COSA DICONO LE EVIDENZE

No. I file nel cloud sono conservati su dispositivi fisici, collegati in rete e gestiti attraverso software. Puoi risparmiare spazio sul tuo computer senza far sparire quello necessario altrove. La parte vera del mito è la comodità: di solito non devi conoscere né amministrare le macchine che rendono disponibile il servizio.

Mettiamo alla prova l’idea

Il verdetto: remoto non significa immateriale

L’affermazione da verificare è questa: «Se metto un file nella nuvola, non occupa più spazio su un dispositivo». È falsa. La parola cloud, nuvola in inglese, non descrive un luogo sospeso nell’aria. Indica un modo di rendere disponibili attraverso una rete risorse informatiche, come programmi, capacità di calcolo e archiviazione.

Il NIST, l’istituto statunitense che si occupa di misure e standard, distingue esplicitamente l’infrastruttura fisica dal software che la organizza. Per l’utente appare una cartella semplice da aprire; dietro ci sono componenti materiali e sistemi che ne coordinano il funzionamento. L’interfaccia nasconde la complessità, non cancella l’hardware.

Fonti: [1]

Dove finisce davvero un file?

Nei centri dati, o data center, si trovano server, dispositivi di archiviazione e apparati di rete. I server sono computer che elaborano dati e offrono servizi ad altri dispositivi. Un file non deve necessariamente corrispondere a un unico oggetto conservato intero in un solo disco.

Per esempio, Google Cloud Storage descrive un sistema che distribuisce parti dei dati su più dispositivi e aggiunge informazioni ridondanti: informazioni in più che permettono di ricostruire ciò che si è danneggiato. Sono protezioni contro i guasti, non una trasformazione dei dati in qualcosa di incorporeo. Questo è un esempio concreto, non una descrizione identica di ogni servizio cloud.

Fonti: [2][3]

Allora perché sul computer si libera memoria?

Qui c’è il nucleo di verità che può alimentare l’equivoco. Un servizio può mostrarti l’elenco dei file senza conservarne sempre una copia completa sul computer. Quando apri un documento, i dati necessari vengono recuperati dalla rete. Lo spazio risparmiato è quello locale, non quello dell’intera infrastruttura.

La documentazione di Google Drive distingue, per esempio, lo streaming dalla modalità con copia locale completa. Nel primo caso lo spazio sul computer serve soprattutto per i file aperti o disponibili offline; nel secondo i contenuti sono conservati sia sul computer sia nel cloud. Le modalità cambiano da servizio a servizio: vedere il nome di un file non garantisce che sia già disponibile senza connessione.

Fonti: [4]

La nuvola ha anche bisogno di elettricità

Le macchine devono essere alimentate e mantenute nelle condizioni adatte a funzionare. Oltre ai server, consumano energia le apparecchiature di rete, i sistemi di archiviazione e il raffreddamento. I centri dati includono anche impianti che aiutano a mantenere l’alimentazione durante le interruzioni.

L’Agenzia internazionale dell’energia sottolinea che il peso dei diversi componenti varia molto secondo il tipo di centro e la sua efficienza. Non possiamo quindi assegnare a ogni fotografia salvata un consumo universale e fisso. Il punto verificabile è più semplice: un servizio digitale dipende da un’infrastruttura fisica, e questa richiede energia.

Fonti: [2]

PER APPROFONDIRE

Un passo più in là

Cloud e data center sono la stessa cosa?

Non esattamente. Il data center è la struttura che ospita le apparecchiature; il cloud è un modello con cui le risorse vengono organizzate e rese disponibili, anche adattandole rapidamente alle richieste. Non ogni sala server offre automaticamente un servizio cloud.

Esistono anche cloud privati, dedicati a una singola organizzazione. Il CERN, per esempio, descrive un proprio cloud privato basato su OpenStack, un software che gestisce risorse di calcolo. La fotografia di apertura mostra una sala server del CERN nel 2009: documenta la dimensione materiale dell’informatica, non l’assetto attuale delle macchine né il luogo in cui sono conservati i tuoi file.

Fonti: [1][5]

Tre cose da portare con sé

  • Il cloud usa dispositivi fisici: la nuvola è una metafora del servizio, non della materia di cui è fatto.
  • Risparmiare spazio sul proprio computer non significa eliminare l’archiviazione altrove.
  • Centri dati, rete e raffreddamento richiedono energia; il consumo dipende dall’infrastruttura e dal lavoro svolto.

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Le fonti, a portata di clic

Materiali consultati per questo articolo. Le fonti possono essere in inglese.

  1. 1
    NISTThe NIST Definition of Cloud Computing — SP 800-145

    Definizione del cloud, distinzione tra infrastruttura fisica e software, elasticità e cloud privati. Il testo completo è collegato nella pagina.

  2. 2
    International Energy AgencyEnergy and AI — Energy demand from AI

    Composizione di un centro dati: server, archiviazione, rete, raffreddamento e continuità elettrica; variabilità dei consumi.

  3. 3
    Google CloudData availability and durability

    Esempio documentato di dati suddivisi e memorizzati in modo ridondante su più dispositivi.

  4. 4
    Google Drive HelpStream & mirror files with Drive for desktop

    Differenza tra contenuti conservati principalmente online, copie locali e disponibilità offline.

  5. 5
    CERNThe CERN Data Centre

    Un esempio di infrastruttura scientifica reale che eroga risorse mediante un cloud privato basato su OpenStack.

Testo realizzato con assistenza dell’intelligenza artificiale. Come lavoriamo