LA RISPOSTA BREVE
Un terremoto tettonico nasce quando due porzioni di roccia scorrono bruscamente lungo una faglia. Prima dello scatto, le rocce possono deformarsi e accumulare energia elastica. Una parte di questa energia si propaga come onde sismiche: sono loro a far oscillare il terreno anche lontano dalla zona di rottura.
Partiamo dalle basi
La domanda: come può muoversi all’improvviso un terreno solido?
Il pavimento sembra immobile, poi vibra: che cosa è cambiato sotto i nostri piedi? Nel caso di un terremoto tettonico, è avvenuto uno scorrimento rapido tra porzioni di roccia. La parola «tettonico» indica che il fenomeno è legato alle deformazioni e ai movimenti della parte esterna della Terra.
Questa parte esterna comprende la crosta e una porzione del mantello sottostante ed è suddivisa in placche, grandi porzioni di roccia in lento movimento. Il loro spostamento non avviene ovunque in modo regolare: alcune zone restano bloccate mentre le rocce circostanti continuano a deformarsi. Il contrasto tra il caricamento lento e lo scatto rapido è il punto da capire.
Fonti: [1]Una faglia è una superficie lungo cui le rocce scorrono
Una faglia è una frattura, o una zona di fratture, lungo la quale due blocchi di roccia si spostano l’uno rispetto all’altro. Non bisogna immaginarla necessariamente come una voragine aperta: le superfici possono rimanere a contatto, premute una contro l’altra.
Lo spostamento può avere direzioni diverse. Nelle faglie normali un blocco scende rispetto all’altro; nelle inverse risale; nelle trascorrenti il movimento è soprattutto laterale. San Andreas, in California, è un esempio celebre di quest’ultimo tipo. La fotografia mostra il suo tracciato nel paesaggio: una recinzione segue approssimativamente la faglia accanto a un rilievo erboso.
Una faglia non scatta continuamente. Può rimanere bloccata per periodi lunghi oppure, in alcuni tratti, scorrere lentamente senza produrre un grande terremoto. Conoscere la sua presenza non equivale a sapere quando si muoverà.
Fonti: [2][8]L’energia si accumula nelle rocce
Anche una roccia rigida può deformarsi leggermente sotto l’azione di una forza. Entro certi limiti la deformazione è elastica: il materiale tende a recuperarla quando la sollecitazione diminuisce. Nel frattempo immagazzina energia, proprio come una molla tesa, pur deformandosi in modo molto meno evidente.
Per visualizzare il meccanismo, immaginiamo un blocco appoggiato su una superficie ruvida e tirato attraverso una molla. All’inizio il blocco resta fermo per l’attrito, mentre la molla si allunga. Quando la trazione riesce a vincere la resistenza, il blocco scatta e la molla si accorcia. L’INGV usa un apparato di questo tipo nella divulgazione.
È un modello, non una copia del sottosuolo: nelle faglie reali intervengono geometrie irregolari, materiali diversi e l’interazione con altre faglie. L’analogia spiega però perché un movimento lentissimo possa alimentare uno scatto. Il terremoto non crea l’energia al momento della scossa: ne libera una parte precedentemente accumulata.
Fonti: [2][3]Dal punto di rottura alle onde che sentiamo
Il punto in profondità dove comincia il terremoto si chiama ipocentro. L’epicentro è il punto sulla superficie posto verticalmente sopra di esso. Sono due riferimenti diversi: il pallino su una carta geografica non significa che tutto il terremoto sia avvenuto in quel singolo punto.
La rottura può propagarsi lungo una porzione di faglia. Da questa regione partono onde sismiche, cioè perturbazioni che trasportano energia attraverso le rocce. Le onde P comprimono e dilatano il materiale nella direzione in cui avanzano. Le onde S lo fanno oscillare trasversalmente e arrivano più tardi, perché sono più lente.
Per riconoscere la differenza, pensa a una lunga molla: puoi comprimerla lungo il suo asse oppure scuoterla di lato. Anche questo è soltanto un modello visivo. I sismometri registrano le oscillazioni del terreno; confrontando i segnali di più stazioni si possono ricavare informazioni sulla posizione e sulle dimensioni dell’evento.
Fonti: [1][6]Perché la stessa scossa ha effetti diversi
La magnitudo descrive la grandezza del terremoto alla sorgente. L’intensità descrive invece gli effetti osservati in un luogo: ciò che avvertono le persone e ciò che accade agli oggetti, agli edifici e all’ambiente. Uno stesso evento può quindi avere intensità diverse da una località all’altra.
