartinEuclid’s Proof of the Infinitude of Primes

    Presenta la dimostrazione per assurdo e chiarisce che il prodotto dei primi più 1 non deve essere necessariamente primo.

  2. 2
    MacTutor History of Mathematics, University of St AndrewsPrime numbers

    Ricostruisce la storia dei numeri primi, la prova di Euclide, il teorema fondamentale dell’aritmetica e varie questioni aperte.

  3. 3
    PrimePages, University of Tennessee at MartinThe Prime Glossary: prime number theorem

    Descrive il teorema dei numeri primi e la densità approssimativa 1/log(n) per numeri grandi.

  4. 4
    NIST Digital Library of Mathematical FunctionsCryptography

    Spiega il ruolo dei grandi numeri primi e della difficoltà di fattorizzazione nei sistemi crittografici a chiave pubblica.

  5. 5
    National Institute of Standards and TechnologyWhat Is Post-Quantum Cryptography?

    Inquadra i limiti futuri dei sistemi basati sulla fattorizzazione e la transizione verso algoritmi post-quantistici.

Testo realizzato con assistenza dell’intelligenza artificiale. Come lavoriamo