Contano la distanza e la profondità della sorgente, ma anche le caratteristiche del sottosuolo, che possono modificare o amplificare il movimento. Per i danni conta inoltre come è costruito un edificio e come risponde alle oscillazioni. Due paesi vicini non sono necessariamente sottoposti allo stesso scuotimento, né hanno costruzioni altrettanto vulnerabili.
Per questo il solo numero della magnitudo non racconta tutte le conseguenze. E quando due persone descrivono sensazioni differenti, non è detto che una delle due si sbagli: possono aver vissuto condizioni locali realmente diverse.
Fonti: [4][5]PER APPROFONDIRE
Un passo più in là
Un punto di magnitudo non è un piccolo aumento
La scala della magnitudo è logaritmica: aumenti uguali del numero corrispondono a moltiplicazioni, non ad aggiunte uguali, delle grandezze fisiche associate. Come regola approssimativa, un aumento di un’unità corrisponde a circa 32 volte l’energia sismica.
Confrontando, per esempio, magnitudo 5 e 6, la differenza energetica non è del 20%: è di circa un fattore 32. Tra 5 e 7 il rapporto è dell’ordine di mille. Questo confronto riguarda l’energia, non dice che ogni casa subirà uno scuotimento o un danno mille volte maggiore.
Esistono inoltre diverse scale di magnitudo, ricavate con metodi differenti. Per confrontare eventi è preferibile usare la stessa scala; le prime stime possono essere aggiornate quando arrivano altri dati. Una revisione del numero non significa che il terremoto già avvenuto sia cambiato.
Fonti: [4][6]Capire un meccanismo non significa prevedere un appuntamento
Il modello del blocco e della molla aiuta a comprendere lo scatto, ma non fornisce un orologio per le faglie. Persino negli esperimenti semplificati possono variare sia lo spostamento sia il tempo tra uno scatto e il successivo; nel sottosuolo le condizioni sono molto più complesse.
Oggi non esiste un metodo affidabile per annunciare in anticipo luogo, momento e magnitudo di un forte terremoto. È invece possibile elaborare stime probabilistiche per determinate aree e intervalli di tempo. Dire che una zona ha una certa probabilità di essere interessata da terremoti non equivale a indicare la data del prossimo.
Questa distinzione dà il giusto valore alla ricerca: studiare faglie, registrazioni e terremoti passati migliora la conoscenza della pericolosità e sostiene la prevenzione. La mancanza di una previsione puntuale non rende inutile ciò che sappiamo.
Fonti: [3][7]Tre cose da portare con sé
- Il terremoto tettonico libera energia accumulata nelle rocce attraverso uno scorrimento rapido lungo una faglia.
- Le onde sismiche trasportano energia; magnitudo e intensità descrivono aspetti diversi del fenomeno.
- Conoscere le faglie e stimare la pericolosità non permette di prevedere con precisione il prossimo terremoto.
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Le fonti, a portata di clic
Materiali consultati per questo articolo. Le fonti possono essere in inglese.
- 1USGS · Earthquake Hazards ProgramThe Science of Earthquakes
Placche, origine dei terremoti, ipocentro ed epicentro, onde e registrazioni sismiche.
- 2INGV · EMERGEOLe Faglie
Tipi di faglia, deformazione elastica, scorrimento lento e scorrimento sismico.
- 3INGV · Sezione di PisaMacchina per terremoti
Esperimento con molla e blocco, accumulo di energia e limiti del modello.
- 4INGVterremotiAlla scoperta dei terremoti
Differenza tra magnitudo e intensità, effetti locali e aggiornamento delle stime.
- 5INGV · Osservatorio VesuvianoComprendere i Campi Flegrei: le risposte dell’INGV
Sezione sui fattori che determinano lo scuotimento e la risposta degli edifici: distanza, profondità, terreno e caratteristiche strutturali.
- 6INGVterremotiGlossario
Definizioni di ipocentro, onde P e S e rapporto approssimativo tra magnitudo ed energia.
- 7USGSCan you predict earthquakes?
Limiti della previsione puntuale e distinzione rispetto alle stime probabilistiche.
- 8USGS · Geology and Ecology of National ParksSan Andreas Fault
Fonte della fotografia, descrizione del tracciato della faglia e dichiarazione di pubblico dominio.
Testo realizzato con assistenza dell’intelligenza artificiale. Come lavoriamo
